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La grammatica dell’invisibile: Pamela Diamante alla Pinacoteca Metropolitana Corrado Giaquinto di Bari

Non tutte le invisibilità coincidono con l’assenza. Alcune, più insidiose, sono prodotte da un paradossale eccesso di esposizione. Si tratta di corpi continuamente inscritti entro una matrice discorsiva e materiale che li classifica gerarchicamente, li piega a una funzione e, pertanto, li sottrae alla possibilità di apparire come singolarità. L’invisibile, in questo senso, non è ciò che manca allo sguardo, ma ciò che lo sguardo non sa sostenere senza ridurlo a figura amministrabile, a presenza funzionale, a materia governabile entro l’ordine storico. Si tratta di un in(di)visibile strutturalmente implicato nell’ordine che lo produce. L’invisibilità di cui parla Pamela Diamante non ha nulla a che vedere con la sparizione; riguarda, piuttosto, una forma di erosione lenta, che si consuma nella reiterazione quotidiana dei gesti e dei discorsi, nell’assuefazione collettiva alle gerarchie, nella naturalizzazione di un ordine che rende alcuni corpi costitutivamente disponibili al lavoro, allo sfruttamento, al silenzio e all’irrilevanza simbolica.

Pamela Diamante, “Le Invisibili. Esistenze radicali”, 2026. Installazione ambientale, ceramica e ferro, 395 x 500 x 360 cm. Acquisita dalla Pinacoteca Metropolitana "Corrado Giaquinto" di Bari con il sostegno del PAC2025 - Piano per l’Arte Contemporanea, promosso dalla Direzione Generale Creatività Contemporanea del Ministero della Cultura. Photo: Michele Alberto Sereni, courtesy Magonza

Pamela Diamante, “Le Invisibili. Esistenze radicali”, 2026. Installazione ambientale, ceramica e ferro, 395 x 500 x 360 cm. Acquisita dalla Pinacoteca Metropolitana “Corrado Giaquinto” di Bari con il sostegno del PAC2025 – Piano per l’Arte Contemporanea, promosso dalla Direzione Generale Creatività Contemporanea del Ministero della Cultura. Photo: Michele Alberto Sereni, courtesy Magonza

È a partire da questa soglia critica che si lascia leggere Le invisibili. Esistenze radicali, mostra di Pamela Diamante allestita presso la Pinacoteca Metropolitana “Corrado Giaquinto” di Bari, a cura di Roberto Lacarbonara, promossa e coordinata dalla Città Metropolitana di Bari nell’ambito del PAC2025 – Piano per l’Arte Contemporanea, promosso dalla Direzione Generale Creatività Contemporanea del Ministero della Cultura. Qui la visibilità si manifesta nella sua valenza strutturale, come matrice di organizzazione e gerarchizzazione dell’apparizione, del dicibile e della rilevanza politica. Il progetto di Diamante, tuttavia, non si limita a reclamare visibilità per soggetti storicamente marginalizzati, ma si spinge più a fondo, fin nel punto in cui si determina la soglia stessa del riconoscibile. Al centro della ricerca vi è una specifica figura del Sud Italia, quella delle braccianti agricole e, in particolare, delle lavoratrici migranti impiegate stagionalmente nella raccolta e nella lavorazione della frutta, soggette a violazioni dei diritti fondamentali, disparità salariali e forme persistenti di disuguaglianza strutturale. Ma il Sud, in questo lavoro, non è soltanto un contesto territoriale; si configura piuttosto come una costruzione storica e discorsiva, come uno spazio internamente differenziato dalla modernità attraverso processi di inferiorizzazione, gerarchizzazione del lavoro e produzione di marginalità. In questa prospettiva, la ruralità meridionale non appare come semplice dato geografico, ma come effetto di una più ampia distribuzione coloniale del valore, dei corpi e delle funzioni.

