Da ormai un decennio, la Casa della Memoria di Milano custodisce la storia della Resistenza italiana. Veglia su un ampio archivio – composto da documenti, lettere, disegni e altre tracce tangibili di repressione, persecuzione e terrorismo – ospitato all’interno delle sedi delle principali associazioni: ANED, AIVITER, ANPI, l’Associazione Piazza Fontana 12 dicembre 1969 e l’Istituto Nazionale Ferruccio Parri. Nel 2025, in occasione dell’ottantesimo anniversario della Liberazione d’Italia, la Casa della Memoria presenta un intervento artistico intimo e al tempo stesso universale, firmato da Valerio Eliogabalo Torrisi (Catania, 1993) e curato da Salvatore Cristofaro (Catania, 1997). Un progetto che apre un dialogo sincero e diretto con la storia. Pulci più di prima, ora, realizzato in stretta collaborazione con ANED, è un commovente monito: la libertà non è mai un dono acquisito, ma il risultato di una conquista spesso pagata con la vita di centinaia di donne e uomini. Un’eredità da onorare, proteggere e rinnovare oggi, domani, sempre.

Valerio Eliogabalo Torrisi e Salvatore Cristofaro, foto Carlotta Tornaghi, courtesy Casa della Memoria
Valeria Radkevych: Per approfondire questo progetto toccante e suggestivo, vorrei iniziare proprio dal titolo: lo trovo evocativo, quasi ambiguo.
Salvatore Cristofaro: Il titolo della mostra nasce da una storia trovata in un libricino scritto da un militare internato anonimo, conservato negli archivi dell’ANED (Associazione Nazionale Ex Deportati nei campi nazisti). Tra i racconti di torture e lavori forzati, descrive anche un’infestazione di pulci. I prigionieri vengono radunati, spogliati e lavati con getti d’acqua fredda. Tornano nelle loro stanze nudi, bagnati, feriti. Il giorno dopo, l’autore scrive: «Pulci più di prima, ora». Dopo tutta quella violenza, la situazione è solo peggiorata.
Questa frase ha dato il senso all’intera mostra: volevamo parlare di libertà partendo dalla sua fragilità. Dopo ottant’anni non possiamo darla per scontata. Gli insulti e le discriminazioni contro le minoranze aumentano. Siamo in un tempo che ci ricorda quanto sia facile perdere ciò che si crede acquisito.
Valerio Eliogabalo Torrisi: Abbiamo letto quel diario insieme, era un oggetto prezioso: scritto a matita, su fogli ingialliti, la grafia cambiava di pagina in pagina. Quella frase – «Pulci più di prima, ora» – era tra le prime pagine. È stato un fulmine. Non abbiamo pensato prima alla mostra e poi al titolo. Il titolo è arrivato prima.

Valerio Eliogabalo Torrisi, “Canti da cortile”, installation view, 2025, stampa fotografica; “Ultimi canti”, installation view, 2025, manifesti stampati, foto Carlotta Tornaghi, courtesy Casa della Memoria
Il legame con il presente emerge con forza nella fotografia che reinterpreta uno dei disegni d’archivio: un chiaro invito a riconoscere l’urgenza e l’attualità del messaggio. È un monito che risuona netto: «Non è mai davvero finita. Può accadere di nuovo, a chiunque, in qualsiasi momento».
Salvatore Cristofaro: Il disegno è stato realizzato da Lodovico Barbiano di Belgiojoso, architetto del BBPR, arrestato insieme a Banfi. Quest’ultimo morì nei campi, mentre Belgiojoso iniziò a disegnare la vita a Fossoli. Un disegno in particolare ci ha colpiti: Canti serali dei romani. Racconta di un gruppo di deportati del Quadraro che, una sera, iniziano a cantare insieme. Non si conoscevano, ma si ritrovano per resistere, creare comunità. Quel canto diventa atto politico, un gesto di sfida collettiva. Ed è da quel disegno che proviene la scena nella foto.

