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Alla soglia dell’immagine: The Bell Jar da Monti8...

Alla soglia dell’immagine: The Bell Jar da Monti8

Ogni opera possiede un senso di mistero capace di provocare ulteriori suggestioni. Questo potrebbe essere il giusto avviso con cui visitare la mostra The Bell Jar alla galleria romana MONTI8, co-curata da Massimiliano Maglione. Il progetto, con le opere degli artisti Camilla Alberti, Ruby Chen, Mounir Eddib, Stephen Buscemi, Naomi Hawksley, Steffen Kern, Amber Wynne-Jones è tanto diversificato quanto ben costruito sul rapporto e l’incontro dei diversi lavori. Certi che le opere d’arte rappresentino frammenti di scelte artistiche, i cui significati cambiano a seconda del contesto in cui vengono collocate, la mostra rivela un’acuta indagine attorno alla capacità di disidentificarsi, sdoppiarsi, moltiplicarsi, sottraendosi così a una univoca significazione.

AA.VV., “The Bell Jar”, installation view, 2026, courtesy MONTI8, Roma, ph. Giorgio Benni

AA.VV., “The Bell Jar”, installation view, 2026, courtesy MONTI8, Roma, ph. Giorgio Benni

Ed è lo stesso Maglione ad affermare come «le opere mostrano qualcosa e allo stesso tempo lo trattengono, producono prossimità, ma introducono anche una distanza. È proprio questa tensione che mette in relazione i lavori. Ogni artista affronta questa soglia da una prospettiva diversa, ma tutti contribuiscono a costruire un campo di esperienza, in cui l’immagine non coincide mai completamente con ciò che è disponibile allo sguardo». È certo che, nonostante le eclatanti infrazioni e deformazioni linguistiche rispetto al linguaggio della pittura e della scultura, tutti gli artisti condividono immagini tratte da una zona mediana, sempre oscillante tra sfera privata e questioni sociali collettive, tra istinto e volontà costruttiva. Il progetto espositivo trae spunto dal titolo dalla pubblicazione edita nel 1963 della scrittrice statunitense Sylvia Plath, The Bell Jar (La campana di vetro), in cui si narra uno stato emotivo introspettivo in rapporto all’America degli anni Cinquanta. Ed è proprio tale periodo storico a presentare diverse forme di continuità con la società attuale, argomenti tutti affrontati con grande sensibilità dagli artisti in mostra.

AA.VV., “The Bell Jar”, installation view, 2026, courtesy MONTI8, Roma, ph. Giorgio Benni

AA.VV., “The Bell Jar”, installation view, 2026, courtesy MONTI8, Roma, ph. Giorgio Benni

In particolare, emergono questioni relative alle tensioni stimolate dai contemporanei media di comunicazione e le disuguaglianze sociali, da cui scaturiscono forme creative che consentono agli artisti di offrire una lettura interpretativa del reale come occasione di evasione e riflessione sulla propria condizione. Sono tali cognizioni a generare altre conoscenze, ancora più distanti, capaci di sfiorare l’illusorio e una dimensione sospesa tra l’umano e l’inumano. In questo contesto, l’opera scultorea di Camilla Alberti (1994, Italia) è pura tensione dinamica: nonostante sia in bilico su sottili lamelle di alluminio, la creatura rimane salda e sicura nel passo compiuto nell’ambiente, si tratta di un essere mostruoso che mette a dura prova i limiti del linguaggio scultoreo in rapporto al tema del post-umano. È certo che il percorso espositivo rende chiare le sensazioni di solitudine, paura, disappunto e frustrazione, ma anche quelle di impenetrabilità e insondabilità.

Steffen Kern, “Kitchen”, 2026, pastello e matita su carta, 20x40 cm, courtesy MONTI8, Roma

Steffen Kern, “Kitchen”, 2026, pastello e matita su carta, 20×40 cm, courtesy MONTI8, Roma

