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La pittura del silenzio di Antonio Recca alla GAM di Catania

Il silenzio del gesto. Nel punto esatto in cui mi perdo comincio a sentire” è il titolo scelto per la grande retrospettiva di Antonio Recca alla Galleria d’Arte Moderna di Catania (GAM), visitabile fino al prossimo 12 aprile 2026. Non è solo un titolo, è una micronarrazione: un modo di evocare l’atto pittorico e sensoriale dell’artista, classe 1957.

Antonio Recca, ph. Renato Zacchia, courtesy dell’artista

La mostra, curata da Giacomo Fanale, in co-organizzazione col Comune di Catania, ospita cinquanta paesaggi, dal 2009 a oggi. Sono visioni intimistiche e astratte, afflati interiori, percezioni sottili di una pittura che non vuole essere rumorosa ma vuole indurre all’ascolto e alla connessione con la Natura. Sono dipinti dove il colore è vibrante e coniugato nelle sue diverse tonalità in modo morbido senza pennellate nette, ma decise e, a tratti, sfumate. Per il curatore, la pittura di Recca «tende a una soglia percettiva in cui l’immagine non delimita, ma apre». Ne emerge un paesaggio mentale – reale quanto immaginato – fatto di frammenti, dissolvenze e sospensioni: non una rappresentazione del mondo, ma la possibilità di abitarlo dall’interno. Mentre per Ornella Fazzina, storica dell’arte e docente dell’Accademia di Belle Arti di Catania, i suoi quadri «richiamano territori fisici e interiori che ricreano luoghi di riflessione e di espressione di un processo di sintesi composto da pochi elementi visivi, dosati e calibrati nella loro portata sensibile».

Antonio Recca, “Untitled”, 2021, smalto su forex, 90 x 100 cm, courtesy dell’artista

È, infatti, il terreno della sensibilità a interessare Recca che, dopo la sua formazione culturale e artistica avviata a Catania, ha vissuto e lavorato a Milano e all’estero, spaziando dall’arte alla moda al design e cercando un suo centro di gravità permanente da cui ascoltare il pulviscolo del mondo per ricrearlo nella sua idea di pittura: un’anima mundi da contemplare. Nonostante sia chiara l’eredità dell’espressionismo astratto, la sua ricerca si addensa in una dimensione cromatica sofisticata e riconoscibile, una sua formula segreta che plasma le sue visioni e le articola in orizzonti colorati. Sono paesaggi su tela e in vari formati, ma anche codici di un sentire atavico e antico, di un voler udire il battito d’ali di un uccello e darne testimonianza nei suoi giochi di colore, definiti dalla germanista Grazia Pulvirenti (docente dell’Università di Catania) «una misteriosa danza che, dall’interiorità, conduce a una reinvenzione della materia attraverso il recupero delle sue stratificazioni e delle sue rizomatiche ramificazioni».

Antonio Recca, “Figure in a garden blue”, 2008, tecnica mista su tela, 120 x150 cm, courtesy dell’artista

Inoltre, nell’intento di sottolineare il carattere “uditivo” e sensoriale di questi dipinti, è stata associata una performance del musicista e cantautore Kaballà – in programma il prossimo 29 marzo (ore 18.00-20.00) – per creare una sinergia di immagini, voce e suoni con brevi incursioni letterarie con il liuto cantabile di Mauro Palmas, nell’ottica di una idea dell’arte plurima e organica. Così la pittura di Recca punta a una percezione contemplativa, invitando il pubblico a riscoprire il valore del silenzio e a rallentare affinché queste sue visioni possano abitare il presente e siano capaci di produrre domande e dubbi sul nostro essere nel mondo.

Info:

Antonio Recca, Il silenzio del gesto. Nel punto esatto in cui mi perdo comincio a sentire
a cura di Giacomo Fanale
14/03 – 12/04/2026
Galleria d’Arte Moderna, via Castello Ursino, 26, Catania
orari: mar – dom, 10.00-13.00 / 17.00-20.00
www.comune.catania.it


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