I SUPERFLEX al Kunsthaus Graz

Il Kunsthaus di Graz, inaugurato nel 2003, è un perfetto esempio di contenitore museale (un po’ come il Guggenheim di Bilbao) in grado di catalizzare l’attenzione dello spettatore sul suo aspetto fisico oltre che sulle mostre proposte. Il progetto, firmato dagli architetti inglesi Peter Cook e Colin Fournier, vede un corpo moderno che si adagia su una struttura precedente (l’Heisernens Haus, una delle prima architetture, in Europa, realizzate con strutture portanti totalmente in ghisa): l’aspetto insolito e lo straniamento che provoca al primo sguardo ha fatto sì che fin da subito fosse ribattezzato col vezzeggiativo di Friendly Alien. Si tratta di un edificio che ospita solo mostre di arte contemporanea, dato che non ha né depositi, né istituti di ricerca al suo interno. Aspetto curioso è che questa Kunsthaus al suo interno ha concesso uno spazio a Camera Austria, un marchio che, oltre a produrre una lussuosa e importante rivista interamente dedicata alla fotografia, organizza anche conferenze e mostre tematiche del tutto svincolate e autonome rispetto all’attività dell’istituzione di cui è ospite.

Ora, dal 26 novembre, la Kunsthaus accoglie una mostra del collettivo di artisti danesi SUPERLEX. Il gruppo (fondato nel 1993 da Jakob Fenger, Rasmus Nielsen e Bjørnstjerne Christiansen) è noto per le posizioni critiche nei confronti del sistema dell’arte e del mercato in genere, e si occupa da molti anni di processi creativi, economie alternative, auto-organizzazione e comportamento etico.

Per esempio, il gruppo ha esplorato il concetto di “euforia economica” in una serie di opere che consistono in varianti cromatiche basate su una selezione di valute di vari paesi, disposte secondo schemi ispirati alla sequenza di Leonardo  Fibonacci. L’ordine tremolante dei colori evoca l’illusione che il flusso del denaro sia un qualcosa di naturale, ma anche dalle conseguenze catastrofiche, come un’eruzione vulcanica o uno tsunami. La sequenza di Fibonacci è una formula matematica che compare in molti modelli di crescita naturale, dai semi di girasole ai rami degli alberi fino alle colorazioni della pelle dei pesci e in anni non troppo lontani è stata accolta più volte all’intero delle sue sculture/installazioni anche dall’artista Mario Merz. Ma allo stesso tempo sappiamo che la sua crescita è rapida e può essere invasiva. Intorno al 300 a. C., i matematici indiani scoprirono per la prima volta questa sequenza di numeri ricorrente nella poesia sanscrita. In seguito la formula è stata introdotto in Europa occidentale dal matematico italiano Fibonacci (Pisa, 1170-1242 ca), il quale contribuì alla rinascita delle scienze esatte dopo la decadenza dell’età tardo-antica e dell’Alto Medioevo. Quasi psichedelica nel suo sviluppo spiraliforme, la formula sembra funzionare come un processo di espansione della natura, mentre le transazioni economiche, sebbene talvolta a cifre spropositate, sono spesso invisibili oppure immateriali, dato che le prove fisiche di questi movimenti non sono le banconote ma dei semplici clic sulla tastiera di un computer. Per secoli, la moneta è stata un denominatore dell’identità nazionale o incarnazione del potere di un imperatore che era uso far stampare sulla moneta la sua effigie, a mo’ di affermazione e propaganda del suo ruolo. Oggi anche l’uso sempre più diffuso del Bancomat e delle varie carte di credito porta all’ennesima potenza questo processo di smaterializzazione. Evidenziando invece l’orgoglio culturale e nazionale attraverso la narrazione visiva, le combinazioni di colori illustrano una parte più sottile della storia del denaro, in accezione non solo economica, ma anche estetica. E questa percezione visiva rinvia a un senso tattile e a una memoria di fatti concreti, tangibili, oggi del tutto affievoliti.

Sebbene l’economia capitalistica si muova spesso in maniera sfrenata e distruttiva (basti pensare alla crisi di Wall Street del ‘29 e al più recente crollo di Lehman Brothers), sembriamo incapaci di ipotizzare alternative alle attuali strutture del mercato globale, come se fossimo ipnotizzati da un cerchio rotante che ci obnubila il cervello. SUPERFLEX mette in discussione la naturalezza delle regole del mercato mentre esplora il disorientamento quasi estatico prodotto da un sistema economico sempre alla ricerca di una vertiginosa crescita e, per dirla in altro modo, votato a uno sfrenato consumismo. Su questa strada, il gruppo procede con degli interventi che possono sì far discutere, ma che di certo ci inducono a meditare.

Con una certa punta di ironia, un po’ come nei vecchi piani di sviluppo economico del socialismo reale, questo progetto espositivo dei SUPERFLEX per il Kunsthaus Graz è parte di una sequenza di tappe che si sviluppa a partire dal 2017 e che ha visto la sua conclusione proprio con il vernissage della mostra. La prima tappa è stata definita da C.R.E.A.M. (acronimo di Cash Rules Everything Around Me), ovvero il bancomat collocato nel foyer della Kunsthaus e trasformato in feticcio/scultura luminosa. A questa scultura sono seguiti i progetti Free Shop, Number of Visitors (realizzato con la collaborazione di Jens Haaning), Lost Money. Tutti questi progetti rinviano a un desiderio di denuncia, a un grido di dolore che può essere enunciato con quattro brevi slogan: una dilagante feticizzazione del denaro è capace di distruggere qualsiasi altro valore dello spirito umano; le regole della società capitalistica e liberista arrivano a permeare il pensiero delle persone come un veleno che avvolge pian piano ogni livello della coscienza; la concentrazione del potere economico nelle mani di poche persone è pericolosa per la democrazia; l’uso delle monete virtuali e la diffusione di derivati e subprime può manipolare la vita reale delle persone. La mostra dedicata al gruppo SUPERFLEX e i singoli progetti che fanno da corollario sono firmati da Barbara Steiner, peraltro direttrice del Kunsthaus Graz.

Fabio Fabris

Info:

SUPERFLEX, Sometimes As A Fog, Sometimes As A Tsunami
26.11.2021-13.03.2022
Kunsthaus Graz, Space 01
Lendkai 1
8020 Graz, Austria
tel. + 43 – 316 / 8017-9200

info@kunsthausgraz.at

SUPERFLEX, Dive-In, 2019. “Dive–In” was originally commissioned by Desert X in collaboration TBA21–Academy with music composed by Dark Morph (Jónsi and Carl Michael von Hausswolff). Photo: Lance Gerber, courtesy of Desert XSUPERFLEX, Dive-In, 2019. “Dive–In” was originally commissioned by Desert X in collaboration TBA21–Academy with music composed by Dark Morph (Jónsi and Carl Michael von Hausswolff).  Photo: Lance Gerber, courtesy of Desert X

SUPEFLEX, Free Beer Corner, 2007. Foto SUPERFLEX

SUPERFLEX, Free Beer/Counter-game strategies, 2006. Installed for Taipei Biennial 2008. Photo: SUPERFLEX

SUPERFLEX, Free Beer, 2004. A selection of Free Beer versions form different breweries in 2007. Graphic design by Rasmus Koch Studio. Photo: SUPERFLEX


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