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Anneke Eussen. Il margine del tempo come soglia di...

Anneke Eussen. Il margine del tempo come soglia di trasparenza

La premessa da cui muove la pratica dell’artista olandese Anneke Eussen (Kerkrade, 1978, vive a Vaals), di cui è in corso la prima mostra personale in Italia alla Galleria Studio G7 di Bologna, è l’intuizione della consistenza materica del tempo. La prima conseguenza è l’idea che i materiali (quelli da lei più frequentati sono il vetro, il marmo e il metallo) siano depositari di durate, stratificazioni e momenti vissuti che persistono nella materia anche quando la funzione originaria è venuta meno. In base a questi presupposti, ogni successiva scelta tecnica e compositiva si configura come un gesto di ascolto verso ciò il tempo ha depositato sulla superficie dei materiali infiltrandosi in profondità nelle loro strutture più intime e verso quella dimensione di valore (generato, perduto, reinventato) che il suo sedimentarsi distribuisce sui materiali con la stessa indifferenza con cui li consuma.

Anneke Eussen, “If only…”, installation view at Galleria Studio G7, courtesy the artist and Galleria Studio G7, Bologna

Anneke Eussen, “If only…”, installation view at Galleria Studio G7, courtesy the artist and Galleria Studio G7, Bologna

La genesi del lavoro sul vetro, ora suo principale elemento, deriva da una scoperta involontaria. Tornata nel paese natale dopo anni trascorsi a Berlino, Eussen visita l’officina abbandonata del nonno e del padre, un’azienda che per decenni aveva riparato automobili e macchinari per l’edilizia. In un angolo trova un deposito di pannelli di vetro di ricambio per veicoli, lastre dimenticate da sessant’anni, coperte di polvere e rese inutili dall’obsolescenza dei modelli cui erano destinate. Le porta nel suo studio in attesa di capire cosa farne, e lì rimangono a lungo, sino al momento in cui uno spostamento casuale rivela qualcosa di inatteso: le sovrapposizioni tra le lastre producono ombre, nuovi disegni e nuove zone di colore, che il singolo pezzo trattiene solo nell’incontro con un altro. Da questo snodo cruciale, l’intera sua ricerca si concentra nel tradurre in materia visibile l’idea di circolarità temporale che le appare in quel momento lampante: se il passato è fisso, il presente è l’unico momento in cui si può aggiungere qualcosa, e ciò che si ottiene appartiene già al futuro. Da allora, Eussen comincia a lavorare sistematicamente con i frammenti: li dispone sul pavimento dello studio, li sovrappone, li riorganizza, costruendo composizioni in cui le schegge e i bordi irregolari delle lastre rotte diventano elementi di un vocabolario formale tutto suo, capace di tenere insieme la casualità della frattura e la precisione del gesto compositivo. Le opere più recenti, presentate in questa mostra, testimoniano un’ulteriore evoluzione rispetto al suo pregresso modus operandi: se finora aveva sempre lavorato con materiali trovati, già rotti e segnati dal tempo altrui, ora gli elementi di partenza sono lastre di vetro commissionate a uno studio vetraio specializzato in restauri architettonici, quindi superfici vergini, storicamente vuote, sulle quali è lei stessa a produrre la frattura. Il taglio diventa il gesto fondativo di questa fase, in cui l’artista accetta la sfida di partire da una tabula rasa per costruire il proprio vocabolario formale a partire da zero.

Anneke Eussen, “If only…”, installation view at Galleria Studio G7, courtesy the artist and Galleria Studio G7, Bologna

Anneke Eussen, “If only…”, installation view at Galleria Studio G7, courtesy the artist and Galleria Studio G7, Bologna

Appartengono a questa tipologia le grandi composizioni in cornice di plexiglas della serie If only, dove strisce di vetro molato di larghezze variabili si dispongono l’una accanto all’altra come colonne di un’architettura immaginaria. Dalle quiete coreografie generate dalle sottili ombre proiettate dai bordi emerge una sottile grammatica di allineamenti, nella sua evanescenza tenacemente refrattaria a ogni tentativo visivo di stabilizzazione. I moduli verticali individuano allineamenti irregolari, come se fossero la struttura di un’attesa, mentre la fascia orizzontale morbida, quasi biologica, generata dall’intersezione dei loro profili sfasati attraversa la verticalità in curva tagliandone la geometria rigida e deponendovi un orizzonte intermedio. A questo modo il titolo della serie, If only…, espressione con cui si designa in inglese sia il rimpianto retrospettivo sia desiderio condizionale, trova la sua forma visiva: una linea che separa e congiunge, che precipita e si solleva, che a distanza quasi sparisce dissolvendosi nel bianco del fondo mentre nella presenza fisica si rivela come piano di oscillazione tra ciò che è stato e ciò che potrebbe essere. La trasparenza fa sì che ogni spostamento (e riflessione) del corpo dello spettatore modifichi le sovrapposizioni e ridistribuisca le ombre, riscrivendo la composizione, al punto che l’opera esiste appieno solo nel tempo della visita e nel movimento. La cromia delle tre opere, virate al giallo caldo, al verde acqua e al quasi-trasparente, segue una logica mnemonica e affettiva.