Pamela Diamante, “Le Invisibili. Esistenze radicali”, 2026. Installazione ambientale, ceramica e ferro, 395 x 500 x 360 cm. Acquisita dalla Pinacoteca Metropolitana "Corrado Giaquinto" di Bari con il sostegno del PAC2025 - Piano per l’Arte Contemporanea, promosso dalla Direzione Generale Creatività Contemporanea del Ministero della Cultura. Photo: Michele Alberto Sereni, courtesy Magonza

Pamela Diamante, “Le Invisibili. Esistenze radicali”, 2026. Installazione ambientale, ceramica e ferro, 395 x 500 x 360 cm. Acquisita dalla Pinacoteca Metropolitana “Corrado Giaquinto” di Bari con il sostegno del PAC2025 – Piano per l’Arte Contemporanea, promosso dalla Direzione Generale Creatività Contemporanea del Ministero della Cultura. Photo: Michele Alberto Sereni, courtesy Magonza

Pamela Diamante intercetta con lucidità la matrice simbolica che tiene insieme contesto ambientale, sfruttamento e gerarchia sociale, mostrando come certe etichette associate al lavoro agricolo e al Meridione non siano semplici residui linguistici, ma strumenti attivi di marginalizzazione, capaci di naturalizzare l’arretratezza e di fissare una subordinazione insieme territoriale, sociale e di genere. Corpo che lavora, corpo che regge, corpo che raccoglie, corpo che subisce. In questa installazione il corpo non è immagine, e non è neppure metafora. È materia storica, cioè il luogo in cui si depositano gerarchie antiche, economie estrattive, divisioni territoriali e sessuali, ma anche quella classificazione differenziale dell’umano che la matrice coloniale ha lungamente reso operativa nei regimi del lavoro. Interpretare l’opera come semplice denuncia dello sfruttamento non basterebbe a restituirne la densità politica. Diamante non si limita a mostrare una condizione, ma tenta di alterare il regime percettivo che la rende “normale”, o peggio inevitabile. È qui che il lavoro acquista il suo spessore politico, non nel contenuto soltanto, ma nella capacità di disfare l’abitudine dello sguardo.

Pamela Diamante, “Le Invisibili. Esistenze radicali”, 2026. Installazione ambientale, ceramica e ferro, 395 x 500 x 360 cm. Acquisita dalla Pinacoteca Metropolitana "Corrado Giaquinto" di Bari con il sostegno del PAC2025 - Piano per l’Arte Contemporanea, promosso dalla Direzione Generale Creatività Contemporanea del Ministero della Cultura. Photo: Michele Alberto Sereni, courtesy Magonza

Pamela Diamante, “Le Invisibili. Esistenze radicali”, 2026. Installazione ambientale, ceramica e ferro, 395 x 500 x 360 cm. Acquisita dalla Pinacoteca Metropolitana “Corrado Giaquinto” di Bari con il sostegno del PAC2025 – Piano per l’Arte Contemporanea, promosso dalla Direzione Generale Creatività Contemporanea del Ministero della Cultura. Photo: Michele Alberto Sereni, courtesy Magonza

L’opera assume la forma di una grande installazione ambientale, presentata nella Sala del Colonnato del Palazzo della Città Metropolitana di Bari, e nasce da un processo di ascolto e confronto con alcune lavoratrici migranti, attivato anche grazie alla collaborazione con il progetto Sweetnet di ActionAid International Italia E.T.S. e Fondazione CDP. L’opera non assume la parola in luogo delle lavoratrici coinvolte; apre piuttosto uno spazio di ascolto e di esposizione reciproca, entro il quale la voce non coincide più con il registro della parola autorizzata, ma si configura come traccia relazionale e possibilità di un dire condiviso. La struttura installativa insiste su una verticalità che non ha nulla di celebrativo. Non è il monumento dell’eroismo, ma una presenza eretta che trattiene la memoria della fatica e, insieme, la possibilità della sua insubordinazione. Sedici aste verticali in ferro sorreggono dischi metallici e zappette forgiate in ceramica, evocando macchine agricole e utensili d’uso quotidiano. L’opera reintroduce così attrito nell’efficienza del sistema. Al tempo stesso, questa meccanica formale non si chiude mai in un ordine compatto. Le stele, in numero corrispondente alle lavoratrici coinvolte, raggiungono un’altezza doppia rispetto alla loro statura reale, producendo un rovesciamento prospettico che restituisce centralità a soggetti storicamente osservati dall’alto o relegati ai margini. Le componenti si dispongono secondo una geometria esagonale che, senza chiudersi in una forma compatta, suggerisce un principio di aggregazione, una tessitura relazionale in cui il collettivo si dà come processo e non come totalità compiuta. È una scelta decisiva, perché sottrae il collettivo a ogni immaginario conciliatorio. Qui il comune non è fusione, né solidarietà sentimentalmente intesa; è prossimità materiale, esposizione reciproca, possibilità che da una contiguità imposta dalle condizioni di sfruttamento emerga una forma di agency collettiva. Tra gli esiti più rilevanti del progetto vi è proprio questo spostamento: il riscatto cessa di configurarsi come esito individuale e prende forma, piuttosto, come dinamica collettiva, come emersione di una forza comune che trasforma l’esperienza condivisa della subordinazione in possibilità di azione e di riappropriazione.

