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In conversazione con Enrico Tommaso De Paris

In conversazione con Enrico Tommaso De Paris

Enrico Tommaso De Paris, per strane coincidenze della vita, è nato a Zottier di Mel (BL) nel 1960, ma la sua formazione e il suo ambiente artistico appartengono alla città di Torino, quindi a un lato di quel triangolo industriale e culturale a cui Edoardo Di Mauro e Maria Grazia Torri, sul finire degli anni Ottanta, assegnarono l’etichetta di “GE.MI.TO.”

De Paris inizia a esporre nel 1990, grazie al sostegno di Guido Carbone, Corrado Levi e Luciano Pistoi. Nel 1990 partecipa alla mostra collettiva “Carocci, Cascavilla, De Paris, Pisano” allo Studio di Corrado Levi di Milano e nello stesso anno realizza la sua prima mostra personale alla Galleria Guido Carbone di Torino, dove presenta una serie di opere che con stile neo-pop raffigurano degli interni di case e delle visioni aeree di ipotetiche città. La pittura di De Paris rappresenta un universo contrastato: da un lato affascina e nel contempo ci allontana, ponendoci ai margini e nell’impossibilità di viverlo e abitarlo. Le sue opere parlano di verità e di bellezza, ma con sottile ironia, senza pedanteria e senza pretendere di fornirci lezioni ex cattedra. Opere che in definitiva esprimono un pensiero che prende spunti dalla realtà, ma senza escludere una propria etica e una propria morale. Nel 2005 partecipa con un progetto personale alla 51° Biennale di Venezia, Chromosoma: una grande installazione negli spazi dell’Arsenale Novissimo. Nel 2007 realizza una grande installazione dal titolo Inside nello spazio dell’Atomium di Bruxelles. Memorabile il catalogo >ON AIR< pubblicato da Allemandi nel 2015.

Enrico, se tu non vivessi a Torino dove vorresti abitare?
Sicuramente in un luogo dove le persone si rispettano e possano essere in equilibrio con l’universo. Forse per questo cerco di astrarmi da questo mondo, che peraltro amo. Spero nel Paradiso.

Tu sei indubbiamente uno dei protagonisti dell’arte italiana degli anni Novanta; che cosa ricordi di quegli anni?
È stato un periodo molto effervescente e divertente. Gli artisti che gravitavano attorno la galleria di Guido Carbone sono stati molto importanti per l’Arte Italiana, e hanno rappresentato un ritorno alla pittura senza timori reverenziali verso il passato con una freschezza e un atteggiamento che, nella città dell’Arte Povera, ci ha subito relegati in una nicchia. In parallelo abbiamo vissuto un grande vuoto (e che dura tuttora) da parte delle istituzioni, vedi GAM di Torino e Castello di Rivoli, che ci hanno sempre snobbati.

Amicizie e frequentazioni?
La galleria Carbone a quel tempo era per noi una casa, ci trovavamo e si chiacchierava, si rideva, si andava a pranzo e a cena, e Guido parlava di strategie, ai più assolutamente incomprensibili. A quel tempo venivano in galleria molti collezionisti: era decisamente un altro clima. Poi è iniziato un disinteresse generalizzato, riflesso di una società superficiale e meno attenta al particolare, poca empatica e molto calcolatrice.

In effetti quello è un mondo che si è chiuso su sé stesso: è come imploso. Tu credi che retaggi precedenti (come l’Arte Povera e la Transavanguardia) abbiano pesato in maniera negativa sulle opportunità operative e di riconoscimento dei singoli autori a un livello di mercato internazionale?
Diciamo di sì, ma diciamo anche di no! È stata anche una mancanza di coraggio e di visione a lungo termine dei collezionisti che ci hanno accompagnato in quel tempo e delle istituzioni che ho citato prima. I vari movimenti che ci hanno preceduto tuttora hanno gravi difficoltà a livello internazionale, perciò a quel tempo ci hanno ignorato dall’alto della loro posizione. Poi sono intervenuti modelli economici decisamente più forti di quello italiano e le attività artistiche si sono equiparate a quelle economico-commerciali di quei paesi e noi — pseudo sistema italiano — siamo praticamente tutti scomparsi. Non posso però dimenticare la galleria Artiscope di Zaira Mis (Bruxelles) che ci ha portato nel Nord Europa, una zona ricca di collezionisti e attenta all’arte italiana.

Il tuo lavoro è stato anche toccato dal Medialismo teorizzato da Gabriele Perretta; puoi inquadrare il tuo lavoro all’interno di quella cornice di riferimento?
Il periodo “mediale” è stato importante perché grazie a Guido Carbone, Loretta Cristofori, Ruggerini & Zonca e Gabriele Perretta abbiamo fatto molte mostre in Italia e noi artisti abbiamo potuto sviluppare le nostre tematiche con il massimo grado di libertà. Il medialismo aveva messo in evidenza la trasformazione della società da materiale a immateriale: a livello teorico è stato un movimento molto interessante ma non ha avuto il tempo di svilupparsi in tutte le sue sfaccettature.

