Lenz Fondazione cerca performer over 65

La Direzione Artistica accoglie proposte di Visual & Performing Arts per la sezione autunnale, che si svolgerà a Parma dall’1 al 30 novembre. I progetti saranno connessi al tema concettuale Liscio/Striato, nell’ambito del triennio 2018-2020 Toccare. Ispirazioni da Jean-Luc Nancy.

C’è tempo fino al 30 aprile per presentare proposte, afferenti alle Visual & Performing Arts, che la Direzione Artistica di Lenz Fondazione valuterà in vista della XXIV edizione del Festival Natura Dèi Teatri, la cui sezione autunnale avrà luogo a Parma dall’1 al 30 novembre 2019.

Il tema concettuale del triennio 2018-2020 è Toccare. Ispirazioni da Jean-Luc Nancy, con la tripartizione Tenero nel 2018, Liscio/Striato nel 2019 e Sforzo nel 2020: «Nessun vivente al mondo può sopravvivere un solo istante senza il tatto, cioè senza essere toccato» scrive Jacques Derrida in Le toucher. Jean-Luc Nancy «Non necessariamente da un altro vivente, ma da qualcosa = x. Si può vivere senza vedere, udire, gustare, “sentire” (almeno nel senso olfattivo), ma non si sopravviverà un solo istante senza essere a contatto, in contatto […] È per questo che, al di qua o al di là di qualsiasi concetto della “sensibilità”, il tatto significa “essere al mondo” per un vivente finito».

Alla call sono invitati specificamente artisti over 65 o formazioni in cui l’età media dei componenti sia superiore ai sessantacinque anni.

Le proposte andranno presentate inviando entro il 30 aprile 2019 all’indirizzo natura@lenzfondazione.it un unico documento (word o pdf) contenente titolo, data di nascita e nota biografica degli artisti coinvolti, presentazione/sinossi del progetto, link a video (sia trailer che, ove possibile, integrale), n. 6 immagini, esigenze tecniche, recapiti utili.

I referenti dei progetti selezionati saranno contattati entro il 31 maggio 2019.

Per i lavori selezionati sono previsti compenso e assistenza tecnica.

Info sul Festival Natura Dèi Teatri: http://lenzfondazione.it/natura-dei-teatri/.

Info su Lenz Teatro, lo spazio che accoglierà i lavori (con immagini e planimetrie):
http://lenzfondazione.it/spazio/lenz-teatro/.

Per altre informazioni: Michele Pascarella, comunicazione@lenzfondazione.it, 346 4076164.

Le attività 2019 di Lenz Fondazione si avvalgono del sostegno di MiBAC – Ministero per i Beni e le Attività Culturali, Regione Emilia-Romagna, Comune di Parma, AUSL Parma, Fondazione Monteparma, Università degli Studi di Parma, Instituto Cervantes, Chiesi Farmaceutici, AuroraDomus, Koppel A.W., della collaborazione di Complesso Monumentale della Pilotta, Conservatorio di Musica Arrigo Boito di Parma, Fondazione Arturo Toscanini, Associazione Ars Canto, Istituto Storico della Resistenza e dell’Età Contemporanea di Parma, Associazione Segnali di Vita_Il Rumore del Lutto, KNAP – Pešćenica Culture Centre e Loose Associations Contemporary Art Practices NGO di Zagabria, del patrocinio di Arcigay Associazione LGBTI+ Italiana e del Goethe-Institut Mailand.

Lenz Teatro si trova in via Pasubio 3/e a Parma. Tel. 0521 270141, 335 6096220. Email: info@lenzfondazione.it. Web: www.lenzfondazione.it.

Per tutte le immagini: Festival Natura Dèi Teatri – Liscio Striato




Variazioni / Direzioni alla Galerija Mesta Ptuj

“Cogito ergo sum” (Penso dunque sono) di cartesiana memoria, stabilisce quello che potremmo definire il primo passo verso l’affermazione di sé, ma la vita umana si situa anche nel processo di mediazione con le condizioni che ne segnano l’esistenza. La mostra, alla Galerija Mesta Ptuj (Prešernova ulica 29, Ptuj; tel +386 31 361 865), aperta dal 19 marzo al 5 maggio, propone opere e installazioni che comunicano il loro pensiero su quegli elementi perturbanti, marginali per alcuni e fondamentali per altri, definiscono i nodi ossessivi e insoluti di ogni singolo autore e, va sottolineato, di molti di noi che agiscono la vita in maniera critica. Nel titolo che dà nome all’evento – “Variazioni / Direzioni” –  possiamo leggere sotto traccia, l’indagine rivolta all’interno di sé, un’introspezione caratterizzata da toni anche emotivi.

Nataša Kos, slovena, usa la fotografia per presentarci degli autoritratti, per così dire interiori, mostrando agli altri quello che dietro al velo rimane il nostro sentire, naturalmente invisibile, anche con sfocature o pose teatralizzate. Guardando attraverso l’obiettivo l’autrice vede cosa si nasconde dietro gli oggetti quotidiani, ma quello che le sue fotografie rivelano non è un qualcosa di tranquillizzante, perché sono una sottile metafora della solitudine e dell’isolamento umano.

Bagrat Arazyan, russo di origini armene, invece nelle sue installazioni ferma il momento di un sogno ispirato talvolta dal cinema, e talvolta dal proprio inconscio, in modo da creare un dialogo tra il proprio sé e il mondo esteriore,  fino ad arrivare a una austerità espressiva, una austerità che si fa vuoto, bianco, silenzio, al di là di qualsiasi tecnica o stile usati. Tuttavia, il vero significato di ogni suo segno, di ogni sua forma è ciò che nel segno e nella forma non appare in modo esplicito, e cioè un canto alla vita e all’esistere quotidiano.

