La Collezione Boros a Berlino

La Sammlung Boros è un insieme straordinario di testimonianze artistiche contemporanee e comprende gruppi di opere di artisti internazionali dal 1990 a oggi. Ha sede in un bunker, con una superficie disponibile di 3mila metri quadrati, situato a Berlino (nel Mitte) e che risale agli anni della Seconda Guerra Mondiale, specificatamente al 1942, quando fu costruito come rifugio antiaereo per la popolazione civile. Nel 2003 i coniugi Boros acquistarono il bunker per ospitarvi la loro collezione di arte contemporanea. Nel 2007 vennero completati i lavori di ristrutturazione e nel 2008 venne presentata la prima parte della collezione, raggiungendo la quota di 120mila visitatori.

Lo spazio è strepitoso e la fisicità del luogo è densa di memorie che si infiltrano perfino nelle opere esposte. In definitiva un atto di coraggio, ma anche una linea di tendenza che vede negli spazi dismessi, e non destinati all’origine come luoghi culturali, la possibilità di un dialogo tra il presente e il passato. Si vedano, a questo proposito, non solo i palazzi reali trasformati in musei (in primis il Louvre), ma lo stesso Arsenale e le Corderie di Venezia ormai in uso alla Biennale internazionale d’arte.

I ritocchi che sono stati apportati al bunker sono minimi proprio per mantenere il fascino di un ambiente che a rivestirlo o a modificarlo perderebbe molta della sua forza espressiva. Ecco perché le opere, sia quando rispondono a una matericità ostentata e a una fisicità molto pregnante (tipiche del linguaggio post Arte Povera), sia quando mantengono la bidimensionalità della pittura, senza alcun dubbio acquistano forza nell’essere esposte in luoghi simili: ne guadagnano grazie alla dilatazione dello spazio disponibile e nel non dover dialogare in maniera asettica con le pareti immacolate proprie del cosiddetto white cube.

In questa ottica il bunker della Sammlung Boros non vuole essere né un museo né un vero spazio espositivo: il sogno dei coniugi Karen e Christian Boros non pretende di costruire delle mostre (tematiche o di corrente o di tendenza), ma vuole innanzitutto esporre a rotazione (all’incirca ogni quattro anni) alcuni frammenti della loro vastissima collezione, per condividerli con il pubblico più allargato, con la presunzione che questi frammenti, vista la particolarità del luogo che li ospita, debbono essere guardati con un atteggiamento di empatia positiva. In questo senso la collezione diviene un piano didattico da cui partire, sia nei tour, sempre con illustrazione delle varie opere in lingua inglese o tedesca, sia nelle conferenze o dibattiti che vi vengono ospitati; tra i quali ricordiamo gli incontri con Yngve Holen, Bernd Scherer, Kerstin Knote.

Dal 2017 Juliet Kothe è la direttrice di Boros Foundation, con piena responsabilità per quanto riguarda la gestione dello spazio espositivo, l’allestimento delle opere (in collaborazione con gli autori), il prestito delle stesse e la programmazione delle conferenze o degli eventi speciali.

Ora siamo alla terza presentazione delle opere della Sammlung Boros: opere di nuova acquisizione poste in relazione con installazioni site specific e con lavori degli anni Novanta e Duemila. Fanno parte di questo appuntamento i seguenti artisti: Martin Boyce, Andreas Eriksson, Guan Xiao, He Xiangyu, Uwe Henneken, Yngve Holen, Sergej Jensen, Daniel Josefsohn, Friedrich Kunath, Michel Majerus, Fabian Marti, Kris Martin, Justin Matherly, Paulo Nazareth, Peter Piller, Katja Novitskova, Pamela Rosenkranz, Avery Singer, Johannes Wohnseifer. Il che vuol dire aver proposto autori che lavorano con gallerie del calibro di Stephen Friedman, rodolphe janssen, Tanya Bonakdar, Hauser & Wirth, Miguel Abreu, giusto per fare qualche esempio.

Il bunker (che può essere visitato solo su prenotazione e a piccoli gruppi) a causa dell’epidemia di Covid-19 è chiuso fino a nuova comunicazione. Ecco, allora, posti di fronte alla costrizione di questa chiusura, ci viene alla mente la metafora di un bunker come argine e protezione della cultura, e che pur essendo riuscito a all’epoca a resistere ai bombardamenti alleati, oggi non può fermare il subdolo virus, e questo è davvero il sintomo di questi tempi un po’ strani che stiamo vivendo e che ci ricordano (purtroppo) la “Maschera della morte rossa” (The Masque of the Red Death, prima edizione 1842) di Edgar Allan Poe.

Bruno Sain

Info:

“Collection # 3”
Sammlung Boros
Reinhardtstr. 20
10117 Berlin-Mitte
Germania
info@sammlung-boros.de

Karen e Christian Boros in una foto di Wolfgang Stahr, courtesy Boros Foundation

Katja Novitskova, Pattern of Archiviation, 2014, © NOSHE, ph courtesy Sammlung Boros, Berlin

Yngve Holen, Vujà dé, 2015 + Butterfly, 2016, © NOSHE, ph courtesy Sammlung Boros, Berlin

He Xiangyu, Untitled, 2017, © NOSHE, ph courtesy Sammlung Boros, Berlin


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