Tu sei un “ritrattista” di mondi possibili, di città immaginate, di spazi infiniti e ora di organismi spaziali, che cosa pensi della realtà globalizzata e dell’arte come sistema globale?
Penso che oggi l’uomo sia dominato dal sistema finanziario, ha completamente perso il suo senso di essere, ha preferito questa strada arida e razionale, perdendo quella sua naturale, emotiva e spirituale. Non vorrei sembrare un pessimista, ma questa strada intrapresa non mi piace per nulla e anche il mondo dell’arte è inglobato in questa struttura: mega mostre, mega gallerie, mega eventi, mega prezzi dove tutto è così fuori scala che anche la vera espressione artistica non esiste più, ma è diventata un bond, un derivato.

Non ti pare strano che da un lato si spinga verso un mondo unito e collegato e dall’altro si continui a soffiare sul particolarismo, sui municipalismi, sulle scissioni e sui frazionamenti?
La globalizzazione è più che altro un grande mercato dove vince sempre il più forte e dove le grandi multinazionali a braccetto con le banche internazionali sfruttano i paesi più poveri, corrompendo i governi locali e affamando le popolazioni.  Tutto questo ha anche determinato movimenti di chiusura verso altri paesi e popoli, accelerando lo sviluppo di organizzazioni di destra, il dramma e che questa è una guerra tra poveri. Tutto questo ha abbassato le responsabilità individuali e ha reso la gente quasi anestetizzata, lontana dai politici di spessore e dai filosofi, ma aggrappata a chi parla alla pancia e non alla testa della gente.

Qualche parola sul tuo attuale lavoro?
Negli ultimi anni mi sono dedicato intensamente a una ricerca più organica, legata al caotico e frantumato mondo di oggi, un’arte che porta con sé valori essenziali come silenzio, spiritualità e futuro. Realizzo opere senza una finalità precisa,  senza un progetto intenzionale, ma un flusso ininterrotto di stimoli.  Significativa è l’opera “SYNAPSE” sviluppata in realtà virtuale grazie alla piattaforma VitruvioVirtualMuseum di Bologna: con questa tecnologia il fruitore dell’opera è immerso nella stessa e il grado di partecipazione sensoriale è totalizzante. Attraverso allusioni e metafore creo esseri misteriosi  enigmatici e multiformi con infinite potenzialità, tutto questo si traduce anche in installazioni dipinti e raccolte di disegni. A questo proposito mi piace ricordare questo verso di Pablo Neruda: “Prenditi tempo per pensare, /
perché questa è la vera forza dell’uomo”.

Quali sono i tuoi progetti per il 2020?
Sto riflettendo sulla contemporaneità, creando opere che sono rivolte al futuro, elaboro così una poetica che parla di una natura molteplice di variabilità di cambiamento di trasformazioni di dimensioni parallele. I progetti per l’immediato sono di pubblicare e diffondere le raccolte di disegni e scritti, visto che ho nel cassetto una decina di libri, e lancio qui un appello: ARTISTA CERCA EDITORE.

Link:

catalogo >SYNAPSE<  2017
https://issuu.com/agostiniassa/docs/index03
https://vitruviovirtualmuseum.com/art/
https://vimeo.com/242749994

catalogo >ON AIR< 2015
https://issuu.com/stefanocrosara/docs/deparis_onair

BIENNALE di Venezia 2005
http://www.studioargento.com/arte/enrico-de-paris/index.html
https://issuu.com/enricodeparis/docs/catalogo_enrico_08

Enrico Tommaso De Paris, Spacelab, 2000, cm 150 x 150, acrilico su tela di lino, mixed media, foto Tommaso Mattina, courtesy collezione privata, Torino

Enrico Tommaso De ParisEnrico Tommaso De Paris, H.O.T. # 300516, 2016, cm 193 x 250, acrilico su tela, mixed media, foto Tommaso Mattina, courtesy collezione privata dell’artista

Enrico Tommaso De Paris, Inside, 2007, diametro mt 8, site specific (installazione realizzata per Atomium Space, Bruxelles), mixed media, foto Riccardo Mazza

Enrico Tommaso De Paris, Smart City, 1994, cm 150 x125, acrilico su tela di lino, foto Tommaso Mattina, courtesy Archivo A.C.

Enrico Tommaso De Paris, Good News # 220113, 2013, cm 160 x 215, acrilico su tela, mixed media, foto Tommaso Mattina, courtesy collezione privata, Bruxelles

Mostra allo Spazio ERSEL di Torino, 2018, foto: Guido Sommacal, courtesy Spazio Ersel

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