READING

Carol Bove: materia e Percezione, la scultura come...

Carol Bove: materia e Percezione, la scultura come esperienza

La retrospettiva Materia e Percezione, al Solomon R. Guggenheim Museum, riunisce oltre cento opere realizzate in venticinque anni di ricognizione estetica, offrendo una lettura approfondita del percorso espressivo di Carol Bove, tra le figure più autorevoli della prassi scultorea moderna. Il progetto curatoriale rinuncia a una sequenza cronologica lineare per privilegiare accostamenti sperimentali che mettono in luce l’interconnessione tra impianti, schemi tessili e ambientazioni costruttive. Mediante una gestione accurata dell’illuminazione e dei dispositivi di orientamento, la mostra accompagna il visitatore seguendo un itinerario scandito da aperture inquadrate, in cui la volumetria di Frank Lloyd Wright agisce come un meccanismo sensoriale integrativo.

Carol Bove, “Cutting Corners”, 2018, private collection, ® Carol Bove

Carol Bove, “Cutting Corners”, 2018, private collection © Carol Bove Studio LLC Photo Maris Hutchinson/EPW Studio, courtesy of Solomon R. Guggenheim Museum, New York

Le prime fasi della svolta creativa di Bove si focalizzano su assemblaggi che fondono frammenti organici e reperti variegati, rivelando fin da subito un interesse per l’organizzazione dell’intorno teorico e per la natura dell’oggetto rinvenuto. Come nota Suzanne Hudson nel catalogo dell’esposizione, l’artista costruisce situazioni che esigono coinvolgimento, convertendo l’orizzonte modellato in un ambiente vitale. Nel corso degli anni questa attitudine progredisce verso una manipolazione più radicale delle parti costitutive di derivazione tecnica, dove ogni torsione del supporto stabilisce strati che guidano la visione verso equilibri inattesi. Il nucleo centrale del panorama esplora la maestria dell’artista nell’addomesticare il metallo, sottraendo peso alla sostanza ferrosa fino a evocare entità visive sorprendentemente eteree. Un passaggio cruciale in questa direzione è rappresentato da The Moon and the Yew Tree (2019): tubi verniciati in tonalità vibranti come il giallo e il rosa si dispiegano in geometrie fluttuanti. Il colore non svolge una funzione decorativa, ma favorisce la modulazione della densità esperita dei motivi; la radiazione illuminante attraversa le architetture generando bagliori che rendono la pelle metallica instancabilmente mutevole.

Carol Bove, “Vase Face I”

Carol Bove, “Vase Face I / The Ascent to Heaven on a Dentist’s Chair”, 2022, collection of the artist © Carol Bove Studio LLC Photo Maris Hutchinson, courtesy of Solomon R. Guggenheim Museum, New York

All’interno di questa ricerca sui limiti dei costituenti si colloca anche Offenbach Barcarolle (2019), dove acciaio di recupero sottoposto a trattamenti produce un contrasto tra la precisione ordinata dell’insieme e l’imprevedibilità dell’intreccio originario. L’opera sollecita l’interlocutore a muoversi attorno all’organismo per cogliere come l’inclinazione di un singolo profilo possa alterare la configurazione unitaria. La dialettica tra forza e delicatezza pervade l’intera produzione dell’artista. Bove stessa ha rilevato come l’acciaio inossidabile venga comunemente avvertito come un substrato duro e resistente, scrutando la possibilità di agire su di esso con modalità più sottili e persistenti. Questa regia della visita trova una sintesi nella serie Vase Face (2022), scelta in rassegna come punto di raccordo tra opacità e trasparenza. L’unione di tubi piegati e lastre di cristallo laminato introduce un tessuto di texture fotiche in cui l’immagine si modifica con il mutare dell’asse visivo. La mostra si trasforma in una costellazione cangiante, sensibile alla luminosità naturale filtrata dalla cupola del museo.

Carol Bove,

Carol Bove, installation view of “Carol Bove” (March 5, 2026 – August 2, 2026) at the Solomon R. Guggenheim Museum, 2026. Photo by David Heald, courtesy of Solomon R. Guggenheim Museum, New York

Il cammino concettuale di Bove si sviluppa in dialogo con la storia della scultura novecentesca. Pur richiamando le esperienze di Anthony Caro e Donald Judd, l’artista concentra la propria attenzione sulla ridefinizione delle impalcature nascoste alle creazioni. Ogni vicinanza tra fattori eterogenei determina relazioni tra angoli, piani e linee che danno luogo a una complessità formale essenziale, priva di sovrastrutture retoriche. La varietà dei materiali presiede alla costruzione di una dimensione stratificata, in cui ogni elemento risponde congiuntamente alla logica intrinseca dell’opera e al quadro fondamentale in cui si inserisce. L’allestimento valorizza in modo significativo la morfologia del museo: le rampe e le curvature dell’edificio plasmano la dinamica ottica in un sistema unitario di rimandi prospettici. Secondo la curatrice Kelly Baum, ogni intervento di Bove invita a riconsiderare i paradigmi della plastica, attivando un’interazione diretta tra opera, scenario circostante e percorrenza del partecipante. La disposizione alterna masse compatte e varchi improvvisi, costruendo un ritmo che riarticola la salita lungo la spirale del Guggenheim in un esercizio di osservazione prolungata.

Carol Bove, installation view of “Carol Bove” (March 5, 2026 - August 2, 2026) at the Solomon R. Guggenheim Museum, 2026. Photo by David Heald, courtesy of Solomon R. Guggenheim Museum, New York

Carol Bove, installation view of “Carol Bove” (March 5, 2026 – August 2, 2026) at the Solomon R. Guggenheim Museum, 2026. Photo by David Heald, courtesy of Solomon R. Guggenheim Museum, New York

Le installazioni più recenti innestano ulteriori livelli di articolazione strutturale. Componenti sospesi suggeriscono traiettorie che sembrano disegnare trame invisibili nello spazio espositivo, mentre tessuti compositivi di bronzo e vetro originano riflessi variabili con lo spostamento della lente interpretativa. Anche dettagli minimi, come pieghe quasi impercettibili, richiedono uno sguardo attento, trasmutando la percorrenza del fruitore in un atto di scoperta. In questo senso, Materia e Percezione conferma la capacità di Carol Bove di ricodificare l’oggetto artistico in un apparato osservativo aperto, in cui la tensione tra peso e leggerezza continua a interrogare e rileggere le convenzioni della scultura contemporanea.

Info:

Carol Bove. Materia e percezione: la scultura come esperienza
5/03/2026 – 2/08/2026
Solomon R. Guggenheim Museum
www.guggenheim.org


RELATED POST

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

By using this form you agree with the storage and handling of your data by this website.