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Il mondo a pezzi e i testimoni che lo raccontano: ...

Il mondo a pezzi e i testimoni che lo raccontano: Festival della Fotografia Etica di Lodi

Succede che le fotografie, quando sono intensamente espressive, non hanno bisogno di molte parole che le raccontino. È il caso dell’immagine del fotografo freelance gazawi Loay Ayyoub che ritrae una madre palestinese che piange abbracciando un corpo avvolto in un sudario macchiato di sangue (l’Islam prevede che il seppellimento deve avvenire il prima possibile): le mani, la postura e lo strazio di questa donna ricordano la Madonna che compiange il Cristo morto. The Tragedy of Gaza è la serie fotografica vincitrice della sezione short story del World Report Award e questa fotografia è l’immagine simbolo della 16esima edizione del Festival Fotografia Etica di Lodi diretta da Alberto Prina e dal lodigiano Gruppo Fotografico Progetto Immagine.

Loay Ayyoub, “The Tragedy of Gaza” #1, © Loay Ayyoub, courtesy Festival Fotografia Etica Lodi

Loay Ayyoub, “The Tragedy of Gaza” #1, 2023, © Loay Ayyoub, courtesy Festival Fotografia Etica Lodi

L’edizione 2025 del Festival, riprodotta anche in un catalogo pubblicato dalla casa editrice emuse, è davvero tra le più interessanti. Sono molti i progetti esposti che lasciano una traccia indelebile, seguendo il consueto pendolo oscillante tra l’attualità e l’emergenza della Storia (con la S maiuscola) e il sorprendente e l’inedito delle storie (con la s minuscola). La sintesi che si ricava dopo la giornata di visita delle undici sedi espositive ufficiali è quello di un mondo realmente a pezzi, con un senso di morte diffuso e un odore di dolore molto diffuso. Come sempre e come è giusto che sia, sono pochissime le immagini dotate anche di senso artistico e, proprio la foto di Ayyoub, ha un evidente elemento estetico che ricorda l’arte rinascimentale religiosa. Ma questa è una lettura che giunge in un secondo o terzo tempo, dopo aver per un attimo rimosso lo straziante senso di afflizione e di compassionevole indignazione umana che dovrebbe suscitare.

Jana Margarete Schuler, “Between Blood and Glitter” #1, © Jana Margarete Schuler, courtesy Festival Fotografia Etica Lodi

Jana Margarete Schuler, “Between Blood and Glitter” #1, © Jana Margarete Schuler, courtesy Festival Fotografia Etica Lodi

Palazzo Barni, in pieno centro a Lodi, ospita, oltre a The Tragedy of Gaza, altri cinque progetti fotografici. La guerra in Ucraina, con quel sapore novecentesco per la presenza di trincee e cordoni appuntiti, è il tema del progetto vincitore della sezione spotlight award del WRA, In the Shadow of a Deadly Sky, del fotografo freelance italiano Diego Fedele, capace di mostrarci cosa significhi vivere all’ombra di una minaccia costante. La sezione master award è stata vinta dal progetto del fotogiornalista colombiano Federico Ríos, intitolato Paths of Desperate Hope. È un’umanità di fango quella che tenta disperatamente di arrivare negli Stati Uniti dal Sud America: e questa umanità percorre, tra le tante rotte di emigrazione, quella del Darién, un lembo di terra tra Colombia e Panama, presidiato dai trafficanti che, con il loro violento terrore, hanno instaurato un clima incendiario per tutti coloro che osano fuggire dal fuoco (parafrasi di alcuni bellissimi versi di Juan Mosquera Restrepo).

Diego Fedele, “In The Shadows of Deadly Skies” #3, © Diego Fedele, courtesy Festival Fotografia Etica Lodi

Diego Fedele, “In The Shadows of Deadly Skies” #3, © Diego Fedele, courtesy Festival Fotografia Etica Loditival

La menzione speciale del master award è stata riconosciuta alla fotogiornalista italiana Cinzia Canneri con un progetto in bianco e nero tra i più interessanti del Festival. Women’s Bodies as Battlefields racconta per immagini le lotte femminili eritree e tigrine nella loro resistenza allo stupro inteso come arma di guerra: queste vittime ritratte da Canneri ci trasmettono un senso di resistenza, dignità e forza davvero intensissimo. Vivere per lottare (e lottare per vivere) è il sunto di un reportage dalle palestre di arti marziali del Bangladesh, dove, all’ombra di Muhammad Alì, nato Cassius Marcellus Clay Jr., lo sport è ben di più che una semplice attività ludica o competitiva: We Live to Fight, del fotografo bangladese Md Zobayer Hossain Joati, è il progetto vincitore della sezione student award. Pro e contro l’Europa occidentale, novecenteschi e digitalizzati, sono in parti quasi eguali gli abitanti della repubblica ex sovietica di Moldova, raffigurati dal fotografo tedesco Julius Nieweler. Whispers say: ‘War is Coming’ è il progetto vincitore della menzione speciale della sezione student award e mostra molto bene questa identità sociale sospesa tra aspirazioni geopolitiche opposte e sempre in mezzo a ‘voci che dicono che la guerra stia per arrivare’.   

