Athena Papadopoulos. Cain and Abel Can’t and Able

E se Caino fosse un uomo come tutti gli altri, con gli stessi sentimenti, la stessa fragilità e i medesimi pregi e difetti? Il dubbio è lecito al cospetto della nuova mostra di Athena Papadopoulos, Cain and Abel Can’t and Able, curata da Alfredo Cramerotti, che ha inaugurato lo scorso 14 marzo la nuova stagione espositiva del MOSTYN (Llandudno, Wales). Nessun personaggio è stato più di Caino evitato da tutte le letterature, forse perché l’universalità del primo omicida ha inibito nel tempo la capacità di considerare l’antica realtà biblica sotto nuovi aspetti. Hanno fatto eccezione Byron, Victor Hugo, Saramago.

E adesso tocca ad Athena Papadopoulos (1988, Toronto, CA), sempre abile a stratificare, fisicamente e semanticamente, le sue opere sagacemente esibizioniste. Ispirata al recente e omonimo libro dell’artista, installato su un leggio in ingresso e poi sparso nelle sue pagine per tutta la superficie della galleria, questa mostra porta lucidamente a galla la legge dicotomica che domina il mondo, ovvero quella del bene e del male che continuano a intrecciarsi e che ogni volta che l’uomo cerca di separare genera una tragedia. Il riferimento autobiografico, che non manca mai nella pratica di Papadopoulos, sono le esperienze di rivalità e competizione tra fratelli e sorelle. Su queste, e attingendo alla storia biblica di Caino e Abele, si gioca tutto.

Un’opera sonora pervade lo spazio: sono cinque dialoghi (Cain and Abel, Subterranean bleacher bash, Locking Necks, Sister Retsis e Artist he, artist shh shh shh she) a due voci sempre distinte (rispettivamente Can’t e Able, Basement e Staircase, Turkey-necked Giraffe e Humpbacked Pig, Mother e Daughter e He e She) che mettono in scena cinque differenti accezioni di rivalità (biblica, architettonica, zoologica, familiare e sessuale). Riuscendo, molto bene, a raggiungere una perfetta sintesi di suono, scultura e pittura, Papadopoulos trasfigura ognuna di queste narrazioni immaginarie in due serie di scultorei dipinti a parete – Cain Can’t e Able Abel – che sfidano le rappresentazioni tradizionali.

Sono forme ibride, sapientemente eccessive, realizzate con smalti per unghie, capelli sintetici e peluche sfigurati, combinate, nei loro elementi più improbabili, con un acuto senso della composizione e del gusto. Solenni, hanno i loro come e i loro e perché: sono seducenti e repellenti e ci interpellano con aria pomposa, dandosi importanza, vogliono essere guardate mentre articolano una consapevole tensione tra ferocia e fragilità. Con la giusta dose di leggerezza e serietà, Papadopoulos colma il ponte del tempo trasformando l’ambiente in un terreno sospeso tra percezione fisica e mentale, simile allo stato di dormiveglia in cui si mescolano elementi reali, desideri e immaginazione.

Si ha l’impressione che lei, consapevole che gli uomini, per natura, aspirano a conoscere e desiderano guardare le cose, imposti l’atto del guardare come una prima forma di conoscenza a cui si può andare oltre. Senza orchestrare l’interpretazione, ma preferendo rivolgersi alla soggettività di chi guarda, lascia che si innesti il fenomeno della meraviglia. Perché sì, forse l’atto del vedere non è propriamente naturale, ma di certo la passione interviene sempre nella natura della percezione. Vale a dire, la passione non ha a che fare con il giudizio sulla realtà ma con la percezione stessa della realtà: viene prima del giudizio, nel mentre della percezione.

E questa nuova produzione, così viscerale, così passionale, incline a celebrare la vita, è lì per portarci tutti all’interno di un viaggio negli abissi dei significati più grandi, oscuri e complessi, attraverso l’esperienza dell’altro. Anzi, attraverso e contro l’altro. Togliamoci allora dalla testa l’idea di guardare Cain and Abel Can’t and Able assumendo una posizione neutra, libera da ogni emotività, sarebbe una pura astrazione. Non esiste il non passionale, Athena Papadopoulos ce lo sta concretamente dimostrando muovendosi – e muovendoci – all’interno di un’emblematica serie di dicotomie bellicose. Non è del resto l’universo stesso a esserne dominato?

Info:

Athena Papadopoulos. Cain and Abel Can’t and Able
A cura di Alfredo Cramerotti
MOSTYN, Llandudno, Wales
Prorogata fino a ottobre 2020, in attesa di nuove disposizioni preventive del Governo del Galles

La mostra è resa possibile grazie al supporto di Zabludowicz Collection ed EMALIN gallery.

Athena Papadopoulos, Cain and Abel Can’t and Able. Installation view at MOSTYN, Wales UK, March 2020. Ph: Mark Blower

Athena Papadopoulos, Cain and Abel Can't and Able. Installation view at MOSTYN, Wales UK, March 2020. Photograph_ Mark BlowerAthena Papadopoulos, Cain and Abel Can’t and Able. Installation view at MOSTYN, Wales UK, March 2020. Ph: Mark Blower

Athena Papadopoulos, Able Abel, 2020. Cain and Abel Can’t and Able. Installation view at MOSTYN, Wales UK, March 2020. Ph: Mark BlowerAble Abel, 2020