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Carmine Rezzuti a Napoli con una grande mostra

Carmine Rezzuti a Napoli con una grande mostra

La storia artistica di Carmine Rezzuti non devo certamente presentarvela io: Rezzuti è un artista che ha saputo raccontarsi, nel tempo, con genio raffinato e una profonda e simbolica narrazione iconografica. Le sue scelte hanno sempre attraversato l’immaginifico, sia quando ha lavorato in esperienze site-specific, sia quando tutto è nato spontaneamente nel silenzio del suo studio, immaginando spazi da contaminare e luoghi da percorrere con estro e originalità.

Carmine Rezzuti, vista d’insieme della mostra “…Di Notte” alla Galleria Frame Arts et Artes di Napoli. Foto di Rita A. Fusco

Carmine Rezzuti, vista d’insieme della mostra “…Di Notte” alla Galleria Frame Arts et Artes di Napoli. Foto di Rita A. Fusco

C’è qualcosa di primitivo e apotropaico nelle opere di Rezzuti, qualcosa che ci appartiene, un’intimità che trascende. Sin dagli esordi, negli anni Settanta, l’aspetto palpabile del suo racconto è sempre stata la capacità di tracciare nuove storie attraverso qualcosa di già esistente: un altrove apparentemente semplice e disarmante. Nel suo lavoro c’è, da sempre, gioco e contaminazione, voglia di sperimentare ma, soprattutto, incontrare l’altro, che sia un sentimento dimenticato o un artista con cui confrontarsi. È il caso del sodalizio con Quintino Scolavino, con cui Rezzuti ha lavorato a quattro mani non fisicamente, ma con anima e amicizia. Tantissime le mostre che hanno visto dialogare i loro percorsi, gli aneddoti preziosi che non mancano mai quando si costruisce qualcosa di importante. Da ricordare, su tutte, le due mostre insieme: nel 2012 “Pompeiana” al MANN (Museo Archeologico di Napoli) e “Concerto per archi e fili di erba”, nel 2016, al PAN (Palazzo delle Arti di Napoli). Questi due artisti sono riusciti a regalarci qualcosa di inestimabile: l’autenticità dell’incontro e del racconto e un ascolto sincero.

Carmine Rezzuti, “Guai a chi si avvicina”, 1979, tecniche e materiali diversi. Foto di Rita A. Fusco courtesy Frame Ars et Artes, Napoli

Carmine Rezzuti, “Guai a chi si avvicina”, 1979, tecniche e materiali diversi. Foto di Rita A. Fusco courtesy Frame Ars et Artes, Napoli

E poi le numerose collettive – su tutte la partecipazione alla XXXVIII Biennale di Venezia, nel padiglione Italia, insieme a Gerardo di Fiore, Aulo Pedicini, Gerardo Pedicini ed Errico Ruotolo – che ci ricordano che i messaggi diventano più intensi quando li condividiamo, che la diversità, dei linguaggi e delle emozioni, arricchisce lo spirito quando possiamo scegliere in chi rispecchiare le nostre inclinazioni. Il 17 dicembre scorso, è stata inaugurata, negli spazi della galleria Frame Ars et Artes, una nuova mostra, dal titolo “…Di Notte”, a cura di Paola Pozzi e Brunello Nardone, presentata da un testo critico di Gabriele Frasca, che ben conosce l’esuberanza artistica di Rezzuti e la cui penna penetrante, ancora una volta, ha saputo accompagnare la creatività e il pensiero dell’artista.

Carmine Rezzuti, “Al buio”, 2000, acrilico su tela. Foto di Rita A. Fusco, courtesy Frame Ars et Artes, Napoli

Carmine Rezzuti, “Al buio”, 2000, acrilico su tela. Foto di Rita A. Fusco, courtesy Frame Ars et Artes, Napoli

I formati si rimpiccioliscono rispetto a quelli cui ci ha abituati Rezzuti nel tempo, fatta eccezione per qualche lavoro: quelle sulle pareti sono opere nate nelle notti insonni di quarantena, nel 2020, quando fuori le luci dei lampioni erano spente e la paura imprevista per qualcosa di sconosciuto accompagnava le nostre giornate. Non è difficile immaginare Rezzuti, nella penombra del suo studio, giocare ancora una volta con la vita, con i simboli che hanno accompagnato la sua esistenza di uomo e di artista. I colori sono meno accesi, ma le forme travalicano gli spazi, scardinano i confini. È una tridimensionalità viscerale, riusciamo a percepire il grido di alcune bestie rappresentate e la delicatezza di altri accostamenti nei collage presentati. Il procedimento è sempre lo stesso: affiancare il passato al presente, che sia un pezzo di legno colorato o un disegno delineato sulla carta in un altro momento. A cambiare, ogni volta, è il sentimento che spinge la mano, la necessità di esprimere quel determinato attimo. Riuscire a raccontare con leggerezza il dolore, la perdita di qualcuno di importante, ma anche il ricordo.

Carmine Rezzuti “Che spavento”, 2002, acrilico e matita grassa su cartone pressato. Foto di Rita A. Fusco, courtesy Frame Ars et Artes, Napoli

Carmine Rezzuti “Che spavento”, 2002, acrilico e matita grassa su cartone pressato. Foto di Rita A. Fusco, courtesy Frame Ars et Artes, Napoli

E noi siamo lì, con il nostro stato d’animo, accolti e respinti, a seconda della nostra predisposizione. Cerchiamo di entrare in punta di piedi, in religioso silenzio, per poter vivere a pieno l’essenza di ciò che ci è stato generosamente donato, per poterci perdere senza inibizioni, come quando giocavamo da bambini. Non si può non riconoscere la capacità che ha Rezzuti nel rendere universale qualcosa di personale: provare a librarci nell’aria come quel gabbiano esposto in un angolo, pronto a spiccare il volo, verso orizzonti inesplorati e misteriosi. Inciampare in noi stessi, come quando distrattamente mettiamo in ordine i pensieri. Accade di notte, quando tutto ci appare più chiaro, nell’inquietudine del respiro e nella veridicità di alcune risposte, che probabilmente non saremmo mai riusciti ad ascoltare nel fragore del giorno.

Rita Alessandra Fusco

Info:

Carmine Rezzuti, “…Di Notte”
a cura di Paola Pozzi e Brunello Nardone
testo critico di Gabriele Frasca
17/12/2025 – 14/01/2026
Galleria Frame Ars et Artes
corso Vittorio Emanuele 525, Napoli
www.framearsartes.it


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