Data / Ora
Date(s) - 28/02/2026
7:30 pm - 11:45 pm
Luogo
"Casa Museo GIULIANO BUDRIESI"
Categorie
L’archeologa e studiosa Roberta Budriesi apre per la prima volta al pubblico le porte della storica dimora familiare per presentare – in occasione di ArteFiera 2026 – una selezione di propri dipinti legati da un medesimo filo rosso che attiene agli occhi; gli sguardi immaginati e realizzati dialogano felicemente e sorprendentemente con il contesto che li ospita, in un accattivante e coinvolgente giuoco tra antico e contemporaneo. È questa – in prima istanza – la fascinazione e motivo d’interesse per l’intero percorso espositivo: con portamento tersicorèo si avvicendano i volti – corruschi gli occhi – convenientemente smarcandosi tra i preziosi d’epoca che abitano la dimora. Con riserbo – ma senza timidezze o esitazioni – alcuni di loro si riconducono, nella terrea fissità dello sguardo, all’antico concetto di maschera, recuperando il significato profondo che la parola greca πρόσωπον (pròsopon) conservava nella civiltà classica: ciò che sta davanti agli occhi, la persona, l’anima, la reale essenza dell’individuo. Avanzando tra le opere in mostra le suggestioni si complicano, gli occhi si fanno specchi d’acqua, brillanti di luce in cui riflettere il circostante: incontriamo Giselle criselefantina che danza come Vila al riparo da una luna argentina, perduti amanti che pure danzano – due anime e un tetto di capanna – l’eziolata Paquita dagli occhi dorati. A chi appartengono le immagini vedute, dove ci conduce l’artista con i suoi segni misurati, risparmiati accadimenti, dettagli di colore a interrompere l’infinito bianco della tela? Sì moltiplicano ora i volti, s’assommano, si confondono e compenetrano: dal primo occhio veniamo osservati, dal secondo riflessi, nell’iridescenza del terzo veniamo assorbiti. Un vortice centripeto ci attrae; siamo noi, ora, al centro dell’occhio, al fondo del mistero, intuizione, saggezza, spettro ialìno che inghiotte. L’artista schiude al capriccio delle sue chimere snidando esseri inverosimili secondo le leggi della verosimiglianza, riversando la logica del visibile al servizio dell’invisibile.Una metamorfosi si produce – infine – al centro di un volto: una libellula si libra nell’aria spiccando il proprio volo, misurando le ali sulla bilancia del tempo. Infiniti viaggi ha percorsi, acquatiche vicende attraversate, inciampi di salto e capitolazioni, innumerevoli formulazioni da grimorio intese e pronunciate – con la friabile voce vulnerabile di libellula – raggiungendo, infine, consapevolezza, libertà e leggerezza. È suo l’occhio che ogni cosa scorge, ci scova e sorprende, occhi d’altri occhi inganna e disvela: la sua malinconia è di intensità qualitativa, invece che una akmé quantitativa, riconduce al centro, al cuore, al fiore di filadelfo memoria del tempo. Attraversando la pittura di Roberta Budriesi si offre la propizia occasione di uscire da noi: come scrive Proust nell’ultimo volume della sua “Recherche”: “quello che l’arte ci farà compiere è il cammino in senso opposto, il ritorno alla profondità dove ciò che è realmente esistito è sepolto, a noi sconosciuto”.
Alberto Gross



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