Valerio Eliogabalo Torrisi, “Ultimi canti”, manifesto su schermo a LED in via San Marco, Milano, foto © Lorenzo Vitali, courtesy Casa della Memoria
Ma allora perché proprio il canto, inteso sia in senso letterale sia simbolico, emerge come fulcro del vostro progetto? Si tratta non tanto di espressione individuale, ma di un atto corale, manifestazione collettiva di resistenza: nella molteplicità delle voci si concentra la forza del gesto. Una forma di espressione profondamente radicata in tutte le culture che hanno dovuto lottare per esistere, e che ritroviamo anche qui.
Salvatore Cristofaro: Questa ispirazione è venuta da una storia che Dario Venegoni, presidente dell’ANED, ci ha raccontato. Suo padre, partigiano e deportato politico, era nel campo con il fratello. Un giorno, uno dei detenuti iniziò a cantare din don dan, immaginando le campane della libertà che avrebbero suonato dopo il fascismo. Anche se non fosse sopravvissuto, era certo che l’Italia sarebbe cambiata. L’idea dell’opera Canto Nuovo nasce da qui: qualcosa da cantare insieme, per chi non ha mai avuto voce, per chi è stato considerato “sbagliato”. Perché din don dan? Perché in Italia le piazze suonano a festa. Il canto è celebrazione. E quando saremo finalmente liberi, potremo cantare.
Valerio Eliogabalo Torrisi: Il canto è collettivo, è festa. In quei momenti terribili, quest’uomo non pensava solo a sopravvivere, ma immaginava la festa che sarebbe venuta dopo. Il canto come celebrazione della libertà, nonostante tutto. Per me, l’opera è proprio l’inno. Volevo che fosse reale, cantato. All’inaugurazione, l’ha interpretato il Checcoro, il coro LGBTQIA+ di Milano. Nessuno poteva farlo meglio, perché l’inno parla di inclusione. Recita: «Ci dissero sbagliati, ma tu ci fai brillare». È un canto rivolto all’Italia, affinché tutti si sentano accolti e possano essere fieri di dirsi italiani. Personalmente, non sempre riesco a sentirmi parte di questo paese. Ma voglio viverci, voglio poter dire “sono italiano” con orgoglio.

Valerio Eliogabalo Torrisi, “Canto nuovo”, 2025, video still, courtesy artista
Altro che semplice celebrazione: l’installazione porta con sé una componente profondamente tragica. Avete lavorato su un archivio di lettere scritte da persone consapevoli della propria fine imminente. La selezione di frasi, esposte sia negli spazi della Casa della Memoria sia disseminate in vari luoghi della città di Milano, colpisce con forza, toccando corde intime e universali.
Valerio Eliogabalo Torrisi: Molti di questi materiali, lettere soprattutto, sono toccanti. Ne ho lette quasi 2000. Alcune contenevano una sola frase, altre sono più lunghe. Non ho fatto una selezione razionale, ho segnato quelle che mi colpivano emotivamente. Volevo che questa mostra parlasse al presente. Se una frase del 1942 mi risuona ancora oggi, allora ha valore anche per il 2025. Sono parole d’amore, gli ultimi baci, fuori dal tempo. E quando scopri da chi sono state scritte, da un uomo che morirà il giorno dopo, la loro forza ti resta dentro. Morivano orgogliosi di ciò che avevano fatto. Nelle lettere alle mogli e ai figli, i deportati dicevano loro di andare avanti a testa alta, di essere fieri di loro, perché anche grazie a loro ci sarebbe l’Italia libera.
Salvatore Cristofaro: Fuori dalla mostra ci sono schermi con le frasi e le loro fonti archivistiche. Ci interessava che tutto fosse rapportato al presente. Non volevamo fare un mausoleo. La memoria non può essere solo statica, dev’essere viva. Raccontare tutto in tono solenne spesso allontana. La libertà, invece, è qualcosa da conquistare ogni giorno. Va vissuta e celebrata quotidianamente, anche dopo ottant’anni.
Valeria Radkevych
Info:
Pulci più di prima, ora: Valerio Eliogabalo Torrisi dialoga con gli archivi resistenti
05/07/2025 – 21/09/2025
a cura di Salvatore Cristofaro
Casa della Memoria
Via Federico Confalonieri, 14, Milano
Orari di apertura: lunedì: chiuso | Da martedì a domenica: 10:30 – 18:00
Ingresso gratuito
www.casadellamemoria.it

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