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Anna Valeria Borsari. Da qualche punto incerto

Anna Valeria Borsari. Da qualche punto incerto

Il Museo del Novecento presenta “Anna Valeria Borsari. Da qualche punto incerto” a cura di Giorgio Zanchetti e Iolanda Ratti con Giulia Kimberly Colombo, una personale che racconta il lavoro dell’artista bolognese dalla fine degli anni Sessanta a oggi: un percorso di continua esplorazione dei temi dell’identità e del rapporto tra realtà e rappresentazione, attraverso la scultura, la fotografia, l’installazione e l’intervento nello spazio.

Valerio Romitelli: Il tuo percorso di artista è iniziato quando la tua attività principale era ben diversa: l’insegnamento universitario, che poi hai abbandonato senza per altro mai interrompere l’attività di saggista, per altro assai prolifica. Consideri dunque di avere fatto un “salto di specie” o piuttosto di avere proseguito sempre la stessa ispirazione originaria?
Anna Valeria Borsari: I miei genitori mi indirizzarono a studi umanistici, mentre io, fin da bambina, avrei voluto fare la pittrice. Frequentando la Facoltà di Lettere e Filosofia ho però trovato varie discipline che mi interessavano: filosofia del linguaggio, linguistica, estetica. Così ho iniziato una ricerca personale su più fronti: sperimentavo in ambito visivo e linguistico insieme; negli anni lavorare in settori diversi è divenuto molto gravoso, ho dovuto fare una scelta e mi sono dimessa dal mio ruolo di docente di filologia romanza. Comunque quegli studi interdisciplinari sono stati fondamentali per lo sviluppo della mia attività artistica.

La tua arte si nutre sempre ed evidentemente di riferimenti ed elaborazioni intellettuali particolarmente intense, che includono anche tematiche della fisica relativistica e quantistica: puoi precisare come ne scaturisce la tua ispirazione? E quali evoluzioni ha avuto nel corso della tua carriera?
Tra le mie iniziali motivazioni vi era il bisogno di mettere in discussione le dogmatiche certezze di un pensiero autoritario; allo stesso tempo, a un livello più profondo e personale, avvertivo la necessità di superare la distanza che normalmente si frappone tra sé e ciò che è altro da sé: fatto che implica anche un diverso modo di concepire l’individuo, il soggetto, rispetto alla tradizione del nostro vecchio occidente. Dopo un percorso di autoanalisi durato una decina di anni credo di esservi abbastanza riuscita, e dal ‘77 anche nel mio lavoro di artista si percepisce un’evoluzione. Il mettere in crisi l’identità individuale, le nostre percezioni, ha implicato la necessità di ricorrere, oltre che a strumenti logico-linguistici e alla psicanalisi, anche a ricerche scientifiche e alla fisica quantistica. Nel mio libro Il punto nullo, alcune istruzioni per costruire castelli di sabbia (1979-2001), inizialmente esamino la sabbia, il cui stesso nome – di “materia” – non permette identificazioni, poi giungo a un granello di sabbia, che di per sé sarebbe qualcosa di ben identificabile, ma addentrandosi nella sua composizione ci si trova di fronte a particelle minimali, come i neutrini, che sono in costante mutazione. In costante mutazione, per quanto molto lenta, sono comunque anche i castelli, i monumenti, tutto ciò che dovrebbe invece garantirci un perdurare nel tempo. Questo già lo notava Leonardo; con il Tao della fisica (1975)  Fritjof Capra ha evidenziato anche altri aspetti della questione. Il desiderio di “farsi altro”, della dissoluzione del soggetto, parte da qui per esprimersi poi in modalità diverse.

Nel titolo della tua mostra compare la parola “punti”, e sappiamo che una parola chiave della tua sperimentazione artistica è quella di “luoghi”. Ci puoi spiegare meglio il rapporto che esiste tra i tuoi “punti” e i tuoi “luoghi”?
Il titolo della mostra è tratto dal testo di una mia opera: Paesaggio, da una serie di dipinti perduti (1988), ove descrivo uno di questi ipotetici dipinti che non ci sono più. I luoghi sono effettivamente un elemento fondamentale nel mio lavoro, perché è nei luoghi che il soggetto, l’individuo, finisce per entrare e dissolversi; così avviene nei miei site specific, ma questa accezione di luogo può allargarsi alla materia, ad altri individui, al ricordo. Il punto è un’astrazione, forse può rimandare al nostro punto di vista, relativo, mutevole; ma è comunque anche all’origine di superfici e spazi.  Non ci avevo pensato, grazie per la domanda. 

