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Giganti del mare. Un progetto fotografico di Bianc...

Giganti del mare. Un progetto fotografico di Biancamaria Monticelli

“Sta come torre ferma che non crolla giammai la cima per soffiar di vento” dice Dante del Fanale, il faro di Livorno, tra i più antichi in Italia risalente al 1305 e costruito su progetto attribuito a Giovanni Pisano. Distrutto dai tedeschi nel 1944, ricostruito e inaugurato nel 1956, oggi se ne promuove l’apertura al pubblico per occasioni come questa mostra di Biancamaria Monticelli, fotografa professionista che vive e lavora tra Livorno e la Polinesia Francese.

Uno dei suoi filoni più interessanti è quello sui Relitti arrugginiti di navi arenate su spiagge deserte che si stagliano su cieli incombenti. Qui ne abbiamo alcuni esempi alternati ad altre opere dedicate ai fari, un Faro in California – Point Reyes National Park – uno all’Isola di Razzoli e uno a Capo Caccia, entrambi in Sardegna, altrettanto diruti come i relitti di cui sopra, e così via fino ovviamente a quello di Livorno giocato anche questo sul confronto tra una bimba in primo piano e la torre che si staglia sullo sfondo.

É immediata la traduzione metaforica del senso che hanno questi relitti che diventano simboli di un mondo alla deriva, sfasciato, vecchio, senza speranza e la speranza che corre con i bimbi che corrono in primo piano. Dice l’artista:“Un filone che nasce nel 2017, in occasione del mio quarto soggiorno all’arcipelago di San Blas, sul versante caraibico di Panama. Di ritorno all’isola di Chichimé, vedo qualcosa di nuovo. Oltre l’eleganza delle palme, le acque cristalline e le candide spiagge, un relitto imponente sembra addormentato sul fianco, adagiato sulla barriera corallina che cinge questo minuscolo lembo di sabbia. Da lì, lo scenario prende forma: alcune ragazzine, un bambino, un uomo, figure avvolte da un cielo lattiginoso galleggiano come angeli di un’atmosfera surreale”.

Quando viaggiamo siamo alla ricerca di nuovi mondi, nuovi paesaggi, magari i famosi luoghi incontaminati. Ma l’occhio del fotografo non cerca solo una bellezza ideale, cerca delle scenografie in cui inserire il proprio pensiero, che dia sostanza e vita alla propria visione del mondo. Il luogo dove mettere in scena la sua idea di fotografia. E infatti l’autrice continua dicendo: “Ho l’impressione di essere a teatro, un teatro naturale, dove attori casuali recitano di fronte al mio obiettivo, danzando al ritmo di una magia che si accende, all’improvviso. Rifletto su questa visione, perché è così che io le sento, visioni di un mondo lontano dalla quotidianità, silenzioso, nascosto… un mondo che mi appartiene e mi porta a riflettere sui significati più profondi della vita. Questi scenari ritornano, in tempi e luoghi diversi, mi scopro a ricercarli e ne percepisco il valore umano oltre l’apparente e chiaro valore estetico”.

É un teatro dunque quello davanti al quale si trova Biancamaria Monticelli. Un teatro già pronto i cui scenografi sono la natura e gli uomini. La natura offre le spiagge, i mari, la vegetazione. E al suo interno la presenza dell’uomo. O meglio il post umano. Quello che l’uomo ha lasciato, i suoi avanzi, il risultato della sua tecnologia nella sua forma obsoleta. E poi il riinizio. La forma primeva di quello che sarà l’uomo che forgerà oggetti per cambiare il mondo, ma ancora innocente, spensierato.

E aggiunge: “Il fascino per questi giganti che si mostrano nel loro aspetto antropomorfico, carcasse addormentate, relitti di una vita perduta sulle cui ceneri rinasce ancora la vita … Ecco l’importanza del bambino che corre, libero, contrapponendo la vita alla morte, ma dove nemmeno la morte appare così terribile, semmai imponente nella sua bellezza e nel suo mistero. Così il bambino dell’arcipelago di Las Perlas, che dialoga con il suo pacchetto di patatine; il ragazzino greco che corre, lasciandosi alle spalle il gigante rugginoso di Dimitrios; la piccola principessa bionda che esplora il mondo, sotto le ali malinconiche di un relitto in secco; i bambini che schiamazzano nelle acque selvagge delle Marchesi, sullo sfondo l’imponente e leggendario “Aranui”…

La sua ricerca non si limita all’ormai scontatissimo discorso sull’inquinamento dei mari. La sua confessione finale ci svela il mistero del fascino di queste immagini: “I bambini rappresentano il mio alter ego. Sono io che guardo il mondo con occhi puri, che continuo a credere nei sogni, che voglio rimanere in quel limbo di fragile felicità…”

Info:

www.biancamariamonticelli.com

Biancamaria Monticelli, Faro California – Point Reyes National Park

Biancamaria Monticelli, Faro Livorno

Biancamaria Monticelli, Linton Bay – Panama

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