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La geometria dell’imprecisione: Esther Stock...

La geometria dell’imprecisione: Esther Stocker alla Tenuta dello Scompiglio

L’errore, nella sua accezione etimologica, richiama l’atto del vagare, del deviare da un percorso prestabilito, allontanandosi così da una linearità imposta o attesa. Come suggerisce Maurice Merleau-Ponty nella sua fenomenologia della percezione, è proprio nella fessura tra la realtà oggettiva e la sua interpretazione soggettiva che si annida il potenziale trasformativo dell’esperienza. A questo modo, quando ci confrontiamo con un sistema in apparenza regolato da leggi geometriche precise, il comparire dell’anomalia diventa non più stigma di incompletezza, ma fertile terreno per una riconfigurazione cognitiva dell’esperienza visiva. In tale prospettiva, l’errore cessa di essere un esito negativo per trasformarsi in uno spazio di possibilità attivato da inedite connessioni neuronali, una sorta di “piega” deleuziana che interrompe la continuità del sistema per generare nuovi territori di senso. Su questo piano si colloca la mostra “Analisi dell’errore” di Esther Stocker (1974, Silandro. Vive a Vienna), ospitata alla Tenuta Dello Scompiglio di Vorno (Lucca) e curata da Angel Moya Garcia, un’indagine rigorosa e al contempo poetica sul confine tra utopia formale e consapevole fallimento, tra oggettività matematica e soggettività percettiva.

Esther Stocker, “Analisi dell’errore”, 2025, ph Leonardo Morfini, courtesy Associazione Culturale Dello Scompiglio

Esther Stocker, “Analisi dell’errore”, 2025, ph Leonardo Morfini, courtesy Associazione Culturale Dello Scompiglio

L’installazione principale si appropria dell’ampia sala ritmata da pilastri che ospita le mostre temporanee e consiste in un pervasivo reticolato di nastro adesivo nero su fondo bianco che, applicato in modo uniforme alle pareti, al pavimento tappezzato di feltro e ad alcuni parallelepipedi e riquadri dislocati nello spazio, riscrive le coordinate dell’ambiente trasformandolo in un complesso campo di tensioni visive e spaziali. L’ordine fittizio di questi macro-segmenti che percorrono ogni superficie incontrandosi ad angolo retto a distanze regolari nasconde, infatti, il germe vivo dell’imperfezione nelle sue minime ma capillari distorsioni. Attraversando questo spazio trasfigurato, il visitatore è invitato a immergersi in un’esperienza sensoriale totalizzante, dove la griglia ortogonale, paradigma universale di razionalità e controllo, viene sottilmente sovvertita da anomalie quasi impercettibili. Man mano che si è indotti ad analizzare nel dettaglio per scoprire l’origine della strana inquietudine che si avverte in tale esibizione di asettica misurabilità spaziale, la scoperta delle puntuali interferenze che ritmano dall’interno il sistema geometrico genera una crescente vertigine percettiva. Il disorientamento visivo, se per certi versi può sembrare affine a quello indotto dalle opere optical dell’Arte Programmata italiana o dalle sperimentazioni delle coeve correnti cinetiche internazionali, in realtà è la risultante di un processo di ricerca molto diverso. Il dispositivo visivo messo a punto da Esther Stocker, a differenza di questi esempi novecenteschi, non è infatti finalizzato a generare un’illusione di movimento plastico, ma a far esperire fisicamente al visitatore una riconfigurazione dello spazio secondo parametri che sfidano la normatività del guardare.

Esther Stocker, “Analisi dell’errore”, 2025, ph Leonardo Morfini, courtesy Associazione Culturale Dello Scompiglio

Esther Stocker, “Analisi dell’errore”, 2025, ph Leonardo Morfini, courtesy Associazione Culturale Dello Scompiglio

La dimensione architettonica dell’intervento mostra, inoltre, come la pratica dell’artista sia in grado di dialogare con le specificità strutturali dell’ambiente espositivo: i pilastri preesistenti, anziché costituire un ostacolo alla coerenza visiva dell’opera, diventano punti di tensione che accentuano la complessità del sistema. Il reticolato nero che li avvolge non si limita a mascherarli o a inglobarli passivamente, ma li trasforma in vertici di una costellazione spaziale in cui geometria e architettura si compenetrano secondo una logica di mutua interferenza. A questo modo, l’opera rivela quanto il cosiddetto “cubo bianco” sia tutt’altro che neutro, ma costituisca sempre un sistema di condizionamenti e di orientamenti che influenzano la ricezione del lavoro artistico. In quest’ottica, la strategia di Stocker non mira a obliterare le caratteristiche dello spazio, ma a renderle parte integrante di un dispositivo che trasforma l’intero ambiente in opera, all’interno del quale l’architettura diventa medium e l’arte si fa esperienza corporea e cognitiva.

