Con Same old, same old, Berlinde De Bruyckere – artista belga nata nel 1964 – torna a interrogare una delle questioni più radicali della sua ricerca: la persistenza del corpo come luogo di conflitto, memoria e trasformazione. La mostra, ospitata da Galleria Continua a San Gimignano, si configura anche come un estratto e una rielaborazione del progetto presentato dall’artista a Frieze Masters, estendendo e approfondendo in un contesto più raccolto e meditativo alcune delle traiettorie emerse in quella occasione. Non si tratta di una semplice trasposizione, ma di un nuovo montaggio critico, capace di far emergere connessioni latenti tra opere e temi ricorrenti.

Berlinde De Bruyckere, “Same old, same old”, 2025, exhibition view Galleria Continua, San Gimignano. Courtesy: the artist and GALLERIA CONTINUA, Photo: Ela Bialkowska, OKNO Studio
Il titolo suggerisce una ripetizione che non è stasi, ma accumulo. In De Bruyckere il ritorno di immagini, posture e materiali non segnala un esaurimento del linguaggio, bensì l’impossibilità di archiviare in modo definitivo il trauma. Corpi coperti, compressi, piegati o assenti continuano a riemergere come sintomi di una storia che non smette di produrre ferite. Same old, same old diventa così una constatazione amara: le grandi narrazioni di violenza, crisi e perdita non appartengono al passato, ma si ripresentano ciclicamente, infiltrandosi nel presente. La mostra mette in relazione opere che attraversano quasi quarant’anni di pratica, rendendo evidente come il lavoro di De Bruyckere sia attraversato da una coerenza profonda, più etica che stilistica.

Berlinde De Bruyckere, “Same old, same old”, 2025, exhibition view Galleria Continua, San Gimignano. Courtesy: the artist and GALLERIA CONTINUA, Photo: Ela Bialkowska, OKNO Studio
I suoi corpi ibridi – umani, animali, vegetali – non si offrono mai come rappresentazioni compiute, ma come organismi in divenire, sospesi tra protezione e vulnerabilità. L’uso di materiali come coperte, piombo, legno o pelle animale non risponde a una ricerca formale, bensì a una necessità simbolica: ogni materiale trattiene una memoria, una temperatura emotiva, una tensione politica. In questo senso, il corpo che emerge dalle opere non è mai solo biologico. È un corpo sociale, esposto a dinamiche di controllo, esclusione e cura. La ricorrenza di strutture come gabbie, supporti, teche o cavalletti non funziona come semplice supporto espositivo, ma come estensione concettuale dell’opera stessa: ciò che sostiene, contiene o immobilizza il corpo diventa parte integrante della sua condizione. Anche quando il corpo è assente, come nei letti o negli spazi vuoti, la sua mancanza amplifica la percezione di una presenza latente, rendendo l’assenza un elemento attivo. l disegno occupa in mostra un ruolo centrale, non come fase preparatoria, ma come spazio di condensazione del pensiero.

Berlinde De Bruyckere, “Same old, same old”, 2025, exhibition view Galleria Continua, San Gimignano. Courtesy: the artist and GALLERIA CONTINUA, Photo: Ela Bialkowska, OKNO Studio
Nei lavori su carta, ali, gabbie e figure angeliche emergono come presagi, anticipazioni di temi che attraversano anche la produzione più recente. L’angelo, in particolare, non appare come figura salvifica, ma come immagine ambigua: fragile, imprigionata, spesso privata di qualsiasi retorica trascendente. È un corpo che promette la possibilità di trasformazione, ma senza offrire consolazione. Questa lettura stratificata della pratica di De Bruyckere trova un’ulteriore articolazione nel catalogo della mostra, al quale ha contribuito Valentino Catricalà, offrendo una riflessione che intreccia corpo, tecnologia e memoria come dispositivi critici del contemporaneo. Come scrive Catricalà, «Il corpo di De Bruyckere non è solo un’entità fisica, culturale e spirituale, ma anche un atto politico: l’interpretazione di un nuovo corpo sociale che esiste in un delicato equilibrio tra assenza e presenza, tra una struttura fisica data e una continua metamorfosi». Il suo intervento amplia il campo interpretativo, collocando l’opera dell’artista in un dialogo più ampio con le trasformazioni culturali e simboliche del nostro tempo, senza ridurla a una dimensione meramente iconografica. La pratica di De Bruyckere si colloca così in una zona di attrito tra orrore e tenerezza, tra violenza e cura, evitando qualsiasi semplificazione simbolica. Le sue opere non illustrano il dolore, lo rendono tangibile, fisico, senza mai spettacolarizzarlo. In questo equilibrio precario risiede la forza del suo lavoro: nel rifiuto di una narrazione pacificata, nella scelta di restare dentro la ferita.

Berlinde De Bruyckere, “Same old, same old”, 2025, exhibition view Galleria Continua, San Gimignano. Courtesy: the artist and GALLERIA CONTINUA, Photo: Ela Bialkowska, OKNO Studio
All’interno degli spazi di Galleria Continua, Same Old, Same Old assume il carattere di una meditazione insistente sull’impossibilità di separare il corpo dalla storia. Non c’è redenzione né catarsi, ma una richiesta di attenzione: guardare, sostare, riconoscere. In un presente segnato da nuove e vecchie forme di crisi, De Bruyckere ci costringe a tornare là dove tutto sembra già visto, per scoprire che nulla è davvero risolto.
Info:
Berlinde De Bruyckere. Same old, same old
24/01 – 19/04/2026
Galleria Continua
Via del Castello 11, San Gimignano (SI)
www.galleriacontinua.com

Art Curator e Art Advisor, laureato in Arti Visive e Mediazione Culturale, con Master in Pratiche Curatoriali, classe ’95, vive a Napoli. Collabora con Gallerie e Spazi Indipendenti, la sua ricerca è incentrata principalmente sulla Pittura Emergente, con uno sguardo attento e propenso anche su altre forme di linguaggio estetico.



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