Opposta è la direzione di Sanja Ćopić, belgradese, che – nei video e nelle performance – esplora le nozioni di autenticità e compassione, mediate da uno schermo e una fotocamera, fino a creare una relazione intima, attraverso lo scatto fotografico, con lo sguardo di ogni singolo spettatore. L’autrice si riferisce allo sguardo come una condizione data, non artificiale, creando un’atmosfera voyeuristica che fa comunque percepire una vivacità della performance messa in scena, anche se lo spettatore sta guardando un video pre-registrato. In particolare, in “Crying”, il pianto, come una funzione corporale nascosta e universale della vita interiore di ognuno, viene portato allo spettatore in una dimensione quasi insopportabile di intensità e immediatezza.

Il lavoro di Lucia Flego è, invece, principalmente incentrato sull’essere umano non in quanto corpo ma in quanto essere senziente e pensante nelle eterogenee manifestazioni di un sé che si dilata e moltiplica fino a creare la macro espressione collettiva che prende sostanza perfino nell’architettura urbana. Spesso, infatti, nei lavori dell’autrice troviamo un percorso che di volta in volta si sviluppa  partendo dall’anima o dallo spirito per descrivere come questo sentire si estrinseca. Partendo dall’abito l’autrice dà sostanza al contenuto e quindi alla dimensione personale (culturale e spirituale), tanto che nelle sue installazioni come “Angeli tra noi” e “Light dress” l’abito, come concetto astratto, prende il posto del corpo e nel contempo ne esprime la presenza.

Infine i lavori del pittore Giovanni Pulze, tele che rappresentano metropoli del mondo affollate da figure quasi senza volto, a significare isolamento e solitudine, una condizione resa ancora più stridente dall’animazione. I colori brillanti quasi fluo, preponderanti nella sua produzione evidenziano  un ambiente dominato dalla tecnologia e dalla innaturale superficialità. Nel contempo la sua produzione acromatica che si sviluppa a partire dal nero in una gamma estesa di grigi ci presenta il declino della profondità interiore. La figura dell’angelo però, sempre parte centrale della narrazione, stimola una riflessione sull’imprevisto accadimento che può modificare il rapporto con il sé e la vita.

La mostra, a cura di Elisabetta Bacci, chiuderà il 5 maggio.

Variazioni / Direzioni
con opere di:
Bagrat Arazyan, Sanja Ćopić, Lucia R. Flego, Nataša Kos, Giovanni Pulze
a cura di Elisabetta Bacci
opening: martedì 19 mar 2019, h 19.00
Galerija Mesta Ptuj
Prešernova ulica 29, Ptuj
+386 31 361 865  |  galerija@ptuj.si

Bagrat Arazyan “Construct 1” 2018, mixed media on canvas, 100 x 120 cm

Lucia R. Flego “Light dress” 2015, cm 50 x 37, cellulosa, pvc, resina epossidica atossica fluorescente, ph. Martina Puntin, courtesy Lux Art

Nataša Kos “Senza titolo”, dalla serie (ZA)BRISANI, 2017, stampa fotografica a colori su carta, cm 30 x 45, ph courtesy Galerija Murska Sobota




La Foresta. Itinerari nell’arte contemporanea

Il 2 marzo alle ore 16 presso il MAMbo di Bologna sarà presentato il primo numero de La Foresta semestrale di arte contemporanea edito dalla Nuova Editrice Berti.

Il progetto nasce da un’idea di Domenico Russo e Andrea Tinterri, direttori artistici: un format che a ogni numero vedrà coinvolti quattro artisti, ogni volta diversi e con opere inedite, che avranno a disposizione una pagina bianca su cui intervenire in assoluta libertà. Alle opere si affiancheranno gli interventi di critici che, sulla base degli artisti selezionati, potranno muoversi senza alcun tipo di limitazione o griglia preimpostata.

Sulle pagine de La Foresta non comparirà mai pubblicità: lo spazio vuole essere indipendente, come si evidenzia nel manifesto pubblicato sul primo numero: “Un punto di riferimento per una lettura non allineata, per una visione affrancata da una logica inserzionista […] La foresta è un luogo autonomo di dispersione e ricomposizione, groviglio denuclearizzato, dove non si viene imboccati e nemmeno presi per mano. È un luogo traumatico, con tutte le conseguenze dei luoghi traumatici, alterazioni comprese.”

Su questo primo numero troviamo le opere inedite di Alessandro Sambini, Stefano Serretta, Alessandro Pessoli e Silvia Argiolas, con gli interventi critici di Lorenzo Balbi, Andrea Cortellessa, Francesca Lazzarini, Emanuela Zanon e Luca Zuccala.

Con gli artisti, alla presentazione interverranno Andrea Tinterri e Domenico Russo (direttori artistici de La Foresta) e gli editori.

Per contatti e informazioni:

redazione.laforesta@gmail.com
3381404626
3290348524




Monica Giovinazzi. Verwandlung/Metamorfosi

«Solo sulla mia scrivania si può trovare lo specchio pronto per la rasatura, come dal barbiere, la spazzola per i vestiti con le setole all’ingiù, il portamonete e il mazzo di chiavi da cui ne spunta una pronta alla bisogna, e la cravatta che cinge ancora in parte il solino smesso». Dai diari di F.K.

