Gabriele Romeo e la critica d’arte

Gabriele Romeo, nato a Palermo nel 1983, è docente di Fenomenologia delle Arti Contemporanee presso l’Accademia Albertina di Belle Arti di Torino, è ricopre la carica di Presidente di AICA Italia (Associazione Internazionale dei Critici d’Arte). Il suo impegno nel mondo dell’arte è stato riconosciuto dal Ministero della Cultura della Repubblica Francese, che gli ha conferito il titolo di Chevalier de l’Ordre des Arts et des Lettres. Assieme a Gabriele Romeo, peraltro corrispondente da Venezia per conto della rivista Juliet, sono stati insigniti con lo stesso riconoscimento Diego Della Valle, Roberto Bolle e Michele Spotti. Gabriele Romeo, da sempre impegnato a promuovere la cultura italiana e a costruire legami con il panorama internazionale, ha una particolare affinità con la Francia, paese con cui collabora attivamente. In occasione di questo riconoscimento abbiamo incontrato e parlato con l’autore del suo passato e dei suoi progetti per il futuro.

Ritratto di Gabriele Romeo eseguito da Renato Barilli, tempera su cartoncino, 2019. Ph courtesy Gabriele Romeo

Ritratto di Gabriele Romeo eseguito da Renato Barilli, tempera su cartoncino, 2019. Ph courtesy Gabriele Romeo

Fabio Fabris: Ci parli della tua formazione?
Gabriele Romeo: La mia formazione artistica ha avuto inizio all’Istituto Statale d’Arte per il Mosaico di Monreale, ma fin dall’inizio, mi sono accorto che il mio interesse non era tanto rivolto alla pratica manuale, quanto piuttosto verso il lato teorico e critico. Questo mi ha spinto a iscrivermi al Corso di Laurea in Scienze e Tecnologie dell’Arte, della Musica e dello Spettacolo presso la Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università di Palermo. Dopo aver completato gli studi in Sicilia, mi sono trasferito a Bologna per approfondire l’arte contemporanea, conseguendo la Laurea Specialistica in Storia dell’Arte all’Alma Mater. Successivamente, ho frequentato il Corso di Alta Formazione per curatori ICON presso la Fondazione Fotografia di Modena, che mi ha permesso di affinare le competenze curatoriali e critiche. Questo percorso si è rivelato determinante per sviluppare una visione critica e fenomenologica che oggi applico nel mio lavoro. Il mio approccio critico affonda le radici anche in quello che ho imparato dai maestri della critica, come Renato Barilli, il quale ha sempre sottolineato l’importanza di un’interpretazione dell’arte che non si limiti alla descrizione ma che sappia indagare il significato profondo dell’opera, in relazione al suo contesto. La mia formazione si è poi arricchita da un dialogo continuo con la teoria fenomenologica, ispirato anche dal pensiero di Maurice Merleau-Ponty, Umberto Eco, Gillo Dorfles, e dal concetto di “caso studio disegnato” che, come espongo nei miei libri, è una modalità critica che prende in considerazione l’esperienza dell’arte nella sua interazione con l’osservatore e la sua dimensione fenomenologica.

Gabriele Romeo, Caso Studio Fenomenologico sui mosaici di Jean Cocteau, tecnica mista su cartoncino, Saint Raphaël (Francia), 2023. Ph courtesy Gabriele Romeo

Gabriele Romeo, Caso Studio Fenomenologico sui mosaici di Jean Cocteau, tecnica mista su cartoncino, Saint Raphaël (Francia), 2023. Ph courtesy Gabriele Romeo

La tua carriera si distingue per un impegno costante nella ricerca storico-critica. Puoi citarci alcuni artisti che hai seguito in questo percorso?
Nel corso della mia carriera, ho avuto il privilegio di seguire e collaborare con numerosi artisti. Un esempio significativo è quello di Yiannis Melanitis, che considero molto interessante per la sua capacità di esplorare il confine tra la realtà e l’immaginazione. Ma la lista è lunga. Ricordo con particolare orgoglio la curatela, insieme a Juan Fabri, del progetto Paglione Plurinazionale della Bolivia alla 57ª Biennale Internazionale d’Arte di Venezia. Questo è solo un esempio di un approccio inclusivo nei confronti di realtà artistiche di vari paesi, un po’ come Pierre Restany, che vedeva nella sua “critica totale”, un dialogo continuo non solo tra l’arte e il pubblico, ma anche tra i contesti culturali.