Temi questi ultimi trattati da Steffen Kern (1988, Germania), il quale rivela una rara manualità nel lavorare pastelli e matite colorate su carta. Le opere caratterizzate da forti contrasti chiaroscurali esulano da una narrazione esplicita, in quanto le immagini sono avvolte da un profondo senso di mistero, presentandosi piuttosto come una sintesi di un evento già accaduto o imminente. Lo stesso stato di sospensione tra realtà e ambiguità ci viene restituito da Stephen Buscemi (1998, Stati Uniti), la cui piccola ma significativa opera in mostra è caratterizzata da una luce composta da ombre profonde e con punti luce selezionati. La narratività sospesa, elegante e suggestiva, degna di un film noir, evoca lo spaesamento di fronte a un’azione mossa da un evento elusivo e segreto. Con la stessa profondità, Ruby Chen (2001, Cina) costruisce un dialogo con l’inconscio collettivo contemporaneo, fatto di simboli digitali, idee e valori tratti dalla cultura globale. La sua è una pittura “proiettiva” capace di inscenare ciò che accade quando l’immaginazione si esprime tramite allegoria. Per Chen quanto poteva essere rimosso dalla memoria ritorna insieme al trauma, alla mancanza, al senso di spaesamento, elementi manifestati in scene dense, oscure e perturbanti. Le opere evocano l’incertezza, la mutevolezza dell’essere animale e il crollo della propria identità, sensazioni raccontate come elementi spaiati e frammentati allo sguardo dello spettatore.

Mounir Eddib, “The Pit”, 2026, inchiostro e grafite su carta cotone, cornice in piombo, 21x35 cm, courtesy MONTI8, Roma

Mounir Eddib, “The Pit”, 2026, inchiostro e grafite su carta cotone, cornice in piombo, 21×35 cm, courtesy MONTI8, Roma

Diversamente, lo spazio sospeso e protetto da una campana di vetro diventa per Mounir Eddib (1995, Belgio) un’occasione di profonda introspezione. Sebbene nelle opere compaia la figura, quest’ultima viene distorta per allontanarsi dai canoni d’imitazione. L’artista, avendo radici nordafricane ed essendo cresciuto in Belgio, sceglie i materiali con cura: tessuti, pigmenti e legni riflettono il tema dell’appartenenza e l’identità culturale, aprendo, al contempo, a una riflessione sul concetto di abitare e sulle implicazioni sociali a esso connesse. Con Amber Wynne-Jones (2003, Stati Uniti), si torna ad analizzare la dimensione interiore e contemplativa, le cui opere in assenza di dati figurativi riconoscibili, si rifanno a situazioni frammentate e distorte. Teste, parti di corpo e aperture ambientali compongono delle estensioni cangianti fortemente lavorate, con l’intento di attivare la superficie e trasformarla in un avvenimento dai contorni aperti e fluidi.

Amber Wynne-Jones, “Art of Mirrors”, 2025, olio e carboncino su lino, 45,72x61 cm, courtesy MONTI8, Roma

Amber Wynne-Jones, “Art of Mirrors”, 2025, olio e carboncino su lino, 45,72×61 cm, courtesy MONTI8, Roma

Per Naomi Hawksley (2000, Stati Uniti) il corpo umano si trasforma in uno spazio fisico circoscrivibile nel frammento, la pratica disegnativa infatti, è reinterpretata in maniera audace e radicale. I disegni lavorati su carta velina e grafite sono inseriti in una superficie trasparente, rivelando la loro capacità immaginativa più che rappresentativa. Riportando nuovamente le parole del co-curatore Maglione, per comprendere la mostra è richiesta la necessità di immaginare «un approccio più lento, in cui l’incontro con i lavori non avviene in modo immediato o risolto, ma attraverso una forma di prossimità progressiva, quasi intima». Così avviene che le figure di Hawksley ci permettono di rivivere la storia della protagonista del romanzo di Sylvia Plath, in particolare, il momento in cui Esther Greenwood, guardandosi allo specchio, afferma come «all’inizio non capii qual fosse il problema. Non era affatto uno specchio, ma un’immagine».

AA.VV., “The Bell Jar”, installation view, 2026, courtesy MONTI8, Roma, ph. Giorgio Benni

AA.VV., “The Bell Jar”, installation view, 2026, courtesy MONTI8, Roma, ph. Giorgio Benni

Da queste considerazioni sorge la conseguente riflessione circa il valore della figura, considerata come il punto d’origine: l’immagine stessa di per sé rivela come l’atto del riflesso e della mimesi costituisca solo un passaggio verso lo svelamento di un rapporto con l’interiore, risolvibile attraverso una profonda e suggestiva introspezione. È da questa autoanalisi emerge uno stato emotivo raccontato da tutti gli artisti in mostra, di cui è metafora la campana di vetro, strumento fragile e avvolgente rispetto al mondo esterno, eppure capace di lasciare percepire un profondo senso di protezione e sensibilità allo stesso tempo.

Info:

AA.VV., The Bell Jar
Artisti: Camilla Alberti, Ruby Chen, Mounir Eddib, Stephen Buscemi, Naomi Hawksley, Steffen Kern, Amber Wynne-Jones
Co-curata da Massimiliano Maglione
28/02/2026 – 24/04/2026
Monti8
Via degli Ausoni 57, Roma
www.monti8.com


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