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Io ti saluto, luce, ma con nervi offesi: Pietro Ro...

Io ti saluto, luce, ma con nervi offesi: Pietro Roccasalva tra memoria e visione alla Galleria Massimo De Carlo

Considerato un maestro dell’enigmatico, Pietro Roccasalva costruisce un immaginario denso e stratificato, elaborando simboli complessi, i quali attingono con libertà a più ambiti culturali e popolari, dando forma a un linguaggio pittorico profondamente colto e al tempo stesso perturbante. Nella sede milanese della galleria Massimo De Carlo, all’interno degli ambienti progettati da Piero Portaluppi, lo spazio espositivo si apre a una narrazione intima e stratificata. Poco oltre la sala principale, quasi defilato, emerge un dipinto raffigurante la madre dell’artista: una figura trasfigurata ma ancora riconoscibile, colta in una posa sospesa, mentre regge una sorta di cornucopia colma di oggetti enigmatici, “reliquie” simboliche che sembrano alludere a un’identità personale frammentata e ricostruita attraverso la memoria.

A destra: Pietro Roccasalva, “Le parti libere”, 2026; in secondo piano: Pietro Roccasalva, “La sposa occidentale”, 2026, courtesy Galleria Massimo De Carlo

A destra: Pietro Roccasalva, “Le parti libere”, 2026; in secondo piano: Pietro Roccasalva, “La sposa occidentale”, 2026, courtesy Galleria Massimo De Carlo

Nella sua prima personale a Milano, Roccasalva decide di raccontare un intreccio di memorie ed evocazioni: accanto al ritratto della madre, emergono immagini legate a ricordi passati, mettendo in dialogo nuovi soggetti con figure già appartenenti al suo repertorio iconografico. Accanto a questa dimensione autobiografica, emergono presenze altrettanto familiari e stranianti: tra queste, alcune figure infantili che rimandano alla figlia dell’artista. I loro volti, segnati da occhi scuri e profondi, quasi opachi, evocano una certa ascendenza “modiglianesca” ma ne rovesciano il senso. Se inizialmente appaiono vuoti o impenetrabili, a uno sguardo più attento rivelano una densità emotiva intensa, come se custodissero una dimensione affettiva trattenuta, sospesa tra distanza e intimità.

Da sinistra a destra: Pietro Roccasalva, “Il Bravo, (A Ventrioloquist)”, 2026; “Il Bravo, (The Envy spirit looks at the sun sideways)”, 2026, courtesy Galleria Massimo De Carlo

Da sinistra a destra: Pietro Roccasalva, “Il Bravo, (A Ventrioloquist)”, 2026; “Il Bravo, (The Envy spirit looks at the sun sideways)”, 2026, courtesy Galleria Massimo De Carlo

L’architettura stessa della galleria, con la sua solennità razionalista, sembra progressivamente arretrare. Le pareti bianche, quasi neutrali, finiscono per amplificare la presenza delle opere, di dimensioni contenute ma dotate di una risonanza visiva capace di ridefinire lo spazio. L’occhio dello spettatore è costantemente ricondotto ai dipinti, attratto da una tensione cromatica dominata da rossi profondi, neri e bruni, che emergono con forza sul fondo candido. Fin dal primo impatto, le figure dipinte si presentano come apparizioni ambigue: volti e corpi sospesi in una dimensione onirica, costruiti secondo posture che richiamano quasi una tradizione iconografica antica, ma al contempo sottratti a una piena leggibilità. Profondamente umani, sembrano voler instaurare un dialogo con chi osserva, pur rimanendo ancorati a una dimensione di silenzio e ritiro, come se appartenessero a uno spazio in realtà più mentale che reale.

Pietro Roccasalva, “Portrait with half line of beauty (Sulamita does not cease to write)”, 2026, courtesy Galleria Massimo De Carlo

Pietro Roccasalva, “Portrait with half line of beauty (Sulamita does not cease to write)”, 2026, courtesy Galleria Massimo De Carlo

Come suggerisce il titolo della mostra, queste presenze sembrano voler restare confinate in una sorta di “grotta interiore”, nel territorio oscuro del pensiero dell’artista. Eppure, proprio nel momento in cui si manifestano, generano una tensione emotiva che oscilla tra inquietudine e malinconia, rendendo visibile il processo stesso attraverso cui l’immaginazione prende forma. È qui che sogno e memoria si fondono, trovando una traduzione concreta nella pittura. Questa dinamica è particolarmente evidente nelle opere della serie “Il Bravo”, tra cui “The Envy Spirit Looks at the Sun Sideways”, “Io ti saluto, luce, ma con nervi offesi” e “Ventriloquist”. In questi lavori emerge la figura di un bambino enigmatico, già carico di memoria e tensione simbolica. L’immagine affonda le sue radici nella letteratura per l’infanzia, rielaborata attraverso l’immaginario di Heinrich Hoffmann, autore che a metà Ottocento rese celebre il personaggio di Pierino Porcospino (Der Struwwelpeter). Roccasalva rilegge questa figura come un “bambino entropico”: un corpo in cui la trascuratezza e l’assenza di cura diventano metafora visibile dello scorrere del tempo, una crescita disordinata che si imprime direttamente sulla materia, trasformando il degrado in segno espressivo.

Da sinistra a destra: Pietro Roccasalva, “My Private Sunset (Ritratto di Bravo nella U invertita)”, 2026; “La Sposa Occidentale”, 2026, courtesy Galleria Massimo De Carlo

Da sinistra a destra: Pietro Roccasalva, “My Private Sunset (Ritratto di Bravo nella U invertita)”, 2026; “La Sposa Occidentale”, 2026, courtesy Galleria Massimo De Carlo

Il titolo della mostra, tratto da “The Poetaster” di Ben Jonson, introduce un ulteriore livello di lettura. La commedia, messa in scena nel 1601, mescola satira e riflessione filosofica, contrapponendo la cattiva poesia alla virtù morale di quella autentica. In questa tensione tra registri alti e bassi, tra ironia e serietà, si riflette la pratica stessa di Roccasalva, che costruisce un linguaggio visivo ibrido, attraversato da continui slittamenti semantici e contaminazioni culturali. Ne emerge un percorso espositivo che non offre risposte univoche, ma invita piuttosto a sostare nell’ambiguità, in quella zona liminale dove l’immagine si fa enigma e la pittura torna a essere, prima di tutto, un dispositivo di pensiero.

Carolina Colciago

Info:

Pietro Roccasalva. Io ti saluto, luce, ma con nervi offesi
05.03.2026 – 19.04.2026
MASSIMODECARLO
Viale Lombardia, 17 – Milano
www.massimodecarlo.com


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