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Converging Trajectories. Galleria Vistamare ospita...

Converging Trajectories. Galleria Vistamare ospita Ettore Spalletti, Gino De Dominicis e Franz West nello splendido spazio di Via Spontini

La mostra Converging Trajectories: Ettore Spalletti meets Gino De Dominicis and Franz West indaga i punti di tangenza tra artisti che, pur attraverso linguaggi differenti, hanno condiviso un’idea di arte come esperienza totale. Un percorso che coinvolge sia il piano poetico sia quello storiografico, mettendo in evidenza il legame tra le personalità indagate e la città di Pescara, centro dinamico di sperimentazione nella seconda metà del Novecento. Oltre alla Galleria Vistamare, che ospita la mostra nella sua sede milanese, si ricorda il fratello di Ettore Spalletti, Vittoriano, appassionato collezionista, e Mario Pieroni, che nella sua galleria romana propose nel 1969 un primo confronto tra l’artista nato a Cappelle sul Tavo e Gino De Dominicis.

“Converging trajectories: Ettore Spalletti meets Gino De Dominicis and Franz West”, installation view, Vistamare Milano, 2026. Courtesy Vistamare Milano/Pescara. Photo by Alto Piano – Agostino Osio

“Converging trajectories: Ettore Spalletti meets Gino De Dominicis and Franz West”, installation view, Vistamare Milano, 2026. Courtesy Vistamare Milano/Pescara. Photo by Alto Piano – Agostino Osio

Le opere di Spalletti, superfici eteree e allo stesso tempo tattili, connotano lo spazio e lo alleggeriscono, conferendogli un nuovo e palpitante respiro. I suoi monocromi dialogano con la sospensione metafisica dei lavori di De Dominicis, generando la sensazione di una temporalità sospesa. Franz West si inserisce in questo confronto con la fisicità residuale e posticcia dei suoi lavori in cartapesta, opere che abitano con ironia il confine tra la scultura e l’oggetto d’uso quotidiano, invitando lo spettatore all’interazione materiale e psicologica con esse. Le opere di Spalletti, come accenni di infinito a geometria variabile, danno forma al luogo integrandosi e diluendosi nell’ambiente. I colori riflettono una spazialità immateriale, una realtà impalpabile, e i suoi monocromi, come elegie mediterranee, strutturano spazi di riflessione, della quiete e della preghiera, dove allo spettatore è concesso perdersi, galleggiare e volare con estrema leggerezza.

Ettore Spalletti, “Calma”, 2016. Color impasto on board, gold leaf, cm 150 x 150. Courtesy Vistamare Milano/Pescara. Photo by Alto Piano – Agostino Osio

Ettore Spalletti, “Calma”, 2016. Color impasto on board, gold leaf, cm 150 x 150. Courtesy Vistamare Milano/Pescara. Photo by Alto Piano – Agostino Osio

In Calma (2016) un raggio dorato intercetta l’azzurro limpido della superficie. Subito la memoria corre al bagnante Palomar, che si interroga alla vista della spada del sole riflessa sulle onde del mare. Nel momento in cui il lettore osserva il personaggio di Calvino porsi domande sul tempo, sul mondo prima di lui e su quello ben più vasto dopo di lui, allora il pensiero ritorna a Spalletti, il quale in un’intervista rilasciata su La Repubblica afferma: “Vede io ho cancellato il tempo […] i lavori vecchi sono come quelli nuovi: ed è così da quarant’anni. Quando non c’è tempo significa che non ti devi dare da fare per essere presente”[1]. Ecco che la lama dorata di Calma diventa la spada del sole. Le categorie del tempo e dello spazio scivolano in questo modo verso una riflessione attorno alla mortalità e all’immortalità.