Cinzia Canneri, “Women’s Body as Battlefields” #2, ©Cinzia Canneri, courtesy Festival Fotografia Etica Lodi

Cinzia Canneri, “Women’s Body as Battlefields” #2, 2021, © Cinzia Canneri, courtesy Festival Fotografia Etica Lodi

Il World Report Award prevede ancora una sezione dedicata al singolo scatto, ospitata presso Banca Centropadana. Il corpo umano a pezzi del veterano ucraino trentaseienne Zakhar Biryukov, nell’atto impossibile eppure riuscito di abbracciare il proprio figlio, e nell’atto di guardarci negli occhi osservando in modo profondo l’obiettivo del fotografo norvegese Afshin Ismaeli, anche col solo occhio sopravvissuto all’attacco bellico subito, è sicuramente il single shoot meritevole del premio. La guerra in Ucraina è ancora in corso, ma anche se fosse auspicabilmente terminata, le cicatrici dei combattimenti resterebbero per sempre. La sezione è un’efficace sintesi del concetto più portante del Festival: in trentadue scatti, vediamo davanti ai nostri occhi scorrere i grandi temi, affiancati da storie individuali sconosciute ma capaci di assumere anch’esse valore universale.

Afshin Ismaeli, “The Price of War”, © Afshin Ismaeli, courtesy Festival Fotografia Etica Lodi

Afshin Ismaeli, “The Price of War”, © Afshin Ismaeli, courtesy Festival Fotografia Etica Lodi

Le vite degli altri è la sezione che investiga la relazione tra l’essere umano e i luoghi che vivono. Ospitata a Palazzo Modignani, include quattro progetti che mettono al centro uomini e donne. Uomini sono i padri della serie intitolata Becoming a Father, in cui la fotografa statunitense Adriana Zehbrauskas ci conduce in varie parti del mondo a entrare nel rapporto tra i padri e i figli appena nati. I primi mille giorni del neonato influenzano fortemente il suo benessere e la sua crescita e la fotografa ci mette di fronte alla corda igienicamente approssimativa di un reparto di ostetricia africano e al tubo di una flebo luccicante di un reparto occidentale. La fotografa e documentarista tedesca Jana Margarete Schuler esplora la sorellanza delle donne messicane che vivono a Ciudad Juarez, una delle città – soprattutto per le donne – più pericolose al mondo, e appoggiata al confine con il Texas. Between Blood and Glitter ci mostra come, per difendersi dalle violenze, gruppi di donne si siano organizzate in team di lucha libre, una sorta di pugilato e wrestling in cui forse la violenza è finzione mentre la violenza in strada, purtroppo, non lo è. Sarebbero piaciute a Pier Paolo Pasolini alcune fotografie del progetto dal poetico titolo di Where Dust and Water Dream Together, del tunisino Khlif Skander. Nella serie, l’autore esplora efficacemente il legame con la terra, ricordando anche atmosfere riconducibili a Maria Lai, di una comunità che vive in Tunisia in luoghi permeati da acqua e polvere desertica. David J Shaw ci conduce invece a Caeadda (che è anche il nome del progetto), nel cuore del Galles rurale, dove, tra figure umane alla Ken Loach e legami tradizionali, l’autore ci mostra come tradizioni antiche, agricoltura e allevamento, possano ancora essere trasmissibili tra le differenti generazioni anche in pieno Occidente.

Skander Khlif, “Where Dust and Water Dream Together” #1, © Skander Khlif, courtesy Festival Fotografia Etica Lodi

Skander Khlif, “Where Dust and Water Dream Together” #1, © Skander Khlif, courtesy Festival Fotografia Etica Lodi

Spazio ONG (o No-Profit) è la sezione ospitata nel Chiostro dell’Ospedale Vecchio e, sin dalle origini, è caratterizzata dall’evidenziare piccole grandi storie sociali fortemente impregnate di solidarietà e sostegno concreto. È il caso naturalmente di EMERGENCY che, tra le tante aree in cui opera, ha nel Kurdistan un ospedale specializzato nella realizzazione di protesi per arti amputati. The Artisans of Prosthesis, del fotoreporter RAI Giammarco Sicuro, è la necessaria testimonianza fotografica del sorriso di Hawzhin che, pur avendo perso una mano a causa di una mina, è diventata sarta grazie a una protesi e all’artigiano Satar, nel cui laboratorio campeggia il volto di Gino Strada. La Roma Calcio è tra le principali squadre italiane di calcio per non vedenti e la serie di Lorenzo Foddai ce ne svela le regole, ma soprattutto l’atmosfera sociale che si respira in occasione di un incontro sportivo, mostrandoci i protagonisti della ASD Roma Blind Football. Football Vibes è il nome di una realtà che effettivamente si fonda su invisibili e innumerevoli vibrazioni che percuotono i movimenti dei giocatori in campo. La fotografa freelance Bente Stachowske ci permette di conoscere la Nyodeema Foundation, ennesima realtà al femminile che supporta l’inclusione lavorativa, in questo caso di coraggiose apicultrici. Il coraggio di queste donne è sia fisico, perché le donne sfidano elementi della natura spesso pericolosi, sia sociale perché lavorano di notte sfidando i divieti imposte dalle convenzioni sociali dei villaggi gambiani in cui il progetto Beekeepers of Mosolula Gardino è ambientato. Come In the Green Border di Agnieszka Holland, il polacco Karol Grygoruk ci permette di entrare nella quotidianità delle ong Minority Rights Group International e Grupa Granica che operano al confine tra Polonia e Bielorussia in supporto ai migranti che, al confine tra Unione Europea e territori al di fuori dell’UE, si augurano di trovare finalmente requie nel loro lunghissimo viaggio dal cuore dell’Asia. Come nel film, ma purtroppo con connotazioni dolorosamente reali, le fotografie di Borderlands ci mostrano la crudele clandestinità cui sono obbligati questi esseri umani che usano il cellulare e google maps come strumento e bussola di speranza.

