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Alla Biennale dei Giardini del Mediterraneo, la pi...

Alla Biennale dei Giardini del Mediterraneo, la pittura rituale di Francesco Lauretta

Sulla costa orientale della Sicilia, alle pendici dell’Etna, si estende il Parco Botanico Radice Pura, con le sue tremila specie di piante, per un totale di settemila varietà che sono il risultato di oltre cinquant’anni di lavoro della famiglia Faro nel settore florovivaistico. Non è solo un immenso giardino: è una testimonianza, un archivio vivente di piante, arbusti, aromi, essenze, fiori e colori. Ma è, soprattutto, il luogo dove si svolge, ogni due anni, il Radice Pura Garden Festival ovvero la prima Biennale dedicata al paesaggio del Mediterraneo. È stata inaugurata da poco l’edizione 2025 del Festival, dal titolo “Chaos (and) order in the garden”, con cui si intende valorizzare la duplice essenza della Natura nel suo esprimere al contempo una selvatica creatività e una dimensione di crescita lenta, in un dialogo silente e immaginario. Sono giardini dalle forme minimali che riflettono il rispetto dell’ambiente e fanno da cornice all’altra anima del Garden Festival, proiettato verso l’arte contemporanea.

Francesco Lauretta, “Birthday party”, olio su tela, 2024, courtesy l’artista e la Fondazione Radice Pura

Francesco Lauretta, “Birthday party”, olio su tela, 2024, courtesy l’artista e la Fondazione Radice Pura

Numerosi sono i contributi di artisti che hanno lavorato nel parco, come Emilio Isgrò, Federico Baronello, Alfio Bonanno, Adrian Paci, Renato Leotta e Francesco Lauretta, l’artista di punta di questa edizione con la mostra “Rituals”, inaugurata in occasione dell’apertura del Garden Festival. Lauretta, classe 1964, è nato a Ispica ma vive a Firenze. La sua produzione spazia dalla pittura, al disegno, alla scultura, alle installazioni multimediali, utilizzando spesso materiali eterogenei e di recupero. Dopo la formazione all’Accademia di Belle Arti di Venezia con Emilio Vedova e una tesi su James Lee Byars si trasferisce a Torino, dove comincia a esporre opere monumentali, bianche sculture: narrative, olfattive, con petali di sapone verde o petali di rosa nera. La sua ricerca artistica è molto vicina al concetto di giardino quale metafora di cambiamento e non può essere incasellata in una sola disciplina. Il suo stile pittorico ha la tempra e la tenacia di una pianta grassa, ma anche la robustezza colorata e succulenta dell’Echeveria, pianta appartenente alla famiglia delle Crassulacee, ma anche il nome di una sua opera esposta al palmento di Radice Pura.

Francesco Lauretta, “Farmers”, olio su tela, 2024, courtesy l’artista e la Fondazione Radice Pura

Francesco Lauretta, “Farmers”, olio su tela, 2024, courtesy l’artista e la Fondazione Radice Pura

“Rituals” non vuole essere identificata solo come una mostra: è un’azione, quasi performativa, con i suoni del musicista Livio Lombardo, in arte Saint Huck ed è il risultato della sua residenza d’artista presso a Fondazione Radice Pura. Lo spazio del palmento è stato riempito da una enorme quantità di coriandoli da attraversare e spostare, lungo il percorso. È un itinerario di grandi quadri pittorici che ricordano una festa, una danza di sagome che sembrano fantasmi e poi un paesaggio di tetti larghi e bui. Spicca anche un quadro di piante grasse e spinose, dall’impostazione narrativa. Sono tutti dipinti sospesi e colorati. Il giallo è il colore più usato, quasi a sottolineare un’inquietudine eclatante verso l’esistenza e sembrerebbe anche una sottile linea di collegamento con Gauguin. Alcune opere hanno un supporto squadrato e minimale che le sopraeleva. Si avverte una forte dimensione verticale che sposta la concavità delle vasche del palmento verso queste grandi tele pittoriche, posizionate in modo rialzato, con i tipici decori festosi, colorati, sgargianti e dondolanti, che pendono dai quadri quali bizzarri simboli di un paganesimo contemporaneo. Come spiega Lauretta, «entrare nello spazio di Radicepura è come fare un viaggio che evoca rituali antichi e contemporanei, individuali e collettivi, pagani e divini, è come a cercare una nuova forza unificante. Il tema del rituale, e cioè ciò che ci fa cantare e danzare, ridere e piangere, dimorare e trascendere, racconta una parte della nostra umanità. Sono esposti strati di tempo che rafforzano la nostra presenza nel presente».

Francesco Lauretta, “Rituals”, installation view, ph. Alfio Garozzo – Palmento, courtesy Radice Pura

Francesco Lauretta, “Rituals”, installation view, ph. Alfio Garozzo – Palmento, courtesy Radice Pura

Alle opere in mostra si aggiunge anche il prestito dell’opera “Gattoparve”, proveniente dalle Collezioni Crédit Agricole Italia. Lauretta ha sottolineato che la scena evanescente raffigurata in questa sua vecchia tela è tratta dal famoso ballo del film di Visconti. Non è un caso, infatti, se le figure danzanti sono tutte abbozzate «con tutti i personaggi accennati, come fantasmi, ricordando l’aristocrazia siciliana che andava in malora».  Le sagome non hanno contorni nitidi e i colori sono sfumati per dare un’idea di scena vaporosa, ovvero un’altra apparizione inafferrabile come il tempo. Emerge, quindi, l’idea di una ciclicità che, custodita dal tempo, in “Rituals” diventa memoria e cerimonia. Questo titolo di derivazione antropologica e sociale indica un ordine che gira intorno alle cose del reale, si fa colore, diventando quella linea che attraversa molti quadri di Lauretta.  In “Rituals” c’è l’orologio metaforico della vita, che è ritmica, e per questo l’artista ha paragonato la sua mostra a una giostra su cui il pubblico è invitato a salire. Quella di Lauretta è un’arte taumaturgica collegata ai ritmi dell’esistenza, una danza evocativa e curativa, leggera e inafferrabile che muove e sposta l’etere come i coriandoli.

Info:

Rituals di Francesco Lauretta nell’ambito di Radice Pura Garden Festival
17/05/2025 – 7712/2025
Strada 17, n’19
Leonardello – Giarre (CT)
www.radicepurafestival.com


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