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Abitare il corpo e lo spazio: Jonathan Lyndon Chas...

Abitare il corpo e lo spazio: Jonathan Lyndon Chase da Gió Marconi

Il lavoro di Jonathan Lyndon Chase si costruisce attorno a una riflessione sulla memoria come esperienza incarnata, sull’identità come processo relazionale e sull’appartenenza come spazio vissuto. Philadelphia, città d’origine dell’artista, diventa il luogo da cui osservare e restituire una geografia affettiva fatta di case, fisicità e relazioni.

Jonathan Lyndon Chase, “Keep thinking nobody does it like you here comes the sunset”, installation view at Gió Marconi, Milan, photo: Fabio Mantegna, courtesy the artist and Gió Marconi, Milan

Jonathan Lyndon Chase, “Keep thinking nobody does it like you here comes the sunset”, installation view at Gió Marconi, Milan, photo: Fabio Mantegna, courtesy the artist and Gió Marconi, Milan

In Keep thinking nobody does it like you here comes the sunset, personale dell’artista alla Galleria Gió Marconi, la dimensione domestica emerge come motore narrativo e simbolico, trasformando lo spazio espositivo in un ambiente abitato e profondamente umano. Gli elementi ricorrenti nelle opere dell’artista sono spazi intimi, riconoscibili, ma soprattutto vivi. Così come il corpo: imperfetto, abbozzato, fragile, messo a nudo. Chase dipinge e scolpisce soggetti e ambienti in una continua messa in profondità, dove la casa non è solo spazio fisico ma tempo stratificato, e il corpo un archivio che trattiene memoria.

Jonathan Lyndon Chase, “Keep thinking nobody does it like you here comes the sunset”, installation view at Gió Marconi, Milan, photo: Fabio Mantegna, courtesy the artist and Gió Marconi, Milan

Jonathan Lyndon Chase, “Keep thinking nobody does it like you here comes the sunset”, installation view at Gió Marconi, Milan, photo: Fabio Mantegna, courtesy the artist and Gió Marconi, Milan

In relazione costante con un dentro e un fuori, le figure che popolano il suo lavoro sono anticonvenzionali, reali, poco viste. La pratica dell’artista mette in discussione la mascolinità tossica del corpo maschile, idealizzata e romanticizzata, così come le narrazioni che ridicolizzano la diversità, espressione della nostra unicità. Nei dipinti e nelle sculture l’artista cerca di spogliare l’uomo dalla sua rigidezza quotidiana dove le sue peculiarità vengono enfatizzate. In Chase il corpo non è mai solo individuale: è queer e politico. Fiduciosi e liberi, i soggetti delle opere vivono una quotidianità intima, vulnerabile e talvolta sessuale, lontana da ogni idealizzazione. L’intimità, mai neutra, è qui resistenza e presenza queer e nera, solida all’interno di spazi storicamente negati. Il mondo composto da Chase di rado lascia soli i suoi soggetti, che leggono insieme, cucinano, attraversano la città, fanno acquisti, si incontrano e si cercano. La relazione, più che l’individuo, diventa il nucleo dell’opera.

Jonathan Lyndon Chase, “Keep thinking nobody does it like you here comes the sunset”, installation view at Gió Marconi, Milan, photo: Fabio Mantegna, courtesy the artist and Gió Marconi, Milan

Jonathan Lyndon Chase, “Keep thinking nobody does it like you here comes the sunset”, installation view at Gió Marconi, Milan, photo: Fabio Mantegna, courtesy the artist and Gió Marconi, Milan

I dipinti di JLC mantengono una parte intenzionalmente abbozzata nella forma di disegno, visivamente fragile ed emotivo, dove si mescolano piattezza e tridimensionalità. Gli esterni raffigurati, come le macchine sulle quali poggiano le figure, il negozio di scarpe o la chiesa, diventano soglie: luoghi di passaggio in cui l’intimità del corpo si espone, si misura e si ridefinisce nel tessuto urbano. Gli interni delle case che prendono forma tra i monocromi, alternati tra fosforescenti o scuri, esistono quanto il corpo. Alcuni sono disordinati, segnati dal tempo e con varie perdite d’acqua dai soffitti o dai rubinetti, mentre altri sono ordinari e composti come gli arredamenti.

Jonathan Lyndon Chase, “Keep thinking nobody does it like you here comes the sunset”, installation view at Gió Marconi, Milan, photo: Fabio Mantegna, courtesy the artist and Gió Marconi, Milan

Jonathan Lyndon Chase, “Keep thinking nobody does it like you here comes the sunset”, installation view at Gió Marconi, Milan, photo: Fabio Mantegna, courtesy the artist and Gió Marconi, Milan

Anche la galleria si trasforma in un ambiente accogliente e mai neutro: le opere scultoree Power Bottom Table, 2025 e Tattoed Jawn, 2025 diventano base per tavolini in vetro. Chase lavora con le superfici morbide dei tessuti e delle ceramiche, chiamati ad attivare una relazione sensoriale diretta: superfici, volumi e oggetti evocano il tatto, chiamando lo spettatore a entrare in relazione con i corpi rappresentati.

Jonathan Lyndon Chase, “Keep thinking nobody does it like you here comes the sunset”, installation view at Gió Marconi, Milan, photo: Fabio Mantegna, courtesy the artist and Gió Marconi, Milan

Jonathan Lyndon Chase, “Keep thinking nobody does it like you here comes the sunset”, installation view at Gió Marconi, Milan, photo: Fabio Mantegna, courtesy the artist and Gió Marconi, Milan

A questo modo la galleria diventa una casa cromaticamente abitata dal nero, bianco o celeste, fatta di stanze emotive, tracce di lavoro. La presenza di barattoli di pittura lasciati a vista, di rubinetti scultorei a figura umana o disegnati direttamente sulle pareti, suggerisce un luogo in costante trasformazione, attraversato da un flusso continuo. L’acqua, elemento che sembra ricorrente nella sua personale, diventa metafora di scorrimento, cura e memoria, richiamando l’idea di una casa vissuta. In questa dimora accogliente e mai neutra, lo spettatore entra come ospite portando con sé l’esperienza di un’intimità condivisa che continuerà a risuonare.

Info:

Jonathan Lyndon Chase. Keep thinking nobody does it like you here comes the sunset
29/01/2026 – 18/03/2026
Gió Marconi Gallery
Via Tadino 15, Milano
www.giomarconi.com


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