READING

Fiorenza Pancino a BoA Spazio Arte: quando la cera...

Fiorenza Pancino a BoA Spazio Arte: quando la ceramica diventa elaborazione esistenziale

La ceramica come materia che conserva memoria del gesto, come superficie su cui si stratificano segni e tempo, come forma ambivalente tra l’arcaico e il contemporaneo: è questo il territorio espressivo in cui Fiorenza Pancino (1966, S. Stino di Livenza, Venezia) situa la propria ricerca, radicata nella tradizione faentina ma capace di trascenderla per farsi riflessione esistenziale. La personale “Oro vivo”, curata da Margherita Maccaferri negli spazi di BoA Spazio Arte, riunisce un corpus di opere recenti attraverso cui l’artista restituisce un percorso di alchimia spirituale volto a trasformare il dolore, la rabbia e le emozioni più oscure in una forma di bellezza contemplativa.

Fiorenza Pancino, “Oro vivo”, installation view at BoA Spazio Arte, ph. Cristina Bagnara, courtesy BoA Spazio Arte, Bologna

Fiorenza Pancino, “Oro vivo”, installation view at BoA Spazio Arte, ph. Cristina Bagnara, courtesy BoA Spazio Arte, Bologna

L’allestimento bilancia composizioni a parete e sculture sospese che attraversano lo spazio aereo della galleria costruendo una geografia complessa, dove lo sguardo viene sollecitato a muoversi tra superfici, volumi e frammenti. In “La Rabbia” (2020/2026), la più estesa delle installazioni murali, decine di tessere ceramiche bianche e beige formano una superficie vibrante, ulteriormente movimentata da ritagli di pizzo e minuscole scritte tracciate a mano in azzurro tenue che sembrano annotazioni private, frammenti di un diario intimo affiorante dalla materia. La presenza del tessuto, inserito tra le tessere e nella cornice superiore, introduce una dimensione tattile e domestica che contrasta con la preziosità della ceramica smaltata, suggerendo un intreccio tra la sfera del lavoro manuale femminile e la dimensione scultorea dell’opera contemporanea. La stessa tipologia di struttura ritorna in “Sacro Gral” (2026), piccola scultura in cui una cascata di dischi di maiolica smaltata in varie gradazioni dorate (inevitabile percepirli come monete) scende da un bordo superiore in tessuto frangiato. L’oro, materiale che dà il titolo alla mostra e che ricorre in numerose opere, in questo progetto è utilizzato dall’artista come medium simbolico capace di convertire il “materiale pesante” dell’esistenza in qualcosa che brilla e riflette luce.

Fiorenza Pancino, “Oro vivo”, installation view at BoA Spazio Arte, ph. Cristina Bagnara, courtesy BoA Spazio Arte, Bologna

Fiorenza Pancino, “Oro vivo”, installation view at BoA Spazio Arte, ph. Cristina Bagnara, courtesy BoA Spazio Arte, Bologna

Grandi installazioni verticali sospese occupano la seconda sala della galleria, articolandosi come presenze totemiche che scendono dal soffitto fino a toccare il pavimento, dove si dispongono in composizioni circolari o serpentiformi. “Mistero blu” (2024/2025) si presenta come una lunga sequenza di elementi ceramici, smaltati in blu cobalto intenso, platino e nero, trafitti da un filo di acciaio duttile. La logica modulare della composizione, in cui si alternano forme discoidali schiacciate, elementi cilindrici e altre componenti più irregolari, crea un ritmo visivo che ricorda insieme il rosario, la collana devozionale e la colonna vertebrale. La scelta cromatica del blu profondo, colore collegato alla sfera spirituale e contemplativa, si carica qui della densità materica conferita alle superfici ceramiche dalle tracce della lavorazione manuale. Accanto a questa presenza scura e introversa, “Silenzio in bianco” (2022) e “Ho trovato piume d’angelo bianco” (2025) materializzano una dimensione cromatica opposta attraverso l’uso di smalti bianchi su maiolica e porcellana. In queste sequenze di perle alternate a grandi foglie o piume che pendono verso il basso l’andamento della struttura suggerisce l’idea di una caduta rallentata, come se l’opera volesse provare a rallentare nel suo percorso verticale gli effetti della forza di gravità. Le terminazioni a pavimento di queste sculture sospese, ancorando l’opera allo spazio fisico, sembrano voler ricondurre a unità gli opposti dell’aspirazione verso l’alto e del radicamento al suolo.

Fiorenza Pancino, “Oro vivo”, installation view at BoA Spazio Arte, ph. Cristina Bagnara, courtesy BoA Spazio Arte, Bologna

Fiorenza Pancino, “Oro vivo”, installation view at BoA Spazio Arte, ph. Cristina Bagnara, courtesy BoA Spazio Arte, Bologna

I quattro “Salvadanai” (2026) esposti in vetrina (smaltati in rosso, blu/viola, verde, turchese) introducono una dimensione sornionamente inquietante per la scelta di un oggetto connesso a idee di accumulo e risparmio. Impreziositi con oro, argento o platino, questi oggetti scultorei ibridi tra la ceramica decorativa tradizionale e la scultura contemporanea si fanno veicoli di una riflessione sulla conservazione del valore e sulla trasformazione. La loro presenza nello spazio espositivo crea un contrappunto ironico rispetto alle installazioni ambientali sospese, riportando la dimensione monumentale del lavoro a una scala più familiare. “Gold” (2025), infine, grande testa stilizzata in oro su maiolica, idolo arcaico e contemporaneo al tempo stesso, si propone come un enigmatico oggetto di culto laico atto a interrogare il nostro rapporto con il prezioso, il sacro e con ciò che consideriamo degno di venerazione.

Fiorenza Pancino, “Oro vivo”, installation view at BoA Spazio Arte, ph. Cristina Bagnara, courtesy BoA Spazio Arte, Bologna

Fiorenza Pancino, “Oro vivo”, installation view at BoA Spazio Arte, ph. Cristina Bagnara, courtesy BoA Spazio Arte, Bologna

Ciò che emerge da questa variegata costellazione di opere è un’appassionata celebrazione del potere trasformativo dell’arte intesa come pratica catartica e come processo attraverso cui l’artista elabora le proprie emozioni convertendole in forme visibili e tangibili. La ceramica, materia che per sua natura deve attraversare il fuoco per solidificarsi e diventare permanente, si offre come metafora efficace di questo processo alchemico: come l’argilla morbida e informe deve essere sottoposta al calore della fornace per trasformarsi in oggetto durevole, così le emozioni caotiche e destrutturanti devono essere attraversate, elaborate e trasformate dall’atto creativo per diventare oggetti estetici taumaturgici. La mostra nel suo complesso appare, in ultima istanza, come un’indagine sulla possibilità dell’arte di farsi strumento di elaborazione esistenziale e di trasformazione del vissuto in forma. E proprio a questa dimensione processuale sembra alludere il titolo “Oro vivo”: non l’oro morto del tesoro accumulato e inerte, ma una sostanza che pulsa e continua a trasformarsi perché porta in sé la memoria attiva del processo attraverso cui è stata generata.

Info:

Fiorenza Pancino. Oro vivo
27/01/2026 – 08/03/2026
a cura di Margherita Maccaferri
BoA Spazio Arte
via Barberia 24/a – Bologna
www.boaspazioarte.it


RELATED POST

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

By using this form you agree with the storage and handling of your data by this website.