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Il teatro dell’ordinario di Evgeniya Pankrat...

Il teatro dell’ordinario di Evgeniya Pankratova: quando il gioco diventa rito

La mostra personale di Evgeniya Pankratova è poetica ed emozionante. Entrando nello spazio espositivo /f urbä/ in Guardiagrele, in provincia di Chieti, ad accoglierci è un piccolo modellino a base esagonale con all’interno dei piccoli oggetti in miniatura realizzati dall’artista. Si tratta di una bozza in scala ridotta concepita nel 2021 per la candidatura a una residenza artistica all’interno di un’ex Chiesa. Per questo motivo, la forma del modello riprende la pianta dell’edificio sacro. Secondo quanto affermato dall’artista, è la prima volta in cui emerge il tema del gioco nella sua ricerca. Aguzzando un po’ la vista, infatti, notiamo in questa stanza in miniatura elementi prodotti con grande accuratezza, legati alla sua memoria personale: cubi con stelle sospese come giocattoli Cosmo, una palla, un paio di scarpette da bimbo accanto a una panca e delle piccole immagini come quadri appesi alle pareti, un insieme di oggetti che evocano un’atmosfera sospesa nel tempo, nella quale ogni logica razionale si annulla per lasciare spazio al misterioso. A questo proposito l’autrice dichiara: «Ho immaginato una stanza sacra dei ricordi d’infanzia».

Installation view della mostra personale di Evgeniya Pankratova “Il teatro dell’ordinario. Tra il rito e il gioco” a cura di Simone Marsibilio nello spazio espositivo /f urbä/ in Guardiagrele (CH), 2025. Courtesy l’artista e Galleria Mimmo Scognamiglio, Milano

Installation view della mostra personale di Evgeniya Pankratova “Il teatro dell’ordinario. Tra il rito e il gioco” a cura di Simone Marsibilio nello spazio espositivo /f urbä/ in Guardiagrele (CH), 2025. Courtesy l’artista e Galleria Mimmo Scognamiglio, Milano

In questo mini luogo trascendente, il gioco diventa un rito, il gesto un atto simbolico, ogni particolare di uso quotidiano acquista una forte connotazione scenica, in un processo di ipotetica “trasfigurazione” verso la gloria e in uno scambio continuo tra sacro e profano. È questo manufatto così minuto a riempirsi di significato: all’apparenza emblematico e di difficile interpretazione, detta le regole per la lettura dei dipinti esposti, dove ogni oggetto, collocato con scrupolo, si fa portatore di una mitologia propria. Questo “Teatro dell’ordinario. Tra il rito e il gioco”, titolo della mostra, è il fil rouge che delinea il carattere dell’intero allestimento e i quadri di Evgeniya, curati dal preciso sguardo di Simone Marsibilio. L’esposizione è composta da otto opere pittoriche realizzate ex novo per l’occasione, supervisionate dalla Galleria Mimmo Scognamiglio di Milano che segue l’artista da ormai più di un anno. Addentrandoci nello spazio espositivo, sulla parete alla nostra sinistra, compare la prima opera dal titolo “L’eco dell’ultima nota”: a trionfare sono le sfumature di blu che fanno da sfondo a una palla stroboscopica che riflette la luce naturale, proveniente dall’esterno della composizione, su due delle tre pareti visibili di un ambiente vuoto e sul pavimento. Dall’ombra proiettata della sfera, sulla parete di fondo, compare l’immagine di una figurina umana semidistesa che, però, non è presente nella realtà del dipinto, ma è visibile soltanto attraverso le rifrazioni innescate dalla luce. Questo gioco un po’ surreale e illogico introduce lo spettatore nel clima rilassato del quadro, in cui tutto assume ironia e teatralità.

Evgeniya Pankratova, “Chorus of blossom”, 2025, olio e acrilico su tela, 30 x 40 cm. Courtesy l’artista e Galleria Mimmo Scognamiglio, Milano

Evgeniya Pankratova, “Chorus of blossom”, 2025, olio e acrilico su tela, 30 x 40 cm. Courtesy l’artista e Galleria Mimmo Scognamiglio, Milano

Nell’assurdità di questa scena, ancora giocata tra Sacro e Profano, cominciano a confondersi spazio interno ed esterno, le luci proiettate dall’oggetto centrale diventano stelle luminose nel cielo di notte, accostate alla luna che veglia sull’essere umano tranquillo e riposato. A un certo punto, la palla specchiata presente in questa opera, la ritroviamo poggiata su una bassa credenza all’interno della mostra. L’artista, infatti, ne ha precedentemente costruito un prototipo reale, da dipingere dal vero per creare una continuità con la pittura: l’oggetto sconfina nella realtà diventando una sorta di elemento installativo. Su queste linee appena tracciate, si muovono le tele “Il trovatore” e “Dormiente”, nelle quali un cumulo di origami al centro dell’ambiente illuminati dalla luce del giorno e dalle luci a incandescenza (che Evgeniya ha dipinto dal vero basandosi su dei campioni già predisposti) occupano la scena insieme a figuranti muti in abiti d’epoca, che risaltano rispettivamente su un fondo blu ne “Il trovatore” e su un fondo violetto nel “Dormiente”. In entrambi i quadri prevale il tema del gioco infantile, ma a uno studio più approfondito gli origami dell’opera “Dormiente”, paiono trasformarsi nelle punte di tante stelle cadute dal firmamento, che si concretizzano davanti agli occhi dell’osservatore. Le fini lucette led all’interno dei fogli sottolineano il valore e la preziosità di questo passatempo fanciullesco e, soprattutto, avvalorano l’idea per la quale il paesaggio si trasforma da artificiale a naturale, tramutando le carte piegate in astri luminescenti e le presenze umane in musici assopiti.