E poi matite con le punte spezzate, una scatola di fiammiferi vuota, un fermacarte di Karlsbad, un righello dal bordo accidentato, molti bottoni, lamette a rasoio consunte, un fermacravatte. Questi oggetti se ne stanno tutti sparsi sulla scrivania di Franz Kafka.
Le cose sono un urto. Entrano in collisione e non solo. A volte generano altro. Un dialogo tra forme e materiali che genera nuovi oggetti.
Utili, inutili? un urto anelastico: i due uniti e i frammenti di reazione che portano con sé metà della energia inizialmente disponibile. Sono dunque più fragili?
Energia cinetica dissipata durante l’urto anelastico:
-\Delta K=K_{i}-K_{f}={\frac {1}{2}}m_{1}v_{1}^{2}+{\frac {1}{2}}m_{2}v_{2}^{2}-{\frac {1}{2}}(m_{1}+m_{2})V^{2}={\frac {1}{2}}m_{r}(v_{1}-v_{2})^{2}
Oggetti installati in un paesaggio d’archivio in disuso dove si è già consumata una performance.
Perché tutti i miei oggetti sono residui di eventi già passati.
La mostra VERWANDLUG (Metamorfosi) – un omaggio a Kafka di Monica Giovinazzi, viene presentata all’Atelier ALBERI nella Kirchengasse 33, a Vienna, che ospita numerose iniziative legate alla cultura italiana: performance, teatro, laboratori di traduzione, di teatro, mostre. Monica Giovinazzi sta attualmente lavorando anche ad una performance/installazione al WUK di Vienna su “Petrolio” di Pier Paolo Pasolini.
L’inaugurazione sarà il 21 febbraio prossimo e la mostra resterà aperta fino al 26 febbraio.
Per ulteriori notizie: info@rotehaare.at

Monica Giovinazzi

 




Call for Artists. Female Land Artists Wanted

Bortolomiol, luxury wineyard di storica origine, propone una residenza d’artista all’interno della propria realtà di produzione, sulle colline del Prosecco Superiore.

Fondata da Bartolomeo Bortolomiol nel 1760, oggi la cantina vanta una gestione completamente al femminile (è guidata da 4 sorelle: Maria Elena, Elvira, Luisa e Giuliana), ed è proprio l’apporto femminile che si vuole valorizzare con il progetto Female Land Artists Wanted, curato da Current, start up specializzata nella curatela e nello sviluppo di progetti artistico-culturali non convenzionali. 

IL TERRITORIO

La cantina Bortolomiol sorge nel territorio di Valdobbiadene (Veneto, Italia): un paesaggio antropizzato di eccezionale bellezza, famoso perché luogo d’origine del Prosecco.

Le colline del Valdobbiadene sono in lizza per entrare fra i Patrimoni Mondiali dell’Umanità tutelati dall’Unesco: un luogo produttivo e autentico, plasmato dalla sapienza dell’uomo e ricco di stimoli naturali, sensoriali e spirituali.

per maggiori informazioni su Valdobbiadene

IL CONTESTO DELLA RESIDENZA: BORTOLOMIOL E IL PARCO DELLA FILANDETTA

Il progetto di residenza si pone come obiettivo la valorizzazione del Parco della Filandetta, un’amena riserva naturale di proprietà dell’azienda e di prossima apertura al pubblico, al cui interno si trova un vigneto biologico, la cantina di vinificazione, un anfiteatro in stile greco a gradoni di pietra e le sale di accoglienza e degustazione, in una filanda dei primi del ‘900 recuperata secondo i canoni dell’archeologia industriale.

La residenza si pone in sinergia con un grande progetto, fortemente voluto dalla Famiglia Bortolomiol, che rigenera una parte del centro storico di Valdobbiadene.

Bortolomiol è la cantina leader nella produzione del Prosecco Superiore di Conegliano-Valdobbiadene DOCG, uno spumante prodotto solamente nei 15 comuni cui appartengono le colline tra Conegliano e Valdobbiadene. Dalla responsabilità di essere azienda leader nel campo del Prosecco Superiore e sulla base di un progetto in continua evoluzione per una agricoltura eco-sostenibile, Bortolomiol propone tecniche di coltivazione biologica e di riduzione dell’impiego dell’acqua, risorsa preziosa.

Sito web di Bortolomiol: https://www.bortolomiol.com/

Google Maps position: https://goo.gl/maps/9QgKEQyxSu72

TEMPI E MODI DELLA RESIDENZA D’ARTISTA:

  • La residenza durerà circa 20 giorni e coprirà l’arco temporale compreso fra la seconda metà di maggio 2019 e le prime due settimane di giugno 2019 (le date precise di inizio e fine possono essere meglio definite con la candidata scelta, anche in base al calendario dell’azienda);
  • Il compito dell’artista selezionata sarà quello di produrre in questo lasso di tempo un intervento di Land Art che sappia valorizzare il Parco della Filandetta, a partire dagli stimoli ambientali del contesto.
  • La selezione tenderà a valorizzare maggiormente le candidature di Land Art, tuttavia non verranno scartate a priori quelle di artiste attive in altre forme d’arte, che sappiano valorizzare il contesto culturale, naturale e femminile in cui l’azienda è inserita;
  • Al termine della residenza, l’opera verrà presentata in un evento di mostra, con apertura al pubblico, talk d’artista e cocktail, contribuendo in modo incisivo ad accendere i riflettori sulle tematiche ambientali e femminili che sono care all’azienda.

 

CHI PUÒ CANDIDARSI E COME:

  • Artiste donne, che parlino inglese o italiano fluentemente, senza limiti di età, di nazionalità e di media artistico (con preferenza verso la land art);
  • Inviare la propria candidatura entro il 30 aprile, esclusivamente via email a info@currentcorporate.com (con oggetto “female land artist wanted”), corredate di portfolio e/o CV artistico, e un breve testo di circa 300 parole che rappresenti il concept di opera site-specific che si ipotizza di sviluppare. Fotografie, schizzi e bozzetti dell’intervento site-specific sono graditi ma non obbligatori;
  • Per informazioni, rivolgersi, in italiano e in inglese, ai curatori: info@currentcorporate.com / +39 375 5332009

 

BENEFICI OFFERTI ALL’ARTISTA SELEZIONATA:

  • Copertura del volo aereo A/R dalla destinazione di provenienza;
  • Fee artistico (da un minimo di 700,00 a un massimo di 1.000,00 euro in base alla lunghezza del soggiorno e al CV);
  • Possibilità di accedere a strutture al coperto per lavorare;
  • Alloggio offerto in piccolo appartamento indipendente, in mezzo al parco della Filandetta, con cucina. La residenza vuole essere female friendly: sulla base delle condizioni, è possibile valutare insieme ai curatori la possibilità per le artiste mamme di portare con sé il proprio bambino/bambina;
  • Al termine del progetto, l’opera realizzata dall’artista entrerà a far parte della collezione privata della cantina Bortolomiol all’interno dell’esclusiva cornice del Parco della Filandetta.

