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L’arte come condizione di vita. Incontro con l’arte contemporanea: Michelangelo Pistoletto!

Siamo alla fine degli anni Sessanta e tra gli Stati Uniti e l’Europa inizia a delinearsi un nuovo approccio all’arte che tende ad indagare la natura stessa del linguaggio artistico, i suoi strumenti e i suoi significati prima ancora della produzione dell’opera-oggetto, in cui la riflessione e il concetto prevalgono sulla manualità e sulla materia.

Già con le Avanguardie storiche Marcel Duchamp, col suo Dadaismo e i suoi ready made sceglie prodotti già esistenti a cui aggiunge un processo mentale che consentirà all’oggetto preso in considerazione di acquisite lo status di opera d’arte. Adesso, con gli anni Sessanta, artisti come Yves Klein e Piero Manzoni si affermano con la loro concettualizzazione insieme ai movimenti affermatisi proprio in questo periodo con i movimenti della Body art, l’Arte povera o la Land art.

L’arte concettuale allora tende ad indicare l’attività di quegli artisti che hanno fatto del pensiero e della riflessione il centro di tutta la loro ricerca; essi, infatti, mettono in discussione l’oggetto in carne ed ossa, che preveda un mercato dell’arte che lo tratti come una qualsiasi merce e a questo preferiscono l’idea che esiste dietro il proprio lavoro, la propria figura e rispetto al ruolo socio-culturale in cui operano.

In Italia, intanto, alla fine degli anni Sessanta nasce l’arte povera, per mano del critico Germano Celant che, con un suo articolo su “Flash Art” promosse tredici artisti accomunati da un linguaggio comune: l’uso di materiali “poveri” come terra, legno, ferro, stracci, plastica e scarti industriali per la realizzazione delle loro opere. Lo scopo dell’arte povera sarà allora quello di raggruppare un certo numero di artisti il cui studio e lavoro ruoterà attorno le qualità fisiche, energetiche e metamorfiche di materiali primari, vegetali e animali o addirittura prodotti industriali; i loro interventi, che spesso risultano come vere e proprie provocazioni, comprendono alla base materiali prelevati dalla realtà naturale e/o artificiale.

All’interno di questo contesto scopro un artista, Michelangelo Pistoletto, nato a Biella, nel 1933, pittore e scultore italiano, animatore e protagonista di questa corrente, uno dei più importanti artisti italiani viventi.

Due esperienze formative impronteranno quella che poi sarà la poetica della sua arte; fin da bambino, siamo nel 1947, muove i suoi primi passi nel mondo dell’arte frequentando lo studio di restauro del padre dove apprende le basi del disegno e della pittura e le tecniche di restauro più recenti e l’attenzione e la cura al dettaglio. Successivamente frequenterà la scuola pubblicitaria di Armando Testa, da cui prende la capacità di trasmettere con una sola immagine e in modo immediato un pensiero profondo.

Superfici riflettenti (soprattutto lastre di acciaio inox lucidate) o “quadri specchianti” realizzati tra il 1961 e il 1962 iniziano a segnare Pistoletto come ‘’l’uomo degli specchi’’; opere che nascono come immagini fotografiche a dimensione reale riportate su carta velina su di una superficie riflettente e ripassate a pennello, così da dare allo spettatore nell’attimo in cui le osserva e si riflette la possibilità di essere parte attiva della creazione artistica.

«I lavori che faccio […] sono oggetti attraverso i quali io mi libero di qualcosa – non sono costruzioni ma liberazioni – io non li considero oggetti in più ma oggetti in meno, nel senso che portano con sé un’esperienza percettiva definitivamente esternata» (Carlos Basualdo, Testi di Michelangelo Pistoletto, in Michelangelo Pistoletto. Da uno a molti. 1956-1974, Electa, 2011, p. 344)

Nel 1967 però Pistoletto dà vita ad un’opera dissacrante in cui l’artista pone un’icona immortale dell’arte classica di fronte a un cumulo di indumenti logori, la Venere degli stracci, alla Tate Modern di Londra, di cui esistono tre versioni successive: collezione Di Bernardo, collezione Giuliana e Tommaso Setari, ex collezione Galerie Tanit di Monaco e la prima, di proprietà dell’artista, custodita nella FondazionePistoletto a Biella.

Nel 1998 Pistoletto crea a Biella la “Cittadellarte”, un immenso laboratorio creativo, una fabbrica di idee e progetti pensati per raggiungere l’obiettivo di connettere l’arte contemporanea, più specificatamente l’arte pubblica, l’arte relazionale e l’artista stesso con tutti gli ambiti che formano la società, per influenzare positivamente le evoluzioni e le trasformazioni sociali ed interculturali in atto, che coinvolge giovani artisti in ogni ambito della creatività (musica, moda, design, teatro ecc. ).