La tua mostra mi pare si proponga anche come una sorta di bilancio della tua lunga e ricca opera. Puoi precisare quanto rielabori del già fatto e cosa introduci di inedito?
La scelta delle opere da esporre è stata fatta dai curatori, come in genere avviene negli spazi istituzionali, io sono intervenuta solo su qualche dettaglio dell’allestimento. Alla fine mi sembra che il mio lavoro sia più rilevante di quanto potevo pensare, anche se ci ho sempre creduto. In mostra vi è una mia rivisitazione della Lotteria allestita nel 2000 alla galleria Neon: allora acquistando un biglietto si vinceva uno dei “premi” (che nel loro insieme costituivano una sorta di autobiografia); oggi la pesca non è più possibile, e su una struttura coperta da un tessuto analogo a quelli in cui si espongono i reperti archeologici ho ricollocato ciò che ne resta. Ho presentato inoltre un’opera recentissima: Da remoto, la posizione dell’artista, ove, nello schermo di un computer posto su una scrivania, come se qualcuno vi accedesse stando a distanza, lettera dopo lettera si compone uno scritto sul mutare nel tempo della posizione dell’artista, del suo rapportarsi al mondo: argomento di cui mi sto occupando ormai da anni.

Il tuo percorso artistico è caratterizzato da una straordinaria molteplicità di ambiti e registri espressivi, punteggiato anche da perfomance, assemblaggi di materiali, foto, video, installazioni e così via, puoi dirci della trama soggettiva che tiene insieme questa molteplicità?
Cerco di farlo partendo da un esempio. Nel 1977 ho eseguito in anonimato, come un’artista di strada, una madonna composta da monete e cerali di vari colori in piazza Maggiore, a Bologna, per poi allontanarmi senza dare spiegazioni; i passanti che si erano raggruppati e i piccioni della piazza l’hanno rapidamente cancellata, raccogliendo monete e fagocitando cereali. L’opera, intitolata Rappresentazione, presentazione, azione, è stata da me ripetuta, come in un rituale, in piazza della Signoria a Firenze e in piazza Duomo a Milano. Poi nel 1980 ho invece rappresentato una Quarta madonna incollando monete e cerali su una tavola di legno, e ho specificato in un libretto che la Quarta madonna poteva essere esposta in una chiesa o in un museo, e che si potevano portare offerte alla Quarta madonna: rovesciando tutta l’operazione. Non ho più realizzato né madonne, né mosaici di materiali vari, né ho continuato a fare azioni o performance nelle piazze;  mentre gli elementi che si possono ritrovare nelle mie opere successive sono piuttosto: l’anonimato – quando è stato possibile – che permette allo spettatore di non esser condizionato da un contesto artistico; l’apertura di un’opera all’azione di altri individui o agenti esterni in grado di modificarla e di cancellarla; la ripetizione di immagini e anche la creazione di immagini che riconducano a qualcosa che non c’è più, o a un lontano archetipo; un gioco di rimandi tra oggetti, “cose” che sono di per sé e cose che rappresentano altre cose. Il tutto declinato in modi molto diversi nel tempo, perché quello che più mi interessa è sempre la ricerca. Con sentimento.

Valerio Romitelli

Info:

Anna Valeria Borsari. Da qualche punto incerto
10/09/2021 – 13/02/2022
Museo del Novecento
Piazza Duomo, 8 Milano

Anna Valeria Borsari, Rappresentazione, presentazione, azione, 1979, stampe fotografiche. Documentazione dell’azione realizzata a Milano in piazza del Duomo. Ph. Courtesy dell’artista

Anna Valeria Borsari, Altrove, 1979-1980, stampe fotografiche. Documentazione dell’intervento site-specific realizzato a Bologna. Ph. Courtesy dell’artista

Anna Valeria Borsari. Da qualche punto incerto. Installation view at Museo del Novecento, Milano. Ph. courtesy Museo del Novecento

Anna Valeria Borsari. Da qualche punto incerto. Installation view at Museo del Novecento, Milano. Ph. courtesy Museo del Novecento

Anna Valeria Borsari. Da qualche punto incerto. Installation view at Museo del Novecento, Milano. Ph. courtesy Museo del Novecento


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