Immaginate due pittrici. Due giovani donne, occhi pieni di domande e mani sempre un po’ impiastricciate, che nel cuore dell’Italia del Nord, nell’afa estiva che tutto appesantisce e tutto rende più vero, decidono di fare una cosa semplice e radicale: parlare dell’infanzia. Ma non nel modo in cui di solito se ne parla, cioè come un’epoca perduta, edulcorata, mitizzata, tipo quella delle pubblicità del mulino e delle fotografie seppiate. No. Laura Vendramin ed Emma Galanti sono più ambiziose, più pericolose. Hanno capito qualcosa, o almeno stanno provando a capirlo, con l’unico strumento che hanno: la pittura.

AA.VV. “Tutto comincia tardi”, 2025, exhibition view at Universo Factory, Vittorio Veneto (TV), opere di Emma Galanti, courtesy Universo Factory
Hanno intuito che l’infanzia non è dietro di noi, ma sotto di noi. Come una falda, come una radice, come quel silenzio che si fa sentire proprio quando vorremmo che stesse zitto.
La mostra si chiamaTutto comincia tardi. Il titolo è già un invito, una specie di scusa, una promessa e una confessione. Si tiene a Universo Factory, un ex-setificio ottocentesco di quelli dove la polvere ha una storia da raccontare e le pareti sembrano trattenere le voci di chi c’è stato prima. Il curatore, Simone Ceschin, ha pensato bene di non forzare le cose. Non una mostra invadente, non un’esplosione di colori e slogan. Piuttosto: un piccolo rituale. Una sospensione. Un tempo diverso. E che tipo di tempo? Un tempo che tarda. Che indugia. Che non ha fretta di arrivare da nessuna parte. Un tempo più simile alla deriva che alla tabella di marcia. Il tempo in cui, se ti fermi, ti viene in mente quella volta che tua madre ti guardò in un certo modo, il rumore che facevano le ciabatte di tuo padre sul pavimento la mattina presto o il taglio preciso della luce sul muro della cameretta, quando avevi paura del buio e non lo dicevi a nessuno.

AA.VV. “Tutto comincia tardi”, 2025, exhibition view at Universo Factory, Vittorio Veneto (TV), opere di Laura Vendramin, courtesy Universo Factory
Questo tipo di tempo è quello che abita i quadri di Laura Vendramin. I suoi volti – spesso autoritratti – sembrano lì per caso, come apparizioni, come presenze appena emerse da un sogno. Non gridano, non si impongono. Semplicemente, resistono. Sopravvivono dentro tele che hanno spazi vuoti più importanti delle figure. Ma che vuoti sono, questi? Non sono assenze. Sono attese. Sono zone di silenzio, come quelle in una conversazione vera, quando non sai che dire ma non ti va via la voglia di restare. Le sue immagini si costruiscono per sottrazione, per tremori. L’infanzia affiora, ma non è quella dell’album di famiglia: è un’energia intermittente, una carezza non data, un dettaglio affettivo che ha deciso di rimanere.

AA.VV. “Tutto comincia tardi”, 2025, exhibition view at Universo Factory, Vittorio Veneto (TV), opere di Emma Galanti, courtesy Universo Factory
Emma Galanti, invece, costruisce le sue immagini a partire dalla memoria, ma non come chi vuole ricordare tutto: piuttosto, come chi sa che ricordare davvero significa trasformare. I suoi dipinti sono fatti di strati. Non solo pittura, ma anche narrazione, tempo, paesaggi emotivi. C’è sempre qualcosa che emerge, qualcosa che sfugge. L’infanzia nei suoi lavori non è una foto scolorita: è un cantiere. Una zona di rielaborazione. Lei lavora con gli archivi, ma non come un bibliotecario, più come una specie di alchimista affettiva. Il ricordo, per lei, è un materiale vivo. Non da proteggere, ma da rilanciare. Qualcosa che può ancora dirci chi siamo, anche se (soprattutto se) non è mai accaduto proprio come ce lo ricordiamo. E allora, che cos’è questa mostra? Un atto di resistenza. Una micro-politica della lentezza. Un modo per restituire profondità all’esperienza. In un presente affamato di contenuti e velocità, Tutto comincia tardi dice: aspetta. Rallenta. Siediti. Ascolta. E non c’è nulla di moralistico in questo invito. Non è un sermone. È più un abbraccio timido. Una mano che ti sfiora il braccio e dice: «Anche a me è successo. Anche io ho un punto debole che si chiama passato».

AA.VV. “Tutto comincia tardi”, 2025, exhibition view at Universo Factory, Vittorio Veneto (TV), opere di Emma Galanti e Laura Vendramin, courtesy Universo Factory
Il luogo, Universo Factory, è il terzo personaggio di questa storia. Nato in un edificio in disuso e rigenerato per ospitare l’arte contemporanea, si comporta come una casa temporanea, un rifugio. Qui le opere non si mostrano: abitano. Dialogano con le pareti, con la luce che cambia, con il pubblico che entra in punta di piedi. C’è qualcosa di profondamente onesto in questo modo di esporre. Come se tutto fosse stato fatto a mano, con un rispetto sacro per ciò che è fragile, che non ha urlato abbastanza, che non ha avuto tempo di accadere. Sicuramente Universo Factory entra di diritto in quei progetti nati nella provincia veneta che stanno portando in risalto l’arte, quella lontana dai riflettori, quella che dice ancora molto. E così, alla fine, ti ritrovi dentro a una stanza. Davanti a un quadro. E per un istante – breve, silenzioso – sei di nuovo lì. Nella tua infanzia. Ma non come era davvero. Come è diventata adesso, dentro di te. Un luogo dove puoi tornare, anche se non sai bene dove si trovi. Un posto senza indirizzo, ma con una luce che riconosci. E se ti viene da piangere un po’, non preoccuparti. Vuol dire che hai capito.
Info:
Emma Galanti e Laura Vendramin. Tutto comincia tardi
a cura di Simone Ceschin
29/06 – 27/07/2025
Universo Factory
via Savassa Bassa 4, Vittorio Veneto (TV)
www.instagram.com/universo_factory

Artista e curatore indipendente. Fondatore di No Title Gallery nel 2011. Osservo, studio, faccio domande, mi informo e vivo nell’arte contemporanea, vero e proprio stimolo per le mie ricerche.



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