Data / Ora
Date(s) - 08/07/2025 - 03/08/2025
12:30 pm - 7:00 pm
Luogo
Casa degli Artisti
Categorie
Cosa resta del mare quando lo si guarda con occhi nuovi? Alla Casa degli Artisti di Milano, dall’8 luglio al 3 agosto 2025, Sabine Delafon, Graziano Folata e Benedetta Panisson presentano i loro progetti che si articolano intornoa un tema comune: il mare come elemento ancestrale, origine di ogni forma e metafora del mutamento.
Sotto l’egida del programma di residenza AAA – Atelier Aperti per Artista, le tre mostre si dipanano come capitoli di un’unica narrazione liquida, dove il mare è interpretato non solo come spazio naturale, ma come metafora dell’abbondanza, assenza, memoria, desiderio e trasformazione. Un percorso che alterna immersioni nei toni blu di un universo pittorico, frammenti fossili di un mondo in estinzione e immagini d’archivio che interrogano le costruzioni culturali del vivente.
Sabine Delafon – Sea of Millions. Il blu come orizzonte emotivo
Per Sabine Delafon il mare è innanzitutto colore, simbolo e partenza. In Sea of Millions il blu si espande in ogni direzione: da piccole stelle disseminate nello spazio urbano a grandi tele avvolgenti, fino a cartoline e fotografie trasformate in oggetti da viaggio, da memoria e da desiderio. Il lavoro di Delafon è un invito alla felicità condivisa, un’ode alla moltitudine e all’energia generativa delle forme. Il blu, da segno grafico, diventa sostanza dell’opera: è universo e pelle, è il mare stesso come ciclo che si rinnova. La mostra appare come un rituale laico, in cui lo spettatore è chiamato a immergersi e riconoscersi, lasciando che il colore si depositi sulla percezione come l’acqua sulla pelle.
Graziano Folata / Cantico dei Fondali. Il mare che non c’è
Il lavoro di Graziano Folata è un canto in assenza. Il mare non è più presenza liquida, ma fantasma geologico, memoria fossilizzata. In Cantico dei Fondali l’artista costruisce uno scenario quasi post-apocalittico, dove cere, cristalli, conchiglie spezzate e fusioni in bronzo evocano una natura che si è ritirata, lasciando dietro di sé tracce indecifrabili. Folata lavora con la materia come un alchimista: trasforma il tempo in forma, l’assenza in scultura. I suoi ippocampi in bronzo sospesi testa con testa, i gusci orfani corrosi dall’acidificazione dei mari e le immagini che oscillano tra terra, cera e acqua, costruiscono un paesaggio ambiguo e onirico, che interroga il visitatore sul confine fra vita e rovina, fra profezia e presente. Il riferimento al Sesto Continente di Folco Quilici e alla poesia di Auden e Wordsworth fa da controcanto letterario: ciò che vediamo è l’eco di un racconto interrotto, una mitologia senza mare, una profezia già accaduta.
Benedetta Panisson / Sea Storm (Draft). Archivi sommersi e tempeste nello sguardo
Con Sea Storm (Draft), Benedetta Panisson scardina i codici dell’osservazione naturalistica, portando alla luce documenti visivi sulla sessualità animale marina a lungo esclusi dalla narrazione ufficiale. Un video del 1993 ritrae due polpi maschi di specie diverse in un atto sessuale, una fotografia del 1911 mostra due pinguini antartici in una posa ritenuta, all’epoca, “depravata”. Materiali dimenticati, riesumati dall’artista grazie alla collaborazione con archivi scientifici come il WHOI e il Natural History Museum di Londra. Panisson non documenta, ma rilegge e reinterpreta, costruendo un dispositivo visivo e concettuale che sovverte il classico sguardo museale. In questa “bozza di tempesta”, presentata come work in progress, la ricerca artistica si intreccia con quella accademica – parte del suo dottorato alla Durham University – in un progetto che punta a ridefinire i modelli espositivi dei musei di storia naturale e, più in generale, i limiti imposti dal binarismo di genere anche nel mondo animale. Il mare, in questo caso, è spazio erotico e affettivo, archivio delle possibilità e delle deviazioni. Una tempesta sì, ma una tempesta che avviene, forse, solo negli occhi di chi guarda.
Un’unica onda, tre correnti
L’esposizione non una collettiva tematica. È un esercizio di profondità: visiva, concettuale, materica. Ogni artista muove da coordinate differenti, ma converge su un punto comune – l’idea che il mare non sia mai solo un paesaggio, ma una tensione interna, una forza che disfa e riforma, un linguaggio arcaico da reinterpretare. Alla Casa degli Artisti, queste tre esplorazioni si danno appuntamento in un luogo che, per sua vocazione, accoglie l’arte come processo e come dialogo. Il visitatore è invitato non solo a osservare, ma a lasciarsi attraversare da queste visioni fluide, lasciando che il mare, simbolico o reale, operi il suo passaggio.
Casa degli Artisti – Milano
8 luglio – 3 agosto 2025
martedì–domenica, 12:30–19:00
Ingresso libero



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