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Arte e conoscenza in dialogo. Il corpo della lingu...

Arte e conoscenza in dialogo. Il corpo della lingua, un percorso contemporaneo nei luoghi dell’Alma Mater Studiorum di Bologna

Bologna è la città dell’Alma Mater Studiorum, l’Università di Bologna, da quasi mille anni presidio di conoscenza. ART CITY Bologna 2026, alla sua quattordicesima tappa, per questa edizione ha scelto di proporre lo Special Program Il corpo della lingua, curato da Caterina Molteni. I lavori degli artisti proposti si inseriscono e dialogano perfettamente con varie sedi universitarie. Il corpo della lingua significa parlare di esperienza fisica, vocale e di relazione fra corpi, saperi e spazi. Il titolo rende omaggio all’omonimo saggio di Giorgio Agamben, in cui il filosofo delinea una vera e propria anatomia del linguaggio.

Jenna Sutela, “nimiia cétiï”, 2018, video still, ph. Ornella De Carlo, courtesy Settore Musei Civici Bologna

Jenna Sutela, “nimiia cétiï”, 2018, Laboratorio didattico del Distretto Navile, ph. Ornella De Carlo, courtesy Settore Musei Civici Bologna

Nel Laboratorio didattico del Distretto Navile (di cui fa parte anche la Sezione di Astronomia del Dipartimento di Fisica e Astronomia) abbiamo incontrato la suggestiva opera di Jenna Sutela, nimiia cétiï (2018), che indaga i sistemi della biologia e dell’informatica per sondare il rapporto tra coscienza e mondo fisico e gli scambi tra agenti organici e tecnologici come batteri estremofili e computer. In particolare, si parla di Bacillus subtilis: questi batteri estremofili possono essere considerati gli esseri che più si avvicinano ai marziani, perché in seguito agli ultimi esperimenti di volo spaziale sembra che possano sopravvivere sul pianeta rosso. Ne ho parlato con un’amica scienziata che studia i satelliti di Giove e mi raccontato che ce n’è uno rivestito di ghiaccio, sotto il quale scorre l’acqua e quindi la possibilità di vita. Sarebbe affascinante parlare di Panspermia (ipotesi scientifica secondo cui la vita sulla Terra non ha avuto origine sul nostro pianeta, ma è giunta dallo spazio, trasportata da meteoriti, comete o polvere interstellare ) e di vita che viene disseminata da microrganismi come il Bacillus subtilis in tutto lo spazio.

Augustas Serapinas, “6 Chairs”, installation view at Fondazione Federico Zeri, ph. Ornella De Carlo, courtesy Settore Musei Civici Bologna

Augustas Serapinas, “6 Chairs”, installation view at Fondazione Federico Zeri, ph. Ornella De Carlo, courtesy Settore Musei Civici Bologna

Ci trasferiamo ora nella Fondazione Federico Zeri, un centro di ricerca dedicato alla storia dell’arte, con oltre 450.000 fotografie di monumenti e opere d’arte in gran parte digitalizzate e accessibili online. In particolare, nella sala di lettura della Biblioteca con soffitto a capriate che ospita 60.000 volumi (pittura e scultura dal XII al XIX secolo, natura morta, collezioni, musei, archeologia e molto altro) tutti a scaffale aperto, troviamo riproposta l’opera Chair for the Invigilator, parte di una serie presentata per la prima volta nel 2019 alla 58esima Esposizione Internazionale d’Arte della Biennale di Venezia. Sono delle sedute in legno, integrate a meraviglia col legno delle capriate e degli scaffali, che ricordano le postazioni rialzate dei bagnini o degli arbitri di tennis, progettate per offrire un miglior punto di osservazione e per far sedere lavoratori che altrimenti dovrebbero stare sempre in piedi, come sottolinea Augustas Serapinas (1990, Vilnius, Lituania), il cui lavoro parte proprio dall’analisi delle gerarchie degli spazi in cui abitiamo.

Alexandra Pirici, “Attune”, 2024, Teatro Anatomico, ph. Ornella De Carlo, courtesy Settore Musei Civici Bologna

Alexandra Pirici, “Attune”, 2024, Teatro Anatomico, ph. Ornella De Carlo, courtesy Settore Musei Civici Bologna

E ancora un lavoro integrato alla perfezione nel luogo scelto dalla curatrice. Siamo nel Teatro Anatomico della Biblioteca Comunale dell’Archiginnasio, al cui interno avvenivano le dissezioni pubbliche. Sul tavolo dove avvenivano le autopsie Alexandra Pirici trasforma l’autopsia in una serie di movimenti legati alla vita, un “ricollegamento”, da cui il titolo Rejoin, con i sistemi complessi del corpo. La performer propone diverse forme di vita e figure come la Venerina, riproduzione in cera di una donna gravida morente conservata a Palazzo Poggi, ma anche un animale o una pianta riproposti come singoli scatti fotografici di cui riproduce il suono. L’opera ci interpella, chiede risposte, ci mette in imbarazzo. L’opera è realizzata grazie al supporto di Banca di Bologna.