Evgeniya Pankratova, “Dormiente”, (dettaglio), 2025, olio e acrilico su tela, 60 x 70 cm. Courtesy l’artista e Galleria Mimmo Scognamiglio, Milano

Evgeniya Pankratova, “Dormiente”, (dettaglio), 2025, olio e acrilico su tela, 60 x 70 cm. Courtesy l’artista e Galleria Mimmo Scognamiglio, Milano

Le tele “Sole di plastica” e “Roadside picnic”, appese una di fronte all’altra, sono simili tra loro per le tonalità brillanti di forte impatto visivo e per ciò che vi è dipinto. Al centro delle composizioni notiamo dei tavoli rotondi sui quali si trovano alcuni soggetti in miniatura in abiti storici, collocati in ambientazioni naturalistiche e mitiche. I personaggi e i paesaggi di queste scene abitano una stanza azzurra riconducibile agli interni di una Chiesa con contrafforti e decorazioni vicini all’architettura Rinascimentale Italiana. In questa cornice, ogni cosa si eleva a una dimensione spirituale e assume una potenza mistica, con ogni dettaglio che si accende di bellezza e significato: gli agnelli come simbolo del sacrificio di Cristo, l’acqua come simbolo di fertilità e il fuoco come segno delle passioni incontrollate e di purificazione, o le palline (specchianti e non) come pianeti nel cosmo. In questa assenza di gravità e in questa aura fantastica e meravigliosa, il gesto espresso dalla presenza di mani fluttuanti, si infiamma d’ispirazione e si carica di potenza creatrice. La rappresentazione delle mani come entità a sé ricorre spesso nell’immaginario pittorico di Evgeniya Panktratova.

Installation view della mostra personale di Evgeniya Pankratova “Il teatro dell’ordinario. Tra il rito e il gioco” a cura di Simone Marsibilio nello spazio espositivo /f urbä/ in Guardiagrele (CH), 2025. Courtesy l’artista e Galleria Mimmo Scognamiglio, Milano

Installation view della mostra personale di Evgeniya Pankratova “Il teatro dell’ordinario. Tra il rito e il gioco” a cura di Simone Marsibilio nello spazio espositivo /f urbä/ in Guardiagrele (CH), 2025. Courtesy l’artista e Galleria Mimmo Scognamiglio, Milano

Nell’opera “Yellow Blossom”, ad esempio, le sottili dita di una mano esile, probabilmente femminile, sorreggono un fiore delicato di colore giallo, dando vita a una fioritura. In tal caso, l’autrice accende i riflettori su un dettaglio in apparenza insignificante, ricordandocelo invece come una sorta di benedizione del Creato. In “Corona” delle mani emergono da un fondo blu elettrico e sono colte nell’impressione di porgere allo spettatore una coroncina di fiori illuminata, per indicarcene la graziosità e delicatezza, ma anche per attribuire all’immagine del fiore qualità simboliche di purezza e pienezza. Quando queste mani appartengono all’artista, ci spingono a pensare alla sua autorialità nel reinventare l’ordinario trasformandolo in qualcosa di straordinario, nel giustapporre persone, animali e natura a proprio piacimento, interrogandosi su quale possa essere, e poi decidendo, la dimensione del reale, creando nuovi mondi possibili più nobili e tendenti all’equilibrio. Seguendo la tradizione pittorica quattrocentesca, Evgeniya utilizza per ogni sua tela di questa mostra colori cangianti, vivaci, brillanti, accesi, che stimolano la percezione del fruitore e appagano l’occhio. Come ci ricorda la storia dell’arte del XV e XVI secolo a cui lei si rivolge, l’essere umano al centro dell’Universo, inventa, crea, manipola, gestisce e anche distrugge. Nel “teatro dell’ordinario” dove ognuno di noi può riconoscersi, Evgeniya Pankratova dà vita ai propri mondi con le mani e con la mente, diventando a poco a poco l’ultima fonte di luce che fuoriesce dalle tenebre e il più raffinato fiore dell’ultima di queste opere dal titolo “Chorus of Blossom”.

Chiara Di Carlo

Info:

Evgeniya Pankratova. Il teatro dell’ordinario. Tra il rito e il gioco
08.06.2025 – 13.07.2025
A cura di Simone Marsibilio
In collaborazione con la Galleria Mimmo Scognamiglio di Milano (MI)
/f urbä/ Fondazione Urbana/ spazio espositivo di arte contemporanea
Via Tripio 145, Guardiagrele (CH)
www.fondazioneurbana.it


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