Colm MacAthlaoich. The Waiting Game

Quanto è importante il tempo nel tuo processo artistico, dall’ideazione alla realizzazione del dipinto?
Colm MacAthlaoich: Di tempo o non ne ho a sufficienza o non riesco a gestirlo bene, ma a volte trovo difficile prevedere quando i miei dipinti saranno finiti a causa del modo trasformativo in cui lavoro. Il processo gioca un ruolo centrale nel modo in cui lavoro, poiché il processo di pittura si basa molto sul controllo quanto sul caso. Un dipinto avrà molti risultati possibili e il tempo spesso determina quando è finito, a seconda se ne ho abbastanza o se ne sono a corto.

Come consideri la tua pratica artistica? E come la descriveresti?
Sono un pittore principalmente, con un passato da incisore e designer. Sebbene il mio approccio alla pittura sia formale e possa essere considerato tradizionale, il mio processo è sperimentale e implica un automatismo subconscio. Il mio lavoro tocca temi riguardanti la condizione umana, la storia e le culture sociali, tra gli altri.

Che cosa significa il titolo The Waiting Game?
Nel titolo The Waiting Game faccio riferimento al drammaturgo irlandese Samuel Beckett e al suo Waiting for Godot del 1953, in cui due personaggi attendono l’arrivo di qualcuno di nome Godot che non arriva mai, e mentre attendono si intrattengono con una varietà di discussioni e personaggi. La struttura dello spettacolo è libera e assurda e, per molti aspetti molto elementare, invitando a interpretare ogni tipo di esternazione sociale, politica e religiosa. Mentre è stato detto che l’opera di Beckett è una metafora della futilità dell’esistenza umana, egli lo ha visto invece come un gioco, tutto è un gioco, tutto diventa un’imitazione, un’imitazione della realtà. Sono anche curioso di vedere come le mie interpretazioni temi sociali e politici siano viste dal punto di vista di un etero maschio irlandese che vive in Spagna. Il risultato è stato una serie di lavori che guardano all’apposizione di norme di genere, trofei culturali e tradizioni che derivano dalla mia esperienza di vita in Spagna. Uso un approccio transitivo alla pittura, alla sovrapposizione, alla ri-pittura, alla continua aggiunta e rimozione di elementi mentre la composizione si evolve come risposta emotiva a questi argomenti.

Quali emozioni provi a suscitare nell’osservatore?
Ci sono due cose in gioco quando si guarda un dipinto: c’è l’interpretazione emotiva immediata basata sulla valutazione estetica da parte dell’individuo, in secondo luogo c’è l’interpretazione concettuale, che può modellare la nostra comprensione dell’opera, sconvolgendo così una connessione estetica, lasciando il posto a un nuovo significato. Mi piace giocare con entrambi questi modi di vedere, utilizzando le tecniche tradizionali di composizione, colore e forma per stabilire una reazione estetica mentre si presenta la materia sotto forma di una figura nello spazio. Io uso anche singole figure in questa serie in modo da dirigere l’attenzione sull’individuo, sul soggetto della mia ricerca. Voglio che lo spettatore si colleghi a questo individuo, che si impegni con la sua posizione a valutare per giungere alla fine a una risponda emotivamente a lui conforme.

La tua arte è cambiata dopo la tua residenza in Spagna. Quanto influisce la tua esperienza di vita quotidiana sulla tua arte, sui tuoi metodi di pittura e sui soggetti?
L’autenticità è essenziale per il mio processo di lavoro, quasi come un giornalista incerto. Sono guidato dall’esperienza diretta e credo che per me questo sia l’unico modo per ottenere un’esperienza autentica su ciò che voglio esprimere attraverso il mio lavoro. Prima di trasferirmi in Spagna ero interessato all’idea del pensiero e del luogo, guardavo anche a motivi ripetitivi, questo era più legato allo sviluppo di una cifra stilistica e alla semplificazione del mio lavoro nei suoi elementi essenziali. Non appena mi sono trasferito, il mio ambiente è cambiato radicalmente e la mia risposta al nuovo ambiente è stata istantanea. La mia idea di appropriazione culturale avviene solo se vissuta integralmente. Nel mio dipinto, la battaglia fra le cose da esprimere e ciò che non è ancora diventato è sempre una nuova sfida, e nell’ultimo anno ho sviluppato un modo per sottoscrivere e tradurre queste reazioni emotive nel mio lavoro.