Female Land Artists Wanted

Female Land Artists Wanted

Female Land Artists Wanted




Francesco Demundo. Il soggetto è nell’oggetto, l’oggetto è nel soggetto

Sabato 16 febbraio 2019, alle ore 18.00, nello spazio espositivo del mini mu (a Trieste, all’interno del comprensorio del parco di san Giovanni, via E.Weiss n. 15) si terrà l’apertura della mostra di Francesco Demundo. Il titolo della mostra è: “Il soggetto è nell’oggetto, l’oggetto è nel soggetto”. L’ambivalenza della frase, il suo rispecchiarsi su sé stessa, rimanda alla filosofia zen di Taisen Deshimaru, dove il tutto è “uno” e l’uno sta nel tutto. Il che potrebbe essere tradotto nella formulazione della sapienza occidentale: Dio sta dappertutto e in nessun luogo.

Da un punto di vista linguistico le opere di Demundo rinviano alla grande avventura Dada di inizio Novecento: il suo soffermarsi sull’oggetto, sul recupero, sul ready-made modificato (o rettificato) è uno di questi segni evidenti. Nell’entrare in questo flusso di coscienza sperimentale si vede che molte cose prima impensabili al pensiero egemone sono poi diventate possibili. In primis le regole del caos e del gioco che hanno fermato ogni perplessità, ogni dubbio, ogni interrogazione. In questo modo, la testimonianza di Marcel Duchamp che ha saputo spostare l’ago della bilancia dal fare al pensare, ha lasciato tracce profonde che hanno poi sfiorato anche le sponde della pop art (pensiamo agli assemblaggi e ai combine-paintings di Rauschenberg e Johns), mentre oggi, toccano i fantasmagorici teatri della realtà di Demundo. Ecco perché ci viene da chiosare che tra Dada e Zen ci sia una sottile linea di congiunzione, una specie di filo rosso che unisce questi mondi all’apparenza distanti: mondi fatti per soffermarsi sul mondo e sul suo essere. In particolare un elemento stilistico unirà tra loro queste opere: saranno tutte ricoperte da pezzi di giornale, in modo da essere mimetizzate e allo stesso tempo riconoscibili (come nei rivestimenti di Christo là dove cita e ingigantisce un’opera precedente di Man Ray). Infatti, i pezzi di giornali applicati a mo’ di coperta, non saranno spunto per una lettura o per cercare frasi sintomatiche, ma sottointenderanno solo una tecnica che diverrà ineluttabile presenza dell’essere, dell’essere qui e ora, senza possibilità di vero giudizio. D’altronde, la tecnica del collage, iniziata già in ambito cubista, con bene altre motivazioni, fin dal suo apparire si è configurata come la tecnica più radicale dell’inizio secolo, pari come portata all’uso della fotocopiatrice nell’ambito della progettazione grafica prima dell’avvento del computer.

È nella tattilità dei materiali impiegati che si constata come in tempi di devastazione delle speranze, di annunci apocalittici e di cronache d’incombente catastrofe, queste opere possono configurarsi come testimonianza e argine della storia. Nel recupero del relitto, dello scarto, e nella casualità di questi incontri, non c’è un vero godimento estetico, ma un muro e un limite da intendere come coscienza divorante di abisso e precipizio. Il messaggio dell’autore non è dentro le cose, è nelle cose, e ambiguamente le occupa e le respinge.

La serata, realizzata con la collaborazione dell’Associazione Juliet e di Girardi Spumanti, proseguirà fino al 15 marzo, con orario di visita il lun / mer / ven dalle 16.00 alle 18.00.

Per ulteriori info: 333 2611573.




A Torino apre CampoBase

A Torino apre CampoBase, un “curator-run space” dedicato alla ricerca e alla sperimentazione artistica che nasce dal progetto dei dieci partecipanti di Campo18, un team di curatori dal profilo eterogeneo che costituisce qui la propria base di collaborazione.

Trovatosi nella contingenza di vestire i panni di un collettivo involontario, il gruppo decide di aprire le porte di CampoBase per il tempo di un anno al fine di riflettere sui significati di forme e pratiche collettive nel contesto di una contemporaneità mobile e provvisoria.

A partire dal mese di marzo, attraverso un doppio binario metodologico, fatto di ricerca teorica e sperimentazione artistica, un programma variegato di talk, workshop, screening e momenti espositivi approfondirà alcuni casi studio con l’obiettivo di analizzarne le peculiarità e sollevare quesiti sul senso di questa pratica nella contemporaneità.

CampoBase è un progetto a cura di:

Irene Angenica (Catania, 1991), Bianca Buccioli (Bari, 1994), Emanuele Carlenzi (Roma, 1992), Martina Cavalli (Modena, 1993), Gabriella Dal Lago (Torino, 1992), Alice Labor (Roma, 1993), Ginevra Ludovici (Roma, 1992), Rachele Palma (Roma, 1991), Federica Torgano (Verbania, 1993), Stefano Volpato (Treviso, 1988).

Venerdì 15 febbraio alle 18.30 il gruppo decide di inaugurare in anteprima con una festa dal titolo Pendaison de Crémaillère. Per l’occasione CampoBase organizza un Laser Print Show invitando artisti, grafici, illustratori a esporre nello spazio un lavoro in bianco e nero in formato A4, che potrà essere riprodotto al momento con una stampante laser su richiesta del pubblico.