Ana Mendieta, “Flower Person, Flower Body”, 1975, Super 8mm film transferred to HD digital media, color, silent; 6 min. 20 sec. © The Estate of Ana Mendieta Collection, LLC. Licensed Artist Rights Society (ARS), New York / SIAE Milan 2026 / Courtesy Marian Goodman Gallery, installation view Sala Boschereccia, ph. Ornella De Carlo, courtesy Settore Musei Civici Bologna

Ana Mendieta, “Flower Person, Flower Body”, 1975, Super 8mm film transferred to HD digital media, color, silent; 6 min. 20 sec. © The Estate of Ana Mendieta Collection, LLC. Licensed Artist Rights Society (ARS), New York / SIAE Milan 2026 / Courtesy Marian Goodman Gallery, installation view Sala Boschereccia, ph. Ornella De Carlo, courtesy Settore Musei Civici Bologna

Nel caso di Ana Mendieta possiamo dire che è la natura, sfondo della performance, nel suo Flower Person, Flower Body (1975), a giocare bene con gli affreschi di fronde mediterranee e rovine classiche dipinti a tempera sulle pareti e sulla volta della Sala della Boschereccia di Palazzo Hercolani. Il paesaggio naturale nel video e l’illusione di un paesaggio naturale nella sala. Il lavoro di Mendieta interroga la corrispondenza tra il corpo e altri elementi naturali cercando le sue radici con la vicinanza fisica con la terra. E noi veniamo immersi a nostra volta nel verde boschereccio per approfondire la comprensione dell’opera.

Alexandra Pirici, “Attune”, 2024, Teatro Anatomico, ph. Ornella De Carlo, courtesy Settore Musei Civici Bologna ph. Ornella De Carlo, courtesy Settore Musei Civici Bologna

Giulia Deval, “PITCH. Notes on vocal intonation”, 2025, Aula Alessandro Ghigi dell’ex Istituto di Zoologia ph. Ornella De Carlo, courtesy Settore Musei Civici Bologna

È incentrato soprattutto sulla voce il lavoro delle due artiste che andiamo a visitare a questo punto. Una è Giulia Deval, cantante e artista multimediale che esplora le politiche della voce. Il suo lavoro, Pitch, Notes on Vocal Intonation, ragiona sul ruolo dell’intonazione della voce nella sua declinazione tra toni acuti e gravi, e su come questi diventino strutture di potere. Nell’Aula Alessandro Ghigi dell’ex Istituto di Zoologia, la tipica aula a gradoni a ferro di cavallo con ancora in dotazione gli arredi originali, l’artista tiene una vera lezione, ma con toni ironici, basandosi su una teoria che a sua volta si fonda sugli studi dello zoologo Eugene S. Morton sul ruolo chiave dell’intonazione vocale nel comunicare le proprie dimensioni in situazioni di conflitto. L’altra artista è Nora Turato che in To the Best of My Knowledge, traduce la parola in materia plastica, sonora e concettuale. Il tutto negli spazi della Biblioteca Universitaria, BUB, che si trova all’interno di Palazzo Poggi, sede istituzionale dell’Alma Mater. Al centro del progetto il concetto di “grounding”, letteralmente radicare, toccare terra. Insomma, un’esperienza sensibile grazie al linguaggio con l’uso di installazioni basate su testi, stampe e libri.

Mike Kelley, Day Is Done. Extracurricular Activity Projective Reconstructions #2-#32, 2005-2006, video, colore, suono, 169', Courtesy Electronic Arts Intermix (EAI), New York & the Mike Kelley Foundation for the Arts, Los Angeles / SIAE Milano 2026. Ex Facoltà di Ingegneria, ph. Ornella De Carlo, courtesy Settore Musei Civici Bologna

Mike Kelley, “Day Is Done. Extracurricular Activity Projective Reconstructions #2-#32”, 2005-2006, video, colore, suono, 169′, Courtesy Electronic Arts Intermix (EAI), New York & the Mike Kelley Foundation for the Arts, Los Angeles / SIAE Milano 2026. Ex Facoltà di Ingegneria, ph. Ornella De Carlo, courtesy Settore Musei Civici Bologna

Per finire, l’opera video di Mike Kelley Day Is Done. Extracurricular Activity Projective Reconstructions #2-#32 (2005-2006), che investiga i rapporti tra potere, psiche e istituzioni,  viene proiettata nell’atrio dell’ex facoltà di Ingegneria. Anche qui il luogo della proiezione col passaggio degli studenti che entrano ed escono fa da contraltare a quello che succede nel video. Una danza di tre maschere che fanno una specie di trenino e strani personaggi che entrano ed escono. Una raccolta di trentuno cortometraggi musicali ispirati alle attività extracurricolari, appunto gli eventi che si svolgono al di fuori delle ore di lezione. Oltre a queste deliziose accoppiate di opera e location non si può perdere la visita al MAMbo con la mostra John Giorno: The Performative Word, a cura di Lorenzo Balbi. La prima grande retrospettiva istituzionale a lui dedicata propone nella Sala delle Ciminiere la bellissima installazione Dial-A-Poem, opera interattiva con cui l’artista ha reso fruibili al pubblico le registrazioni delle voci di poeti, artisti, musicisti e attivisti intenti a leggere le proprie composizioni con gli iconici telefoni.

Info:

Special Program: Il corpo della lingua
a cura di Caterina Molteni
Art city Bologna
05-08/02/2026
Sedi Varie – Bologna
www.artcity.bologna.it

Cover image: Nora Turato, “To the Best of My Knowledge”, Biblioteca Universitaria di Bologna – Aula Magna ph. Ornella De Carlo, courtesy Settore Musei Civici Bologna


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