Nel 2003 nasce una nuova fase della ricerca artistica di Pistoletto dal titolo Terzo Paradiso, un’opera collettiva, di cui scrive il manifesto e disegna il simbolo costituito da due cerchi contigui agli estremi di un altro cerchio centrale, una rielaborazione del segno matematico dell’infinito. «Il progetto del Terzo Paradiso consiste nel condurre l’artificio, cioè la scienza, la tecnologia, l’arte, la cultura e la politica a restituire vita alla Terra. Terzo Paradiso significa il passaggio ad un nuovo livello di civiltà planetaria, indispensabile per assicurare al genere umano la propria sopravvivenza. Il Terzo Paradiso è il nuovo mito che porta ognuno ad assumere una personale responsabilità in questo frangente epocale. Con il Nuovo Segno d’Infinito si disegnano tre cerchi: quello centrale rappresenta il grembo generativo del Terzo Paradiso.» (Michelangelo Pistoletto)

Dopo questo breve quadro in cui conosciamo Pistoletto non posso non parlare dell’arrivo di Pistoletto a Catania; non appena vengo a conoscenza del fatto che presso l’Accademia di Belle Arti di Catania (in cui ricopro il ruolo di cultrice per la materia Storia dell’arte contemporanea) arriverà il ‘’maestro’’ Michelangelo Pistoletto rimango perplessa e stupita, non perché l’Accademia di Catania non abbia mai dato vita ad altri eventi di rilevanza e calibro, ma perché come scrivevo stiamo parlando del più grande artista contemporaneo italiano in vita.. parliamo dell’arte contemporanea che arriverà a piccoli passi lungo un’aula magna, invasa da studenti, e che non appena inizierà a parlare sono già sicura lascerà tutti a bocca aperta.

Il 7 giugno, infatti, si è tenuta una lectio magistralis in modalità d’intervista sul progetto Terzo Paradiso in cui è intervenuto il maestro,  a cui è stato conferito il Diploma Accademico Honoris Causa in Arti Visive. L’aula magna stracolma e in festa con l’entusiasmo degli studenti intenti a dialogare col maestro, rispondendo ad ogni domanda sempre con entusiasmo.

Il giorno seguente, l’8 giugno invece, al Molo di Levante del Porto di Catania viene aperta al pubblico l’evento di installazione, ‘La Plastica e il Mare’, di 30 metri per 12 allestita su un pontone galleggiante e realizzata dai cittadini che hanno raccolto la plastica dal mare per fronteggiare l’inquinamento del Mediterraneo, iniziativa della Fondazione Oelle-Mediterraneo antico, presieduta da Ornella Laneri (inoltre Michelangelo Pistoletto e i valori della difesa dell’ambiente saranno omaggiati con una mostra in corso fino al 15 luglio alla fON Art Gallery della Fondazione Oelle Mediterraneo antico, presso il Four Points by Sheraton Catania, Aci Castello); un’opera collettiva, che di notte verrà illuminata con luci alimentate ad energia solare, che unisce l’impegno per l’ambiente all’arte contemporanea per un Mediterraneo da valorizzare e difendere: di 2.000 Kg di plastica e oltre 500 ore di lavoro svolte da cittadini, operatori del territorio, e docenti allievi della scuola di Scenografia dell’Accademia di Belle Arti di Catania.

Un intervento artistico alla cui base sta la sensibilizzazione e la protezione della natura e del mare e che ha comunicato l’importanza di quanto sia necessario prendersi cura oggi di quella risorsa preziosa che è l’ambiente grazie ad un intervento artistico collettivo.

Catania ringrazia il maestro!

Il Terzo Paradiso sarà esposto al pubblico nel porto di Catania fino al 15 luglio 2019; ad evento concluso sarà avviato lo smaltimento e il riciclo dagli operatori competenti per lo smaltimento dei rifiuti in porto.

Joseph Kosuth, Una e tre sedie, 1965Joseph Kosuth, Una e tre sedie, 1965

Michelangelo Pistoletto specchiOpere di Michelangelo Pistoletto realizzate con lastre di acciaio inox lucidate a specchio in cui si contrappone la staticità dei personaggi o degli oggetti raffigurati in primo piano, con la dinamicità del mondo reale che riflettendovisi ne entra a far parte.

Michelangelo Pistoletto, Venere degli stracci, 1967Michelangelo Pistoletto, Venere degli stracci, 1967

Michelangelo Pistoletto riceve il Diploma Accademico Honoris Causa in Arti Visive all’Accademia di Belle Arti di Catania. Foto di Tiziana Blanco

Michelangelo Pistoletto riceve il Diploma Accademico Honoris Causa in Arti Visive all’Accademia di Belle Arti di Catania. Foto di Tiziana Blanco

Michelangelo Pistoletto, La Plastica e il Mare, veduta dell’installazione al Molo di Levante del Porto di Catania. Foto di Tiziana Blanco

Michelangelo Pistoletto, La Plastica e il Mare, veduta dell’installazione al Molo di Levante del Porto di Catania. Foto di Tiziana Blanco

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