Gli artisti coinvolti sono:

Adriano Annino, Alessia Prati e Matias Julian Nativo, Alex Urso, Andrea Magnani, Andrea Faleschini, Benni Bosetto, Caterina Morigi, Catia Schievano, Daniele Costa, Dario Picariello, Davide La Montagna, Davide Mancini Zanchi, Davide Sgambaro, Edoardo Tronchin Zanato, Eleonora Gasparini, Elisa Strinna, Erik Saglia, Fabio Roncato, Farbod Ahmadvand, Filippo Cecconi, Flavia Tritto, Francesco Bertelè, Francesco Maluta, Francesco Morgando, Francesco Zanatta, Gabrielle Kourdadzé, Gianluca Brando, Giulia Fancinelli, Giulio Alvigini, Giulio Saverio Rossi, Giuseppe De Mattia, Irene Adorni, Irene Fenara, Justin Sterling, Kensuke Koike, Laurina Paperina, Letizia Scarpello, Luca Grechi, Luca Loreti, Luca Romani, Luca Staccioli, Luca Vallese, Marco Andrighetto, Marco Ceroni, Marco Emmanuele, Marco Schiavone, Matilde Cassarini, Mattia Ferretti, Matteo Attruia, Michele Welke, Mimì Enna, Nicola Lorini, Nicole Colombo, Noa Pane, Nuvola Ravera, ,Paolo Ciregia, Paola Lesina, Paolo Bufalini, Pietro Leddi, Progetto Superfluo (Caterina Benvegnù e Nicola Genovese), Roberto Fassone, Saggion-Paganello, Samuele Pigliapochi, Simone Monsi, Stefania Mazzola, Tamara Garcevic, The Cool Couple, Tieto Mallamo.

Info:
Evento: Pendaison de Crémaillère
Sede: CampoBase, via Reggio 14, Torino
Inaugurazione: 15 febbraio 2019, ore 18.30
Ingresso gratuito

Per maggiori informazioni: campobase18@gmail.com
Facebook: @campobasecrs
Instagram: @campobase_crs




Maria Eichhorn. Integralismo riduzionista

La riduzione è il segno distintivo dell’opera dell’artista Maria Eichhorn (nata a Bamberg, Germania, 1962) in mostra al Migrosmuseum di Zurigo fino al 3 febbraio. Le 12 opere selezionate per l’esposizione – realizzate negli ultimi trent’anni – costituiscono un’esemplare campionatura della sua vicenda creativa, in costante tensione tra profondità analitica e integralismo riduzionista.

La pratica di Eichhorn sollecita l’esame critico delle norme radicate che regolano la vita quotidiana e l’arte, con particolare attenzione ai processi socioeconomici. Le questioni che solleva mettono in luce questioni di valore, tempo e proprietà, categorie che l’artista mina deliberatamente. Chiamare in causa le realtà normative per sensibilizzare riguardo alla struttura che ci circonda: questo è un obiettivo centrale della pratica creativa di Maria Eichhorn, che sottopone a revisione il meccanismo capitalista, le circostanze storiche e sociali e le premesse e le operazioni dell’arte stessa. Il suo lavoro sviluppa una vasta ricerca, durante la quale l’artista raccoglie molteplici informazioni e ricchezza di riferimenti che poi analizza e prepara per la presentazione pubblica. I suoi lavori, che tracciano complessi interessi tematici, spesso si rivolgono a un’estetica di base, a una deliberata sovversione dell’economia di attenzione del mercato dell’arte.

Con un caso individuale come punto di partenza, Eichhorn sviluppa analisi astratte delle strutture sociali; un esempio caratteristico è Prohibited Imports (2003), che esamina le pratiche restrittive di censura delle autorità giapponesi. Il progetto, punto di partenza per un esame della legislazione in costante evoluzione e della giurisdizione relativa alla libertà di stampa e alla libertà di parola, si riferisce specificamente alla prassi delle autorità doganali giapponesi di sottoporre a censura le pubblicazioni provenienti dall’estero. Tra il 2000 e il 2002, diversi pacchi di libri furono spediti da Berlino a Tokyo, partendo dal presupposto che le dogane giapponesi avrebbero aperto i pacchi e censurato i libri. Il libro Mapplethorpe. Die grosse Werkmonographie è stato inviato due volte: una copia è stata censurata all’aeroporto di Tokyo Narita, ma non l’altra. Nella mostra le due copie del libro di Mapplethorpe sono disposte l’una sopra l’altra sul ripiano superiore di una vetrina appositamente creata. Messi a confronto, i dettagli della stessa fotografia in forma censurata e non censurata possono essere visualizzati uno accanto all’altro. (L’immagine in questione mostra l’opera fotografica di Mapplethorpe Patrice, N.Y.C., 1977).

La concezione artistica di Eichhorn è influenzata dalla smaterializzazione dell’opera, come è evidente nei testi murali che dal 1989 l’artista si applica su muro bianco in più strati di vernice bianca, finché il testo non assume un leggero rilievo. I testi sono dipinti usando un’emulsione identica a quella del muro e solo il cartellino che ne indica la posizione e un’osservazione molto attenta permettono la loro individuazione. In occasione della mostra, è stato realizzato come opera site specific un testo a muro con l’indirizzo postale del museo. Ogni testo a muro è associato al rispettivo proprietario dell’opera. In caso di cambio di residenza, il testo del muro viene rieseguito utilizzando il nuovo indirizzo. La proprietà del lavoro può comprendere diverse iterazioni con indirizzi diversi, a seconda del numero di volte in cui si verifica un cambio di residenza. I testi a muro eseguiti nella vecchia posizione rimangono in possesso dei proprietari originali, ma i diritti di visualizzazione specifici del sito vengono trasferiti ai nuovi residenti.

