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Della relazione: la prima mostra di FRENCH PLACE a...

Della relazione: la prima mostra di FRENCH PLACE a Milano stabilisce una visione curatoriale basata su polifonia e forme condivise di collettività

FRENCH PLACE, realtà nata a Londra nel 2020, inaugura la nuova sede di Milano con CORALE. L’impianto critico della mostra permette alle ricerche degli artisti di incontrarsi in un magico e spontaneo punto di tangenza, secondo una visione che sostiene la libertà e l’opacità delle singole poetiche. CORALE rispecchia una condizione polifonica, un ecosistema in cui il visitatore si muove tra progetti e identità diverse.

AA.VV, “CORALE”, installation view, ph Francesco Paleari, courtesy of FRENCH PLACE

AA.VV, “CORALE”, installation view, ph Francesco Paleari, courtesy of FRENCH PLACE

La pratica di Matthias Odin, primo artista in residenza, coniuga l’esperienza del situazionismo francese, ancorato alla nozione di psicogeografia coniata da Debord, alla circolarità del movimento teorizzata da Èdouard Glissant.[1] Flaneur e investigatore, Odin produce assemblaggi che uniscono la poetica del frammento all’estetica dello scarto. In questo senso la sua ricerca presenta punti di tangenza con quella di Niroj Satpathy, protagonista di recente al PAC di Milano.[2] Secondo modalità diverse, coniugando l’estetica del ready made a materiali fragili come il vetro, Steph Huang costruisce fragili ecosistemi in cui indaga la storia di oggetti, spazi e tradizioni, enfatizzando gli effetti e le controversie interne al consumismo. La visione curatoriale di Sironi e Mattei richiama il “diritto all’opacità” teorizzato da Glissant, secondo cui la relazione non è omologazione, ma asimmetria e pluralità di linguaggi.[3] Il campo entro cui agiscono le forze delle singole proposizioni rimanda al concetto di rizoma, formulato da Deleuze e Guattari[4], assimilato da Glissant e centrale nelle tesi di Donna Haraway sulla figura del cyborg: corpo neutro e iperconnesso.[5]

AA.VV, “CORALE”, installation view, ph Francesco Paleari, courtesy of FRENCH PLACE

AA.VV, “CORALE”, installation view, ph Francesco Paleari, courtesy of FRENCH PLACE

La distinzione tra i concetti di radice e rizoma definisce i termini di filiazione e di alleanza[6]. Se ne ricavano due linee critiche: la formazione di un campo di forze che stimola le corde della memoria, del desiderio e della repulsione; il superamento della struttura come costruzione valoriale basata su categorie quali la famiglia, la religione e il subconscio. Un distacco sintetizzabile nel motto “l’imagination au pouvoir”.[7] La nozione di “corpo senza organi” formulata da Deleuze[8] torna in questo senso utile e permette di riflettere sull’individuo come risultato degli impulsi dell’ambiente analogico e virtuale in cui è immerso. L’impianto freudiano replica infatti la struttura classica della ponderazione e dell’eccesso e affonda le sue radici nel mito, nucleo dell’identità tradizionale contrapposto all’idea di rizoma e di relazione intesa da Glissant.[9]

AA.VV, “CORALE”, installation view, ph Francesco Paleari, courtesy of FRENCH PLACE

AA.VV, “CORALE”, installation view, ph Francesco Paleari, courtesy of FRENCH PLACE

Cecilia Mentasti in Sorry Mondrian for the mess (2024) contrappone all’ordine cartesiano e ai colori primari, esempio tipico del rigore strutturale modernista, il dialogo tra due lampade da cantiere che si sfidano al ritmo del boogie-woogie. La ricerca di Anna De Castro Barbosa entra in relazione con i caratteri dell’astrazione eccentrica, che, secondo Lucy Lippard, “rifiuta di espellere l’immaginazione e l’estensione nell’esperienza sensibile, come rifiuta di sacrificare le regole formali della migliore non-objective art contemporanea”.[10] Sull’esempio di grandi artiste come Eva Hesse o Louise Bourgeois, Anna De Castro Barbosa, in La lallare V (2025), La surveillante II (2025) e L’oeil jaune (2025), sviluppa il confronto tra opposizioni binarie: cura-apprensione, attrazione-repulsione e il contrasto tra materiali. In La lallare V (2025), ad esempio, il metallo è modellato in linee sinuose ma taglienti, interrogando la possibilità del contatto e le risposte che esso provoca.

