Caterina Morigi. Lettere Efesie

Le Lettere efèṡie (gr. ἐϕέσια γράμματα) erano formule enigmatiche, che nell’Antica Grecia venivano incise su amuleti da portare indosso, perché si credeva possedessero effetti magici, forse connessi alle efesie, feste notturne in onore della dea Artemide, di carattere orgiastico, celebrate nel mese artemisio ad Efeso. Segni astratti, dunque, ma in grado di evocare in questa sintetica definizione l’esplosione di un’armonia vitalistica ma cristallizzata, inaccessibile, delicata, collocata in uno spazio-tempo indefinibile.

Caterina Morigi, “Lettere Efesie”, installation view, Galleria Studio G7, Bologna, foto Francesco Rucci, courtesy l’artista e Galleria Studio G7

Caterina Morigi, “Lettere Efesie”, installation view, Galleria Studio G7, Bologna, foto Francesco Rucci, courtesy l’artista e Galleria Studio G7

È questa l’atmosfera che si respira accedendo allo Studio G7 di Bologna, dove è in corso la prima mostra personale di Caterina Morigi (Ravenna, 1991), che mantiene ciò che promette il suo titolo impegnativo e intrigante. L’artista, che la galleria segue fin dagli esordi nella categoria under 30, ha ricreato nello spazio espositivo, un cubo bianco concettuale con pavimento in graniglia grigia e soffitto a pannelli, una coinvolgente ambientazione in cui poche opere posizionate in punti strategici ci proiettano immediatamente nella gioiosa atemporalità di un sogno classico istoriato nel marmo. Ma non si tratta della roccia cristallina imperitura a cui si associa la nobile arte della scultura, bensì di graniglia, quel particolare impasto di cemento bianco frantumato misto a coloranti impiegato in edilizia per imitare il granito. Questa scelta rispecchia una delle principali anime della ricerca dell’artista, ovvero l’indagine sulle peculiarità dei materiali provenienti dall’ambito tecnologico o edile nell’ottica di rilevare attraverso processi di mimesi nuove ipotesi di ibridazione tra la dimensione naturale e quella artificiale.

Caterina Morigi, “Lettere Efesie”, installation view, Galleria Studio G7, Bologna, foto Francesco Rucci, courtesy l’artista e Galleria Studio G7

Caterina Morigi, “Lettere Efesie”, installation view, Galleria Studio G7, Bologna, foto Francesco Rucci, courtesy l’artista e Galleria Studio G7

La mostra è il primo progetto del format Arte Impresa della galleria, attuato in collaborazione con Aganippe Pavimenti S.r.l., azienda abruzzese nata a inizio Novecento come piccolo opificio per la manifattura di piastrelle, dagli anni Novanta impegnata esclusivamente nella produzione di pavimentazioni in graniglia e cemento combinando nuove tecnologie con la professionalità di maestri artigiani, a cui viene affidata l’esecuzione manuale dei decori. L’artista ha incontrato questo materiale in occasione della sua partecipazione, la scorsa estate, alla rassegna Una boccata d’arte, festival organizzato da fondazione Elpis in collaborazione con Galleria Continua, che da quattro anni invita giovani artisti a confrontarsi con alcuni tra i più suggestivi e sconosciuti borghi italiani attraverso interventi site-specific.  A San Ginesio (MC) Caterina Morigi aveva creato in graniglia una sorta di pala d’altare ispirata alla facciata gotico fiorito-fiammeggiante della Collegiata di Santa Maria Assunta, oltre a disseminare in giro per il paese quattro piccoli interventi, costituiti da simboli simili a quelli dell’opera principale, incastonandoli nei muri degli edifici storici, molti dei quali ancora inagibili dopo il terremoto del 2016. In quel caso la propagazione discreta di dettagli simbolici estrapolati dalle specificità del luogo e utilizzati come pattern decorativo-evocativi nasceva dalla constatazione che le poche decorazioni artistiche ancora fruibili nel borgo erano quelle collocate all’esterno degli edifici, il cui interno è tutt’ora precluso al pubblico per ragioni di sicurezza. L’intervento dell’artista, rovesciando i rapporti di forza tra interno-esterno ed elementi marginali e di primo piano, restituiva metaforicamente alla memoria collettiva un patrimonio di immagini a rischio di oblio.

Caterina Morigi, “Lettere Efesie”, installation view, Galleria Studio G7, Bologna, foto Francesco Rucci, courtesy l’artista e Galleria Studio G7

Caterina Morigi, “Lettere Efesie”, installation view, Galleria Studio G7, Bologna, foto Francesco Rucci, courtesy l’artista e Galleria Studio G7