Le opere di Eichhorn fungono da punti di riferimento per comprendere meglio situazioni e circostanze esistenti. Ad esempio, l’opera Building as Unowned Property, creata in occasione del documento 14 di Atene, consiste nel convertire lo stato giuridico di un edificio ad Atene in quello di “proprietà senza proprietario”. Comprende tutte le attività e le procedure coinvolte in questo processo di conversione, come la ricerca legale, la ricerca di edifici disponibili, l’ispezione, la selezione e le conferme notarili del nuovo stato giuridico della costruzione e del lotto come l’iscrizione nel registro dei fatti e dell’uso dell’edificio. Il lavoro riguardava il tessuto urbano di Atene, dove l’alta concentrazione di edifici messi in vendita, soprattutto nel centro, sono un eloquente indicatore della crisi sociale ed economica in Grecia. Trasformando un edificio vuoto ad Atene in una proprietà non controllata, l’artista crea una scultura nello spazio urbano che non appartiene a nessuno (e che quindi è di tutti).

Accanto a questo genere di progetti, che innescano e si fondano su raffinati processi cognitivi, altri lavori appaiono brutalmente lapidari, ostentando una sorta di arte negativa che mette alla prova la capacità di resistenza del museo alla quasi completa sparizione dell’opera e del suo significato. Paper Bags (2009/2018), ad esempio, mostra consuete buste commerciali con la scritta stampata Data Quest Apple Premium Reseller, riempiti con imballaggi di prodotti vuoti raccolti da varie persone. I prodotti di uso quotidiano, come alimentari e cosmetici, erano stati utilizzati dalle persone incaricate di raccoglierli. Oppure Cart / 90 poster (1995/2018), una raccolta di manifesti (esposti alla rinfusa su un mobiletto di ferro con le ruote) continuamente aggiornati e ampliati con ogni mostra. I manifesti, raccolti da Maria Eichhorn, provengono dai programmi di attivisti e dal lavoro di Eichhorn Ilan Panosu / Billboard, concepito nel 1995 per la Biennale di Istanbul.

Altre opere sembrano riprendere tautologie concettuali in voga negli anni ’60, quando molti artisti inseguivano l’assoluta coincidenza formale dell’opera con il suo significato, la messa a punto di procedure univoche e impersonali e la nuda “presentazione” in aperta opposizione contro l’obsoleta “rappresentazione”. A questo gruppo appartiene ad esempio Four corners of a Removed Sheet of Paper (1992/2018), la cui edizione illimitata consiste in una scatola con tre fogli di carta piegati e una pagina contenente le seguenti istruzioni e specifiche tecniche: “Attaccare ad un muro un foglio di carta verticalmente o orizzontalmente con un nastro adesivo trasparente. Rimuovere la carta in modo tale che i quattro angoli nastrati della carta rimangano (incollati) al muro.” O Rolled up Banner (1988/2018), un rotolo di carta impilabile fissato a due bastoni di legno alle estremità e successivamente arrotolato oppure Curtain (1989/2001/2018), che comprende dieci tende di vario colore realizzate in diversi luoghi tra il 1989 e il 2001. Il colore delle tende (nella mostra vediamo quella arancione) e la loro cronologia sono state determinate al tempo della prima esposizione del progetto nel 1989.

Info:

Maria Eichhorn. Twelve works (1988-2018)
20 novembre 2018 – 3 febbraio 2019
Museo Migros für Gegenwartskunst
Limmatstrasse 270 Zurigo

Maria Eichhorn, Curtain (Orange) 1989/2001/2018. Curtain (cotton fabric, curtain gliders, curtain rail)
Dimensions variable, here: 436 x 1600 x 30 cm

Maria Eichhorn, Limmatstrasse 270, 8005 Zürich, 2011/2018
Postal address, wall text, bas-relief, white emulsion paint on a white wall, manual application of paint with a brush in multiple layers Typeface: Jigsaw Regular Dimensions variable, here: 27 x 98,3 cm Wall painting: Christian Eberhard

Maria Eichhorn, Paper Bags 2009/2018
Collecting empty packaging of products which have already been consumed; Data Quest Apple Premium Reseller paper bags, product packaging collected during a specific period of time, Various dimensions

Maria EichhornMaria Eichhorn, 輸入禁制品 / Prohibited Imports, 2003
Parcel shipments of books from Berlin to Tokyo; 19 reproductions from the book Robert Mapplethorpe. Die große Werkmonographie censored by Japanese customs; Japanese customs authority Notice of Prohibited Imports form; selection of the books mailed; Wall display case (wood, glass): 47.5 x 76.5 x 38 cm

For all images: Stefan Altenburger Photography, Zurich © ProLitteris, Zürich




Juliet 191

 

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COPERTINA
Alfredo Jaar, “A Logo for America”, 2018 è la rievocazione di un lavoro del 1987, un’animazione grafica di 39 secondi presentata in loop su una barca nelle acque di Miami Beach (courtesy Faena Art Festival Miami, Lelong Gallery New York, Galleria Lia Rumma Milano/Napoli e l’Artista) L’installazione è stata realizzata dall’artista e architetto cileno, attivo a New York, nell’ambito della prima edizione del Faena Festival, una serie di eventi collaterali presentati

34 | Estetica ed Etica degli Archivi Privati (III) / Luciano Marucci
40 | Urban Art & Non Art – Panel discussion (IV) / Luciano Marucci
44 | “l’intelligenza facilita | l’imbecillità complica” – L’EstEtica di Getulio Alviani / Luciano Marucci
48 | Mark Kostabi – Kostabi World / Roberto Vidali
52 | Dream + Conversation – a Roma / Lorenzo Taiuti
54 | Peter Triantos – Splash of joy / Valeria Ceregini
56 | Fotografia – a Parigi / Emanuele Magri
58 | Zheng Bo – Weed Party III / Emanuela Zanon
60 | Julian Rosefeldt – o del non-monumento / Roberto Grisancich
62 | Giovanni Motta – “Jonny Boy” / Roberto Grisancich
63 | “Fluttuante come il tempo” – Enzo Bersezio / Marcello Corazzini
64 | Simone Menegoi – Arte Fiera 2019 / Emanuela Zanon
65 | Audrey Matt Aubert – Partiels / Anna Battiston
66 | Melina Papageorgiou – Burkinis and Other Details / Matthias Harder
67| Natura d’artista – Piero Dorazio / Luciano Marucci
68 | Italiart – Festival Italien de Dijon / Giovanni Pettener
69 | Federico Tosi – Goodbye / Ch Schloss
71 | Giovanni Pulze – a New York / Ch Schloss
72 | Nicoletta Rusconi – a Cascina Maria / Emanuele Magri
73 | Musica e pittura – Paride Di Stefano / Elisabetta Bacci
74 | Gani Llalloshi – Sleepwalking / Arta Agani

