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Il corpo respira il processo: l’impronta artistica...

Il corpo respira il processo: l’impronta artistica di Gennaro Lauro

In un mondo ancora contrassegnato dal definire, Gennaro Lauro, artista associato per la compagnia italiana Sosta Palmizi, si pone degli interrogativi e tenta di abbattere certi schemi che conducono a dogmi che tuttora non vengono smossi. Di questa rigidità, però, secondo l’artista, il corpo è chiamato a respirare il processo, provando a scalfire quelle nervature socioculturali che condizionano il nostro modo di pensare. Attualmente Lauro sta portando avanti un nuovo progetto, oggetto di questa intervista e prossimo al debutto. To Repel Ghosts/Lettera al Padre è una ricerca sul maschile che, come afferma l’artista stesso, nasce dal desiderio di scacciare certi fantasmi, disarmare la paura, allentare i confini ed è anche il tentativo di scrivere una lettera al Padre, a quello che abbiamo conosciuto, anche quando ci è mancato, al Padre che abbiamo subìto, a quello che noi stessi abbiamo nutrito, noi come i nostri padri e i padri dei nostri padri».

1.Gennaro Lauro (aut.) con Silvia Mai, “To Repel Ghosts/Lettera al Padre”, 2025, performance, foto Giulia Lenzi, courtesy Oriente Occidente

Gennaro Lauro (aut.) con Silvia Mai, “To Repel Ghosts/Lettera al Padre”, 2025, performance, foto Giulia Lenzi, courtesy Oriente Occidente

Emanuele Mazzilli: To repel ghosts / Lettera al padre debutterà il 25 settembre presso il Teatro Cantiere Florida di Firenze, in occasione del festival Fabbrica Europa 2025. Nella performance, loggetto dindagine è il maschile. Se le attuali politiche mondiali abbracciano il patriarcato, minando costantemente il gender fluid e rimarcando il binarismo di genere, come viene percepito e come può essere trasceso il topic del maschile da un punto di vista artistico?
Gennaro Lauro: To Repel Ghosts/Lettera al Padre è una ricerca coreografica che dura da circa due anni, in cui sono accompagnato da Silvia Mai, performer e pastora d’alpeggio. Tuttavia, la creazione coreografica è solo parte di una più ampia ricerca sul maschile che conta anche una serie di laboratori con individui di diverse età che si identifichino come maschi e la scrittura di testi ispirati a figure marginali del mondo patriarcale. Il mio interesse è rivolto all’esperienza variegata che le persone possono avere del maschile piuttosto che alla definizione o ridefinizione di un’identità maschile. Credo che l’unica maniera per poter superare la cultura patriarcale sia di ritornare all’esperienza viva e imperfetta di ciascuno, all’identità come forma dinamica e mutevole, e non monolitica, alla vita invece che al racconto biografico. Non fissare quindi, ma continuare a fluire, così come si respira. Il rigurgito patriarcale di ritorno non è inaspettato ed è in parte fisiologico, ma non può durare: non si può smettere di respirare a lungo senza soffocare. Serve, però, a ricordarci che tornare indietro sui diritti e su progressi civili e filosofici è sempre possibile. Come specie non siamo naturalmente destinati a migliorarci, se non ci rimbocchiamo le maniche.

2.Gennaro Lauro, “To Repel Ghosts/Lettera al Padre”, 2025, performance, foto Giulia Lenzi, courtesy Oriente Occidente

Gennaro Lauro, “To Repel Ghosts/Lettera al Padre”, 2025, performance, foto Giulia Lenzi, courtesy Oriente Occidente

Questo ballo è per noi #3 è un laboratorio pensato per indagare sulla mascolinità, da lei di recente condotto e realizzato Bisceglie (BAT) nellambito della quinta edizione del Performing Arts Festival Sirene, diretto da Agostino Riola. A breve una quarta restituzione del progetto si svolgerà a Rovereto (TN) in occasione dellOriente Occidente festival. Cosa si aspetta di trovare? Nella sua ricerca artistica, quali strumenti utilizza per rendere performante il concept? Come trova il rapporto con i partecipanti?
Il laboratorio è la parte più antica e originale del mio progetto ed è nato come articolata ricerca sul campo. È stato complesso riuscire a ‘convincere’ della viabilità di questo tipo di incontro, ma poi ho incontrato alcune realtà coraggiose. Prima tra tutte, Teatri di Vetro con la direzione di Roberta Nicolai, che mi ha offerto la possibilità di tenere un primo laboratorio a Ostia. A Bisceglie, grazie a Sonenalé, ho potuto portare questo progetto laboratoriale nella regione in cui sono cresciuto. Poi Rovereto e Milano. Insomma, l’esperienza aumenta i propri confini, perché un popolo che si identifica come maschile ha delle domande, anche se taciute o un po’ sgrammaticate e il modello patriarcale non è più in grado di dare risposte adeguate. Quel che porto, quindi, è una domanda e la disponibilità a congiungerla alle domande degli altri. Si lavora sul corpo, sperando che emerga una parola, un interrogativo, un dubbio. La pratica di movimento è tesa a sottolineare l’atteggiamento che – come uomini – possiamo avere rispetto allo spazio, che è spesso un approccio dominate, di possesso. È raro, infatti, che ci venga detto di contenerci e di non prendere spazio. Mi interessa provare ad attraversare questa inconfessata sicumera per poi corroderla da dentro, instillare un dubbio, un’esitazione, una crepa o forse uno spiraglio verso un altro modo possibile di muoversi, un modo più accogliente e attento alla pluralità che ci circonda.

