Gianfranco Baruchello (1924 – 2023) è stato un artista-filosofo, un esploratore di mondi liminali, dove il pensiero si fa immagine e l’immagine diventa possibilità. Nato a Livorno, ha attraversato il secondo dopoguerra con una ricerca che ha costantemente interrogato i confini tra arte e vita, tra razionale e irrazionale. La sua pratica artistica si è nutrita di un costante dialogo tra discipline, fondendo pittura, scrittura, cinema e agricoltura in una riflessione profonda sui meccanismi della conoscenza e della percezione. Durante il suo percorso ha sempre sviluppato un linguaggio autonomo, intriso di micro-narrazioni e frammenti della cultura contemporanea, in cui il dettaglio apparentemente marginale diventa il luogo privilegiato di nuove possibilità di senso. La sua ricerca si è costantemente interrogata sul potere dell’immagine e del segno, mettendo in discussione il rapporto tra rappresentazione e realtà attraverso un approccio analitico e poetico al tempo stesso.

Gianfranco Baruchello, “Mondi possibili”, installation view at Villa Farnesina, ph. © Alessia Calzecchi, courtesy Accademia dei Lincei – Villa Farnesina, Roma
La mostra all’Accademia dei Lincei non si limita a esporre opere, ma ci invita a entrare in un universo fluido, dove il pensiero si stratifica, si fa gesto e poi si dissolve in altre configurazioni. Baruchello ha sempre inteso l’arte come un dispositivo di conoscenza, una pratica che rompe la rigidità dei sistemi per aprire spiragli nel tessuto compatto della percezione. La sua idea di “Mondi Possibili” non è una fuga nell’irreale, ma un esercizio di risignificazione, un gioco serio che ci costringe a vedere oltre i codici stabiliti. La curatrice Carla Subrizi – presidentessa della Fondazione Baruchello – ha spiegato che questi mondi emergono quando il tempo perde la sua struttura lineare: passato e presente si intrecciano, sovvertendo le tradizionali categorie temporali e generando continui scambi tra epoche diverse. Questa interazione tra epoche non si limita al contrasto tra antico e contemporaneo, ma si manifesta come un’esplorazione profonda delle loro possibili connessioni. Le esperienze, le memorie e le storie entrano in relazione tra loro, creando cortocircuiti e nuove interpretazioni della realtà. Questo processo di sovrapposizione e riscrittura della storia è sempre stato centrale nell’opera di Baruchello, permettendo la creazione di un tessuto visivo e concettuale in cui ogni immagine si apre a molteplici significati.

Gianfranco Baruchello, “Mondi possibili”, installation view at Villa Farnesina, ph. © Alessia Calzecchi, courtesy Accademia dei Lincei – Villa Farnesina, Roma
Villa Farnesina, con i suoi affreschi rinascimentali e il suo immaginario mitologico, diventa un interlocutore ideale per il pensiero di Baruchello. Il percorso espositivo si sviluppa tra gli spazi interni ed esterni della Villa, creando un dialogo tra epoche differenti e innescando un confronto tra arte e storia, tra ispirazione e creazione. L’artista, con il suo linguaggio ibrido e frammentario, costruisce mondi possibili in cui il tempo si dilata e le sequenze temporali si sovrappongono, facendo emergere inediti legami tra passato e presente. I suoi lavori dialogano con le stratificazioni storiche dello spazio, creando cortocircuiti temporali in cui l’antico e il contemporaneo si compenetrano. Le sue opere, inserite in questo contesto, sembrano decostruire e ricostruire la memoria, suggerendo nuove traiettorie interpretative.

Gianfranco Baruchello, “Mondi possibili”, installation view at Villa Farnesina, ph. © Alessia Calzecchi, courtesy Accademia dei Lincei – Villa Farnesina, Roma
Le sue opere sono tracce di un viaggio interiore e cosmico al tempo stesso. In Murmur (2015), il pensiero diventa pulviscolo, un sussurro indistinto che fluttua tra immagini e parole, come se la coscienza stessa si frammentasse in un mosaico di associazioni impreviste. La Loggia di Amore e Psiche diventa il teatro di questa indagine sulla metamorfosi e sul desiderio, dove il confine tra sogno e materia si dissolve in un respiro continuo. Qui, la narrazione mitologica di Raffaello, con il suo ideale classico e la sua perfezione formale, incontra la ricerca di Baruchello, che invece indaga l’instabilità del pensiero, la fluidità della memoria e l’irregolarità delle associazioni mentali. L’arte non è più soltanto celebrazione del mito, ma diviene un campo di tensione tra ordine e frammentazione, tra immaginario collettivo e percezione individuale. Ne Il Fiume (1982–1983), la riflessione si fa flusso, ma un flusso interrotto, un corso d’acqua che si arresta, come se la storia stessa fosse un organismo vulnerabile, esposto ai mutamenti e alle derive dell’inconscio collettivo. In quest’opera, come in molte altre, l’elemento naturale non è mai semplice scenario, ma corpo vivo, dotato di una propria grammatica segreta. Il suo collocamento nella Villa Farnesina crea un potente cortocircuito visivo con la Galatea di Raffaello: la ninfa, simbolo di un ideale classico di bellezza e armonia, si contrappone alla rappresentazione di un flusso instabile, bloccato e inquieto. Laddove Raffaello celebra l’apoteosi della forma, Baruchello mostra il suo dissolvimento, interrogando la nostra capacità di percepire il tempo come continuità o frattura.