75 | Claire Froës – Untitled (Solo Show) / Dea Slavica
76 | Alberto Garutti – arte pubblica / Fabio Fabris
78 | Branko Franceschi – Autoritratti 5 / Giuliana Carbi Jesurun
80 | Stefano Graziani – senza preconcetti / Ch Schloss
82 | “Duel_Gianni Caravaggio” – al Museo del Novecento / Valentina Piuma
84 | Tunisia – Tahar / Aouida Amina Gaia Abdelouahab
85 | GrandArt – Angelo Crespi / Fabio Fabris

PICS
70 | Jaume Plensa – “Carlota”
77 | Georg Herold – “Beverly”
79 | Kimsooja – “A Needle Woman…”
81 | Simon Periton – “Outdoor Miner”
83 | Jens Fänge – “Cirkel”

RITRATTI
86 | Fil rouge – Juan Octavio Prenz / Fabio Rinaldi
93 | Attilio e Vittorio – Fotoritratto / Luca Carrà

RUBRICHE
87 | Sign.media – Tutti artisti / Gabriele Perretta
88 | Appuntamento con il museo virtuale – A.A. Lombardi / Alessio Curto
89 | P. P. dedica il suo spazio a… – Dino Ferruzzi / Angelo Bianco
90 | (H) o – del restauro / Angelo Bianco
91 | Rachel Hayes – Beauty’s Many Lives / Leda Cempellin
92 | Arte e… psicanalisi – Maria Claudia Dominguez / Serenella Dorigo

AGENDA
94 | Spray – Eventi d’arte contemporanea AAVV




ArtCity 2019: una guida agli eventi da non perdere

È iniziata a Bologna la settimana più attesa dell’anno per tutti gli appassionati di arte contemporanea: come sempre Arte Fiera catalizza una miriade di eventi diffusi in tutta la città, oltre a tre fiere collaterali (Set Up, Paratissima e Fruit Exhibition). La settima edizione di Art City, il palinsesto ufficiale di Arte Fiera off, in questa edizione coinvolge ben 108 luoghi con 118 progetti, senza contare le centinaia di altre iniziative che fanno di Bologna la meta imprescindibile del primo week end di febbraio.

Vediamo ora alcuni possibili itinerari che metteranno alla prova anche i più instancabili presenzialisti, certi che in ogni strada sarà divertente perdersi in una costellazione di eventi e situazioni e che ognuno riuscirà a trovare il proprio percorso d’arte individuale. Come programma di partenza vi proponiamo quindi quelle che secondo noi sono le tappe più “imperdibili” di questo tour de force.

Uno dei centri pulsanti dell’arte a Bologna è anzitutto la Manifattura delle Arti, un quartiere recentemente riqualificato che ha il suo centro nevralgico nel MAMbo, dove è d’obbligo una visita alla prima personale in Italia di Mika Rottenberg, artista di origine argentina che incentra la sua ricerca sulla critica della produzione di massa della società contemporanea. Nella Sala delle Ciminiere propone una grande installazione composta da oggetti scultorei e video che esplorano in modo sarcastico e bizzarro la seduzione, la magia e la disperazione della nostra realtà iper-capitalista e globalizzata. (Sabato alle 11 segnaliamo il talk con l’artista e Germano Celant). In qualche modo connessa a questa mostra è la personale di Débora Delmar nella vicina GALLLERIAPIÙ, che analizza l’influenza della cultura europea dei caffè nello sviluppo delle città, nelle relazioni sociali, nelle interazioni e nello stile di vita contemporaneo. Il progetto tenta di instaurare collegamenti tra la funzione dei bar e lo spazio della galleria per riflettere su come le scelte estetiche dei luoghi in cui viviamo condizionino il nostro comportamento al loro interno. In 5 minuti a piedi arriviamo a P420, che presenta una mostra collettiva di 5 giovani artisti (Adrian Buschmann, George Rouy, Peter Shear, Sofia Silva, Tamina Amadyar) che propongono altrettanti differenti approcci alla pittura con l’intento di liberare una violenza costruttiva ed emotiva che va oltre il risultato e oltre l’oggetto in direzione dell’azione e del processo. La sfida è quella di creare una mostra difficile, felice di causare un leggero mal di testa. Da CAR DRDE troviamo invece la personale di David Casini, che rielabora in una serie di raffinate sculture inedite il tema del paesaggio toscano colto al di fuori dei luoghi comuni a cui è solitamente associato. Localedue prosegue il suo radicale approccio curatoriale che per l’attuale stagione prevede la presentazione di singole opere-mostra offerte alla libera interpretazione dello spettatore con un nuovo lavoro di Giovanni Kronenberg. A Porto dell’Arte avremo modo di visitare una personale di Giulio Alvigini, giovane artista italiano (semplice) che in pochi mesi ha spopolato su Instagram con il progetto Make Italian Art Great Again, un’intelligente satira a colpi di meme sul sistema dell’arte italiano (e non). (Visita su prenotazione cliccando qui.) Per resettare la mente dopo tutte queste mostre, consigliamo di tornare al MAMbo per il dj set di Messnr, Huerco S. e Mayo Soulomon a cura di Locomotiv Club, che ospiterà anche l’after party ufficiale di Art City.

