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Abitare l’attesa: Alfie Caine alla sua prima perso...

Abitare l’attesa: Alfie Caine alla sua prima personale da Massimo De Carlo, London

Avvicinarsi all’atmosfera della mostra Rivers and Rooftops, la prima personale di Alfie Caine da Massimo De Carlo London, è come sfogliare una cartolina d’infanzia ritagliata e ricomposta: il cornicione di una casa, la strada che scende verso il mare, la tovaglia con le arance tornano alla memoria, familiari ma rinnovati da una cromia che li rende apparizioni sospese, lucide e insieme sottilmente irreali. Alfie Caine, formatosi nell’architettura e poi ritrovatosi alla pittura, lavora con lo spazio come fosse materia prima del desiderio; le sue tele non registrano soltanto un luogo, ma lo costruiscono come una condizione del sentire.

Alfie Caine, “Rivers and Rooftops”, 2025. Installation view, artwork © Alfie Caine. Photo by Todd-White Art Photography. Courtesy MASSIMODECARLO

Alfie Caine, “Rivers and Rooftops”, 2025. Installation view, artwork © Alfie Caine. Photo by Todd-White Art Photography. Courtesy MASSIMODECARLO

La prima impressione che resta è quella del colore piatto: rosa, verde, blu, giallo — tonalità calibrate che stanno a metà strada fra l’interior design e un poster anni Ottanta. Queste superfici non cercano il mimetismo, ma producono un clima emotivo; sono pannelli di ricordi che invitano all’affetto e alla contemplazione. Citando alcuni titoli che già ci dicono molto – Sunset and Oranges, Yellow Bed, Strawberry Moon, Riverwalk, Road to the Sea, Pink Bed – si delinea un lessico domestico e naturale, dove gli oggetti più umili (un letto, una ciotola, un gatto) assumono la dignità di icone quotidiane. Caine compone le sue scene con la disciplina di un progettista. La prospettiva è rigorosa e gli interni seguono una logica interna che ricorda, per accento e misura, certe sperimentazioni rinascimentali. Non a caso l’artista parla di un apprendimento dalla pittura del primo Rinascimento. Tuttavia qui la prospettiva non è uno strumento di verità topografica, bensì un dispositivo che orienta il desiderio. Le stanze, i tetti e i percorsi fluviali diventano mappe della percezione più che corrispondenze geografiche. Da questo punto di vista, Rivers and Rooftops è meno una guida e più un itinerario sensoriale, una camminata dentro la sospensione del tempo.

Alfie Caine, “Rivers and Rooftops”, 2025. Installation view, artwork © Alfie Caine. Photo by Todd-White Art Photography. Courtesy MASSIMODECARLO

Alfie Caine, “Rivers and Rooftops”, 2025. Installation view, artwork © Alfie Caine. Photo by Todd-White Art Photography. Courtesy MASSIMODECARLO

Il tempo è forse il vero materiale delle opere di Caine. Le sue superfici appaiono immobili eppure cariche di attesa: un cane guardingo, un letto ordinato, una ciotola che aspetta una mano. In Road to the Sea, opera installata sopra il caminetto della galleria, il cane accucciato osserva la strada che conduce al mare – non sembra correre verso nulla di concreto, piuttosto attendere: forse la presenza di qualcuno, forse l’esatto istante in cui la luce cambierà. Questa attesa non è ansiosa, è confortante, quasi terapeutica. La calma che emana è costruita da piani cromatici netti e da pennellate morbide che evitano lo sfarzo della rappresentazione e preferiscono la misura del suggerimento. La combinazione di acrilico e vinile su lino è parte integrante di questa atmosfera sospesa: il vinile stende superfici piatte e luminose, l’acrilico definisce i contorni con una precisione morbida, e insieme costruiscono un’immagine che sembra venire da un ricordo restaurato, familiare ma più vivido del reale. In Sunset and Oranges, per esempio, le arance non restano una semplice natura morta, entrano in relazione con il paesaggio, diventano presenze che segnano il passare del tempo e le stagioni dell’abitare.

