«Gli artisti sono sempre più paragonabili a degli sciamani, perché gli sciamani sono individui che cercano di stabilire dei contatti con altri mondi». Nicolas Bourriaud
La dimensione relazionale dell’arte, ovvero l’idea che l’opera esista e si attivi nel rapporto con lo spettatore, è sempre esistita. Ne parla, già nel XIX secolo, Eugène Delacroix nei suoi diari, dove descrive la triangolazione artista-opera-pubblico servendosi di una metafora metereologica in cui il pittore viene paragonato alla pioggia e il quadro alla nuvola che si forma dalla sua evaporazione, destinata a piovere di nuovo sullo spettatore. Su questo concetto è imperniato il saggio Estetica relazionale, pubblicato nel 1998 all’esito di tre anni di ricerca negli studi d’artista dallo storico e critico d’arte Nicolas Bourriaud, che due anni dopo avrebbe fondato a Parigi, assieme a Jérôme Sans, il centro d’arte contemporanea Palais de Tokyo.

AA.VV., “1+1. L’arte relazionale”, installation view at MAXXI Museo nazionale delle arti del XXI secolo, ph. M3studio, courtesy MAXXI, Roma
Il libro, all’inizio circolante soprattutto tra gli artisti, oggi considerato un classico della letteratura critica e tradotto in decine di lingue, nasceva dall’esigenza di trovare un minimo comune denominatore tra le pratiche di una trentina di giovani, allora all’inizio della loro (luminosa) carriera, tra cui Maurizio Cattelan, Douglas Gordon, Pierre Huyghe, Philippe Parreno, Liam Gillick e Dominique González-Foerster, che lavoravano spesso assieme nonostante fossero molto eterogenei dal punto di vista formale, a proposito dei quali la critica parlava, in assenza di definizioni più efficaci, di arte neo-concettuale o post-Fluxus. A partire dalla debolezza di questa teorizzazione nel qualificare la specificità innovativa delle loro poetiche, Bourriaud elabora la sua teoria dell’arte relazionale, a cui fa afferire una varietà di pratiche artistiche accomunate dal fatto di individuare come proprio orizzonte teorico e/o pratico la sfera delle interazioni umane e il loro contesto sociale, piuttosto che uno spazio simbolico, autonomo e privato di lontana ascendenza romantica.

AA.VV., “1+1. L’arte relazionale”, installation view at MAXXI Museo nazionale delle arti del XXI secolo, ph. M3studio, courtesy MAXXI, Roma
Fondamentale conseguenza dell’intuizione alla base del libro è che le opere afferenti a quest’ambito sfuggano ai parametri di regola riservati alle opere-manufatto, postulando per la loro interpretazione una nuova teoria estetica atta a giudicarle e commentarle in funzione delle relazioni interumane che esse figurano, producono o suscitano. Se la generazione creativa degli anni ʽ90 era animata dalla volontà di superare la definizione tradizionale dell’arte per sperimentare l’apertura all’altro costruendo spazi di collaborazione o dispositivi di convivialità come strumenti per percepire il mondo, cosa è cambiato a distanza di un quarto di secolo dall’uscita del libro in un sistema globale in cui la crisi della scala umana appare ormai conclamata? Se la tecnostruttura che avvolge il nostro pianeta, sempre più incontrollabile, sembra voler espellere l’umano dai suoi processi, la questione della persona e delle relazioni intrattenute dalle persone è diventata una posta in gioco politica.

AA.VV., “1+1. L’arte relazionale”, installation view at MAXXI Museo nazionale delle arti del XXI secolo, ph. M3studio, courtesy MAXXI, Roma
Laddove la presenza umana su Internet tende a coincidere con ciò che chiamiamo Big Data, cioè tracce di dati personali che lasciamo alla mercè di un certo numero di operatori, l’utilizzatore umano è diventato un animale braccato. Più si va verso una reificazione che trasforma il vivente in entità sezionabile e commercializzabile, più il vivente, e quindi anche lo stesso umano, scompare. Appare dunque di capitale importanza, oggi, tornare a considerare l’umano come un orizzonte, non più unico, ma ancorato a un ecosistema che include dati, oggetti, animali, natura, creature tecnologiche e tutto quanto appartiene all’insieme del suo ambiente, per ipotizzare un nuovo spazio di azione all’interno di un paesaggio relazionale che eccede l’essere umano. Se la sfera sociale, intesa in senso globale, è il prodotto di un’immensa e permanente negoziazione, di un perpetuo montaggio o, se vogliamo, di una finzione collettiva, il primato delle relazioni sulle cose appare non tanto una scelta ideologica, ma una necessità pragmatica.

