Ci sono fiere consolidate e storiche (come Art Basel) in continua espansione e ci sono fiere più giovani che cercano una loro visibilità e una loro possibilità di sopravvivere all’interno di un sistema che si muove come una divisione di panzer che lavora allo sfondamento delle linee nemiche. Queste fiere giovani sono in effetti legate al fatto che ormai ogni paese pretende di avere una sua manifestazione fieristica, magari piccola e magari senza la pretesa di contendere il primato ad altre realtà ben più grosse e radicate all’interno di una storia pluridecennale.

Vista parziale di Expo Art Ljubljana 2024. Photo courtesy AAMI Corporation
Arte Expo Ljubljana appartiene a questa seconda fascia di riferimento. Ma si sa, ormai le fiere sono un punto di riferimento imprescindibile del mercato dell’arte: favoriscono incontri, relazioni, dialoghi, trasformando la parete dello stand in un luogo culturale di scambio e confronto. E poi ci sono gli eventi collaterali, come le discussioni o gli incontri. In seconda battuta, accanto alle opere d’arte che occupano la maggior parte degli stand, ci sono le riviste di carta e quelle poche che sono sopravvissute alla moria di questi ultimi anni sono delle vere e proprie partigiane a cui spetterebbe la decorazione al valor militare e un premio di partecipazione.

Martin Kralj, “In Nature Nothing is Perfect”, 2024, terra colorata e acrilico su tela, cm 100 x 100, courtesy l’Autore
Juliet pur appartenendo a questa categoria dei sopravvissuti, alle soglie dei quarantacinque anni di attività, non è ancora stata decorata e nessun ente pubblico si è ancora fatto avanti per erigerle un monumento. Comunque, alla fiera d’arte di Ljubljana, che si svolgerà al Brdo Congress Centre dal 20 al 23 novembre 2025, i premi in palio saranno così suddivisi: Winner, Slovenian Art Excellency Award, Best Group Art Work Certificate, Best Fashion Exhibitor Certificate, Best Art & Decor Exhibitor Certificate. E a concorrere saranno ovviamente le opere esposte dai singoli artisti. Juliet partecipa a questa fiera con uno stand individuale, diffondendo i più svariati materiali editoriali. Inoltre, accanto agli extra issues ci saranno delle novità: il n 224 della rivista (con copertina dedicata a Carlo Fontana, deceduto dopo lunga malattia il 16 aprile di quest’anno); il calendario 2026 (con immagini di Giovanni Pulze, Elisabetta Bacci, Tobia Ravà, Carlo Fontana, Stefano Di Stasio, Antonio Serrapica); il catalogo dedicato all’opera di Nino Barone (con testo introduttivo di Tommaso Evangelista) e il catalogo dedicato all’opera di Živko Marušič (con testo introduttivo di Roberto Vidali). Alle pareti dello stand saranno proposte le opere di Nino Barone, Bonomo Faita e Martin Kralj.

Copertina del catalogo dedicato a Nino Barone, progetto grafico di Piero Scheriani, Juliet Editrice 2025
Questo confronto tra autori diversi per formazione e per provenienza geografica risponde a istanze emotive affini nel linguaggio espressivo/cromatico e con note comuni legate alla dinamica di forme astratte o più semplicemente a-figurative. Il file rouge che lega le opere esposte sarà, quindi, quello dell’astrazione e cioè di un’immagine dove il riferimento al mondo esteriore è molto labile se non addirittura assente. Il pensiero può andare al Kandinsky delle macchie e dei ghirigori o al Fautrier materico, oppure anche a nomi più vicini a noi come Spencer Lewis. Ecco, dunque, alle pareti dello stand troveremo un dialogo dinamico tra opera e opera, come in un recitativo a tre voci. La prima possibile nota di congiunzione evidente in questo dialogo è la sottrazione che viene posta in essere nel processo costruttivo di ogni singola opera: una sottrazione che non nega la complessità, ma che vi si adagia nella somma dei segni minimali. Per esempio, nel caso di Nino Barone il problema dell’opera consiste soprattutto nella struttura e cioè in un percorso ipotetico tra mondi possibili; mentre in Bonomo Faita predomina l’ironia o il rifacimento a mo’ di battuta di punti di ispirazione tratti dalla storia dell’arte (a partire da Piero Dorazio per approdare alla Pura Pittura), infine in Martin Kralj la dominante è quella della pulsione cromatica e luministica che si manifesta con contrasti forti e decisi oltre che in una accesa vena coloristica sedimentata per mezzo di agenti atmosferici che intervengono per osmosi sulla superficie dipinta.

Copertina del catalogo dedicato a Živko Marušič, progetto grafico di Piero Scheriani, Juliet Editrice 2025
Una visita a questa fiera e allo stand Juliet può rivelarsi una scelta azzeccata, perciò, si suggerisce di segnarsi fin d’ora la data sul calendario in modo da poter organizzare i preparativi per il viaggio. Inoltre, andare a Ljubljana per la fiera potrebbe essere anche una buona occasione per fare una visita a Fetiche Patisserie, non un grande locale dal punto di vista architettonico, ma di certo un vero tempio della pasticceria contemporanea dove vengono vendute delle vere e proprie opere d’arte da assaporare con un ottimo caffè. Infine, dimentichiamo l’interrogativo di Paul Gauguin (Da dove veniamo? Chi siamo? Dove andiamo?, titolo del dipinto datato 1987 e conservato al Museum of Fine Arts di Boston) e riferiamoci piuttosto all’augurio di J. Wolfgang Goethe: “Non domandateci da dove veniamo: accontentatevi di sapere che siamo qui”, nel senso che è bene, ove possibile, essere presenti per essere parte del flusso, per essere parte della recita, per essere parte di una storia in costruzione e di una festa in presenza. E per essere ancora parte dei sopravvissuti al diluvio circostante.
Bruno Sain
Info:
Expo Art Ljubljana
Brdo Congress Centre di Lubiana
20/11 – 23/11/2025
Brdo Congress Centre
artexpo-international.com

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