Anneke Eussen, “If only…”, installation view at Galleria Studio G7, courtesy the artist and Galleria Studio G7, Bologna

Anneke Eussen, “If only…”, installation view at Galleria Studio G7, courtesy the artist and Galleria Studio G7, Bologna

Eussen associa i colori a memorie personali, a stagioni o a momenti specifici di luce: il blu chiaro delle opere della serie One wish, ad esempio, è per l’artista il colore del primo cielo limpido dopo l’inverno, una tonalità che a sua volta funziona come soglia temporale, come passaggio tra il chiuso e l’aperto. Il colore nel suo lavoro serve a situare la forma nel tempo piuttosto che a qualificarla esteticamente: ogni tinta è una data, un’ora del giorno, una condizione atmosferica sedimentata nell’affettività. La specificità emotiva di ogni cromatismo rimane inespressa nel titolo e accessibile solo attraverso la biografia dell’artista, eppure agisce nella qualità della luce che le lastre restituiscono allo spazio, una luminosità sempre leggermente offuscata, come il ricordo di qualcosa che si è intravisto. Se i lavori della serie If only si dispiegano in verticale, espansive, quasi pittoriche nella gestualità trattenuta delle fasce, gli elementi della serie One wish si contraggono in una geometria serrata. Sono lastre di vetro riciclato di colore intenso, tagliate in rettangoli che si incastrano come tessere di una vetrata cloisonné, con sporadiche incastonature di vetro giallo. Questi inserti, minuscoli quadrati che occupano un angolo o una giuntura della composizione, punteggiano la griglia di riverberi dorati. Sono incidenze, soglie che aprono la struttura a qualcosa di irriducibile alla geometria: un desiderio, un’aspettativa, la traccia di un guizzo di luce che resiste alla serialità del formato. La tensione tra sistema e anomalia che in If only si dispiega nella compresenza tra diversi orizzonti, si concentra qui in una dimensione puntiforme, una sorta di titolo in apice, un sovra-tono eccedente il pentagramma.

Anneke Eussen, “If only…”, installation view at Galleria Studio G7, courtesy the artist and Galleria Studio G7, Bologna

Anneke Eussen, “If only…”, installation view at Galleria Studio G7, courtesy the artist and Galleria Studio G7, Bologna

Open Angles, infine, introduce nella mostra una materia di diversa qualità e diverso peso. Le cornici scheggiate di marmo di cui si compone sono frammenti scheggiati e dismessi di un’architettura monumentale, la Biblioteca di Stato di Berlino da cui sono state recuperate durante i lavori di ristrutturazione dell’edificio. Per l’artista lavorare quei marmi significa entrare in contatto simultaneamente con le ere geologiche e le epoche storiche inscritte nel loro passato naturale e culturale e riconoscersi come elemento minimo di un sistema di durata incomprensibile. Da questa consapevolezza nasce la struttura dell’opera: due forme a L specchiate, composte da lastre accostate per continuità di frattura, sospese a fili neri tesi verticalmente in modo da individuare due direzioni che si attraggono tenendosi in equilibrio instabile. Il contrasto tra la gravità del marmo e la leggerezza dei fili traduce in termini visivi quella sproporzione temporale, incarnando il peso di ciò che dura e la sottigliezza del gesto che vi si aggiunge. If only… è una mostra di piccola scala e lunga durata, dove Eussen costruisce oggetti discreti, capaci di espandere il tempo percepito nello spazio che li circonda. Nella tensione tra desiderio di ricomposizione e impossibilità del compimento che aleggia in questo sistema di relazioni emerge un’etica dell’attenzione verso la vita residua delle cose molto più partecipe di una generica poetica del frammento nel celebrare la circolarità di un tempo che si lascia a tratti abitare, anche solo nell’interstizio tra due impercettibili disconnessioni.

Info:

Anneke Eussen. If only…
10/02/2026 – 25/04/2026
testo critico di Rossella Farinotti
Galleria Studio G7
via Val d’Aposa 7/a, Bologna
www.studiog7.it


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