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Una conversazione tra voci inaspettate: Maria Giov...

Una conversazione tra voci inaspettate: Maria Giovanna Abbate, Francesco Capasso, Antonio Lanna, Andrea Laudante, Mario Gabola

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Data / Ora
Date(s) - 27/09/2025
7:00 pm - 11:45 pm

Luogo
opificio Puca

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Voci inaspettate: Maria Giovanna Abbate, Francesco Capasso, Antonio Lanna, Andrea Laudante, Mario Gabola.
Un incontro informale, studio visit, show-case in un contesto di ricerca, sperimentazione, dialogo e co-presenza: la pittura di Antonio Lanna apre in pubblico il prolungato dialogo con le pratiche e le materie di Francesco Capasso. Si unisce la voce (in)aspettatamente pittorica di Maria Giovanna Abbate, si genera spazio per continuare le intrecciate conversazioni con il compositore Andrea Laudante. Si tessono (in)aspettate trame con il sax esteso e amplificato di Mario Gabola

Le mostre possono pure non farsi. I muri, quando ci sono, riempirsi di muffa e marcire. Accumularsi la polvere sulle opere, sulle carte, soffrire il silenzio di casse di legno o carta, di stanze piccole o grandi. Sopportare il peso della dimenticanza e pure del disprezzo. E pure dell’indecisione, dell’incertezza, del dubbio affilato. Del disastro. Questo non impedisce certo alle conversazioni di andare avanti. La tenacia con cui artist* incessantemente interrogano la materia, le materie, se stessi, altr*, altr*, spazi, supporti, menti, tavoli, sedie, dispositivi strumenti, fa pressione allo stesso modo sui foglietti A5 e sui pezzi di tela 3×4. Sui foglietti sparsi, recuperati.
Le conversazioni inaspettate non sono mostre. Sono l’insopportabile desiderio di volerne o poterne fare. O di non farne affatto. Sono una piccola spinta per portare in superficie, per una volta, certi dialoghi, per farli sentire in pubblico. Un’emersione temporanea, informale e probabilmente inaspettata. Poche cose artist* desiderano con ferocia come la discussione, il dialogo, il laboratorio di parole, le costruzioni di pensieri. A pensarci bene, qualsiasi conversazione è inaspettata. Intervengono voci lontane, vicine, arrivate per caso, voci chiamate da altre voci. Ed è evidente che certi luoghi favoriscono l’emergere. Se non l’urgenza. All’Opificio Puca, che è per definizione un luogo di progettazione di lungo termine (per saperlo basta a volte essere presenti- chiedere fiume -). Poi non si sa bene più chi è allievo di chi, chi ha suggerito, chi ha preso, chi si è segnato cosa, chi parla altre lingue, chi viene richiamato da inaudibile, confuso, smozzicato,
cristallino, chiarissimo, marmoreo. Forse anche per questo, anche quando tutto sembra finito, certe cose continuano a essere chiamate progetto.


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