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Crossover: antropologia e teoria dell’immagine nel...

Crossover: antropologia e teoria dell’immagine nella mostra di Anastasia Sosunova presso ICA Milano

Crossover, la mostra di Anastasia Sosunova curata da Chiara Nuzzi presso ICA Milano, è un laboratorio per la decifrazione e risemantizzazione di codici visivi stratificati e complessi. Temi macroscopici quali la religione, il crollo del blocco sovietico, dei suoi stati satelliti e il conseguente avvento del mito borghese-capitalista, si fondono con fattori microscopici della narrazione storica, come il dato autobiografico e il folklore locale. Attraverso una prospettiva che unisce lo studio delle immagini all’etnologia e all’antropologia, Sosunova elabora una narrazione entro cui si muovono tradizione ed economia di mercato, folklore e produzione, valore culturale e valore monetario, “amore, fanatismo, speranza e malinconia”[1].

Anastasia Sosunova, “Crossover”, curated by Chiara Nuzzi, installation view, courtesy Fondazione ICA Milano and the artist. Ph. credits: Andrea Rossetti Archive

Anastasia Sosunova, “A sock”, 2025, “Xover”, 2025, installation view, “Anastasia Sosunova. Crossover”, curated by Chiara Nuzzi. Courtesy Fondazione ICA Milano and the artist. Ph. credits: Andrea Rossetti Archive

L’artista definisce Crossover la fusione di due universi all’interno di un’immagine, vale a dire la rappresentazione del passaggio tra due stadi di senso, ad esempio il secolarizzato e il sacro. In AB Prints (2023) fotografie di oggetti d’uso e devozionali riportano lo slittamento di valore delle immagini. Quando la Lituania cessa di essere uno stato vassallo dell’Unione Sovietica e si apre all’economia di mercato, le immagini in precedenza utilizzate da una tipografia dissidente vengono inserite in un catalogo d’asta, diventando transfer per una quantificazione economico-finanziaria. Con questa serie, Sosunova opera un azzeramento del grado di connotazione politica o economica delle stampe, riportandole al loro stadio primitivo di senso. In questo modo, l’immagine viene demitizzata e riportata al grado di linguaggio-oggetto[2], dotata di valore transitivo[3] e di carica rivoluzionaria. Il risultato è l’emersione della retorica[4] che accompagna le strutture politiche, economiche e culturali che operano in un luogo e su chi lo abita.

Anastasia Sosunova “AB Prints”, 2023, installation view, “Anastasia Sosunova. Crossover”, curated by Chiara Nuzzi. Courtesy Fondazione ICA Milano and the artist. Ph. credits: Andrea Rossetti Archive

Anastasia Sosunova “AB Prints”, 2023, installation view, “Anastasia Sosunova. Crossover”, curated by Chiara Nuzzi. Courtesy Fondazione ICA Milano and the artist. Ph. credits: Andrea Rossetti Archive

In termini semiologici, l’azione esercitata da Sosunova è la decostruzione di un sistema linguistico, come il mito, attraverso un processo di de-mitizzazione o ri-mitizzazione[5]. Le immagini della serie AB Prints sono trattate dall’artista come elementi d’archivio, oggetti estrapolati dal loro contesto e riprodotti, alla stregua di objet re-trouvé, in uno slittamento del loro significato. In A light bulb and a chestnut (2025) e A sock (2025) è il concetto di reliquia a essere indagato. Un calzino, un frammento di barricata, una castagna raccolta durante una protesta e una lampadina bruciata diventano la forma entro cui si manifesta il passaggio tra due sistemi di senso. Reliquia e reliquiario rimandano al sistema di codificazione e produzione dell’immaginario sacro: parti del corpo del santo, oggetti toccati dal santo e così via, procedendo per un’intermediazione sempre maggiore fino al souvenir. La presenza degli oggetti sopra citati sfrutta un sistema linguistico condiviso, quello religioso, per concentrarsi su temi attuali, elevandoli. In questo modo Sosunova riesce a estrapolare e tradurre in immagine il processo di formazione dei miti che la circondano, rendendo oggetti residuali e autobiografici testimoni di eventi che segnano la storia.

