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Jeff Wall in mostra al MAST, frammenti di reale ch...

Jeff Wall in mostra al MAST, frammenti di reale che aprono scenari

A Bologna, presso Fondazione MAST, le opere fotografiche complesse, articolate ed emblematiche di Jeff Wall raffigurano situazioni evocative, suggestioni profonde ed eventi mai accaduti. Con la mostra Living, Working, Surviving, la fotografia diventa pittura, la documentazione diventa interpretazione e l’ambiguità diventa il punto di partenza per analizzare i temi più profondi della nostra società.

1.Jeff Wall, “Dressing Poultry”, 2007, transparency in lightbox, ©: Jeff Wall, Courtesy: Cranford Collection, London

Jeff Wall, “Dressing Poultry”, 2007, transparency in lightbox, ©: Jeff Wall, Courtesy: Cranford Collection, London

Si potrebbe dire che la mostra Living, Working Surviving di Jeff Wall presso la Fondazione MAST di Bologna non abbia una vera e propria tematica principale. Le fotografie si mostrano ambigue ed emblematiche. Allestite in diversi spazi espositivi della struttura, le immagini sono in dialogo l’una con l’altra. Gruppi di due o tre opere con tratti affini ne hanno sempre accostata un’altra che crea contrasto, in modo da creare movimento all’interno della composizione. Fotografie a colori, con e senza illuminazione interna (lightbox), si alternano a quelle in bianco e nero, creando una panoramica dei diversi media che l’artista ha utilizzato nel corso della sua carriera. Il mezzo fotografico è trattato dall’artista come medium capace di esplorare grandi temi sociali ed esistenziali, pur conservando un’ambiguità che attrae e incuriosisce chi osserva. Le immagini esplicitano un universo di significati che non si palesano mai del tutto, rimangono coperte da un’ambiguità che le permette di aprirsi a innumerevoli spunti di riflessione.

Jeff Wall, “Housekeeping”, 1996, gelatin silver print, ©: Jeff Wall, Courtesy: Hauser & Wirth

Jeff Wall, “Housekeeping”, 1996, gelatin silver print, ©: Jeff Wall, Courtesy: Hauser & Wirth

Le dimensioni delle immagini sono studiate in maniera molto accurata. Sebbene siano presenti opere di dimensioni ridotte, in mostra prevale il grande formato, con il quale è possibile mostrare con chiarezza le emozioni dei soggetti raffigurati facendo entrare completamente il fruitore all’interno della scena e rendendolo partecipe all’azione dell’evento raffigurato. Questo è evidente, per esempio, con l’opera Dressing Poultry, che, pur raffigurando un gruppo di persone intente a compiere un’attività chiara e riconoscibile, per via degli umori presenti nell’immagine si apre alle più diverse interpretazioni. Molto evocativa è l’opera Housekeeping, che mette in scena, questa volta con l’utilizzo del bianco e nero, una tematica che non si ferma solo al ragionamento legato al lavoro della donna, senza dubbio esplicito, ma che va ad analizzare lo spazio dell’intimità. Il letto, il luogo nel quale ci riposiamo, ci copriamo e ci spogliamo è un elemento essenziale nella nostra vita, un luogo intimo e personale. L’opera raffigura una stanza di un hotel o di un resort. Questo elemento è evidente sia stato utilizzato da decine se non centinaia di persone che hanno condiviso la loro intimità nello stesso posto dove ci sono e ci saranno altri. L’opera fa notare la vita all’interno dell’oggetto che abbiamo davanti, è un ragionamento sulla memoria dei luoghi e sul valore dell’intimità nella nostra società, il tutto congelato in un momento di passaggio tanto sfuggente quanto emblematico.

3.Jeff Wall, “Overpass”, 2001, transparency in lightbox, ©: Jeff Wall, Courtesy: Private Collection Gagosian

Jeff Wall, “Overpass”, 2001, transparency in lightbox, ©: Jeff Wall, Courtesy: Private Collection Gagosian

Altrettanto essenziale è Overpass, una fotografia che raffigura un ponte sopra il quale cammina un gruppo di persone. Non sappiamo se queste si conoscono o se sono semplicemente passanti che avanzano nella stessa direzione, in effetti non sappiamo nulla se non ciò che vediamo. La fotografia potenzialmente apre il tema del lavoro, della carriera, del passaggio, del peso che ognuno di noi porta sulle spalle, ma il tutto rimane sospeso e non chiarito, capace quindi di essere più che mai vicino alla realtà, nella quale convergono situazioni ed elementi a noi esterni che osserviamo e spesso non riusciamo a comprendere. Volunteer è invece un’opera che con il bianco e nero ci trasporta all’interno di una quotidianità molto intima e dolce. Un uomo lava il pavimento di una sala. Il suo volto non è sorridente, ma non si può nemmeno dire sia triste. Dal titolo si comprende che l’esperienza che sta vivendo è frutto della sua scelta. Il luogo nel quale si trova sembra essere un luogo vissuto, forse legato all’infanzia per via del dipinto a parete e dei giocattoli appesi. La cura che esplicita il gesto del ragazzo è anche in questo caso catturata in uno scatto dove l’inquadratura, la posa del soggetto e la sua espressione sono perfettamente calcolate e integrate, sono il risultato di innumerevoli prove e sbagli, sono la rappresentazione più precisa, puntuale ed essenziale dell’evento raffigurato. Altra fotografia in bianco e nero è Weghtlifter. In questo caso l’atleta è catturato in un momento molto preciso. I muscoli sono tesi, il peso sta per essere sollevato e la forza sta per essere sprigionata. Tutto ciò che è attorno, sembra essere umile e sporco. Non è una palestra canonica, non è uno spazio pulito e igienizzato è qualcosa d’altro è un luogo unico.

4.Jeff Wall, “Volunteer”, 1996, gelatin silver print, ©: Jeff Wall, Courtesy: Glenstone Museum

Jeff Wall, “Volunteer”, 1996, gelatin silver print, ©: Jeff Wall, Courtesy: Glenstone Museum

La cura nella scelta del momento e dell’inquadratura è un tratto essenziale per tutta la mostra Living, Working Surviving, che mette in luce la vita, la quotidianità e i gesti dell’essere umano, interpretando così il periodo storico che sta vivendo e la società che abita. Tramite scatti costruiti sempre mantenendo viva l’originalità del soggetto che quindi non recita ma vive, si rappresenta la vita stessa utilizzando il medium fotografico come Manet, Velasquez e Delacroix potevano utilizzare la pittura: come un dispositivo capace di esplorare e interpretare le tematiche più sentite e presenti della vita e della quotidianità. Con uno spiccato interesse verso la rappresentazione delle persone in difficoltà, verso chi soffre, chi lavora e chi lotta, Jeff Wall ci parla, cercando di creare un linguaggio privo di vincoli ideologici ed estetici, attraverso opere emblematiche, potenti e profonde che inquadrano nel modo più intimo e curato l’essenza della vita dell’essere umano contemporaneo.

Info:

Jeff Wall. Living, Working, Surviving
07/11/2025 – 08/03/2026
Fondazione MAST
Via Speranza, 42, 40133 Bologna BO
www.mast.org


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