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Crossroads: lo spazio delle relazioni nella fotogr...

Crossroads: lo spazio delle relazioni nella fotografia di Debsuddha

Debsuddha (Calcutta, 1989) è un fotografo con una visione chiara del ruolo della fotografia oggi. Come qualsiasi forma d’arte, essa è prima di tutto un ponte per comunicare, un mezzo per costruire relazioni e comprendere più a fondo persone, luoghi e culture. Questa idea trova piena espressione nel suo progetto Crossroads, vincitore del Prix du Livre Images Vevey 2023/2024 e pubblicato da Éditions Images Vevey nel settembre 2024.

Debsuddha, “Crossroads”, 2020 - 2024, courtesy the artist

Debsuddha, “Crossroads”, 2020 – 2024, courtesy the artist

Avvolti dalla luce soffusa della casa, i suoi scatti raccontano la quotidianità di Swati e Gayatri Goswami, zie del fotografo, che hanno trascorso l’intera vita nella loro residenza natale a Hatibagan, nel nord di Calcutta. Le due sorelle, entrambe albine, hanno subito discriminazioni sia dalla società sia dalla loro stessa famiglia. Ciononostante, Swati e Gayatri hanno costruito relazioni oltre le mura di casa, attraverso le loro passioni e pratiche artistiche e alla creazione di una scuola di musica. Questa apertura verso l’esterno si riflette anche nell’approccio di Debsuddha, che ha iniziato a ritrarle nel 2020, durante la pandemia. Infatti, il significato profondo del suo lavoro risiede nella sua visione della fotografia come un linguaggio aperto, capace di offrire a ogni osservatore la libertà di creare un’intima connessione con la storia narrata. Crossroads è un progetto che solleva interrogativi non solo sul ruolo della fotografia come pratica sociale, ma anche su temi oggi più rilevanti che mai: come si costruiscono le relazioni? Quanto tempo e spazio sono necessari affinché possano crescere e durare? Il tempo di una vita e lo spazio di una casa sono sufficienti?

Debsuddha, “Crossroads”, 2020 - 2024, courtesy the artist

Swati, the younger sister, tries to calm down, give consolation to her elder sister Gayatri who becomes emotional sometimes when she thought about her demised brother-in-law who lost the battle with Covid recently in June 2021. The photograph has captured in Goswami sisters’ residence in Kolkata, West Bengal, India in July 07, 2021. Courtesy the artist

La casa di Swati e Gayatri si presenta come un teatro intimo e accogliente. L’edificio, costruito 169 anni fa, si trova nel quartiere più antico della città, dove la vicinanza delle abitazioni limita l’ingresso della luce naturale, costringendo gli abitanti ad affidarsi all’illuminazione artificiale anche durante il giorno. Debsuddha ricorda le sue impressioni: «Quella casa è stata un rifugio, un luogo dove costruire legami e creare. Invece di uscire con gli amici, hanno vissuto tra quelle mura, che sono diventate testimoni delle loro vite. Lì hanno creato una scuola di musica, un santuario di espressione e protezione. Ogni vacanza o fine settimana tornavo in quella casa, a due ore di macchina dalla mia, per ritrovare il mio rifugio emotivo».  Le fotografie di Debsuddha evocano le riflessioni di Bachelard sulle “case vere del ricordo”: case che contengono l’immaginario di chi le abita e che per essere autentiche “devono conservare la loro penombra”, poiché descriverle significherebbe svelarle completamente, privandole della loro potenza immaginativa e poetica. Le luci crepuscolari negli scatti del fotografo celano ciò che non è necessario vedere, mentre rivelano il legame profondo tra Swati e Gayatri con lo spazio in cui vivono. Per questa sua forza evocativa, Crossroads è anche un’opera poetica: non descrive, ma suggerisce; non trasmette un messaggio diretto, ma suscita sensazioni. La poesia in questo senso non è un genere, ma il tentativo di cogliere le connessioni impercettibili nascoste nella vita, dimostrando una profonda consapevolezza del mondo.

