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Danser Brut: danza e movimento, fra enigma e autoc...

Danser Brut: danza e movimento, fra enigma e autocontrollo

BOZAR, centro per le arti di Bruxelles presenta, fino al 10 gennaio, la mostra Danser Brut. L’esposizione tematica, ospitata su un’ampia superficie del museo della capitale belga, nonché tra le sale del museo del Dottor Guislain di Gand, nelle Fiandre, intende fare luce sul rapporto fra danza, performance e arti visive, inconscio collettivo e io individuale, repressione fisica e liberazione del movimento; un preciso tipo di movimento, ripetitivo e involontario. Due parole, quelle del titolo, indicano un’azione ben definita, quanto di difficile categorizzazione: se la danza può essere azione controllata e meditata, dettata da uno schema preciso, l’avverbio brut prefigura un’imprevedibilità connessa al caso e all’inconscio, lontano da un calibrato autocontrollo.

La mostra presenta lavori, tra gli altri, di Louise Bourgeois, Michaël Borremans, Henri de Toulouse-Lautrec, Rebecca Horn, Vaslav Nijinski, Jackson Pollock, oltre a una nutrita selezione di film, performance teatrali e videoarte. Cinque sezioni tematiche esplorano diversi aspetti del movimento: dai girotondi alle danze rituali medievali, in particolare le ‘epidemie’ di danza, dal Trecento al Settecento; dalle foto medico-forensi di Jean-Martin Charcot, neurologo nella Parigi tra Ottocento e Novecento, alle affiche delle ballerine di cancan, dello stesso periodo; fino al cinema di George Meliés, Charlie Chaplin, Georg W. Pabst. Si arriva, infine, a performance più contemporanee, attraverso i video di Yvonne Rainer, Joachim Koester e Arnulf Rainer.

Il focus della mostra resta, pertanto, la danza, che coinvolge il corpo nella sua totalità; ma anche la mimica del volto e delle mani. Il progetto espositivo, secondo i curatori, nasce da due quesiti chiave: osservando e studiando la forza espressiva del corpo, cosa possiamo conoscere dell’inconscio? E in che modo, e con quale peso, lo studio clinico di nevrosi e sindromi neurologiche ha influenzato le arti visive, nonché il cinema e la danza?

La mostra è aperta da un video di Valeska Gert, artista e performer tedesca, con Tänzerische Pantomimen (Pantomima della danza), del 1925: una successione di pose e gesti contraddittori, ora grotteschi, ora estatici, ora convulsi, a cavallo fra trance e cabaret, mimo e teatro-danza. Gert, pioniera della performance, da alcuni definita artista proto-punk, criticava, con rara vis polemica e stile avanguardistico, la borghesia della Repubblica di Weimar. È su tale filo rosso che il cinema espressionistico di Georg W. Pabst, con Paracelsus (1943), riflette sulla carica eversiva della danza, ma retrospettivamente: il film rievoca una vera e propria ‘epidemia’ coreutica, avvenuta nel Cinquecento, in cui i partecipanti, presi da una febbre mimetica, seguono in massa la danza di un ballerino. La coreomania ritorna, con un esplicito riferimento alla taranta salentina, nei film di Joachim Koester (Tarantism, 2007), e di Gianfranco Mingozzi (La Taranta, 1962). Tra sacro e profano, passando per una sezione, forse accessoria, sull’importanza del girotondo nella cultura popolare, si arriva alle opere su carta di Paul Richer, eseguite all’ospedale della Salpêtrière di Parigi. Incisioni e foto ritraggono uomini e donne, affetti da diverse psicopatologie: tali artefatti sono il segno di come la ripetitività dei gesti possa diventare sintomo primario di un disagio psichico, e di come il potere medico-legale oggettivi, classifichi e denomini la mimica del corpo.

Una sezione sulla gestualità delle mani presenta opere, tra le altre, di Michaël Borremans, Henri Cartier-Bresson e della coreografa Yvonne Rainer, la quale reifica palmi e dita come corpi indipendenti, capaci di un’autonoma coreografia. Di rilevanza maggiore, rispetto al tema della mostra, risulta la sezione sul rapporto tra disegno e gesto. In quest’ultima, se Jackson Pollock rappresenta uno strappo al formalismo avanguardistico di primo Novecento, i disegni pressoché ignoti di Vaslav Nijinski, étoile dei Balletti Russi di Diaghilev, si riallacciano a un astrattismo geometrico, venato di misticismo (Hilma af Klint, Bruno Taut).

La mostra, come recitano le premesse al percorso, non intende ripercorrere la storia della danza, né la sua iconografia. Restano delle zone d’ombra, tuttavia, che gli spunti curatoriali fanno intravedere, senza ulteriori margini di manovra. Se la presenza di Georg W. Pabst fa pensare all’uso della performance sotto i totalitarismi del Novecento, come il Nazismo, per il quale il regista venne obbligato a lavorare, nella mostra non si riflette affatto sull’importanza della performance come fenomeno di massa, parte importante dell’‘opera d’arte totale’ delle dittature del Secolo Breve. La performance art è, inoltre, pallidamente ricordata, grazie solo a qualche nome (Arnulf Rainer, Rebecca Horn, Dennis Oppenheim). Non volendo illustrare l’iconografia o la storia della danza, ma menzionandone comunque l’importanza a livello visivo, la mostra perde infine preziose opportunità: come quella di approfondire la fortuna visiva, e la storia culturale, della menade danzante, così acutamente studiata in iconologia. La baccante, la danzatrice frenetica, così importante nella storia dell’arte, è rievocata solo indirettamente, attraverso performance cinematografiche e teatrali. Il legame tra la danza e la ripetitività del gesto, inoltre, lucidamente esplorato da Pina Bausch, Anne Teresa De Keersmaeker, Jan Fabre o Dimitris Papaioannou, per nominare alcuni coreografi, rimane infine suggerito sottovoce. Il sasso è gettato, la mano è nascosta. A BOZAR, i fantasmi più reconditi della psiche umana rivelano i contorni del subconscio, il quale aleggia, tuttavia, come un’ombra indistinta.

Elio Ticca

Info:

Danser Brut
A cura di Christophe Boulanger et Savine Faupin – concept adattato da
Ann Geeraerts e Yoon Hee Lamot

24 September 2020 – 10 January 2021

BOZAR – Centre for Fine Arts
Rue Ravensteinstraat 23
1000 Bruxelles, Belgio

Museum Dr Guilslain Ghent
Jozef Guislainstraat 43, 9000 Gand, Belgio

Joachim Koester, Tarantism, 2007, Courtesy of the artist and Jan Mot, Brussels, © Courtesy of Joachim Koester and Jan Mot, Bruxelles. Courtesy © BOZAR, Bruxelles

Danser Brut. Exhibition view at BOZAR, Bruxelles. Courtesy © BOZAR, Bruxelles

Danser Brut. Exhibition view at BOZAR, Bruxelles. Courtesy © BOZAR, Bruxelles

Michaël Borremans, Red Hand, Green Hand (2), 2010, Private collection, courtesy Zeno X Gallery, Antwerp, © Courtesy Zeno X Gallery, Antwerp Peter Cox. Courtesy © BOZAR, Bruxelles

Rebecca Horn, Pencil Mask from Performances II, 1973, Tate. Presented by the artist 2000. © Rebecca Horn. Courtesy © BOZAR, Bruxelles


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