3.Gennaro Lauro (aut.) con Silvia Mai, “To Repel Ghosts/Lettera al Padre”, 2025, performance, foto Giulia Lenzi, courtesy Oriente Occidente

Gennaro Lauro (aut.) con Silvia Mai, “To Repel Ghosts/Lettera al Padre”, 2025, performance, foto Giulia Lenzi, courtesy Oriente Occidente

Considerando la sua forte sensibilità nellindagare i comportamenti della collettività, secondo lei come può una pratica artistica, in un lasso di tempo circoscritto, investigare su temi caratterizzati da una profonda matrice socioculturale?
Si tratta di tornare all’esperienza, che è una ricchezza incommensurabile. A volte ci lasciamo schiacciare da narrazioni identitarie, nazionaliste, totalizzanti, generalizzanti, paralizzanti che vorrebbero descriverci estromettendo il dettaglio esistenziale. Se invece si tornasse all’esperienza come campo reale in cui verificare l’esattezza di tali narrazioni, allora credo che verrebbero sicuramente messe a dura prova certe pretese identitarie di genere, nazione, patria e, con loro, tutte quelle maiuscole che incombono su di noi da generazioni e generazioni e in cui abbiamo cercato di ‘incastonare’ il nostro vissuto, spesso violentandolo. E questo ritorno all’esperienza non è solitario, non si tratta di chiudersi nel proprio feudo, ma di fare esperienza insieme, di giocare e  di contaminarsi un po’, come fanno i bambini che vivono scoprendo la vita, non ‘conducendola’.

4.Gennaro Lauro, “To Repel Ghosts/Lettera al Padre”, 2025, performance, foto Giulia Lenzi, courtesy Oriente Occidente

Gennaro Lauro, “To Repel Ghosts/Lettera al Padre”, 2025, performance, foto Giulia Lenzi, courtesy Oriente Occidente

Da anni lavora come artista associato per le compagnie italiane Sosta Palmizi. Ritiene che la compagnia abbia influenzato i suoi lavori performativi?
La Sosta Palmizi è la casa in cui ho fatto i primi passi di danza, grazie all’incontro con Giorgio Rossi. Per lui sono poi stato interprete. Nel tempo ho incrociato più volte anche Raffaella Giordano, quindi, quando ho cominciato a creare lavori miei, è stato per me naturale rivolgermi alla Sosta Palmizi, seminare lì e farvi crescere le mie creature. C’è una maniera di fare che sento familiare, un modo di stare al mondo ancora aperto al processo più che al risultato. Mi sembra fondamentale, nonché vitale, per la ricerca artistica.

Silvia Mai, “To Repel Ghosts/Lettera al Padre”, 2025, performance, foto Giulia Lenzi, courtesy Oriente Occidente

Silvia Mai, “To Repel Ghosts/Lettera al Padre”, 2025, performance, foto Giulia Lenzi, courtesy Oriente Occidente

Lei è nato in Inghilterra e cresciuto in Italia. Da anni vive a Parigi. In che modo le culture europee ispirano le sue esibizioni doltralpe?
Non saprei dire se questo incrocio di origini ed esperienze abbia un impatto sul mio lavoro e sulla mia maniera di stare in scena. In verità non credo. Forse l’essere nato in Inghilterra da madre inglese e l’essere cresciuto in Puglia e poi essere vissuto in altri posti, mi ha portato alla possibilità di affezionarmi ai luoghi invece di sentire semplicemente di appartenervi. Spesso si ragiona per appartenenza e ci si muove a partire da tale assunto. Io per molto tempo non ho sentito di appartenere né alla Puglia, né all’Italia, né all’Inghilterra. Nel tempo ho, però, riconosciuto delle tracce persistenti, a cui sono affezionato perché – in quanto affezioni – contribuiscono al mio modo d’essere oggi. E quindi sono certamente mie. Se invece fossi partito da un’idea di appartenenza, credo che mi sarei impedito di fare esperienza e di sentire molte cose, spesso diverse o contraddittorie. Possiamo pure decidere che questo è qui e quello è là, ma la vita è per sua natura sconfinata.

Emanuele Mazzilli

Info:

Questo ballo è per noi #5
11/09/2025 – 14/09/2025
LachesiLab/Teatro delle Moire, Milano (MI)

To Repel Ghosts/Lettera al Padre
Debutto al festival FabbricaEuropa
25/09/2025
Teatro Cantiere Florida, Firenze (FI)


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