Debsuddha, “Crossroads”, 2020 - 2024, courtesy the artist

Debsuddha, “Crossroads”, 2020 – 2024, courtesy the artist

Attraverso il suo sguardo poetico, Debsuddha ci invita a riflettere su strutture politiche e sociali più ampie, sull’importanza dell’ascolto e della lentezza nel costruire modelli di vita alternativi. La carica poetica e sociale che traspare nelle sue fotografie riflette la forza con cui Swati e Gayatri hanno trasformato una vita di isolamento in una casa d’amore, in cui le relazioni prendono forma attraverso la cura reciproca, la condivisione di passioni comuni e la creazione di nuove forme di collettività al di fuori delle regole sociali prestabilite. Sfogliando le pagine di Crossroads, pubblicato da Éditions Images Vevey, il racconto per immagini di quella casa emotiva si dispiega con delicatezza: i volti di Swati e Gayatri emergono dalla penombra come due lune, mentre gli oggetti e le superfici della casa diventano frammenti che riconnettono i loro sogni e desideri. Questa connessione emerge visivamente attraverso lo sguardo sensibile del fotografo che scolpisce il ritmo dei loro movimenti: «Ballano perché conoscono lo spazio, sanno come muoversi», racconta Debsuddha. Il viaggio visivo ci porta anche al di fuori della casa di Hatibagan, sulla spiaggia di Puri (Odisha, India). Queste immagini, realizzate nelle ore iniziali del mattino, prima che la foschia avvolga l’obiettivo della macchina fotografica e il paesaggio, sono la metafora delle loro speranze per la vita: «Nella nostra cultura si dice che il mare assorba i tuoi pensieri e la tua tristezza, ascoltando senza giudicare. Il suo mormorio, se urlassi davanti a lui, farebbe perdere la tua voce nel suo suono», continua il fotografo.

Debsuddha, “Crossroads”, 2020 - 2024, courtesy the artist

Debsuddha, “Crossroads”, 2020 – 2024, courtesy the artist

La parola che più si associa a queste immagini è “ascolto”. In un’epoca in cui il numero degli ascoltatori attenti è in calo, l’approccio dell’artista evidenzia come l’ascolto sia più importante del momento stesso dello scatto: un atto di gentilezza che rientra tra le responsabilità del fotografo. «Quando ascolto, conservo nella mente ciò che viene detto e, con il tempo, posso comprenderlo meglio. Attraverso l’ascolto si sviluppa la pre-visualizzazione dell’immagine, e da lì inizia il nostro lavoro. Poi, sul campo, il processo può prendere una direzione inaspettata, ma l’ascolto resta fondamentale, perché stimola il pensiero e arricchisce la visione», spiega Debsuddha. Queste riflessioni richiamano il dualismo della fotografia, dove il suo limite coincide con il suo potere. La fotografia cattura una situazione che appartiene a un tempo e a uno spazio precisi. Tuttavia, osservando un’immagine, non possiamo sapere cosa sia accaduto prima dello scatto, né quale collaborazione si celi dietro ciò che stiamo osservando. Eppure è proprio da quella mancanza che scaturisce la sua forza immaginativa e poetica, ovvero la sua capacità di aprire spazi di interpretazione, così come di generare nuove relazioni, reali o mentali, aprendo la strada a diverse possibilità di comprensione e dialogo.

Debsuddha, “Crossroads”, 2020 - 2024, courtesy the artist

Debsuddha, “Crossroads”, 2020 – 2024, courtesy the artist

Crossroads si inserisce profondamente nel contesto attuale, in cui assistiamo all’esaurimento dello spazio fisico e al progressivo spostamento verso nuovi spazi virtuali di comunicazione, dove l’ascolto, come pratica consapevole, tende a perdersi. Forse uno stimolo per interrogarsi su questi cambiamenti si trova tra le pagine del libro. Le mani delle zie, che talvolta si intrecciano e altre volte sono immerse nella lettura, nella cura delle piante o in altre attività, creano una danza silenziosa che unisce le fotografie. Metafora di unione, collettività, casa e dialogo, queste mani che muovono l’osservatore dalla casa di Swati e Gayatri al mare, trasmettono l’idea che non sia tanto il tempo o lo spazio a contare, ma l’empatia: l’atto di andare verso con consapevolezza. Verso un’immagine, verso l’Altro, basta che sia un movimento verso qualcosa o qualcuno, in ascolto, pronti a cogliere l’inaspettato.

Eleonora Da Col

Info:

www.debsuddha.com


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