Esiste una dimensione della pittura dove il tempo si stratifica fino a diventare materia, solidificandosi con lentezza in visioni dense, capaci di condensare in spazi minimi un intero universo interiore evocandolo per frammenti in tutta la sua complessità. La poetica di Bu Shi (Yunnan, 1993), a cui CAR Gallery dedica a Bologna una seconda personale a distanza di tre anni dalla mostra d’esordio, si colloca in questa dimensione temporale dilatata abitando una soglia ambigua tra controllo maniacale della forma e follia visionaria del contenuto, in aperta controtendenza rispetto alla frenesia produttiva oggi imperante nell’arte contemporanea. Il titolo Brace in bocca, ispirato ai Preta della cosmologia buddista, spiriti voraci la cui bocca trasforma ogni cibo in brace ardente, allude a una condizione di mancanza che la pittura non può placare ma solo rendere visibile. L’artista traduce la sua “fame” in composizioni figurative di precisione ossessiva, dove ogni elemento sembra avvampare di una misteriosa intensità indipendente che turba in ogni centimetro la quiete apparente della superficie.

Bu Shi, “Brace in bocca”, installation view at CAR Gallery, Bologna, courtesy CAR Gallery
Il primo elemento che emerge osservando la nuova serie di tempere su tavola qui presentate, il cui piccolo formato suggerisce l’assimilazione a reliquiari laici, è la svolta cromatica: mentre nei lavori precedenti dominava un nero profondo che assorbiva la luce creando atmosfere crepuscolari e malinconiche, ora le opere si accendono di rossi declinati in una gamma vastissima di tonalità (che vanno dal carminio al rosso ciliegia, dal vermiglio brillante ai bruni rossastri sfumati verso il nero), come se l’oscurità fosse stata squarciata dai bagliori di un tramonto sanguigno, che illumina dall’interno i piccoli teatri dell’esistenza raffigurati dal pittore. Il rosso, secondo la tradizione cinese portatore di una pluralità di significati legati a fortuna, gioia, passione e desiderio, qui assume una valenza più complessa e contraddittoria, evocando al contempo la vitalità ardente e la brace che consuma, il calore della vita e il fuoco che divora. La meticolosità della tecnica pittorica di Bu Shi, in cui convergono procedimenti antichi e laboriosi desunti dalla tradizione sia orientale sia occidentale, anziché puro virtuosismo tecnico come potrebbe apparire a un primo sguardo, è il veicolo di un’urgenza espressiva che si manifesta proprio nella sua negazione, nell’impossibilità di rappresentare in maniera istantanea ciò che richiede una sedimentazione temporale analoga a quella della memoria o del sogno.

Bu Shi, “Blossoms”, 2025, tempera on wooden panel, 33 x 47 x 3,5 cm, courtesy CAR Gallery
Le opere esposte individuano criptiche ambientazioni liminari tra interno ed esterno, tra lo spazio chiuso della Wunderkammer e l’apertura verso paesaggi che sembrano al tempo stesso reali e fittizi. La collocazione in immaginari paesaggi miniaturizzati di oggetti appartenenti alla collezione personale dell’artista ritratti dal vero costituisce la principale cifra distintiva della poetica di Bu Shi: le sue tavole tentano l’impossibile impresa di ridurre la molteplicità del mondo a dimensioni gestibili, racchiudendo brandelli di realtà in spazi protetti dove ogni elemento può essere controllato, disposto secondo precisi criteri compositivi e illuminato da una luce specifica. Teste di monaci buddisti, teschi, falene, conchiglie, uova intarsiate, candele ardenti e altre suppellettili impreziosite dalla pittura: ogni oggetto viene riprodotto con fedeltà minuziosa ai dettagli, eppure la loro combinazione genera atmosfere stranianti, dove la descrizione infittisce il mistero invece di chiarirlo. In questo processo la pittura diventa il luogo di un desiderio che si fa nitido trasformandosi in forma nella disciplina di una rappresentazione che riesce a dare corpo a un’inquietudine altrimenti ineffabile.

Bu Shi, “Crepuscolo”, 2025, tempera on wooden panel, 24 x 30 x 3 cm, courtesy CAR Gallery
Rispetto ai lavori precedenti, dove lo spazio tendeva a chiudersi su sé stesso in una dimensione quasi claustrofobica, qui le composizioni si affacciano su paesaggi inquadrati come scenografie teatrali, mostrando cieli crepuscolari attraversati da nuvole dorate, vegetazioni minute da giardino zen o distese d’acqua dove galleggiano piccole imbarcazioni. La dichiarata artificialità di queste vedute ne conferma la natura di costruzioni mentali, di spazi interiori proiettati verso un esterno sempre rielaborato dallo stesso sguardo che prova a contenerlo miniaturizzandolo e trasformandolo in oggetto di contemplazione. La simmetria che regola molte composizioni, con elementi disposti specularmente ai lati di un asse centrale, contribuisce a creare un senso di equilibrio instabile, di ordine innervato da una tensione sotterranea sul punto di manifestarsi. Gli oggetti, caricati di valenze simboliche dalla loro cadenzata disposizione su supporti trasfigurati in altari domestici, suggeriscono la presenza di un culto privato e sincretico che fonde elementi buddisti con allegorie occidentali, dalla vanitas barocca al simbolismo decadente.

Bu Shi, “L’isola della morte”, 2025, tempera on wooden panel, 19 x 24 x 3,5 cm, courtesy CAR Gallery
Bu Shi sembra, dunque, abbracciare la pittura come una personale forma di meditazione che produce immagini di significato imperscrutabile, attraverso la quale costruisce narrazioni visive aperte a molteplici interpretazioni. La complessità del suo mondo interiore, sempre in bilico tra razionalità e misticismo, tra quiete apparente e irrequietezza sostanziale, trova in queste piccole tavole una modalità di espressione che ne mantiene viva tutta la tensione. Al loro interno, gli enigmi dell’esistenza che la pittura interroga vengono trasformati in immagini sibilline, in un processo circolare dove l’occhio della pittura continua a scrutare la propria oscurità cercando una comprensione che forse non arriverà mai, ma che nell’atto stesso della ricerca trova la sua ragione d’essere.
Info:
Bu Shi. Brace in bocca
29/11/2025 – 24/01/2026
Testo critico: Maura Pozzati
CAR Gallery
via Azzo Gardino 14/a, Bologna
www.cargallery.it
Laureata in storia dell’arte al DAMS di Bologna, città dove ha continuato a vivere e lavorare, si specializza a Siena con Enrico Crispolti. Curiosa e attenta al divenire della contemporaneità, crede nel potere dell’arte di rendere più interessante la vita e ama esplorarne le ultime tendenze attraverso il dialogo con artisti, curatori e galleristi. Considera la scrittura una forma di ragionamento e analisi che ricostruisce il collegamento tra il percorso creativo dell’artista e il contesto che lo circonda.



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