Gianfranco Baruchello, “Mondi possibili”, installation view at Villa Farnesina, ph. © Alessia Calzecchi, courtesy Accademia dei Lincei – Villa Farnesina, Roma
La storia ci guarda (1972 – 2018) ci pone invece davanti a una domanda radicale: cosa significa ricordare? Qual è il peso delle immagini che sopravvivono? Baruchello raccoglie frammenti visivi, li cataloga, li sovrappone, costruendo un archivio impossibile, dove la logica del montaggio destruttura il senso per rivelarne le lacune, i vuoti, le omissioni. E ancora, in Rilievo ideale (1965), la cartografia si smaterializza in geografia interiore, un viaggio nella mente più che nello spazio, mentre in Oh, Rocky Mountains Columbine (1966) il linguaggio si riduce all’essenziale, in una tensione costante tra simbolo e assenza. Questa tensione tra costruzione e decostruzione si ritrova in La Casa in fil di ferro (1975), un’abitazione senza muri, un rifugio mentale più che fisico. La casa di Baruchello non è mai un luogo di sicurezza, ma uno spazio aperto, fragile, pronto a essere smontato e ricostruito, come il pensiero stesso. Il Monumento ai non eroi (1962) ribalta poi l’idea stessa di memoria pubblica, cancellando l’epica ufficiale per restituire dignità a chi è stato escluso dalla narrazione storica. Un monumento che non celebra, ma interroga, che non esalta, ma decostruisce.

Gianfranco Baruchello, “Mondi possibili”, installation view at Villa Farnesina, ph. © Alessia Calzecchi, courtesy Accademia dei Lincei – Villa Farnesina, Roma
Infine, il giardino di Giftpflanzen, gefahr! (2009) si offre come un paradosso: la natura, spesso idealizzata, diventa qui un campo di tensioni e pericoli. La presenza di piante velenose invita il visitatore a riflettere sulla relazione tra bellezza e minaccia, tra attrazione e rischio, ponendo in discussione le concezioni tradizionali del rapporto tra uomo e ambiente. Anche questa installazione si inserisce nel dialogo con Villa Farnesina, in cui la natura raffigurata nei cicli pittorici si confronta con una visione più complessa e ambivalente della realtà. Baruchello ci costringe a rivedere il nostro rapporto con il vegetale, a smascherare l’illusione di un’armonia prestabilita.

Gianfranco Baruchello, “Mondi possibili”, installation view at Villa Farnesina, ph. © Alessia Calzecchi, courtesy Accademia dei Lincei – Villa Farnesina, Roma
Questa mostra non è solo un omaggio a Baruchello, ma un invito a ripensare il nostro modo di guardare, di immaginare, di abitare il mondo. La sua opera non si limita a rappresentare la realtà, ma la interroga, la scava, la destruttura per aprire spazi di significato inattesi. Il suo lavoro ci chiede di accettare l’instabilità come condizione imprescindibile dell’esistenza, di vedere la frammentazione non come perdita ma come opportunità di costruzione di nuovi orizzonti. L’arte, per lui, è stata sempre una forma di resistenza contro l’omologazione, un’architettura dell’incertezza capace di generare nuove possibilità di esistenza. In questa prospettiva, l’artista si pone come colui che attraversa territori sconosciuti, esplorando le faglie tra il visibile e l’invisibile, tra la memoria e l’oblio, tra la storia e la sua riscrittura. Le sue opere non offrono risposte, ma generano domande, insinuano dubbi, smantellano certezze. In un’epoca segnata dall’accelerazione e dalla sovrapproduzione di immagini, Baruchello ci invita a rallentare, a sostare, a osservare il mondo da angolazioni inedite, a cercare connessioni laddove sembra esserci solo discontinuità.
Info:
Gianfranco Baruchello. Mondi possibili
A cura di Carla Subrizi
25/01/2025 – 3/05/2025
Villa Farnesina
via della Lungara 230, Roma
www.villafarnesina.it

Micol Di Veroli (Roma, 1976) è storico dell’arte, critico e curatore indipendente. È membro dell’AICA – Associazione Internazionale dei critici d’arte. Dal 2010 è curatore della Glocal Project Consulting e collabora con diversi musei internazionali realizzando progetti volti a promuovere e a sostenere l’arte italiana all’estero.



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