Il momento contemporaneo è segnato dal crollo di categorie stabili (reale e virtuale, sé e altro, verità e speculazione) e dalla proliferazione di immagini e narrazioni che plasmano il nostro immaginario collettivo: i media digitali, con la loro capacità di frammentare e sovrapporre, accolgono il nostro riflesso e ci risputano addosso una visione deformata. È in questo stato di incertezza che Dorota Gawęda ed Eglė Kulbokaitė affondano le radici del loro lavoro per Incommunicability is itself a source of pleasures, primo solo show del duo presso The Address (Brescia), visitabile fino al 24 gennaio 2026.

Dorota Gawęda and Eglė Kulbokaitė, “Enclosure”, 2025, installation view, “Incommunicability is itself a source of pleasures”, The Address, Brescia. Photo credits: Alberto Favara. Courtesy of the artists and The Address gallery
Orchestrando un percorso complesso e inedito, le artiste sviluppano una narrazione che connette storia umana e presenza digitale, con lo scopo di indagare la frammentazione dell’io nell’era moderna. Diplomate alla Royal Academy of Arts di Londra, la loro ricerca ha già ottenuto riconoscimento internazionale, avendo esposto nella sede parigina di Thaddaeus Ropac nel 2024 e al Centre Pompidou nel 2023. Nella loro pratica, l’immagine e il corpo non sono entità stabili, ma contaminazioni continue di media differenti: un luogo di traduzione e transizione. Materiali, superfici e proiezioni fungono da strumenti simbolici per indagare ciò che sfugge alla classificazione: la liminalità dell’identità umana e come essa si definisca grazie a storia, mito e tecnologia.

Dorota Gawęda and Eglė Kulbokaitė, “Enclosure” (split open) VIII, 2025, aluminium, wood, digital print on chiffon, “Incommunicability is itself a source of pleasures”, The Address, Brescia. Photo credits: Alberto Favara. Courtesy of the artists and The Address gallery
Apre l’esposizione Enclosure (2025), con cui le artiste sezionano lo spazio della galleria tramite strutture in alluminio e veli di chiffon. Il titolo rimanda al processo storico di privatizzazione della terra, l’Enclosure movement, ma qui i confini non separano: restano porosi, spettrali, instabili; suggeriscono nuovi modi di pensare ai limiti tra corpi e infrastrutture. Come i terreni comuni agricoli un tempo suddivisi da siepi, anche le nostre vite in rete sono oggi sempre più suddivise da confini algoritmici. L’interconnessione tra passato e presente è ulteriormente suggerita dalle stampe sulla seta, che svaniscono e riemergono in base all’angolazione in cui le si osserva.

Dorota Gawęda and Eglė Kulbokaitė, “Spit and Image I”, 2025, installation view, “Incommunicability is itself a source of pleasures”, The Address, Brescia. Photo credits: Alberto Favara. Courtesy of the artists and The Address gallery
A parete si delinea Ectoplasm (2025), che sposta la ricerca nel campo pittorico. Ispirandosi alla sostanza semi-materiale associata agli spiriti, il duo genera uno studio di segni per far emergere l’entità attraverso gli strati. L’evidenza fotografica delle sedute spiritiche viene qui sostituita da un immaginario appositamente elaborato con l’intelligenza artificiale: fondendo foto di non-luoghi, corridoi, sale d’attesa, stanze vuote, addestrano il sistema a produrre qualcosa di instabile, qualcosa che sembra familiare ma non si lascia mai afferrare del tutto. L’impossibilità di conoscere del tutto ciò che si sta guardando incastra lo spettatore in uno stato di incertezza: è in questo momento che fioriscono le domande e nasce la tensione.

Dorota Gawęda and Eglė Kulbokaitė, “Ectoplasm (472Z)”, 2025, mixed media on linen, 50 x 60 x 4,5 cm, “Incommunicability is itself a source of pleasures”, The Address, Brescia. Photo credits: Alberto Favara. Courtesy of the artists and The Address gallery
Nel caveau della galleria ci troviamo di fronte al cortometraggio Spit and Image I (2025), con cui l’approccio multidisciplinare del duo raggiunge la sua massima espressione. Il titolo, che evoca l’idea di “somiglianza perfetta”, viene reinterpretato per indagare lo sdoppiamento e rifrazione del corpo. La protagonista è l’upiór, un vampiro della tradizione slava, sospeso tra vita e morte. Seduta a una cena con il proprio doppio, si moltiplica attraverso infiniti giochi di specchi. L’ambientazione, di una freddezza chirurgica, richiama l’estetica della videosorveglianza e dei media televisivi. Qui il folklore slavo diventa un nuovo sistema di conoscenza che resiste alla logica classificatoria occidentale; un modo per ri-abitare il passato marginalizzato. L’upiór, figura intermedia e nebulosa, incarna la condizione contemporanea grazie al suo rifiuto di essere contenuta.

Dorota Gawęda and Eglė Kulbokaitė, “Ectoplasm (899Z)”, 2025, mixed media on linen, 50 x 60 x 4,5 cm, “Incommunicability is itself a source of pleasures”, The Address, Brescia. Photo credits: Alberto Favara. Courtesy of the artists and The Address gallery
Per Gawęda e Kulbokaitė la tecnologia non è mai neutrale: come uno specchio o un primitivo apparecchio fotografico, contribuisce a plasmare i sistemi di credenze. Com’è possibile navigare e rappresentare in un mondo in cui l’atto del vedere non può mai essere neutro e in cui la realtà stessa sembra tremolare e scivolare, sempre appena oltre la presa della certezza? Senza pretendere soluzioni, le artiste ci invitano a sostare nell’ambiguità e a riconnetterci a ciò che Daisy Hildyard definisce il “secondo corpo”: il corpo disperso, intrecciato con ecosistemi, dati e storia, simultaneamente permeato e permeante.
Info:
Dorota Gawęda ed Eglė Kulbokaitė. Incommunicability is itself a source of pleasures
a cura di Riccardo Angossini
7/11/25 – 24/1/26
The Address, Brescia
Via Felice Cavallotti 5, 25121 Brescia
www.theaddressgallery.com

Chiara ha conseguito la laurea in Graphic Design e Comunicazione e in precedenza ha lavorato come assistente di galleria d’arte, dove ha sviluppato una forte passione per la scrittura artistica. Attualmente collabora con Arteismo, una piattaforma digitale dedicata all’arte, al cinema e alla fotografia. La scrittura è un mezzo per esplorare nuove prospettive, accrescere il pensiero critico e approfondire la cultura visiva contemporanea.



NO COMMENT