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Davanti a un gran bosco: in conversazione con Gior...

Davanti a un gran bosco: in conversazione con Giorgia Mascitti e Miriam Di Francesco

Entriamo in conversazione con l’artista Giorgia Mascitti (San Benedetto del Tronto, 1995) e la curatrice Miriam di Francesco (Atri, 1988) in occasione della mostra personale Davanti a un gran bosco a THEPÒSITO Art Space, concepita in relazione con il Festival “Rigenerarsi” a Narni. L’artista e la curatrice dialogano sulle opere in mostra evocandone la dimensione fiabesca, onirica e immaginativa, quali metafore del contemporaneo.

2.Giorgia Mascitti, “Davanti a un gran bosco”, curated by Miriam di Francesco installation view, ph. Aldo Destino, courtesy the artist and THEPÒSITO Art Space

Giorgia Mascitti, “Davanti a un gran bosco”, curated by Miriam di Francesco installation view, ph. Aldo Destino, courtesy the artist and THEPÒSITO Art Space

Sara Buoso: Vorreste parlarci del vostro background e della natura del vostro rapporto in relazione alla mostra Davanti a un gran bosco?
Giorgia Mascitti: Mi sono formata all’Accademia delle Belle Arti di Macerata e, nonostante il mio indirizzo fosse decorazione, sono stata presto influenzata dall’illustrazione e dal disegno. Dopo un periodo a Roma tra il 2021 e il 2022, mi sono trasferita a Pescara dove ho incontrato Miriam, una luce in mezzo al buio. Collaborare è stato naturale: lei veniva spesso in visita al mio studio e io seguivo i suoi articoli. Insieme abbiamo visitato THEPÒSITO Art Space e ne è nata una contaminazione reciproca.
Miriam Di Francesco: Io ho compiuto studi più teorici, laureandomi in filosofia. Ne è seguito un Master in Museografia, Museologia, e Gestione dei Beni Culturali e mi sono poi dedicata alla curatela e alla scrittura che per me è qualcosa che proviene da lontano. Una cosa che mi ha avvicinato a Giorgia è stata la condivisione di idee, pensieri e pratiche. Conoscevo già personalmente Lorenzo Rubini, direttore di THEPÒSITO a cui ho voluto presentare Giorgia, e la mostra Davanti a un gran bosco ne è risultata come il compimento di un processo naturale.

Giorgia Mascitti, “Davanti a un gran bosco”, curated by Miriam di Francesco installation view, ph. Aldo Destino, courtesy the artist and THEPÒSITO Art Space

Giorgia Mascitti, “Davanti a un gran bosco”, curated by Miriam di Francesco installation view, ph. Aldo Destino, courtesy the artist and THEPÒSITO Art Space

Perché la fiaba? E, più nello specifico, perché quella di Hansel e Gretel scritta nel 1812 dai fratelli Grimm, rivista attraverso l’immaginario di Tim Burton nell’omonimo cortometraggio del 1983?
Giorgia Mascitti: La mia ricerca nasce dall’interesse per la magia e il mito. In particolare, la fiaba è sempre stata al centro delle mie attenzioni fin da bambina grazie a Tim Burton, disegnatore ancor prima che regista. Tra le fonti di ispirazione burtoniane nella mia pratica si trova l’utilizzo dello stop-motion, così come la realizzazione di opere low budget. Anche la magia accompagna il mio lavoro e la mia quotidianità: leggo le carte, approfondisco gli studi esoterici e seguo il gruppo Wicca in Italia. Di recente ho ritrovato un raro cortometraggio di Tim Burton della durata di 25 minuti, proiettato da Disney Channel nel 1983, il giorno di Halloween alle ore 22.00. In questo cortometraggio c’erano tutti i punti importanti della mia ricerca: è stato come ritrovare qualcosa che sapevo, ma che avevo dimenticato. Nel video, Burton decide di far interpretare Hansel e Gretel e la sua famiglia da personaggi giapponesi, cultura alla quale sono molto legata. La ben nota strega della fiaba lancia stelle per colpire i bambini (come uno shuriken), le stesse stelle che si ritrovano nei miei lavori. Altra cosa interessante: il padre di Hansel e Gretel, anziché essere un falegname come nell’originale dei fratelli Grimm, nel film di Burton è un costruttore di giocattoli. Da sempre, accumulo giocattoli anche abbandonati per trasformarli in modelli delle mie opere.
Miriam Di Francesco: I riferimenti di Giorgia non facevano ancora parte della mia formazione, ma mi hanno consentito di riflettere sul tema del gioco in letteratura, pedagogia, sociologia e filosofia: tutto ciò ha dato forma alla mia ricerca curatoriale e critica. Huizinga con il suo saggio Homo ludens del 1946 ha probabilmente segnato uno spartiacque sul tema del gioco di tipo interdisciplinare, ma non è di certo l’unico che nel Novecento abbia colto nel gioco una delle caratteristiche tipicamente umane. L’anno scorso leggevo il saggio Infantilised. How our culture killed adulthood di Keith J. Hayward, in cui l’autore, sulla base di ricerche sociologiche, riflette su come in una società dei consumi si celi il fenomeno di una infantilizzazione programmata, al fine di essere i perfetti consumatori di beni. In tale contesto, il gioco non sembrerebbe più da considerarsi un luogo di formazione, educazione e di sviluppo psicofisico del bambino, ma un fenomeno che riguarda gli adulti. Lo dimostrano i trend attuali rispetto alla crescita economica dei giocattoli per adulti. Le posizioni di Hayward riflettono un discorso generazionale che ci riguarda, soprattutto tenendo conto delle nuove tecnologie ed è da queste premesse che ho voluto affiancare le ricerche di Giorgia.