Gabriele Romeo, Caso Studio Fenomenologico “Anselm Kiefer: I Sette Palazzi Celesti”, tecnica mista su cartoncino, Milano, 2023. Ph courtesy Gabriele Romeo

Gabriele Romeo, Caso Studio Fenomenologico “Anselm Kiefer: I Sette Palazzi Celesti”, tecnica mista su cartoncino, Milano, 2023. Ph courtesy Gabriele Romeo

Ci parli dei tuoi rapporti con la Francia e con gli artisti francesi?
La Francia ha avuto un ruolo fondamentale nella mia formazione, soprattutto per il suo contributo storico alla cultura e all’arte. Il legame tra Italia e Francia è profondo, e questo ha sempre stimolato la mia curiosità. Tra gli artisti francesi che seguo, Silvére Jarrosson rappresenta uno dei talenti più promettenti. La sua ricerca mi affascina per la sua capacità di combinare elementi tradizionali e innovativi in un linguaggio unico. Nel mio libro L’Intervallo Sospeso: Connettoma Cronico dell’Arte (MIMESIS, 2021), mi sono occupato anche dello street artist Ethan Raggac.

Gabriele Romeo, Caso Studio Fenomenologico nella costruzione delle opere di Paula Rego, acquarello e tecnica mista su cartoncino, Venezia, 2023. Ph courtesy Gabriele Romeo

Gabriele Romeo, Caso Studio Fenomenologico nella costruzione delle opere di Paula Rego, acquarello e tecnica mista su cartoncino, Venezia, 2023. Ph courtesy Gabriele Romeo

Nell’epoca della globalizzazione, quali pensi siano i compiti principali della critica d’arte?
La critica non deve limitarsi a una mera valutazione estetica, ma deve essere un punto di riferimento culturale, un’interfaccia tra l’artista, il pubblico e il contesto sociale, rispondendo a sfide uniche, legate alla rapida evoluzione tecnologica e alla diffusione di nuove forme artistiche. A mio avviso, la critica contemporanea ha il compito di preservare le tradizioni artistiche, che rischiano di essere oscurate dalla velocità dei cambiamenti, senza però dimenticare di dare visibilità alle nuove forme artistiche, soprattutto quelle legate alla tecnologia e alla globalizzazione. Mi piace ricordare che Meyer Shapiro vedeva la critica come un’attività di storicizzazione e contestualizzazione, capace di includere l’opera in un sistema di significati più ampio. Una delle funzioni più rilevanti della critica d’arte oggi è quella di mettere in relazione l’opera con il suo contesto, proprio come facevano Barilli e Restany.

Silvère Jarrosson, “Opera pour Bastille”, Parigi 2023, tecnica mista su pannello di legno, cm 540 x 480. Ph courtesy l’Artista

Silvère Jarrosson, “Opera pour Bastille”, Parigi 2023, tecnica mista su pannello di legno, cm 540 x 480. Ph courtesy l’Artista

Come coniughi le tue mansioni di insegnante con quelle di critico militante?
La mia esperienza accademica e quella critica sono strettamente interconnesse. L’insegnamento mi permette di trasmettere ai miei studenti un approccio teorico solido, ma anche un’abilità pratica nel leggere e analizzare l’opera artistica. Mi piace portare in aula esempi concreti, come mostre in corso o opere di artisti contemporanei, per stimolare il dialogo tra gli studenti e l’arte stessa. La mia visione pedagogica è fortemente influenzata da pensatori come Jean Dubuffet, che nella sua opera Asfissiante cultura rifletteva sulle tensioni tra le istituzioni culturali e le forme artistiche più spontanee e libere. Questo principio di un pensiero critico che esplora e sfida le convenzioni accademiche è fondamentale nel mio approccio, e cerco di trasmetterlo anche ai miei studenti. Inoltre, come critico attivista, considero l’insegnamento al pari di una pratica artistica impegnata, poiché permettere agli studenti di sviluppare una propria visione critica è, a mio avviso, un modo per stimolare un cambiamento culturale e intellettuale.

Gàëtan Grach/Dr. Raggac (alias), dalla serie “Cours de Scientisme Imaginaire”, allestimento ambientato in un’aula del Musée de l’école d’Autrefois, L’Isle-sur-la-Sorgue. Ph courtesy l’Artista e Musée de l’école d’Autrefois

Gàëtan Grach/Dr. Raggac (alias), dalla serie “Cours de Scientisme Imaginaire”, allestimento ambientato in un’aula del Musée de l’école d’Autrefois, L’Isle-sur-la-Sorgue. Ph courtesy l’Artista e Musée de l’école d’Autrefois

Hai dei progetti per il 2026?
Per il 2026, ho in programma diversi progetti, in particolare a Venezia e Torino, che considero ormai le mie residenze artistiche. Inoltre, sto lavorando, assieme ad altri colleghi italiani, alla definizione di un Codice Etico dei Critici d’Arte. Questo progetto è molto importante, perché intende creare una guida pratica per una critica etica, responsabile e trasparente. Contribuire a consolidare il ruolo della critica d’arte, creando delle linee guida che possano essere un riferimento per la professione, è qualcosa che considero fondamentale per il futuro del settore.

Fabio Fabris

Info:

www.gabrieleromeo.it


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