Colm MacAthlaoich, Cluiche fanachta (The waiting game), 2018. Oil on canvas, 130 x 97 cm

Colm MacAthlaoich, An tríú fear (El Tercio), 2018. Oil on canvas, 81 x 73 cm




Gillian Lawler. Paintings through its poetical emotions

Quanto è importante il tempo nel tuo processo artistico?
Gillian Lawler: Il tempo è una componente essenziale nel mio lavoro che si evince attraverso un processo di immagini sovrapposte. Mi concedo circa un anno prima di una mostra per realizzare un nuovo nucleo di lavoro. Inizialmente il lavoro si evolve lentamente, costruendo immagini e associazioni strato dopo strato. Queste superfici sono molto sottili e arricchiscono il lavoro dando una profondità di significato percepibile solo attraverso l’atto di osservazione prolungata. Uso la tela nella sua forma preliminare come veicolo di ricerca, sperimentando varie forme geometriche, linee, stati d’animo e proiezione della mente. I motivi che riuso sono basati sul concetto di forma, sulle mie interazioni quotidiane a livello umano e sul mio personale sentimento attuale. Credo che il dipinto sia finito solo quando sento che la forma e l’atmosfera/umore sono equilibrati.

Come consideri la tua pratica artistica? E come la descriveresti?
GL: Io sono principalmente un pittore, ma negli ultimi due anni ho sperimentato scultura, fotografia, proiezione di diapositive e disegno. La mia pittura in passato è stata descritta in termini scultorei, quindi è stata una transizione naturale l’utilizzo di altri media per rappresentare ciò che faccio. Il mio lavoro descrive il mio posto nel mondo conosciuto e oltre, le esperienze passate e si nutre del pensiero attuale riguardo al nostro ambiente, ai cambiamenti climatici e al disagio esistenziale prevalente.

Qual è il titolo dell’attuale tua mostra personale a Torino e come si confronta con l’idea Painting through its poetical emotions che soggiace l’intero ciclo di mostre?
GL: La mia mostra per la Galleria Weber & Weber di Torino è intitolata This entropic order. L’entropia è una misura di incertezza o casualità e suggerisce che l’universo si stia muovendo verso uno stato di massima entropia – questo è contrastato dalle teorie della complessità e della crescita. Con questo in mente il mio nuovo lavoro infonde l’idea di luogo, organizzazione, trasferimento e trasformazione attraverso i diversi stati dell’essere. Questo approccio consente un’applicazione e una giustapposizione di forme immaginate e direttamente dipinte sulla tela, un flusso libero di incoscienza per così dire, che attraverso il processo del tempo viene cancellato e rielaborato fino a quando non assomiglia ad alcun pensiero definito. L’ordine viene applicato in base al bilanciamento di forme, linee, colore e spazi vuoti. Lo spazio liminale è importante come luogo di transizione e consente un approccio multiplo alla creazione di immagini, una sorta di ordine precariamente in bilico posto su una crescente ondata di disordini.

Quali emozioni provi o non a suscitare nell’osservatore?
GL: Mi interessa l’idea del disagio architettonico, ricorrenti motivi a scacchiera accentuano una definita ma distorta prospettiva, che qui si aggiunge al surreale, all’onirico senso di disagio, in cui ciò che sembra essere stato pianificato secondo una logica prospettica è negato e sovvertito. In dipinti più recenti ho esplorato l’idea della transizione, passando da uno stato dell’essere a un altro, uno stato legato alla terra che si muove verso una forma forse più spirituale senza legami. La mia tavolozza di colori è ampia ma si basa sulle tonalità dei grigi, quindi a volte infonde al lavoro un senso di tristezza. Nell’ambito del lavoro più recente, l’immagine di una piattaforma funge da veicolo per questa trasformazione e crea una sensazione di assenza di peso che infonde un sentimento di speranza.

Come crei questi universi alternativi, extra universi dove gli elementi geometrici stabiliscono lo spazio?
GL: Mi interessano i luoghi abbandonati, vuoti e messi a nudo, una visione che mi permette di immaginare una linea temporale alternativa o una dimensione libera dalla confusione di una civiltà umana un tempo centralizzata.
L’aggiunta di strutture architettoniche ipotetiche sono multiformi e possono essere messe a terra, o lasciate fluttuare, o legate o addirittura espanse. Agiscono come sentinelle, osservando a una certa distanza, viaggiando forse in un altro luogo, talvolta apparendo o mimetizzandosi attraverso gli elaborati moduli. Spero che possano essere un punto di passaggio tra due luoghi, uno spazio nella mente e un gancio che ci trascina attraverso. Il mio uso del motivo a scacchiera crea una pelle che può essere tirata e allungata in molte direzioni dando alle forme un senso di movimento nel tempo.

Il progetto espositivo Paintings through its poetical emotions (20 set 2018 – 2 feb 2019, Galleria Weber & Weber, Torino) a cura di Valeria Ceregini è gentilmente supportata dal Culture Ireland (cultureireland.ie)

Gillian Lawler, Residue, oil on canvas, 40 x 40 cm, 2018

Gillian Lawler, Tower, oil on canvas, 40 x 40 cm, 2018

Gillian Lawler, Transition, oil on anvas, 30 x 40 cm. 2018