Skander Khlif, “Where Dust and Water Dream Together” #1, © Skander Khlif, courtesy Festival Fotografia Etica Lodi

Skander Khlif, “Where Dust and Water Dream Together” #1, © Skander Khlif, courtesy Festival Fotografia Etica Lodi

Quello in Sudan è uno dei tanti, troppi conflitti che insanguinano il mondo. All’interno della navata della cinquecentesca Chiesa del Carmine, ce ne mostra gli effetti devastanti sulla popolazione il fotogiornalista Giles Clarke con un progetto intitolato Sudan Under Siege e, come sempre di fronte a guerre perduranti da molti anni, se ne percepiscono anche gli effetti di dolore nei decenni a seguire. È una danza con i lupi artici quella in scena ai Giardini di Viale IV Novembre, dove Ronan Donovan ci mostra la fierezza animale in The Wolves of the High Arctic. La serie fotografica non è solo però intelligenza sociale esibita da questi magnifici animali, ma anche un alert contro il riscaldamento globale che sta modificando anche questi habitat. Nature morte, oggetti di vita quotidiana e immensa sofferenza è quella in mostra alla Ex Cavallerizza, in cui è di scena il trentennale dal genocidio di Srebrenica. Il progetto fotografico curato dalla Fondazione VII sotto forma di collettiva di diversi fotogiornalisti balcanici. Lo sguardo, infatti, si allarga a tutte le tappe dei conflitti che hanno insanguinato la ex Jugoslavia, ed Endgame: Yugoslavia. 30 Years since the Genocide in Srebrenica ci mette di fronte a un vocabolario tristemente presente anche nell’oggi contemporaneo.

100_South America_Stories_Musuk Nolte_Panos Pictures_Bertha Foundation

100_South America_Stories_Musuk Nolte_Panos Pictures_Bertha Foundation

Un tuffo nell’ambito territoriale è quello dell’Elegia lodigiana in scena nel vicino comune di Montanaso Lombardo. Il progetto di Gabriele Cecconi ci immerge in un’atmosfera rarefatta tipicamente padana, apparentemente placida come l’Adda e il Po, ma nelle pieghe fatta di luci e ombre. Avevamo forse incrociato le mega discariche di plastica (una pratica diffusa in tutto il pianeta), le discariche dei rifiuti chimici, le discariche degli strumenti elettronici ma, forse, non avevamo ancora visto le immense discariche del fast fashion modaiolo. Il paesaggio apocalittico di ciò che buttiamo, magari dopo averlo indossato poche volte, è davanti ai nostri occhi, nel chiostro del Palazzo della Provincia, grazie all’impressionante progetto del fotogiornalista Magnus Wennman che approda nel Ghana per mostrarci The Dark Side of Fast Fashion, dove il paesaggio reale è costituito da montagne degli “abiti morti dei bianchi”, come vengono chiamati questi prodotti dagli abitanti locali. Quindici anni di World Report Award sono in scena alla ex Chiesa dell’Angelo, dove scorrono, letteralmente, tutti i progetti di questo concorso fotografico fondamentale per testimoniare la storia sociale del mondo. La necessità di documentare l’umanità è di scena, grazie all’unica sede lombarda del World Press Photo, nei locali della Fondazione Banca Popolare di Lodi, in cui si entra nella storia degli ultimi decenni. Impossibile riportare qui la vastità di problematiche sociali, politiche, economiche e soprattutto umane presenti in questa sezione di sintesi: l’unico consiglio – che vale per quasi tutto il Festival – è quello di dotarsi di tanto tempo, taccuini e robustezza psicologica per osservare l’infinito dolore di un mondo letteralmente a pezzi.

Info:

FESTIVAL FOTOGRAFIA ETICA LODI
Aperture nei weekend dal 27 settembre al 26 ottobre 2025 dalle 9:30 alle 20:00
10 sedi a Lodi e una a Montanaso Lombardo
www.festivaldellafotografiaetica.it


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