Un’analoga partitura frammentaria, oltre che la stessa tecnica esecutiva, è stata adottata nella mostra in corso a Bologna, dove una serie di nuovi lavori in graniglia sono dislocati all’interno dello spazio astratto della galleria come pietre angolari di un immaginario edificio speculativo sospeso in un tempo immobile. Il fulcro tematico è in questo caso una ricognizione degli archetipi del femminile operata attraverso una rimeditazione visiva di immagini tratte da tradizioni mitologiche provenienti da diverse culture ed epoche, rimescolate e ricompattate dall’artista in un suo personale pantheon muliebre integrato. Incastonate negli oggetti scultorei progettati dall’artista troviamo dunque: la dea Nut, divinità egiziana della notte, elegantissimo corpo di danzatrice arcuato a simulare la volta celeste stellata, la dea Baubo, misteriosa dea dell’oscenità che fu capace di suscitare la risata di Cerere in un momento di afflizione guardando dai seni e parlando dalla vagina, qui presente in una serie di sagome a bassorilievo identiche nella forma ma differenti nella composizione materica, liberamente derivate da una statuetta fittile siciliana.  Poi un serpente avvolto a spirale all’interno di una forma a goccia, visto dall’artista effigiato nella piccola chiesa di San Demetrio Corone, ma anche il seno della Madonna lactans di Fouquet, proposto in sei varianti cromatiche in alcune porzioni di pavimentazione dove è interpretato come versatile modulo decorativo per rivestimento architettonico. E ancora, la bocca della Marilyn di Andy Warhol, l’unicorno della dama di Raffaello, l’uovo e la conchiglia della Pala di Brera di Piero della Francesca, la mano affusolata della Madonna dal collo lungo di Parmigianino, il fulmine della Tempesta di Giorgione, pacificamente coesistenti in un polittico affacciato sul cielo e incorniciato da colonnine tortili trompe-l’oeil. L’armonizzazione di questa pluralità di fonti iconografiche è realizzata dall’omogeneità della cifra stilistica adottata, perfettamente coerente nei suoi aspetti formali, cromatici e materici con l’idea di un nuovo sincretismo cultuale laico in cui elementi di cultura alta e bassa riescono a convivere senza tensioni.

Caterina Morigi, “Lettere Efesie”, installation view, Galleria Studio G7, Bologna, foto Francesco Rucci, courtesy l’artista e Galleria Studio G7

Caterina Morigi, “Lettere Efesie”, installation view, Galleria Studio G7, Bologna, foto Francesco Rucci, courtesy l’artista e Galleria Studio G7

Se da un lato, infatti, la gamma cromatica adottata, l’opacità delle superfici pur nella brillantezza dei colori e lo stile sintetico del disegno ricordano gli affreschi romani o i panneggi dei personaggi raffigurati nelle tavole a tempera rinascimentali, dall’altro la riconoscibile presenza della graniglia, composto diffuso su larga scala soprattutto nell’edilizia economica di qualche decennio fa, introducono una connotazione familiare e kitsch, se si pensa alla graniglia come surrogato popolare del marmo. Ciascun pezzo presente in mostra è il risultato di una continua osmosi tra il lavoro di Caterina Morigi, quello delle macchine industriali e quello degli artigiani che nell’azienda si occupano delle fasi più delicate della lavorazione. Il punto di partenza è un disegno dell’artista da lei traslato in digitale e immesso nell’impianto produttivo, da cui esce scomposto in sezioni cromatiche ricavate con taglio ad acqua poi assemblate in maniera artigianale da Morigi tramite un impasto di colla e stucco pigmentato con un procedimento simile all’esecuzione dell’opus sectile romano. Le incisioni interne alle sagome sono effettuate con una fresa manuale e poi riempite con cementi colorati che movimentano la superficie arricchendola di implicazioni tattili. Nelle mattonelle, invece, il cemento liquido già colorato è stato colato all’interno di stampi realizzati su disegno dell’artista, senza ulteriori interventi pittorici o grafici, secondo il procedimento tradizionale utilizzato per questi rivestimenti edilizi, da cui è stata espunta solo la lucidatura finale.

Caterina Morigi, “Lettere Efesie” (“Dea Baubo” I e IV), 2025, intarsio e incisione, graniglia, 32 x 12 x 3, 26 x 100 x 3 cm courtesy l’artista e Galleria Studio G7

Caterina Morigi, “Lettere Efesie” (“Dea Baubo” I e IV), 2025, intarsio e incisione, graniglia, 32 x 12 x 3, 26 x 100 x 3 cm, courtesy l’artista e Galleria Studio G7

È evidente quanto la sinergia tra i diversi esecutori delle varie fasi di realizzazione delle opere sia determinante nel definire il loro aspetto finale, al quale concorrono con pari importanza l’interesse dell’artista per le peculiarità di materiali e processi produttivi contemporanei, la sua fascinazione per l’artificiale che si finge naturale attraverso un’adulterazione mimetica e la ricerca di una sorta di “sincerità” tecnica e materica dal momento che, nonostante gli illusionismi messi in atto, ogni lavoro reca impressi i codici del processo attraverso cui è stata realizzato. Quello che la sua poetica innesca con sapiente sottigliezza è, dunque, un’avvincente caccia al tesoro di segni, intesi sia come tracce delle trasformazioni subite dai materiali, sia come prodotti della ripetizione differente di forme nate dall’istintiva emersione nel suo immaginario creativo di suggestioni provenienti dalla storia dell’arte di ogni latitudine e tempo.

Info:

Caterina Morigi. Lettere Efesie
06/02/2025-29/03/2025
Testo di Giuliana Benassi
Galleria Studio G7
Via Val D’Aposa 4A – Bologna
www.galleriastudiog7.it


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