Gli idoli urbani di Sabrina Meissner

Ajax: “Forse dovremmo rompere qualche testa lungo la strada.”
Cleon: “Tu fai soltanto il soldato e tieni la bocca chiusa.”
I guerrieri della notte (The Warriors, 1979)

Nel film I guerrieri della notte, ispirato a un romanzo di Sol Yurick pubblicato negli anni ’60, il regista Walter Hill raccontava la battaglia per la sopravvivenza dei Guerrieri, una delle bande giovanili che si contendevano il controllo dei quartieri di New York. L’azione si svolge dal tramonto all’alba ed è incentrata sul ritorno dei protagonisti da una grande adunata nel parco del Bronx, per decenni sinonimo di quartiere pericoloso, oggi trasformato in zona residenziale. L’epicentro indiscusso di questa adrenalinica avventura di strada è la metropolitana, luogo elettivo di caccia di tribù urbane di guerrieri in giubbotto di pelle che, armati di mazze da baseball, mettono in atto una spettacolare saga di violenza priva di sangue.

Atmosfere simili a quelle evocate da questo adrenalinico viaggio notturno in una New York da far west si ritrovano anche nella pittura di Sabrina Meissner, che rileva squilibri, disuguaglianze e tensioni dell’esistenza contemporanea per rileggerle in chiave di genere. Se nel film cult epocale di Walter Hill gli eroi erano giovani pellerossa postmoderni impegnati in un’impresa paragonabile alla ritirata dei Diecimila attraverso l’impero persiano (raccontata da Senofonte nell’Anabasi), le protagoniste delle fantasie distopiche della pittrice tedesca sono donne stilizzate di cui si vedono solo i volti sormontati da caschi di capelli simili a elmetti da combattenti. I loro tratti fisiognomici sembrano derivare da un inasprimento primitivo del volto dell’adolescente ritratta da Edvard Munch in La pubertà, di cui conservano lo stesso sguardo fisso, ostile e sperduto al tempo stesso. Una spessa linea di contorno scura rimarca con decisione gli elementi essenziali del volto di cui scava ombre e rughe d’espressione per poi confluire nelle pupille dilatate e profonde come pozzi neri. Ruvide pennellate di pittura acrilica sbozzano le figure come se si trattassero di sculture intagliate nel legno, tecnica molto praticata dagli artisti locali originari della zona da cui Sabrina Meissner proviene, mentre le ripartizioni della superficie pittorica in gabbie geometriche conferisce alle figure un’iconicità da vetrata gotica.

Alle spalle delle donne si estende una straniante ambientazione caratterizzata da colori acidi contrastanti e costellata di accenni architettonici geometrizzanti, una terra di nessuno dall’identità ibrida, incerta tra il non-luogo e la grafica digitale. Questi panorami sono ispirati a edifici per uffici, stazioni ferroviarie, aeroporti, strutture in cui l’artista ha trascorso molto tempo durante la sua vita professionale, qui rielaborati con uno stile visionario degno di un incubo allucinatorio dai colori psichedelici che potremmo immaginare accompagnato da una colonna sonora elettro-dance. Sabrina Meissner nei suoi fondali scenografici sembra scavare nelle inquietudini delle sottoculture underground degli anni ’70, richiamando in vita le vibrazioni energetiche di artisti come Keith Haring e Jean-Michel Basquiat. Ma se i ribelli graffiti di quest’ultimi manifestavano una gioiosa dissipazione del sé nei meandri della metropoli, le strutture lisergiche della pittrice tedesca sintetizzano la città come rete di flussi energetici che accendono il desiderio, ma anche come impalcatura di regole e confini che ne rendono impraticabile il pieno godimento.

Le sue potenti e misteriose figure femminili, che lei stessa definisce come una forma seriale di autoritratto indiretto, incarnano sia la forza sia la vulnerabilità: non sono in fuga come i Guerrieri del film, ma sono anch’esse intente a schivare gli agguati di invisibili nemici, che non è chiaro se provengano dall’esterno o se si tratti dei loro demoni interiori. La tensione tra l’astrazione degli sfondi e la figuratività semplificata di queste eroine, amplificata dall’uso di colori contrastanti, è la chiave attraverso la quale Sabrina Meissner ha sviluppato il suo racconto del presente. Le forme quadrate o rettangolari che frammentano la superficie dell’opera, collocandosi dietro o davanti alle figure come griglie o sbarre, descrivono la società contemporanea come un perverso videogame che da un lato affascina l’individuo, mentre dall’altro lo rende un recluso, più o meno consapevole della propria condizione di isolamento. In un contesto urbano stilizzato e spersonalizzato chi è fuori dai giochi riservati ad alcune élite di potere finisce per sentirsi distaccato dal mondo delle percezioni, privato di ogni possibilità di comunicazione simpatetica e disancorato anche da sé stesso. Il senso di estraneità del mondo esterno, che appare privato del carattere di realtà, simboleggia nella poetica di Sabrina Meissner l’opprimente schematizzazione causata dalla tecnocrazia contemporanea.

Le sue audaci creature fuori dal mondo muovono una dura critica alla società postmoderna, a cui oppongono una silenziosa resistenza restando in qualche modo “connesse” attraverso immaginari circuiti e flussi di informazioni. I loro occhi spalancati si addentrano nelle misteriose profondità dell’inconscio, ma non impediscono agli altri sensi di essere costantemente vigili, allertati e in ascolto per captare le insidie di una perenne notte metropolitana bluastra, macchiata qua e là da improvvisi sprazzi di colore. L’immagine ha la tensione incalzante di un thriller, ma la solenne ieraticità con cui le donne guerriere affrontano l’ignoto sembra assimilarle a veri e propri idoli urbani, inattaccabili e onniscienti nella loro grazia primitiva. Come il nero fa risaltare i colori a cui è accostato, le spesse linee di contorno che scandiscono il confine tra figura e sfondo rappresentano gli ostacoli che tutti noi dobbiamo affrontare nella nostra vita quotidiana. E l’invito dell’artista sembra proprio quello di guardare senza paura oltre e attraverso le sbarre per assorbire ed emanare il nostro colore interiore, trascendere i limiti senza cadere nella dissoluzione e aspirare a una consapevolezza superiore dell’esistenza.

Info:

www.sabrinameissnerart.com

Sabrina Meissner, Iivy’s League. Painting, acrylic

Sabrina Meissner, Happiness in Pink. Painting, acrylic, 2018

Sabrina Meissner, For Breakfast. Painting, acrylic


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