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Giulio Turcato alla Fondazione Giuliani per l’arte...

Giulio Turcato alla Fondazione Giuliani per l’arte contemporanea

Nel trentennale della scomparsa dell’artista, Martina Caruso, la nipote che aveva un rapporto stretto con Turcato e l’archivio, e Giuliani Adrienne Drake, curatrice della Fondazione, hanno pensato a questa mostra, rispettando la ricerca dell’artista, chiedendosi perché l’opera di Turcato ha ancora una grande importanza in questo momento storico e perché è ancora un punto di riferimento per tantissimi artisti e curatori. Diversi lavori di diverse serie incentrati su un tema: il monocromo che è fedele alla sua ricerca sui colori ma anche sulla materia. La mostra doveva rispettare questo tema e anche il depliant è stato pensato come una narrazione con cinque opere riprodotte e lasciando alcune parti bianche.

Giulio Turcato, “Giallo pelle”, 1961, olio, tecnica mista e collage su tela di iuta, 110 x 132 cm. Ph courtesy Fondazione Giuliani, Roma

Giulio Turcato, “Giallo pelle”, 1961, olio, tecnica mista e collage su tela di iuta, 110 x 132 cm. Ph courtesy Fondazione Giuliani, Roma

Turcato ha guardato il mondo dall’alto, dallo spazio, quello era il periodo delle missioni spaziali, dalla profondità del mare, al microscopio, restituendoci sempre una visione tutta sua pur confrontandosi con gli artisti del momento. Nel 1947, con Carla Accardi, Ugo Attardi, Pietro Consagra, Piero Dorazio, Mino Guerrini, Achille Perilli e Antonio Sanfilippo, fonda il gruppo FORMA 1. Nel 1962, con il suo primo viaggio a New York, entra in dialogo con le sperimentazioni newdada di Robert Rauschenberg e Jasper Johns sui materiali e poi con le ricerche monocrome di Robert Ryman e con le sperimentazioni, in Italia, di Alberto Burri ed Enrico Castellani.

Giulio Turcato, “Superficie lunare”, 1968, olio, tecnica mista su gommapiuma. 29 x 62 cm. Ph courtesy Fondazione Giuliani, Roma

Giulio Turcato, “Superficie lunare”, 1968, olio, tecnica mista su gommapiuma. 29 x 62 cm. Ph courtesy Fondazione Giuliani, Roma

Inizio il mio ragionamento sulla mostra con Oltre lo spettro del 1971 quando Turcato, a seguito dell’allunaggio statunitense, era interessato alla corsa nello spazio, all’idea di quello che si vedeva dall’alto. Lo spettro è quello che si vede sulla base dell’opera, e già qui sta usando le sabbie e l’amaranto è il colore più vicino alla sua sensibilità (poi studiato dagli scienziati). Il colore di “oltre lo spettro” si colloca in dialogo con i monocromi di Mario Schifano, interamente centrati sul colore materico, e si apre a una dimensione metafisica. L’opera col titolo Arcipelago del 1968 dice bene di una interpretazione che possiamo dare a queste conformazioni. E d’altra parte il fatto che in seguito a un ricovero all’ospedale aveva potuto vedere al microscopio i batteri che all’occhio umano risultano invisibili e quindi ricreare questa vita nei suoi quadri. Quindi, grazie alle lenti del macroscopico, Turcato traduce un mondo visto dall’altra parte, da un’altra dimensione. A volte c’è una macchia di colore che accentua e sottolinea il colore sottostante.

Giulio Turcato, “Oltre lo spettro”, 1971, olio, tecnica mista su tela, 120 x 160 cm. Ph courtesy Fondazione Giuliani, Roma

Giulio Turcato, “Oltre lo spettro”, 1971, olio, tecnica mista su tela, 120 x 160 cm. Ph courtesy Fondazione Giuliani, Roma

Marino (1972) è un’opera straordinaria di un metro per tre che già nelle proporzioni dice del tema e prende dentro propio come una visione sul mare, e ci riporta al suo interesse per le ricerche sottomarine che si facevano in quel periodo. Segue una stanza incentrata sul cangiante, su lavori giocati sulla fluorescenza. Cangiante giallo è del 1986, e si confronta con la tela Cangiante bianco del 1976 come variante sul tema del colore. In questa serie i pigmenti reagiscono alla luce e al movimento, e alcuni diventano persino visibili nell’oscurità: il colore si stratifica fino a farsi quasi immateriale fino a diventare solo vibrazione cromatica. Un altro tipo di ricerca è quella di Superficie lunare del 1968, olio e tecnica mista su gommapiuma. C’è il recupero di materiali ma anche l’idea di un paesaggio extraterrestre e un mettersi in relazione con le esplorazioni spaziali di Lucio Fontana.

Giulio Turcato, “Cangiante giallo”, 1986, olio e tecnica mista su cartone intelato, 18 x 24 cm. Ph courtesy Fondazione Giuliani, Roma

Giulio Turcato, “Cangiante giallo”, 1986, olio e tecnica mista su cartone intelato, 18 x 24 cm. Ph courtesy Fondazione Giuliani, Roma

Quasi trent’anni di ricerca dell’artista su colore e materia come strumenti di conoscenza e scoperta, su pittura e texture. Non una ricerca di purezza spirituale come per altri artisti, ma un campo pulsante di possibilità, corpo vivo, superfici scavate, polveri fosforescenti, pillole, monete, carta carbone. Materiali quotidiani, dai vegetali ai minerali, dalle rovine ai batteri. Impegno politico e incessante sperimentazione formale sono i suoi punti di riferimento fondamentali. In Giallo pelle (1961) c’è un interesse per le donne del popolo intraviste durante i suoi viaggi fatti portandosi dietro solo materiali e attrezzi per dipingere. Un artista che non ha mai smesso di cercare, di sperimentare, di spostare lo sguardo sempre avanti. In definitiva, una mostra da meditare.

Info:

Giulio Turcato
11/10/2025 – 31/01/2026
Fondazione Giuliani
via G.Bianchi n. 1, Roma
fondazionegiuliani.org


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