Giorgia Mascitti, “Davanti a un gran bosco”, curated by Miriam di Francesco installation view, ph. Aldo Destino, courtesy the artist and THEPÒSITO Art Space

Giorgia Mascitti, “Davanti a un gran bosco”, curated by Miriam di Francesco installation view, ph. Aldo Destino, courtesy the artist and THEPÒSITO Art Space

Vorreste parlare delle opere in mostra e in particolare di Slideshow, 2025?
Giorgia Mascitti: Il mio lavoro si radica nel disegno, ma si espande attraverso linguaggi diversi. In mostra, il dittico Sui balocchi i sogni si adagiano presenta sculture di piccolo formato in argilla polimerica e pongo che sorreggono pastelli a olio su legno. Per la prima volta ho inserito in mostra un’opera multimediale, Slideshow. Mi piaceva utilizzare il formato Nintendo 2DS perché, oltre a fare riferimento alla mia anima da gamer, mi interessava la sua estetica di dispositivo parietale e, insieme, partecipativo. All’interno del sistema lo spettatore è chiamato a interagire con una serie di foto e video, che sono appunti utilizzati per la realizzazione della mostra, su cui intervenire disegnando sulle immagini e a salvare il proprio lavoro. Inoltre, è possibile giocare con il video e l’audio utilizzando le cuffie in dotazione. Slideshow è un’opera nuova e mi interessava vedere la reazione dello spettatore di fronte a un dispositivo così iconico e decontestualizzato. L’obiettivo finale sarà di conservare le immagini modificate dal pubblico in un archivio condiviso.
Miriam Di Francesco: Mi interessava l’aspetto ludico, ma ancora di più far emergere il lavoro di Giorgia approfondendo il concetto di soglia. Le opere spesso non finiscono dove finisce la tela. La stessa cosa accade per il video che tenta un dialogo tra fisico e virtuale. È come se si vivesse una sorta di attraversamento. Questo spiega anche il titolo stesso della mostra, perché il bosco non è solo un luogo immaginario, ma porta con sé ambivalenza e complessità, nonché tanti riferimenti letterari e filosofici. Trovarsi davanti al bosco è porsi davanti alla complessità rispetto a un mondo che tenta invece di ridurre in binarismi o semplificazioni. La mostra prova a fare esattamente il contrario, ovvero di mettere al centro tutto ciò che non è misurabile o logico. Anche l’interesse che Giorgia ha per l’esoterismo, in fondo, si muove in questa direzione. Si tratta di una mostra intorno a paure, ambizioni e bisogni, solo sussurrati, evocati, mai esplicitamente dichiarati, proprio per lasciare un’apertura. Nel frattempo, abbiamo anche scoperto che a Narni esiste un bosco al cui interno corrisponde il centro geografico d’Italia, e quindi ci è sembrato che a livello simbolico il bosco portasse con sé questa precisa idea di libertà come un invito a entrare in mostra e a giocare.

1.Giorgia Mascitti, “Slideshow”, documentazione su nintendo 2DS, cuffie, 14x12,5 cm, 2025, courtesy the artist and THEPÒSITO Art Space

Giorgia Mascitti, “Slideshow”, documentazione su nintendo 2DS, cuffie, 14×12,5 cm, 2025, courtesy the artist and THEPÒSITO Art Space

Nei lavori in mostra, colgo un ritorno alla figurazione. È così?
Giorgia Mascitti: La figurazione è sempre stata fondamentale nel mio lavoro: l’immagine è il mio linguaggio. Senza l’immagine non so davvero dove potrei arrivare. Sono continuamente e ostinatamente a caccia di immagini. I miei appunti di lavoro nascono dalla fotocamera accesa e dall’interesse di corpi in movimento, luci e colori. Colleziono frame di video, momenti che trascorro nei luna park, giocattoli che si ammucchiano in qualche angolo, concerti hardcore dove afferrare un rituale condiviso. Quando torno in studio parto da quelle immagini, le trasformo in qualcos’altro rimanendo nell’ambito della figurazione. Probabilmente è il corpo ad avere un ruolo centrale nella mia pratica. Non so dire se sarà sempre così, perché la mia ricerca non si ferma mai.
Miriam Di Francesco: Questa è un’attenzione riaffiorata negli ultimi anni. Per Giorgia, invece, la figurazione è davvero al centro del suo lavoro. Personalmente, trovo spesso queste definizioni un po’ stringenti e ritengo che il punto focale del lavoro di un artista si muova in termini di coerenza e autenticità. Lavorare a stretto contatto con l’artista significa anche abbracciare un approccio, una visione del mondo, una postura, e quindi penso ci debbano essere delle connessioni tra artista e curatore che superino l’opera stessa. Avere gli stessi occhiali con cui guardare il mondo, quello è importante.

Info:

Giorgia Mascitti. Davanti a un gran bosco
A cura di Miriam Di Francesco
8/11/2025 – 11/01/2026
THEPÒSITO Art Space
Via del Parco, 1 – Narni Scalo (TR)
www.theposito.com


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