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Il risveglio del vedere al Museo d’Arte e Storia d...

Il risveglio del vedere al Museo d’Arte e Storia di Ginevra

«Draw your own conclusion», curata da Jean-Hubert Martin, segna la seconda parte del percorso di trasformazione di uno dei più grandi musei della Svizzera. Ma quale strategia ha usato quest’istituzione storica per ricontestualizzare criticamente la sua collezione e per decretarne il successo?

La prima fase di questa metamorfosi è avvenuta nel 2021 con la mostra «Walk on the Water», curata da Jakob Lena Knebl, la quale mirava a riscoprire la collezione del museo sconvolgendola e puntando a una sorta di “leggerezza espositiva” ottenuta grazie a un immaginario surreale, giocoso e colorato. Questi aggettivi vengono spesso associati all’artista austriaca invitata a curare quest’ampia e dignitosa raccolta museale. L’ottica artistica di Knebl, infatti, è eterogenea, soprattutto nell’uso dei mezzi e il suo obiettivo principale riguarda l’intreccio e l’assemblaggio di varie forme d’arte.

Nel 2022 nella stessa sfida si è cimentato il curatore francese Jean-Hubert Martin, storico dell’arte, ex direttore museale che ha lavorato a Parigi, Berna e Düsseldorf, nonché curatore di numerose e ambiziose mostre che hanno influenzato il mondo dell’arte per oltre quattro decenni. Per «Draw your own conclusion» Jean-Hubert Martin ha scelto circa 800 opere, delle quali una parte proveniva dalla collezione permanente del museo, mentre un’altra da prestiti da parte di altre istituzioni, come Burchell’s zebra del Musée de zoologie di Losanna, opera che viene qui giustapposta con una serie di lavori rappresentanti delle bandiere decorate tra cui Senza titolo di John M Armleder (1986). Nella mostra, la curatela delle circa venti sale tematiche che toccano tutti i soggetti artistici e storici della collezione, si basa sulle analogie e sulle corrispondenze riguardanti contenuto e forma. Uno degli esempi più intensi di questa chiave espositiva si nota all’inizio del percorso, nella sezione intitolata From the cross to the globe: si tratta dell’accostamento delle opere Christ on the cross di Antoon van Dyck (circa 1660) e Skinned Ox di Jan Victors (1646).

Mentre l’idea di Knebl era orientata piuttosto verso il presente, abbattendo giocosamente le barriere tra la cultura alta e bassa, tra l’arte e il design, il canonico e il popolare, proiettando alcuni dei più iconici pezzi del MAH come protagonisti di una messa in scena fantastica e sovversiva, il concetto di Martin è immerso nella storia dell’arte e nella curatela.

Secondo quest’ultimo la conoscenza accumulata in più di un secolo e mezzo, il tutto mentre le gli studi storico-artistici progredivano, ha mascherato e cancellato la vitalità essenziale dei musei e le emozioni che le opere e gli oggetti sono in grado di provocare. Ciò è stato sostenuto da un continuo approccio rigorosamente scientifico, ed è la ragione per cui è scomparsa dalla vista l’essenza dell’arte. Lo scopo di «Draw Your Own Conclusion» è quello di rimuovere le gerarchie di spazio e tempo, rinunciare alla tassonomia convenzionale, considerare l’arte come universale e abbandonare l’ordine privilegiato dagli allestimenti di tipo scolastico, tipici nei musei (così popolari che non vengono nemmeno più messi in discussione). Vediamo, per esempio, una statuetta in legno di un Buddha che ride guardando il video Snowing Buddha di Nam June Paik (1989), appoggiata al cuscino di un letto del XIX secolo, accanto a un quadro del 1846 di Wolfgang-Adam Töpffer. Altri nemici della libera percezione sensuale e, di conseguenza, di un autentico godimento estetico, sono la gerarchia delle discipline e le informazioni fattuali che costituiscono il rigido ordine cronologico. L’obiettivo della mostra di Martin è dunque semplice e deciso: rompere l’ordine esistente e inventarne uno nuovo. L’affascinante diversità della collezione del MAH aveva per obiettivo esattamente quello di stuzzicare l’intelletto dei visitatori, attraverso la distruzione dell’ordine finora conosciuto e di risvegliare i loro sensi, tra cui il più potente è l’atto del vedere.

Nelle prossime tappe della trasformazione del MAH, le domande che tormentano gli organizzatori non cambieranno: come usare 7mila metri quadrati e circa 650mila manufatti storici, sculture, pitture, strumenti musicali, e altri oggetti curiosi, dalle belle arti all’archeologia, raccolti nel corso di diversi millenni? Il museo dispone, per esempio, di una mummia egizia del IX secolo a.C. È possibile rispettare il pathos della collezione evitando la tipica maniera di esporla in un museo? La possibilità di “avere carta bianca” nella curatela lasciata dal direttore del MAH, Marc-Olivier Wahler, continuerà a stimolare la fantasia dei curatori, con l’obiettivo di liberarlo dall’immagine autoritaria di museo enciclopedico, per diventare polifonico e transdisciplinare. Ma la questione non riguarda solo questo museo. L’iniziativa tratta più generalmente del pubblico che visita le istituzioni simili a questa e la questione dell’esporre in senso più ampio. Ricercando e mettendo in pratica metodi innovativi, il MAH indaga i cambiamenti che avvengono nell’organizzazione delle mostre. Così, nel cuore del centro storico di Ginevra, il MAH non solo reinterpreta il proprio ampio contenuto artistico e storico, avviando una nuova fase della propria storia, ma tenta di comprendere anche il futuro dei musei negli anni che verranno.

Dobrosława Nowak

Info:
AA.VV., Draw your own conclusion
Museo d’Arte e di Storia di Ginevra

Per tutte le immagini: MAH, Pas besoin d’un dessin/Draw your own conclusion, photo: Julien Gremaud


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