Data / Ora
Date(s) - 05/01/2026
12:00 am
Luogo
Galleria Museopossibile
Categorie
Costabile Guariglia
Alla galleria Museopossibile di Nola la mostra di Elio Alfano inaugurata venerdì 28 novembre e resterà aperta fino al 05 gennaio 2026. Una mostra dal titolo unico che lascia poco spazio alle interpretazioni.
La mostra Dieci_10 [La soglia liminale della pittura] come “logica della sensazione”costituisce un momento di particolare rilevanza critica nel percorso di Elio Alfano, artista che negli ultimi anni ha saputo rinnovare il linguaggio pittorico campano con una coerenza rara e una capacità di interrogare il visibile che supera il semplice dato formale. I lavori selezionati per questa retrospettiva non si limitano a documentare un decennio di attività: essi restituiscono la trama profonda di una ricerca che ha fatto della soglia – intesa come condizione percettiva, spaziale e concettuale – la propria dimensione costitutiva.
La pittura di Alfano si colloca infatti in un territorio di transizione continua, in cui la distinzione tra figura e campo cromatico si dissolve per lasciare emergere un’intermittenza di apparizioni. La superficie pittorica non è mai staticamente definita: è un organismo poroso, attraversato da tensioni interne, da fratture e da processi di sedimentazione che permettono al colore di farsi voce autonoma, capace di articolare un discorso che precede la forma e allo stesso tempo la evoca. In questo senso, l’opera di Alfano dialoga con l’idea di “limen” come soglia percettiva e cognitiva, un punto di passaggio nel quale l’immagine prende corpo pur rimanendo sospesa nella sua potenzialità.
Il gesto pittorico, pur essendo sempre misurato, conserva un grado di imprevedibilità che ne costituisce la forza generativa. L’artista sembra muoversi lungo un crinale dove l’intenzione incontra il caso, dando vita a campiture che oscillano tra luminosità affioranti e zone di rarefazione quasi meditativa. È in questa dialettica che si definisce la sua poetica: la pittura non come narrazione, ma come campo di risonanza percettiva, luogo in cui l’esperienza sensibile diventa traccia.
La retrospettiva mette chiaramente in luce come, nel corso del decennio, Alfano abbia progressivamente approfondito la dimensione temporale dell’immagine. Ogni opera appare come la registrazione di un processo, non il risultato concluso di un atto formale; il tempo è sedimentato nella materia stessa della tela, nelle velature che si sovrappongono come strati di memoria. Le figure – quando affiorano – sono presenze liminali, residui di un’apparizione possibile, memorie visive che non si concedono mai del tutto allo sguardo. Ciò che emerge non è la figura in sé, ma la sua risonanza, il suo persistere al limite dello scomparire.
Dieci_10 ci invita dunque a contemplare una pittura che problematizza il vedere, che non offre certezze ma sospensioni, che non costruisce un’immagine del mondo bensì un luogo in cui il mondo può farsi immagine. In un’epoca segnata dalla saturazione visiva, l’opera di Alfano recupera il valore della soglia come spazio di attesa e di ascolto, restituendo alla pittura la sua capacità di creare visioni che non si esauriscono nell’immediatezza, ma si depositano lentamente nello sguardo di chi osserva.
Questa mostra non celebra soltanto un artista riconosciuto; rivendica il ruolo della pittura come pratica conoscitiva e come forma di resistenza poetica. Alfano, con la sua ricerca rigorosa e silenziosamente radicale, rinnova la fiducia nella possibilità della pittura di essere ancora oggi un territorio fertile, inquieto, capace di generare senso attraverso la sua stessa presenza.



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