Esther Stocker, “Analisi dell’errore”, 2025, ph Leonardo Morfini, courtesy Associazione Culturale Dello Scompiglio

Esther Stocker, “Analisi dell’errore”, 2025, ph Leonardo Morfini, courtesy Associazione Culturale Dello Scompiglio

Se l’installazione ambientale si configura come un disegno abitabile, le opere pittoriche esposte nella sala adiacente traducono la vocazione ambientale della ricerca di Stocker in un formato bidimensionale più circoscritto, eppure non per questo meno perturbante nella sua capacità di destabilizzare i parametri della visione. Ciascuna opera presenta una griglia ortogonale movimentata da una fitta trama di deviazioni microstrutturali, come elementi modulari che si addensano in alcune zone mentre si diradano in altre, angoli che si aprono impercettibilmente alterando la rigidità del sistema e lacune che interrompono la continuità del pattern. Questi dipinti concentrano l’esperienza della perturbazione in un rapporto più intimo e prolungato con lo sguardo, costringendo l’osservatore a sostare davanti alla superficie per decifrare l’interazione ottica tra le geometrie precise e le loro sistematiche trasgressioni. La serialità delle opere, tutte realizzate secondo la medesima logica compositiva eppure ciascuna portatrice di specifiche configurazioni dell’errore, suggerisce un approccio di stampo quasi scientifico alla ricerca, come se l’artista stesse conducendo una serie di esperimenti controllati sulle soglie della percezione. In questo processo di variazione sul tema, ogni quadro diventa un campione di quella “analisi dell’errore” che dà il titolo alla mostra, un frammento di un più ampio atlante delle possibilità espressive generate dalla sistematica violazione delle regole geometriche.

Esther Stocker, “Analisi dell’errore”, 2025, ph Leonardo Morfini, courtesy Associazione Culturale Dello Scompiglio

Esther Stocker, “Analisi dell’errore”, 2025, ph Leonardo Morfini, courtesy Associazione Culturale Dello Scompiglio

Nell’apparente semplicità del bianco e nero, comune a tutti i lavori in mostra, si dispiega una complessità percettiva che rielabora dai fondamenti l’estetica dell’astrazione geometrica di primo Novecento – da Mondrian al Costruttivismo russo – mediante l’introduzione di un codice di imperfezione che ne destituisce ogni pretesa di assolutezza. In questa sovversiva trasposizione, il linguaggio geometrico viene liberato della sua componente dogmatica e si apre all’indeterminatezza e all’ambiguità, intese come positivi valori di intersezione tra ordine e caos, tra struttura e deviazione, in una dialettica sempre irrisolta. La pratica dell’artista si configura come un’indagine sulle possibilità e sui limiti della percezione, stimolandoci attraverso continui cortocircuiti cognitivi a riflettere sulla fallibilità dei nostri sistemi interpretativi e sulla natura convenzionale di ciò che consideriamo “reale”. Il fatto che il visitatore sia parte integrante dell’opera come unità di azione e paragone (ma non di misura) fa sì che essa, pur nella sua apparente freddezza formale, si carichi di implicazioni emozionali ed epistemologiche. L’invito a rilevare le subliminali variazioni di cui il sistema orchestrato dall’artista è costellato trasforma l’atto del guardare in un esercizio di analisi critica, in cui l’osmosi tra rigore matematico e libertà interpretativa rende l’esperienza dell’opera altrettanto coinvolgente sul piano intellettuale ed emotivo.

Esther Stocker, “Analisi dell’errore”, 2025, ph Leonardo Morfini, courtesy Associazione Culturale Dello Scompiglio

Esther Stocker, “Analisi dell’errore”, 2025, ph Leonardo Morfini, courtesy Associazione Culturale Dello Scompiglio

In ultima istanza, “Analisi dell’errore” si rivela non solo come una virtuosistica indagine formale sulla geometria e sulla percezione, ma come una sfaccettata riflessione sulla condizione epistemologica contemporanea, segnata dalla crisi dei grandi sistemi interpretativi e dalla necessità di elaborare nuovi paradigmi conoscitivi. Nella tensione tra l’utopia di un ordine perfetto e la consapevolezza dei suoi inevitabili fallimenti, Esther Stocker invita a riconsiderare il valore dell’errore trattandolo non come debolezza da correggere, ma come matrice di nuove possibilità. In quest’ottica, il distaccamento dall’ordine, le forme libere intese come desiderio, il ruolo dell’immaginazione e l’ambiguità di un sistema rigoroso nell’eccedere con sistematicità la regola diventano strumenti per mettere in discussione i princìpi che diamo per assodati nella prospettiva di una nuova metodologia di conoscenza della realtà.

Info:

Esther Stocker. Analisi dell’errore
a cura di Angel Moya Garcia
Tenuta Dello Scompiglio
17/05 – 28/09/2025
Vorno (Capannori, Lucca)
via di Vorno, 67/B – Capannori (LU)
www.delloscompiglio.org


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