In zona stazione vale la pena di visitare la galleria Enrico Astuni che in occasione della fiera inaugura la mostra collettiva PoliArte (L’Arte delle Arti), a cura di Giacinto Di Pietrantonio, con opere di Gabriele Basilico, Alberto Garutti, Ugo La Pietra, Corrado Levi e Alessandro Mendini, cinque autori che hanno tutti studiato Architettura al Politecnico della metro-poli Milano, con l’intento di non votarsi puramente, o per nulla, all’architettura. Risalendo via Indipendenza per andare verso il centro troviamo le tre vetrine di Tripla, che propone un grande murale site-specific di Rob Chavasse realizzato con una pistola a getto d’inchiostro normalmente utilizzata per identificare e schedare le merci nella grande distribuzione. Lungo il percorso proponiamo una tappa all’Oratorio di San Filippo Neri, dove Leandro Erlich allestirà una suggestiva collezione di nuvole in vetrina che insceneranno una delicata danza di forme evanescenti.

In piazza Maggiore nel cortile di Palazzo d’Accursio troveremo una grande scultura di Eduard Habicher, protagonista in contemporanea di una personale alla galleria Studio G7, formata da putrelle in acciaio di colore rosso vivo, una forma accogliente in cui lo spettatore potrà entrare e guardare l’edificio storico da una prospettiva diversa. Al piano superiore nella Sala Farnese le grandi tele disposte a cripta di Massimo Kaufmann avvolgeranno il visitatore in una pulviscolare ambientazione pittorica che indaga la ritmica del caos, del dionisiaco e dell’informe. Spostandoci a Palazzo de’ Toschi visiteremo Terraforming Fantasies, personale del fotografo e videomaker belga Geert Goiris in un ambizioso allestimento di design formato da moduli espositivi esagonali. La ricerca dell’artista è incentrata sul paesaggio, che nei suoi scatti appare sospeso ed enigmatico, come se appartenesse ad un altro pianeta. Da lì si passa poi alla galleria de’ Foscherari, che ospita una bellissima mostra di Vajiko Chachkhiani, in cui vediamo disseminata sul pavimento una strana popolazione di zucche dentate e ungulate, fantasmi ibridi scaturiti dall’assemblaggio di frutti e animali senza più polpa, carne e interiora. La mostra riflette sui concetti di fragilità, assenza, alterità in un allestimento ambientale da percorrere con rispetto e cautela.

Al Museo di Palazzo Poggi troviamo un’installazione scultorea di Christian Fogarolli che, in dialogo con le collezioni permanenti incentrate sulle tradizioni mediche del passato, si concentra sulla cosiddetta “pietra della follia”, un’intrusa che anticamente si credeva comparisse nel cervello delle persone con disturbi psichiatrici provocandone la devianza comportamentale. Se la follia era considerata un corpo estraneo da estirpare, i tentativi chirurgici popolari di rimuoverla arrivavano a mettere in serio pericolo l’incolumità del paziente. Nella vicina Porta San Donato potremo vedere l’installazione luminosa di Patrick Tuttofuoco, una gigantesca mano pop e inoffensiva.

Per chi avesse ancora l’energia di spostarsi fuori porta (ma un trenino gratuito in partenza dalla Fiera ogni 20 minuti accompagnerà i visitatori in giro per le principali location di Art City) consigliamo anzitutto la mostra di Thomas Struth al MAST. Con approccio chirurgico il fotografo tedesco mostra luoghi solitamente inaccessibili, come laboratori di ricerca spaziale, impianti nucleari, sale operatorie o piattaforme di perforazione. In queste avanguardistiche postazioni viene esibita una tecnologia talmente complessa da risultare oscuramente minacciosa come il potere che le strutture nascoste di controllo e influenza esercitano sulla nostra esistenza. E poi a Villa delle Rose la preziosa retrospettiva di Goran Trbuljak, artista concettuale che dalla fine degli anni ’60 indaga con ironia e intelligenza i limiti del fare arte e lo statuto esistenziale dell’artista attraverso mezzi alternativi di produzione e rappresentazione che prevedono la costante rinegoziazione delle regole implicite del sistema. Per concludere Marsala District (circuito SetUp Plus), collettivo di creativi, innovator, sognatrici, art managers, invade con l’arte una casa privata in via Augusto Murri (info e prenotazioni marsaladistrict@gmail.com) in collaborazione con DAMSlab per il progetto Barrhaus, il cui nome omaggia il cognome della proprietaria e strizza l’occhio al movimento d’avanguardia tedesco. La ricerca multidisciplinare di quattro giovani artisti (Francesca Catellani, Diego Repetto, Alice Cannara Malan, Bénédicte Vanderreydt) sfiderà il pubblico a guardare oltre il bello per porsi domande etiche, sociali, sul ruolo della donna come archetipo e come corpo futuro.

More info:

www.artefiera.it

http://agenda.comune.bologna.it/cultura/artcity

Art City 2019Mika Rottenberg, NoNoseKnows (video still), 2015 Video e installazione scultorea 21’ 58” Edizione: variante dell’artista Dimensioni variabili Courtesy l’artista e Hauser & Wirth

Art City 2019 Sofia Silva, The Engagement Ring, 2017, olio e acrilico su tela, cm.25×35 (Courtesy the artist & P420, Bologna)

Art City 2019MONO3 presenta l’opera “senza titolo” di Giovanni Kronenberg

Art City 2019Gabriele Basilico, Beirut, 1991, Pure pigment print, 110 x 140 cm, edizione 3/15 Courtesy Archivio Gabriele Basilico

Art City 2019Geert Goiris, Owl, 2018

Art City 2019Leandro  Erlich, Clouds, 2016, Mori Art Museum, Tokyo, 2017 Photo credit Hasegawa Kenta