Pamela Diamante, “Le Invisibili. Esistenze radicali”, 2026. Installazione ambientale, ceramica e ferro, 395 x 500 x 360 cm. Acquisita dalla Pinacoteca Metropolitana "Corrado Giaquinto" di Bari con il sostegno del PAC2025 - Piano per l’Arte Contemporanea, promosso dalla Direzione Generale Creatività Contemporanea del Ministero della Cultura. Photo: Michele Alberto Sereni, courtesy Magonza

Pamela Diamante, “Le Invisibili. Esistenze radicali”, 2026. Installazione ambientale, ceramica e ferro, 395 x 500 x 360 cm. Acquisita dalla Pinacoteca Metropolitana “Corrado Giaquinto” di Bari con il sostegno del PAC2025 – Piano per l’Arte Contemporanea, promosso dalla Direzione Generale Creatività Contemporanea del Ministero della Cultura. Photo: Michele Alberto Sereni, courtesy Magonza

Anche la collocazione dell’opera è decisiva. Inserire questa costellazione di corpi-lavoro in un salone di rappresentanza segnato da monumentalità istituzionale e da un’architettura di epoca fascista significa produrre una frizione netta tra la retorica storica del lavoro e della terra e la realtà materiale di lavoratrici esposte a sfruttamento e ricattabilità. Il confronto con la collezione della Pinacoteca intensifica ulteriormente tale tensione. Là dove la tradizione ha spesso restituito il lavoro agricolo come scena di appartenenza e dignità, Diamante ne introduce il rovescio, fatto di fatica anonima, vulnerabilità strutturale e resistenza. È in questo scarto che il progetto mostra uno dei suoi nuclei più forti, poiché il problema non è rendere visibile l’invisibile, ma interrompere la forma di visibilità che produce subordinazione. Alcuni corpi, infatti, sono già pienamente visibili nel sistema che li usura, ma soltanto in quanto manodopera, quantità, funzione. Le invisibili. Esistenze radicali non offre alcuna soluzione iconica della subordinazione, né mette in scena una redenzione simbolica. Tiene piuttosto aperta una frattura, quella in cui corpi a lungo ridotti a margine, a materia disponibile, cessano di coincidere interamente con il posto loro assegnato. È in questa soglia instabile che Pamela Diamante colloca la propria operazione, mostrando come la radicalità non risieda nell’enfasi del gesto, ma nella possibilità di sottrarre il visibile alla sua grammatica dominante.

Info:

Pamela Diamante. Le invisibili. Esistenze radicali 
a cura di Roberto Lacarbonara
21/02/2026 – 10/05/2026
Sala del Colonnato del Palazzo della Città Metropolitana
Pinacoteca Metropolitana “Corrado Giacquinto”
via Spalato 19 / Lungomare Nazario Sauro 27, Bari
pinacoteca@cittametropolitana.ba.it
Orari di apertura: dal martedì al sabato
Ore 9:00 – 19:00 (ultimo ingresso 18:30)
Domenica 09:00 – 13:00 (ultimo ingresso 12:30)
Lunedì chiuso


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