AA.VV., “1+1. L’arte relazionale”, installation view at MAXXI Museo nazionale delle arti del XXI secolo, ph. MUSA, courtesy MAXXI, Roma
E proprio qui la politica e l’arte si incontrano: se la prima si potrebbe definire come il “montaggio” che vogliamo elaborare assieme come collettività, la seconda potrebbe essere considerata come una sorta di laboratorio alternativo in cui si decostruisce e si riorganizza ciò che il politico ha messo a sistema. La dimensione politica fondamentale dell’arte viene, quindi, dal fatto che ci obbliga a pensare che il mondo nel quale viviamo, le istituzioni che ci governano e la società alla quale apparteniamo, non sono nient’altro che costrutti di un montaggio temporaneo. Secondo Bourriaud, la maggiore sfida della politica e delle pratiche artistiche del XXI secolo è di reintrodurre l’umano negli ambiti da cui si è ritirato, quali la finanza informatizzata, i mercati in balìa di regolazioni robotiche e meccaniche o le logiche quantificabili del profitto, senza tornare a pensare che l’essere umano sia al centro del pianeta. Si tratta dunque, anche attraverso il ripensamento dell’arte (relazionale), di uscire dalla postmodernità, smettendo di vivere e di pensare nel “dopo”, per costruire una nuova epoca fondata sul dialogo e sulle differenze.

AA.VV., “1+1. L’arte relazionale”, installation view at MAXXI Museo nazionale delle arti del XXI secolo, ph. MUSA, courtesy MAXXI, Roma
Queste riflessioni costituiscono l’entroterra di riferimento di 1+1 L’arte relazionale, la prima grande retrospettiva al mondo dedicata a questo movimento, curata dallo stesso Nicolas Bourriaud, in corso al MAXXI di Roma. La mostra riunisce 45 artisti di generazioni diverse (Francis Alÿs, Kutluğ Ataman, Vanessa Beecroft, Monica Bonvicini, Britto Arts Trust, Angela Bulloch, Sophie Calle, Maurizio Cattelan, Lygia Clark, Braco Dimitrijević, Annika Eriksson, Alicia Framis, Liam Gillick, Dominique Gonzalez-Foerster, Felix Gonzalez-Torres, Douglas Gordon, Joseph Grigely, Jens Haaning, Carsten Höller, Pierre Huyghe, Christian Jankowski, Kimsooja, Ben Kinmont, Maria Lai, Mark Leckey, Ken Lum, Lee Mingwei, Gianni Motti, Grace Ndiritu, Hélio Oiticica, OPAVIVARÁ!, Gabriel Orozco, Philippe Parreno, Pia Rönicke & Zeynel Abidin Kızılyaprak, Cesare Pietroiusti, Premiata Ditta, Anri Sala, Julia Scher, Santiago Sierra, SUPERFLEX, Rirkrit Tiravanija, Gillian Wearing, Franz West, Elin Wikström, Ian Wilson), le cui opere implichino processi partecipativi di realizzazione o di fruizione.

AA.VV., “1+1. L’arte relazionale”, installation view at MAXXI Museo nazionale delle arti del XXI secolo, ph. M3studio, courtesy MAXXI, Roma
Il percorso espositivo si articola come un variegato paesaggio in cui il visitatore è invitato a sperimentare mentalmente (e talvolta anche fisicamente) differenti modalità operative di riprogrammazione del reale, lasciandosi guidare dalle intuizioni di alcune delle voci più autorevoli del panorama artistico internazionale. Allo stesso tempo, la mostra dà conto dell’evoluzione e della diffusione (che da un certo punto di vista potremmo definire normalizzazione) di un approccio all’arte che, emerso come tendenza contestualizzata in una precisa congiuntura culturale, si dimostra essere oggi un’attitudine più che mai frequentata dalla creatività contemporanea.
Info:
AA.VV. 1+1. L’arte relazionale
A cura di Nicolas Bourriaud con Eleonora Farina curatore associato
29.10.25 – 01.03.26
MAXXI Museo nazionale delle arti del XXI secolo
Via Guido Reni 4a, Roma
www.maxxi.art
Laureata in storia dell’arte al DAMS di Bologna, città dove ha continuato a vivere e lavorare, si specializza a Siena con Enrico Crispolti. Curiosa e attenta al divenire della contemporaneità, crede nel potere dell’arte di rendere più interessante la vita e ama esplorarne le ultime tendenze attraverso il dialogo con artisti, curatori e galleristi. Considera la scrittura una forma di ragionamento e analisi che ricostruisce il collegamento tra il percorso creativo dell’artista e il contesto che lo circonda.



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