Anastasia Sosunova, “A light bulb and a chestnut”, 2025, “Express Method”, 2022-2025, installation view, “Anastasia Sosunova. Crossover”, curated by Chiara Nuzzi. Courtesy Fondazione ICA Milano and the artist. Ph. credits: Andrea Rossetti Archive

Anastasia Sosunova, “A light bulb and a chestnut”, 2025, “Express Method”, 2022-2025, installation view, “Anastasia Sosunova. Crossover”, curated by Chiara Nuzzi. Courtesy Fondazione ICA Milano and the artist. Ph. credits: Andrea Rossetti Archive

L’artista esercita un’operazione critica su elementi già carichi si senso, già miticizzati, già immagini. Al centro della project room, l’installazione video Xover (2025) è realizzata con il formato della fanfiction. Durante il filmato viene presentata la ricostruzione grafica e dai tratti onirici del resort Harmory Park SPA, costruito dall’imprenditore lituano fondatore della catena di fai da te “Senukai”. L’idea del DIY (do it yourself) è ricorrente nell’indagine di Sosunova. La sua ricerca indaga il rapporto tra produzione artigianale, individuale e vernacolare pre-capitalistica, e produzione massificata come motore per la ristrutturazione dell’identità nazionale alla fine del XX secolo. Nel filmato emerge non solo l’influenza esercitata dal fondatore di Senukai sulla cultura pop locale, tra ammirazione, fanatismo e malinconia, ma si accenna anche anche al rapporto tra produzione e individualismo, che nel caso dell’imprenditore ha generato una religione personale, la cui iconografia e morale si riversa nelle aziende e nelle architetture legate alla sua figura.

Anastasia Sosunova, “Xover”, 2025, video still, courtesy Fondazione ICA Milano and the artist

Anastasia Sosunova, “Xover”, 2025, video still, courtesy Fondazione ICA Milano and the artist

In Express Method (2022-2025) l’artista allude alla tradizione dell’epifania ortodossa e ai rituali collettivi che accompagnano la sua celebrazione. La credenza vuole che la notte del 18 gennaio tutta l’acqua del pianeta venga investita di un improvviso potere purificatore, motivo per cui le persone si immergono in fiumi e laghi ghiacciati, conservandone una parte in contenitori di vario genere. Ne deriva un’idea di santità “fai da te”, che esula dall’intercessione della Chiesa e di ogni forma di potere o di autorità. All’elemento tradizionale si lega il dato autobiografico, materializzato nelle bottiglie di Sprite usate dalla sua famiglia come acquasantiere. L’associazione tra sacralità e brand dà forma a un discorso allargato, in cui l’oggetto di massa, la bibita, che rappresenta la mitologia consumistica, si innesta sulla cultura popolare modificandone i connotati.

Anastasia Sosunova, “Xover”, 2025, video still , courtesy Fondazione ICA Milano and the artist

Anastasia Sosunova, “Xover”, 2025, video still , courtesy Fondazione ICA Milano and the artist

Il risultato nel complesso è una mostra stratificata. Tradizione, elaborazione di iconografie contemporanee e crisi dei sistemi politici e culturali codificati sono aspetti che danno vita a un crossover mediale e linguistico profondo, dove l’oro dei reliquiari è sostituito dal sentore di bruciato e dalla consistenza molle della plastica di A sock, in cui il sistema Senukai genera tanto l’euforia del mito libero borghese, quanto la frustrazione di un immaginario che si fa sogno, sogno che ridimensiona i confini dell’identità e della libertà individuale.

[1] Chiara Nuzzi, Anastasia Sosunova, p.3.
[2] Per linguaggio-oggetto si intende il polo opposto rispetto al metalinguaggio. A differenza di quest’ultimo, che corrisponde al discorso attorno a qualcosa, il linguaggio-oggetto risponde a una coscienza operativa, agente. Vedi R. Barthes, Il mito, oggi, in R. Barthes Miti d’oggi, Einaudi, Torino, 2016, p.204.
[3] Per valore transitivo si intende la capacità dell’oggetto o dell’immagine di parlare il mondo e di definire un’azione. Il mito, inteso come metalinguaggio, ha la funzione di parlare del mondo, generando una chiarezza che assume i caratteri della natura.  Vedi R. Barthes, Il mito, oggi, in R. Barthes Miti d’oggi, Einaudi, Torino, 2016, p.226.
[4] Per retorica si intende un insieme di figure cristallizzate e frequenti entro cui si ordina la forma del significante mitico. Vedi R. Barthes, Il mito, oggi, in R. Barthes Miti d’oggi, Einaudi, Torino, 2016, p.230.
[5] La ri-mitizzazione è per Roland Barthes uno strumento con cui rovesciare il discorso mitico. Dal punto di vista semiologico tale processo si realizza con la costruzione di una terza catena di significazione che utilizza la retorica del mito come elemento significante, quindi primo termine dell’equazione significante – significato – segno. Il risultato è la rappresentazione del mito come ingenuità guardata. Nel caso dell’azione critica di Sosunova il risultato è lo svelamento delle agglomerazioni e traslazioni di senso operate da un dato culturale sugli oggetti che esso stesso fagocita. Vedi R. Barthes, Il mito, oggi, in R. Barthes Miti d’oggi, Einaudi, Torino, 2016, p.216

Info:

Anastasia Sosunova. Crossover
a cura di Chiara Nuzzi
20/11/2025 – 7/03/2025
ICA Milano
Via Orobia 26, 20139 Milano
www.icamilano.it


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