AA.VV, “CORALE”, installation view, ph Francesco Paleari, courtesy of FRENCH PLACE

AA.VV, “CORALE”, installation view, ph Francesco Paleari, courtesy of FRENCH PLACE

Le politiche dello sguardo e della rappresentazione del corpo, il tema della soglia, della censura, del voyeurismo, la contrapposizione tra vicinanza e distanza, lo scambio tra esperienza individuale e condivisa, sono temi affrontati da Marco Siciliano. Oggetti di una ricerca che spazia dalla rielaborazione del discorso mitico in VERGISSMEINNICHT (2021)[11], dove traspare la riflessione di Glissant sull’identità, la relazione e l’erranza, al diretto interrogativo posto da immagini esplicite, da cui l’osservatore è tenuto a distanza con vetri colorati che ne alterano la percezione. Il fenomeno dell’iconofagia è indagato da Gaspar Willmann, la cui pratica potrebbe sintetizzarsi nel concetto di “cyber-impressionismo”. In un mondo la cui dimensione organica si dissolve in reti di informazione e di comunicazione immateriali, Willmann costruisce panorami che integrano immagini personali e database digitali, generando un’architettura che abita il confine tra realtà e finzione, tra produzione, consumo e registrazione di contenuti.

AA.VV, “CORALE”, installation view, ph Francesco Paleari, courtesy of FRENCH PLACE

AA.VV, “CORALE”, installation view, ph Francesco Paleari, courtesy of FRENCH PLACE

Il confronto diretto tra JUMAP (2025) di Willmann, La lallare V (2025) di De Castro Barbosa, Lunga seduta (2025) di Francesca Frigerio e Quantised Bits of Light till It Added to a Whole: Deconstruct, rebirth (2026) di Riley Tu, interroga sulla necessità di ripensare la soggettività nel mondo interconnesso e multispaziale contemporaneo. In particolare pone con urgenza una questione di carattere metafisico, legata al corpo come soglia e all’oggetto come traccia dell’esperienza. Un aspetto che nella pittura di Frigerio si esplicita nel concetto di “composizione”, ovvero nella possibilità, attraverso lo sguardo, di immaginare il luogo corporeo dove si trova quello che si vuole contemplare.[12] La figura del cyborg è centrale nella ricerca di Riley Tu. I corpi realizzati dall’artista, che si liberano progressivamente della corazza che li imprigiona, invitano a ripensare la soggettività secondo un codice ibrido e integrato, lo stesso a cui fa riferimento Haraway e che produce conseguenze tanto sul piano ontologico, quanto su quello della relazione e delle regole che la governano.

AA.VV, “CORALE”, installation view, ph Francesco Paleari, courtesy of FRENCH PLACE

AA.VV, “CORALE”, installation view, ph Francesco Paleari, courtesy of FRENCH PLACE

[1] per una prima definizione del concetto di “erranza” si veda E. Glissant, Poetica della relazione, Quodlibet, 2018, Trento, pp.29-39.
[2] India. Di bagliori e di luce, a cura di Raqs Media Collective and Ferran Barenbilt, PAC, Milano, 25-11-2025, 8-02-2026.
[3] “La relazione è multilingue […] si oppone di diritto alle mire di un totalitarismo monolingue” in E. Glissant, Poetica della relazione, Quodlibet, 2018, Trento, p.37.
[4] G. Deleuze, F. Guattari, Lanti-Edipo. Capitalismo e schizofrenia, Giulio Einaudi Torino, 1975.
[5] D. Haraway, Manifesto cyborg. Donne, tecnologie e biopolitiche del corpo”, Feltrinelli, Milano, 1995.
[6] A. Fontana, “Introduzione”, in G. Deleuze, F. Guattari, “L’anti-Edipo. Capitalismo e schizofrenia”, Giulio Einaudi Torino, 1975, pp. XXIV.
[7] slogan nato nel maggio del Sessantotto in Francia.
[8] G. Deleuze, F. Guattari, Lanti-Edipo. Capitalismo e schizofrenia, Giulio Einaudi Torino, 1975.
[9] Glissant individua nel mito una struttura narrativa che implica il concetto di filiazione. Ripresa anche dal Cristianesimo, tale narrazione è alla base dell’identità intesa come forza omologatrice.
[10] L. Lippard, Eccentric Abstraction, Art International, n.9, 1966, p. 99.
[11] The artist’s book, starting from Ludovico Ariosto’s Orlando Furioso, analyzed the human body as a meeting point between the cosmos and the unconscious, revealing connections between medieval medicine and psychosomatic pain.
[12] il concetto di “composizione” è stato formulato da Ignazio di Loyola nei suoi Esercizi spirituali e applicato alla pittura della Controriforma (seconda metà del XVI secolo – inizio XVII secolo).

Info:

AA.VV., CORALE
Artisti: Xolo Cuintle, Nina Davies, Anna De Castro Barbosa, Francesca Frigerio, Steph Huang, Cecilia Mentasti, Mountaincutters, Matthias Odin, Marco Siciliano, Riley Tu, Gaspar Willmann, Rafał Zajko, Luis Enrique Zela-Koort
29.01.26 – 28.02.26
lunedì-sabato 15.00 -19.00
FRENCH PLACE
Via Carlo Goldoni 64, Milano
www.frenchplace.art


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