“Converging trajectories: Ettore Spalletti meets Gino De Dominicis and Franz West”, installation view, Vistamare Milano, 2026. Courtesy Vistamare Milano/Pescara. Photo by Alto Piano – Agostino Osio

“Converging trajectories: Ettore Spalletti meets Gino De Dominicis and Franz West”, installation view, Vistamare Milano, 2026. Courtesy Vistamare Milano/Pescara. Photo by Alto Piano – Agostino Osio

Da un lato le opere di Spalletti, che, secondo l’artista, si fanno da sole, senza richiedere più il suo intervento, dall’altro l’asta in equilibrio di De Dominicis, che puntella lo spazio. Il dardo è un elemento ricorrente nelle sue installazioni, accompagnato talvolta dalle sagome del cerchio e del quadrato, figure tipiche anche delle sculture-oggetto di Spalletti, forme archetipiche sempre intrise di colore. Come presenze aliene, gli oggetti utilizzati da De Dominicis interrogano lo spettatore sulla persistenza del tempo. La parola serve all’artista per fissare il momento e il movimento, come accade per Palla di gomma (caduta da 2 metri) nell’attimo immediatamente precedente il rimbalzo. Il rapporto tra immagine e parola è ricorrente nella pratica di Franz West, secondo uno schema che unisce la fascinazione per la psicanalisi alle forme della sperimentazione letteraria viennese. West condivide con Spalletti e De Dominicis, seppur in direzioni diverse, la capacità di fermare il tempo.

“Converging trajectories: Ettore Spalletti meets Gino De Dominicis and Franz West”, installation view, Vistamare Milano, 2026. Courtesy Vistamare Milano/Pescara. Photo by Alto Piano – Agostino Osio. On the monitor: Berhard Riff, “Capri/Capra”, 1993. Video, colour, 29 min. 40 sec., courtesy Berhard Riff

“Converging trajectories: Ettore Spalletti meets Gino De Dominicis and Franz West”, installation view, Vistamare Milano, 2026. Courtesy Vistamare Milano/Pescara. Photo by Alto Piano – Agostino Osio. On the monitor: Berhard Riff, “Capri/Capra”, 1993. Video, colour, 29 min. 40 sec., courtesy Berhard Riff

Spalletti lo fa attraverso la lunga e paziente pratica di selezione, stesura e levigazione del colore, ma anche in opere come la Salle des départs dell’ospedale Raymond Poincaré a Garches. Qui il colore e la luce ammorbidiscono e rendono più umana l’elaborazione del lutto. Un lavoro che rivela il senso di responsabilità dell’arte contemporanea nei confronti dello spazio, tema che emerge anche con Franz West, ad esempio in Eo Ipso (1987). De Dominicis si interroga sul rapporto tra immortalità e tempo, che si traduce nel continuo tentativo di catturare ed eternare l’istante. Una pratica che coinvolge lo spazio, il tempo e il corpo, tanto nella Seconda Soluzione dImmortalità (l’Universo è immobile) (1972), che vedeva l’artista preoccupato di trovare un giovane che avesse conservato l’aria di un bambino, quanto nello scheletro presentato all’Attico nel 1970 in occasione della mostra Fine dell’Alchimia, curata da Maurizio Calvesi. Franz West, infine, attraverso la relazione e il rapporto funzionale tra corpo e spazio, ha dimostrato come l’arte possa nascere anche dalla pausa, dal riposo e dalla noia. Nel complesso la mostra, attraverso la dematerializzazione dell’opera, la riduzione dell’immagine, il rapporto architettonico che coinvolge forma, colore e luce, invita lo spettatore a rallentare, a riflettere, a porsi fisicamente e spiritualmente in relazione con lo spazio e con il tempo, a respirare.

[1] Gregorio Botta, “Spalletti: arte come preghiera”, p. 33, domenica 16 luglio 2017.

Info:

Converging Trajectories: Ettore Spalletti meets Gino De Dominicis and Franz West
29/01/2026 – 28/03/2026
martedì – sabato: 10.30 – 19.00
Galleria Vistamare
Via Spontini, 8 – Milano
vistamare.com


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