In conversazione con Živko Marušič

Živko Marušič è nato il 20 settembre 1945 a Colorno, in provincia di Parma. Da 1967 al 1971 ha studiato all’Accademia di Belle Arti di Venezia, e dal 1971 al 1973 ha proseguito gli studi all’Accademia di Belle Arti di Lubiana, dove nel 1975 completò il percorso con una laurea specialistica sul tema “La fotografia come base per la creazione di un’immagine”. Nel 1998 ha ricevuto il Premio Jakopič per la mostra alla Galleria Bežigrajska per il ciclo “Flags” e nel 1999 ha conseguito il Premio della Fondazione Prešeren per la mostra retrospettiva alla Galleria d’Arte Moderna di Lubiana “Slika je mrtva-naj živi slika!” (The painting is dead-long live the painting!).

Živko Marušič, “War”, 1983, pigmenti grassi su tela, cm 34,5 x 58. Collezione privata, Trieste, ph Fabio Rinaldi, courtesy Archivio Juliet

Živko Marušič, “War”, 1983, pigmenti grassi su tela, cm 34,5 x 58. Collezione privata, Trieste, ph Fabio Rinaldi, courtesy Archivio Juliet

Sul suo lavoro hanno scritto: Miloš Bašin, Aleksander Bassin, Tomaž Brejc, Maria Campitelli, Miguel Copon, Ješa Denegri, Gabriella Gabrielli, Nadja Gnamuš, Elio Grazioli, Nina Jeza, Milček Komelj, Andrej Medved, Lev Menaše, Janez Mesesnel, Janez Mikuž, Jure Mikuž, Sava Stepanov, Biljana Tomić, Roberto Vidali, Maša Žekš, Igor Zabel, Nadja Zgonik. Opere di Živko Marušič figurano nelle seguenti collezioni publiche: Moderna Galerija Ljubljana, Obalne galerije Piran, Umetnostna Galerija Maribor, Galerija Prešernovih Nagrajencev Kranj, Benetton collection Slovenija. In occasione della pubblicazione di un catalogo incentrato sull’opera cinquantennale di Živko Marušič, edito da Juliet, curato da Roberto Vidali e che sarà presente al desk Juliet di Arte Fiera 2026, abbiamo incontrato l’autore nel suo atelier di Capodistria per parlare del suo lavoro e del suo essere artista.

Živko Marušič, “Zvončarji”, 1988, olio, pigmenti, cera su tela, cm 100 x 70; Živko Marušič, “Morì per una rosa”, 1989, olio, pigmenti, cera su tela, cm 55 x 41,5. Collezione Ira Marušič, ph courtesy dell’Artista

Živko Marušič, “Zvončarji”, 1988, olio, pigmenti, cera su tela, cm 100 x 70; Živko Marušič, “Morì per una rosa”, 1989, olio, pigmenti, cera su tela, cm 55 x 41,5. Collezione Ira Marušič, ph courtesy dell’Artista

Fabio Fabris: Ci parli un po’ della tua gioventù e della tua formazione?
Živko Marušič: Quando ho iniziato a dedicarmi all’arte, era ancora in piedi un paese chiamato Jugoslavia, attraversato da idee socialiste, e tutti mi ripetevano che per riuscire a combinare qualcosa avrei dovuto trasferirmi almeno a Lubiana. Ma la città di Capodistria per me ha sempre avuto fascino e ho deciso di rimanere qui. Qui c’è il mare e il confine con l’Italia era vicino.

Ci dici qualcosa sul rapporto che hai intrattenuto per più anni con Andrej Medved?
Fin dal nostro primo incontro, Medved ha destato in me una forte curiosità. Si era appena trasferito a Capodistria da Lubiana, in un tempo in cui tutti suggerivano l’opposto. Stava cercando lavoro e tramite la mia amicizia con Toni Biloslav (allora direttore delle Gallerie Costiere di Pirano) è entrato nel mondo artistico e ha iniziato a lavorarci in maniera molto professionale.  Abbiamo collaborato per tanti anni, facendo mostre e incontrando molti artisti e critici affermati, che hanno portato al centro dell’attenzione internazionale le piccole città di Capodistria e Pirano. Medved è l’unico in questa città con cui mi piace comunicare, perché ha una mente aperta e creativa.

Živko Marušič, “Tra i pomodori”, 1988, olio, pigmenti, cera su tela, cm 30 x 30. Ph courtesy dell’Artista

Živko Marušič, “Tra i pomodori”, 1988, olio, pigmenti, cera su tela, cm 30 x 30. Ph courtesy dell’Artista

Tu sei un “campione” indiscusso della Transavanguardia slovena. Nell’epoca di Internet e di neotecnologie quale ritieni debba essere il senso della pittura?
Ai tempi in cui eravamo dei cavernicoli senza telefonini mi sentivo meglio e dipingevo di più, con l’aiuto di un carburante di nome Biska. Che nostalgia…

Quanto incide la materia informe nella costruzione delle tue immagini?
Procedo per accumulo di frammenti di immagini, e vado avanti così fino al momento in cui la mia mente li assembla per dipingere qualcosa che prima era diverso o inesistente.

Živko Marušič, “Ninagatta”, 2004, olio, pigmenti, cera su tela, cm 35,5 x 23 cm; Živko Marušič, “Beccafico”, 2013, olio, pigmenti, cera su tela, cm 290 x 87, dettaglio. Ph courtesy dell’Artista

Živko Marušič, “Ninagatta”, 2004, olio, pigmenti, cera su tela, cm 35,5 x 23 cm; Živko Marušič, “Beccafico”, 2013, olio, pigmenti, cera su tela, cm 290 x 87, dettaglio. Ph courtesy dell’Artista

A distanza di tanti anni, dopo aver intrapreso e praticato così tante avventure, come vivi questo momento storico: come un indiano chiuso nella riserva o come una tigre nascosta nella giungla?
Più che tigre o indiano, mi sento un topo circondato da quintali di Parmigiano Reggiano.

A tuo parere, il futuro sarà degli ingegneri o degli artisti?
Stiamo già vivendo il futuro: stiamo convivendo.

Živko Marušič, “W Araki”, 2006, olio, pigmenti, cera su tela Olona puro lino, cm 300 x 300. Ph courtesy of Equrna Gallery, Arne Brejc, Ljubljana

Živko Marušič, “W Araki”, 2006, olio, pigmenti, cera su tela Olona puro lino, cm 300 x 300. Ph courtesy of Equrna Gallery, Arne Brejc, Ljubljana

Hai progetti in cantiere progetti per i prossimi mesi?
Il miracolo del risveglio mattutino ti dà la soddisfazione di assaporare il suo gusto e di non pensarci troppo.

Roberto Vidali, nel testo del catalogo edito da Juliet, inquadra la tua poetica sul crinale degli anni Settanta/Ottanta, all’interno di un “dibattito che si stava concretizzando su fronti opposti”, riferendosi a quella dicotomia di transizione tra concettuale e pittura che portò a un rifluire della storia nel senso di una narrazione pittorica e figurativa. Ti trovi d’accordo?
In quegli anni erano frequenti le tentazioni di saltare da una sponda all’altra, ma sono sempre rimasto sulla prima, curiosando le altre oltre questa acqua stagna di palude.

Fabio Fabris


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