Alfie Caine, “Rivers and Rooftops”, 2025. Installation view, artwork © Alfie Caine. Photo by Todd-White Art Photography. Courtesy MASSIMODECARLO

Alfie Caine, “Rivers and Rooftops”, 2025. Installation view, artwork © Alfie Caine. Photo by Todd-White Art Photography. Courtesy MASSIMODECARLO

Lo spazio domestico in Strawberry Moon è uno degli esempi più riusciti di questa poetica della sospensione. La grande tela (182,5 × 244 cm) descrive l’interno di una stanza dove dalle vetrate scaturisce una luna rossa – fragile, carnale – e una ciotola sul tavolo funge da perno compositivo. L’inserimento, sulla parete, di un piccolo quadro dipinto (Green Hill, 40 × 40 cm, anch’esso presente in mostra) costruisce un gioco di miniature e specchiature: l’opera più piccola dentro quella più grande instaura un cortocircuito tra finzione e reale, come se la pittura si rivelasse a più livelli, rimandando alla pratica stessa dell’artista. È un gesto che parla di scala del vedere e di come il quadro possa contenere, al suo interno, un intero spettacolo emotivo.

Alfie Caine, “Rivers and Rooftops”, 2025. Installation view, artwork © Alfie Caine. Photo by Todd-White Art Photography. Courtesy MASSIMODECARLO

Alfie Caine, “Rivers and Rooftops”, 2025. Installation view, artwork © Alfie Caine. Photo by Todd-White Art Photography. Courtesy MASSIMODECARLO

La presenza animale in tante sue opere – gatti o cani – è un motivo costante e affettuoso. I loro sguardi, o il semplice riposo, attivano un’empatia discreta e instaurano un dialogo con gli oggetti, con la luce, con la possibilità di un gesto futuro. Nelle loro posture si addensa una sorta di mediazione tra l’interno e l’esterno, tra la stanza e il tempo. Qui la familiarità ritorna, ma scivola verso una dimensione appena impossibile: è lo spazio in cui Caine colloca le sue scene, un territorio dove ogni forma appare nota e insieme leggermente fuori registro, come se obbedisse a una legge interna che non coincide con la nostra. In questo lieve scarto, gli animali diventano i custodi silenziosi di un’intimità che resta reale, ma sfiora già l’immaginato.

Alfie Caine, “Rivers and Rooftops”, 2025. Installation view, artwork © Alfie Caine. Photo by Todd-White Art Photography. Courtesy MASSIMODECARLO

Alfie Caine, “Rivers and Rooftops”, 2025. Installation view, artwork © Alfie Caine. Photo by Todd-White Art Photography. Courtesy MASSIMODECARLO

Quello che unisce la serie è meno una narrazione lineare che un sentimento condiviso: il senso di casa come rifugio desiderato, il paesaggio come luogo che ricopia la psiche, il colore come memoria ricodificata. Le sovrapposizioni visive tra i dipinti e la ripetizione di certe icone – il letto rosa, la strada verso il mare o un tavolo – disegnano una geografia di immagini che ritorna sempre all’idea di “aspettativa”. È un’attesa che non implora risposte immediate, ma che apre piuttosto a una pratica contemplativa. In una stagione dell’arte in cui spesso si pretende dalla pittura l’urgenza del messaggio o la radicalità del gesto, la delicatezza di Caine appare come scelta controcorrente: restaurare la lentezza, recuperare lo spazio intimo come luogo di esperienza estetica e psicologica. La sua pittura non rinuncia alla modernità, anzi la incarna attraverso il vinile e i colori sintetici, ma la usa per ricreare un mondo dove il quotidiano torna a farsi sacro, o almeno degno di attenzione.

Alfie Caine, “Rivers and Rooftops”, 2025. Installation view, artwork © Alfie Caine. Photo by Todd-White Art Photography. Courtesy MASSIMODECARLO

Alfie Caine, “Rivers and Rooftops”, 2025. Installation view, artwork © Alfie Caine. Photo by Todd-White Art Photography. Courtesy MASSIMODECARLO

Rivers and Rooftops non chiede allo spettatore soluzioni ma la disponibilità a restare, osservare, abitare. Alfie Caine costruisce stanze per l’anima, architetture del possibile più che ritratti di una sola realtà. E mentre animali, letti, strade e lune fragola le attraversano, affiora una verità semplice: la pittura può ancora creare spazi in cui il tempo si distende e l’attesa diventa una forma di cura.

Info:

Alfie Caine. Rivers and Rooftops
20.11.2025 – 10.01.2026
Massimo De Carlo
16 Clifford Street, London W1S 3RG, UK
Massimo De Carlo.com


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